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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Prima Civile

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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un giudizio di querela di falso. Il procedimento era stato avviato per contestare la notifica di un atto in una causa tributaria. Poiché la causa tributaria principale è stata definita con una transazione, la Corte ha stabilito che è venuto meno l'interesse a proseguire il giudizio sulla falsità del documento, condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Errore di fatto revocatorio: quando è ammissibile?
Una cittadina ricorre contro la decisione della Corte d'Appello che aveva accolto la richiesta di un Comune per la revocazione di una precedente sentenza. Il Comune lamentava un errore di fatto revocatorio nel calcolo dell'indennità di esproprio versata. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la Corte d'Appello aveva correttamente individuato un errore di percezione dei fatti documentali, distinguendolo da un semplice errore materiale. La Corte ha inoltre rigettato le altre censure procedurali sollevate.
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Onere di allegazione: quando la CTU è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24380/2024, ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi fideiussori contro un istituto di credito. La Corte ha stabilito che la richiesta di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) per verificare un conto corrente è inammissibile se le contestazioni del debitore sono generiche. È fondamentale rispettare l'onere di allegazione, ovvero indicare in modo preciso e dettagliato i fatti a sostegno delle proprie pretese, senza affidarsi alla CTU per colmare le proprie lacune assertive.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
Una società appaltatrice chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per errore di fatto, sostenendo la mancata valutazione di giudicati esterni. La Corte dichiara il ricorso inammissibile: non c'è errore di fatto se i precedenti invocati, pur simili, riguardano vicende contrattuali diverse e non costituiscono giudicato.
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Convalida trattenimento straniero: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29741/2024, ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero contro la convalida del suo trattenimento in un CPR. Il ricorrente sosteneva l'illegittimità del provvedimento basandosi su un precedente respingimento non documentato agli atti. La Corte ha stabilito che il controllo del giudice sulla convalida trattenimento straniero riguarda la legittimità del provvedimento attuale e che spetta alla difesa fornire prove di una manifesta illegittimità legata a eventi passati, che in questo caso erano solo ipotizzati e non dimostrati.
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Credito prededucibile: escluso il risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito prededucibile non può derivare da una richiesta di risarcimento danni, anche se accertata giudizialmente. Con l'ordinanza n. 28236/2024, la Suprema Corte ha chiarito che la normativa speciale sull'amministrazione straordinaria, che garantisce la prededuzione a piccole e medie imprese, si applica esclusivamente a crediti di natura contrattuale per forniture essenziali alla continuità aziendale. Di conseguenza, è stato respinto il ricorso di una società che vantava un credito risarcitorio per abuso di posizione dominante, in quanto tale pretesa è estranea al rapporto di fornitura richiesto dalla legge.
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Ricorso incidentale inammissibile: le sanzioni
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso incidentale inammissibile perché confuso e volto al riesame dei fatti. La parte che ha insistito per la decisione, nonostante una proposta di definizione accelerata, viene condannata per abuso del processo. Il ricorso principale, invece, viene dichiarato estinto per mancata istanza di decisione.
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Domanda protezione internazionale: no annullamento decreto
La Corte di Cassazione ha chiarito che una domanda protezione internazionale presentata dopo l'emissione di un decreto di espulsione non ne causa l'invalidità. Il provvedimento resta valido ma la sua efficacia viene temporaneamente sospesa, impedendo l'esecuzione materiale dell'allontanamento fino alla decisione sulla richiesta di asilo. Il Giudice di Pace non può quindi annullare il decreto di espulsione per questo motivo.
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Rimessione in termini: no se c’è negligenza
La Corte di Cassazione ha negato la rimessione in termini a un istituto finanziario che non si era costituito in giudizio fidandosi di un certificato di cancelleria errato. Secondo la Corte, la parte ha un dovere di diligenza che impone di verificare i registri ufficiali, e l'affidamento a un certificato, che non è un atto processuale, non costituisce una causa non imputabile che giustifichi il ritardo. La mancata costituzione è stata quindi ritenuta frutto di una scelta negligente.
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Rimesse solutorie: la Cassazione e la prescrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi garanti contro un istituto di credito. La controversia riguardava la natura delle rimesse su conti correnti bancari e il termine di prescrizione per la ripetizione dell'indebito. La Corte ha confermato che i versamenti effettuati su un conto scoperto, in assenza di un formale contratto di fido, costituiscono rimesse solutorie. Di conseguenza, il termine di prescrizione decennale per chiederne la restituzione decorre dalla data di ogni singolo pagamento e non dalla chiusura del conto, respingendo le argomentazioni dei ricorrenti.
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Ricorso inammissibile: motivazione non apparente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'impresa edile contro un istituto di credito. La Corte ha ritenuto che la motivazione della sentenza d'appello non fosse affatto una motivazione apparente, ma una logica ricostruzione basata sulla distanza temporale tra la concessione di credito e l'acquisto di obbligazioni. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare il merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità, con conseguente condanna per abuso del processo.
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Contratto derivato nullo: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto derivato IRS, respingendo il ricorso di un istituto di credito. La decisione si fonda sulla mancata comunicazione al cliente del diritto di recesso, obbligatoria per i contratti stipulati fuori sede prima delle modifiche legislative del 2013. La Corte ha ribadito che tali modifiche non hanno efficacia retroattiva e non possono sanare le nullità precedenti. Di conseguenza, il contratto derivato nullo obbliga la banca alla restituzione delle somme percepite.
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Rinuncia al ricorso: quando estingue il processo
Un cittadino rinuncia al ricorso in Cassazione contro un istituto di credito a seguito di un accordo transattivo. La Corte Suprema dichiara estinto il processo per la rinuncia al ricorso, specificando che l'atto è efficace anche se non notificato formalmente, purché la controparte ne sia venuta a conoscenza. Non si procede alla condanna alle spese legali.
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Principio non contestazione: prova del fido bancario
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due debitori contro una società finanziaria. Il caso verteva sull'esistenza di un fido bancario. La Corte ha stabilito che la mancata contestazione tempestiva dell'esistenza del fido nel primo grado di giudizio ha reso il fatto provato, applicando il principio di non contestazione. La tardiva contestazione in appello è stata ritenuta inefficace, consolidando la decisione dei giudici di merito.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere deposito
Una società di costruzioni ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza sfavorevole in una disputa con un istituto di credito. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso in Cassazione non per ragioni di merito, ma perché la società ricorrente ha omesso di depositare la prova della notifica della sentenza d'appello. Questo adempimento è ritenuto fondamentale per permettere alla Corte di verificare d'ufficio la tempestività dell'impugnazione, e la sua mancanza ha comportato la chiusura definitiva del caso a sfavore della società.
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Autocertificazione prova civile: no per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27775/2024, ha stabilito che l'autocertificazione non costituisce prova sufficiente in un processo civile. Nel caso specifico, una società fornitrice si è vista negare la prededucibilità del proprio credito verso una grande azienda in amministrazione straordinaria, poiché aveva tentato di dimostrare il proprio status di Piccola e Media Impresa (PMI) tramite una semplice autocertificazione, ritenuta processualmente inefficace. La Corte ha ribadito che l'onere della prova in giudizio richiede documentazione oggettiva e non può essere assolto con dichiarazioni a proprio favore.
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Credito prededucibile: solo per il ciclo produttivo
Una società fornitrice ha richiesto il riconoscimento dello status di credito prededucibile per l'intero ammontare delle sue forniture a una grande impresa industriale in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione, confermando la decisione del Tribunale, ha stabilito che il credito prededucibile spetta solo per le prestazioni strettamente necessarie al ciclo produttivo primario dell'acciaio (la cosiddetta 'area a caldo'), escludendo quelle relative alle fasi di lavorazione successive ('area a freddo').
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
Una società ha presentato ricorso contro un Comune per un contratto d'appalto. La Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso in Cassazione perché la società, pur dichiarando la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la relativa prova di notifica (relata), violando l'art. 369 c.p.c. e il principio di autoresponsabilità.
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Riacquisto aree industriali: quando il prezzo è fisso
Un consorzio pubblico ha esercitato il diritto di riacquisto di aree industriali da una società privata inadempiente, ma ha contestato la valutazione economica degli immobili. La Corte di Cassazione ha stabilito che la procedura di riacquisto aree industriali è un diritto potestativo pubblico: una volta avviata, il trasferimento di proprietà è immediato e la successiva stima del valore non consente al consorzio di revocare la decisione. Il valore da corrispondere è determinato secondo i criteri di legge (valore di mercato decurtato da eventuali contributi pubblici), non in base alla futura utilità degli immobili per il consorzio.
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Commissione estinzione anticipata: non è usura
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26862/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di mutui: la commissione di estinzione anticipata non deve essere inclusa nel calcolo del Tasso Effettivo Globale (TEG) per la verifica del superamento del tasso soglia antiusura. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un mutuatario, confermando che tale commissione ha natura di penale per il recesso e non di corrispettivo per l'erogazione del credito.
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