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Direttiva 1999/70/CE — Anno 2022

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129 provvedimenti

Altri anni per Direttiva 1999/70/CE

Discriminazione dei lavoratori a termine: precari battono l’Ente
Due insegnanti precari hanno fatto causa alla Provincia Autonoma per ottenere il riconoscimento degli scatti di anzianità e della retribuzione estiva, contestando la discriminazione dei lavoratori a termine rispetto al personale di ruolo. La Corte d'Appello ha accolto la domanda dei lavoratori. La Provincia Autonoma ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la legittimità del trattamento differenziato in base alla natura temporanea del rapporto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno ribadito che l'anzianità di servizio deve essere valutata allo stesso modo per dipendenti fissi e precari, vietando disparità di trattamento non giustificate da ragioni oggettive. Di conseguenza, i docenti hanno ottenuto il diritto alle differenze retributive e al pagamento dei mesi estivi.
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Scuola: stop alla discriminazione dei lavoratori a termine
Alcuni docenti precari hanno citato in giudizio l'amministrazione pubblica per ottenere il riconoscimento dell'anzianità di servizio e della retribuzione estiva, contestando la discriminazione dei lavoratori a termine rispetto al personale di ruolo. La Corte d'Appello ha accolto la domanda dei docenti. L'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la legittimità del trattamento differenziato in base alla natura temporanea del rapporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno stabilito che l'esclusione dei docenti precari dagli scatti di anzianità e dalla retribuzione estiva costituisce una violazione del principio di parità di trattamento previsto dal diritto europeo. Di conseguenza, i docenti hanno diritto alle differenze retributive e al pagamento delle spese legali da parte dell'amministrazione soccombente.
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Contratto a termine nel pubblico impiego: niente posto fisso
Una lavoratrice ha impugnato un contratto a termine nel pubblico impiego stipulato con un ente pubblico non economico, chiedendone la conversione a tempo indeterminato o il risarcimento del danno per l'illegittimità della causale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha chiarito che nel pubblico impiego vige il divieto assoluto di conversione del rapporto a tempo indeterminato, per rispetto del principio del concorso pubblico. Inoltre, la richiesta di risarcimento è stata respinta poiché la lavoratrice ha contestato un singolo contratto e non una reiterazione abusiva. In assenza di abuso sistematico, non opera la presunzione del danno comunitario, e la lavoratrice avrebbe dovuto dimostrare concretamente il pregiudizio subito, cosa che non ha fatto.
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Reiterazione abusiva di contratti a termine: il danno è presunto
Una lavoratrice ha fatto causa a un ente pubblico chiedendo il risarcimento e la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato a causa della reiterazione abusiva di contratti a termine dal 1997. La Corte d'Appello ha negato il risarcimento per mancanza di prova del danno. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della lavoratrice: sebbene per i contratti anteriori al 2001 (recepimento della direttiva UE) serva la prova del danno, per quelli successivi opera la presunzione di danno ("danno eurounitario"). La Corte d'Appello avrebbe dovuto esaminare tutti i contratti successivi al 2001 per verificare l'eventuale abuso. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Abusiva reiterazione di contratti a termine: risarcimento sì
Una lavoratrice ha fatto causa a un ente pubblico non economico, contestando la legittimità di diversi contratti di lavoro stagionali a tempo determinato e chiedendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato, oltre al risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha respinto le richieste per mancanza di prova del danno. La Cassazione ha chiarito che, nel pubblico impiego, l'abusiva reiterazione di contratti a termine non consente mai la conversione in un rapporto stabile. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sul risarcimento: in caso di abuso, il danno per il lavoratore pubblico è presunto (cd. danno comunitario) e va liquidato in modo forfettario senza necessità di prova specifica. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare il risarcimento.
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Reiterazione abusiva: dieci anni di supplenze e nessun danno
Un'insegnante ha fatto ricorso contro il Ministero dell'Istruzione lamentando la reiterazione abusiva di contratti a termine per circa dieci anni su posti di organico di fatto, chiedendo il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nella scuola, la semplice successione di supplenze temporanee fino al 30 giugno non dimostra da sola un abuso. L'organizzazione scolastica è complessa e influenzata da variabili imprevedibili come i flussi migratori e le scelte degli studenti. Per ottenere il risarcimento, il lavoratore deve dimostrare un uso distorto dello strumento contrattuale da parte dell'amministrazione. L'insegnante perde la causa ed è condannata a pagare le spese di giudizio.
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Ricostruzione della carriera: quando la forma batte il diritto
Due lavoratrici della scuola, assunte a tempo indeterminato dopo anni di precariato, hanno chiesto il riconoscimento dell'anzianità per i contratti a termine. La Corte d'Appello ha respinto la domanda qualificandola come richiesta di ricostruzione della carriera. Le lavoratrici hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice di secondo grado avesse frainteso la loro richiesta, mirata in realtà a ottenere gli incrementi stipendiali durante il periodo di precariato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno chiarito che, se si contesta l'errata interpretazione della domanda da parte del giudice, occorre denunciare formalmente un vizio di nullità processuale per mancata corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Non basta argomentare nel merito sulla fondatezza della domanda non esaminata. Di conseguenza, le ricorrenti hanno perso la causa e dovranno pagare il doppio del contributo unificato.
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Abuso di contratti a termine: niente posto fisso ma risarcimento
Quindici lavoratori hanno fatto causa a un ente pubblico non economico per l'illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato per il servizio di esazione del pedaggio. La Corte di Cassazione ha confermato che, nel pubblico impiego, vige il divieto assoluto di trasformare i rapporti precari in contratti a tempo indeterminato. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso dei lavoratori sul risarcimento. La Corte ha stabilito che l'abuso di contratti a termine da parte della Pubblica Amministrazione genera un danno comunitario presunto. Questo danno va risarcito in modo forfettario (tra 2,5 e 12 mensilità) senza che il dipendente debba provarlo. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare l'indennità risarcitoria a favore dei lavoratori.
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Parità di trattamento dei lavoratori a termine: precari vs Stato
Un insegnante, assunto per anni con contratti a tempo determinato e poi stabilizzato, ha richiesto il pagamento delle differenze stipendiali maturate durante il precariato. Egli lamentava l'assenza di scatti di anzianità, riservati solo ai colleghi di ruolo. L'Amministrazione Pubblica si è opposta, difendendo la legittimità del trattamento differenziato. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso dell'amministrazione sia quello del docente. La Corte ha ribadito il principio della parità di trattamento dei lavoratori a termine, confermando che i precari hanno diritto alla progressione stipendiale basata sull'anzianità effettiva di servizio. Tuttavia, ha chiarito che per il periodo di precariato non si possono applicare i criteri virtuali di calcolo dell'anzianità previsti solo per la ricostruzione della carriera post-ruolo. Entrambe le parti sono rimaste soccombenti.
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