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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Prima Civile

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318 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Ricorso straordinario inammissibile per sovraindebitamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario contro un decreto che aveva a sua volta confermato l'inammissibilità di una proposta di accordo per sovraindebitamento. La motivazione principale risiede nel fatto che tale provvedimento non ha carattere decisorio e definitivo, non precludendo ai debitori la possibilità di presentare una nuova proposta e quindi non ledendo il loro diritto di difesa.
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Nullità contratto di appalto: il caso del nullaosta
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto di appalto pubblico per la costruzione di una strada, a causa della mancanza del nullaosta paesaggistico e della necessaria intesa urbanistica Stato-Regione. La pronuncia sottolinea che tali autorizzazioni preventive sono inderogabili, soprattutto in aree vincolate, e la loro assenza costituisce un vizio insanabile che determina la nullità del contratto di appalto sin dall'origine. La Corte ha inoltre ribadito la forza vincolante di una precedente sentenza (giudicato esterno) tra le stesse parti.
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Soglia minima concordato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21336/2024, ha confermato che la proposta di concordato preventivo liquidatorio deve garantire inderogabilmente il pagamento di almeno il 20% ai creditori chirografari. La Corte ha rigettato il ricorso di un consorzio la cui proposta, offrendo solo il 14%, era stata dichiarata inammissibile, portando alla dichiarazione di fallimento. È stato chiarito che la soglia minima concordato è un presupposto di ammissibilità della domanda, che non può essere sanato da successive argomentazioni, come la presunta prescrizione di alcuni debiti. La decisione ribadisce la rigidità di tale requisito a tutela dei creditori.
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Fattibilità del piano: limiti al controllo del giudice
Una società ha visto respingere la sua proposta di concordato preventivo e, di conseguenza, è stata dichiarata fallita. Dopo aver perso in appello, si è rivolta alla Cassazione, sostenendo che i giudici avessero ecceduto nel valutare il suo piano di risanamento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che il controllo giudiziario sulla fattibilità del piano è non solo legittimo ma necessario. Il tribunale deve verificare sia la fattibilità giuridica sia quella economica, quest'ultima per escludere piani palesemente irrealizzabili, prima che i creditori si esprimano sulla convenienza. Il ricorso è stato respinto perché i motivi non contestavano adeguatamente le ragioni della decisione d'appello.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il danno?
Una correntista ha citato in giudizio la propria banca e una compagnia assicurativa per il riscatto non autorizzato di alcune polizze vita da parte del convivente. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento, sottolineando che la ricorrente non ha adempiuto al proprio onere della prova. Nello specifico, non è stato dimostrato che il denaro, una volta confluito su un altro conto a lei intestato, sia stato sottratto contro la sua volontà, interrompendo così il nesso causale tra l'inadempimento degli intermediari e il danno lamentato.
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Obbligazione propter rem: no del Comune a soci
Un Comune ha citato in giudizio gli assegnatari di alloggi di una cooperativa edilizia per ottenere il pagamento di un conguaglio sul costo dei suoli. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Comune, chiarendo che tale debito non costituisce un'obbligazione propter rem. In assenza di un'esplicita clausola nella convenzione originaria o di un accollo del debito da parte degli acquirenti, l'unico soggetto tenuto al pagamento resta la cooperativa che ha stipulato l'accordo con l'ente locale.
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Liquidazione Coatta Amministrativa: il processo prosegue
In un caso riguardante la richiesta di risarcimento di alcuni investitori contro un istituto di credito per l'acquisto di obbligazioni argentine, la Corte di Cassazione ha affrontato una questione cruciale: cosa succede al processo se la banca viene posta in liquidazione coatta amministrativa? La Corte ha stabilito che l'azione legale non diventa improcedibile. Il credito, accertato con una sentenza non definitiva, deve essere ammesso al passivo della liquidazione "con riserva", permettendo al giudizio di proseguire. Tuttavia, nel merito, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso degli investitori, confermando la decisione d'appello che riteneva la banca avesse adempiuto ai propri obblighi informativi.
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Ius variandi: modifica unilaterale inefficace
Un correntista contesta un decreto ingiuntivo per anatocismo trimestrale non pattuito. La Cassazione chiarisce che l'illegittimo esercizio dello ius variandi da parte della banca rende la modifica inefficace, ma non invalida la clausola contrattuale originaria (semestrale), che deve essere applicata per determinare il debito. Ricorso rigettato.
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Ineleggibilità sindaco: leave gaps e incompatibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16920/2024, ha stabilito che la breve interruzione dell'aspettativa non retribuita di un dipendente comunale, eletto sindaco, avvenuta subito dopo la proclamazione, non costituisce una causa di ineleggibilità sindaco, bensì una sopravvenuta incompatibilità. Se tale incompatibilità viene rimossa tempestivamente, come nel caso di specie con una nuova richiesta di aspettativa il giorno successivo, l'elezione rimane valida. La Corte ha sottolineato la distinzione fondamentale tra ineleggibilità, che deve essere rimossa prima della candidatura per garantire la par condicio, e l'incompatibilità, che può essere sanata entro dieci giorni dall'elezione.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. Il caso riguardava il mancato pagamento di un canone per l'occupazione di suolo pubblico (COSAP). Il ricorrente sosteneva che la Corte avesse ignorato delle sentenze precedenti, ma i giudici hanno chiarito di averle valutate, compiendo una valutazione giuridica e non un errore materiale. La decisione sottolinea la distinzione fondamentale tra una svista percettiva e un'interpretazione delle prove, la quale non può essere contestata tramite revocazione per errore di fatto.
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Appello sentenza giudice di pace: quando è inammissibile
Una banca ha impugnato una sentenza del Giudice di Pace relativa a un rimborso di 217,50 euro per l'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per le cause di valore così basso, decise secondo equità, il rimedio corretto non è il ricorso diretto in Cassazione, ma un appello con motivi limitati. La decisione chiarisce le regole procedurali per l'appello a una sentenza del giudice di pace.
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Clausola compromissoria preliminare: valida e autonoma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16118/2024, ha stabilito la piena validità ed efficacia di una clausola compromissoria preliminare anche se non espressamente riportata nel successivo contratto definitivo. Il caso riguardava una compravendita di quote societarie in cui il venditore contestava la validità di un lodo arbitrale, sostenendo che la clausola arbitrale, presente solo nel contratto preliminare, fosse stata superata dal definitivo. La Corte ha rigettato il ricorso, riaffermando il principio consolidato dell'autonomia della clausola compromissoria, la quale costituisce un negozio giuridico a sé stante con effetti processuali, la cui validità va valutata indipendentemente dal contratto a cui si riferisce. La sua mancata riproduzione non ne implica, quindi, una tacita rinuncia.
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Nullità fideiussione: preclusioni probatorie decisive
Alcuni garanti hanno impugnato una sentenza in Cassazione, sostenendo la nullità fideiussione omnibus per violazione di norme antitrust. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo principale risiede nella tardiva produzione delle prove a sostegno della nullità, presentate solo in fase di appello. La Corte ha ribadito che, sebbene la nullità sia rilevabile d'ufficio, i fatti e le prove a suo fondamento devono essere introdotti nel rispetto delle preclusioni del primo grado di giudizio. Altri motivi, come la liberazione del fideiussore, sono stati dichiarati inammissibili in quanto richiedevano un riesame del merito non consentito in sede di legittimità.
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Amministrazione di sostegno e procura: quale prevale?
Un amministratore di sostegno, figlio della beneficiaria, si vede respingere i rendiconti per prelievi ingiustificati. Invoca una precedente procura a suo favore, ma la Cassazione rigetta il ricorso. La nomina in amministrazione di sostegno, afferma la Corte, supera e sostituisce la procura volontaria, imponendo i limiti e le autorizzazioni del giudice tutelare.
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Errore revocatorio: quando è inammissibile il ricorso?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15665/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione. Il caso riguardava una fornitura di automezzi a un ente pubblico. La Corte ha chiarito che l'errore revocatorio è configurabile solo per un'errata percezione dei fatti documentati in atti, e non per contestare l'interpretazione giuridica o la valutazione delle prove fatte dal giudice nella precedente decisione, respingendo così il tentativo di ottenere un nuovo esame del merito.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per regolamento di competenza avverso un'ordinanza che aveva respinto l'eccezione di incompetenza territoriale. La decisione si basa sul principio consolidato secondo cui un provvedimento del giudice istruttore che afferma la propria competenza senza avere natura decisoria e definitiva non è impugnabile con tale strumento, in quanto la questione può essere riproposta nel corso del giudizio.
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Procura speciale: la Cassazione e la data certa
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un richiedente asilo per un vizio della procura speciale. La mancata certificazione della data da parte del difensore, oltre alla firma, rende l'atto nullo, confermando un orientamento rigoroso in materia di protezione internazionale.
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Assegno divorzile e legge inglese: i limiti della Cassazione
In un caso di divorzio internazionale, la Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha applicato la legge inglese per determinare l'assegno divorzile. Il ricorso dell'ex marito, che contestava la valutazione economica delle prove, è stato respinto. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione delle norme, anche quando la disciplina processuale italiana si combina con il diritto sostanziale straniero.
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TFR e divorzio: niente quota se versato in un fondo
Con la sentenza n. 20132/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di TFR e divorzio. Se un coniuge trasferisce il proprio TFR maturato in un fondo di previdenza complementare prima dell'inizio della causa di divorzio, l'altro coniuge non ha diritto alla quota del 40% prevista dalla legge. Questo atto è considerato una legittima disposizione del credito, non una percezione. Tuttavia, la rendita pensionistica derivante da tale conferimento deve essere considerata per la determinazione o la modifica dell'assegno di divorzio, come avvenuto nel caso di specie con l'aumento dell'assegno dal tribunale di merito.
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Cessione crediti: come provare la titolarità del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29807/2025, si è pronunciata sulla prova della titolarità in una cessione crediti in blocco. Nel caso esaminato, un debitore e il suo garante contestavano l'esistenza stessa del contratto di cessione. La Corte ha stabilito che, in tale ipotesi, la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente, ma può costituire un valido elemento di prova se unita ad altri documenti, come una dichiarazione scritta dalla banca cedente. La valutazione di tali prove spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e i ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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