LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Direttiva 1999/70/CE

Pagina 24 di 29

580 provvedimenti

Contratti a termine agricoltura: i limiti per l’ente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14921/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico operante nel settore agricolo non può essere qualificato come 'imprenditore agricolo'. Di conseguenza, non può avvalersi delle deroghe più ampie previste per i contratti a termine agricoltura. La Corte ha chiarito che la reiterazione di tali contratti è illegittima se mira a coprire esigenze lavorative stabili e non genuinamente stagionali, anche nel settore agricolo. L'onere di provare la natura stagionale delle mansioni ricade sul datore di lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Retribuzione dirigenziale: quando va restituita?
La Cassazione chiarisce che la retribuzione dirigenziale accessoria, se erogata da un ente pubblico senza rispettare i presupposti di legge (come l'istituzione di un apposito fondo), deve essere restituita. Tuttavia, ha accolto i motivi procedurali di un dirigente, annullando la sentenza d'appello per omessa pronuncia su questioni cruciali come il minimo contrattuale e un precedente giudicato.
Continua »
Ricostruzione carriera docenti: no al servizio senza titolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un docente che chiedeva il riconoscimento, ai fini della ricostruzione carriera docenti, del servizio pre-ruolo svolto in parte presso una scuola paritaria e in parte senza il titolo di studio richiesto. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che tali periodi di servizio non sono valutabili ai fini dell'anzianità e che la discriminazione basata sulla direttiva 1999/70/CE non è configurabile in questi casi specifici. Il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, consolidando l'orientamento sulla non validità di tale servizio.
Continua »
Carta Docente Precari: Sì al bonus di 500 euro
Il Tribunale di Roma ha riconosciuto il diritto di una docente precaria a ricevere la Carta Elettronica del valore di 500 euro per l'anno scolastico 2024/2025. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione sancito dalla giurisprudenza europea e nazionale, equiparando gli obblighi formativi dei docenti a tempo determinato a quelli dei docenti di ruolo. Il giudice ha condannato l'amministrazione scolastica all'attribuzione del beneficio, sottolineando che la natura temporanea del rapporto di lavoro non giustifica un trattamento diverso.
Continua »
Contratti a termine agricoltura: stop agli abusi
Un lavoratore agricolo, impiegato per decenni da un ente pubblico con continui contratti a termine, ha visto riconosciuto il proprio diritto. La Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che un ente pubblico non economico non è un imprenditore agricolo e non può abusare delle deroghe sui contratti a termine agricoltura. L'eccezione della stagionalità va interpretata in modo restrittivo e la prova spetta al datore di lavoro.
Continua »
Contratti a termine agricoli: limiti e stagionalità
La Corte di Cassazione interviene sulla questione della reiterazione dei contratti a termine agricoli stipulati da un ente pubblico. Con l'ordinanza n. 14251/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico non può essere qualificato come "imprenditore agricolo" e, pertanto, non può beneficiare delle deroghe previste per il settore. La Corte ha inoltre fornito un'interpretazione restrittiva del concetto di "stagionalità", escludendo le attività continuative. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Reiterazione illegittima contratti: i limiti per enti
Un lavoratore agricolo ha contestato la reiterazione illegittima contratti a termine da parte di un ente pubblico. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello, stabilendo che un ente pubblico non economico non può essere considerato imprenditore agricolo e non beneficia delle deroghe sui limiti di durata dei contratti a termine se non per attività strettamente stagionali, il cui onere della prova spetta al datore di lavoro.
Continua »
Stabilizzazione precari: no diritto senza autorizzazione
La richiesta di una fisioterapista per la stabilizzazione del proprio rapporto di lavoro precario è stata respinta. Nonostante l'inserimento in una lista di personale da stabilizzare e la ricezione di un telegramma per la scelta della sede, la Cassazione ha stabilito che la mancanza della specifica autorizzazione del Commissario ad acta, nominato per il risanamento dei conti della sanità regionale, è un elemento decisivo e ostativo. La Corte ha ribadito che la procedura di stabilizzazione precari non costituisce un diritto incondizionato all'assunzione.
Continua »
Abuso contratti a termine: la stabilizzazione basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13424/2024, chiarisce che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico non elimina automaticamente il diritto al risarcimento per l'abuso di contratti a termine. La Corte ha stabilito che la stabilizzazione è una misura riparatoria solo se è una conseguenza diretta dell'abuso e volta a superare il precariato. Inoltre, inverte l'onere della prova per le differenze retributive: spetta al datore di lavoro dimostrare di aver trattato economicamente il lavoratore in modo non discriminatorio, e non al lavoratore provare il contrario.
Continua »
Abuso contratto a termine: quando scatta la decadenza?
La Cassazione stabilisce che, in una successione di contratti a tempo determinato, il termine per l'impugnazione decorre dalla fine dell'ultimo rapporto. Questa decisione consente di valutare l'intera sequenza contrattuale per accertare l'eventuale abuso contratto a termine e la sua trasformazione in un rapporto a tempo indeterminato, offrendo maggiore tutela al lavoratore.
Continua »
Stabilizzazione precari: non sana l’abuso dei termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13292/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di pubblico impiego. Anche se un lavoratore precario ottiene la stabilizzazione, questa non cancella il suo diritto al risarcimento per l'abuso subito a causa della reiterazione di contratti a termine. La Corte ha chiarito che la stabilizzazione precari ottenuta tramite una procedura concorsuale non costituisce una misura riparatoria idonea, poiché rappresenta solo una mera 'chance' di assunzione e non un effetto diretto e immediato della condotta illecita del datore di lavoro pubblico. La sentenza di merito che aveva negato il risarcimento è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Indennità di fine rapporto: la Cassazione la tutela
Una ex dipendente di un consolato italiano all'estero ha citato in giudizio il Ministero per ottenere il riconoscimento dell'indennità di fine rapporto (TFR) dopo una complessa successione di contratti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13242/2024, ha accolto il ricorso della lavoratrice, cassando la precedente sentenza d'appello. La Corte ha stabilito che la riforma del 2000 (D.Lgs. n. 103/2000) ha salvaguardato il diritto all'indennità di fine rapporto per tutto il personale già in servizio a quella data, anche in caso di rinnovo contrattuale, applicando il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato.
Continua »
Incarichi dirigenziali PA: no abuso a termine
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli incarichi dirigenziali nella Pubblica Amministrazione, conferiti a funzionari già assunti con contratto a tempo indeterminato, non costituiscono contratti a termine. Di conseguenza, non si applica la disciplina sull'abuso dei contratti a termine e non è dovuto il relativo risarcimento del danno. La Corte ha qualificato tale situazione come una semplice assegnazione di mansioni superiori all'interno di un unico e continuativo rapporto di lavoro permanente.
Continua »
Assunzione art. 110 TUEL: No al limite dei 36 mesi
Un funzionario assunto da un Comune con contratti a termine per alta specializzazione ha chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato, lamentando il superamento del limite di 36 mesi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'assunzione art. 110 TUEL, comma 2, si applica una disciplina speciale che lega la durata del contratto al mandato del Sindaco, derogando così alla normativa generale sul pubblico impiego e prevenendo l'abuso.
Continua »
Reiterazione contratti a termine: Cassazione e scuola
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11341/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di reiterazione di contratti a termine nel settore scolastico. La Suprema Corte ha chiarito che l'abuso nel rinnovo dei contratti precari sussiste quando questi sono utilizzati per coprire esigenze stabili e durature, come le cattedre vacanti, per un periodo superiore a 36 mesi. Ciò vale anche se il docente ha prestato servizio in istituti scolastici diversi. La sentenza ha cassato la decisione della Corte d'Appello che aveva negato il risarcimento proprio su questo presupposto, rinviando per un nuovo esame. È stato invece confermato il termine di prescrizione quinquennale per le rivendicazioni economiche relative all'anzianità di servizio.
Continua »
Abuso contratti a termine docenti: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero dell'Istruzione, confermando il diritto al risarcimento del danno per un gruppo di docenti di religione a causa dell'abuso di contratti a termine. La Corte ha stabilito che la successiva stabilizzazione, ottenuta tramite concorso, non costituisce una misura riparatoria idonea a escludere il risarcimento, a meno che l'amministrazione non dimostri un nesso causale diretto e immediato tra l'abuso commesso e la stabilizzazione stessa. L'onere di tale prova grava interamente sul datore di lavoro.
Continua »
Incarico dirigenziale a termine: no abuso, sì mansioni
Una dipendente pubblica di ruolo ha ricevuto per oltre 15 anni un incarico dirigenziale a termine. A seguito della cessazione dell'incarico, dovuta a una sentenza della Corte Costituzionale, ha chiesto un risarcimento per abuso del contratto a termine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non si tratta di un rapporto di lavoro precario, ma di un'ipotesi di svolgimento di mansioni superiori all'interno di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato già esistente. Pertanto, la disciplina sull'abuso dei contratti a termine non è applicabile.
Continua »
Contratti a termine: ricorso inammissibile se vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di lavoratori della scuola con contratti a termine. I ricorrenti chiedevano il risarcimento del danno per la reiterazione dei contratti e il riconoscimento di differenze retributive. La Corte ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, sottolineando che le domande erano state formulate in modo generico e non sufficientemente dettagliato, impedendo ai giudici di valutarne la fondatezza. La sentenza ribadisce l'importanza cruciale della specificità e completezza degli atti processuali, soprattutto in materia di contratti a termine.
Continua »
Limite 36 mesi contratto a termine: la Cassazione decide
Un lavoratore ha contestato la legittimità di una serie di contratti a termine con una società di gestione stradale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9537/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo del limite 36 mesi contratto a termine. Pur ritenendo legittime le causali stagionali, ha affermato che nel computo della durata massima di 36 mesi devono essere inclusi anche i contratti stipulati prima dell'entrata in vigore del D.Lgs. 368/2001, al fine di prevenire l'abuso nella reiterazione dei contratti. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per una nuova valutazione.
Continua »
Mansioni superiori pubblico impiego: no anzianità
Un'assistente amministrativa a tempo indeterminato ha svolto per anni mansioni superiori a quelle di DSGA. Ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata nel ruolo superiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo svolgimento di mansioni superiori nel pubblico impiego non equivale a un contratto a tempo determinato e non dà diritto alla progressione economica legata all'anzianità, ma solo a un'indennità differenziale.
Continua »