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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

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2836 provvedimenti

Fondo di Garanzia TFR: quando non spetta l’accesso
Una lavoratrice ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR dopo il fallimento del suo datore di lavoro. La Cassazione ha respinto la richiesta, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo è che il rapporto di lavoro non si era interrotto, ma era proseguito senza soluzione di continuità con una nuova società a seguito di una cessione di ramo d'azienda. La continuità del rapporto esclude il presupposto fondamentale per l'accesso al Fondo di Garanzia TFR, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro stesso.
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Rottamazione quater: estinzione processo e spese
Una società in lite con l'ente previdenziale per contributi non versati ha aderito alla rottamazione quater durante il giudizio in Cassazione. La Suprema Corte, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che, in base alla normativa specifica sulla definizione agevolata, le spese legali restano a carico di ciascuna parte che le ha anticipate, senza alcuna pronuncia nel merito della controversia.
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Appalto di manodopera: quando è illecito? Cassazione
Un'impresa agricola è stata sanzionata per un illecito appalto di manodopera. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il contratto non era genuino poiché l'azienda committente gestiva direttamente i lavoratori della cooperativa fornitrice e quest'ultima non assumeva alcun rischio d'impresa. Le dichiarazioni rese dal titolare agli ispettori sono state considerate un elemento di prova significativo, pur non costituendo una confessione formale.
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Credito d’imposta teleriscaldamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 366/2026, ha stabilito che in una filiera di teleriscaldamento con più gestori, il credito d'imposta previsto dalla L. 448/1998 ha un tetto massimo unico e non può essere cumulato da ciascun operatore. Il caso riguardava una società agricola che, in qualità di gestore di rete e utente finale, si era vista negare il credito poiché già usufruito dal fornitore di energia a monte. La Corte ha confermato che il beneficio, una volta applicato dal primo gestore tramite sconto in fattura, si considera trasferito all'utente finale, esaurendo così l'incentivo fiscale per quella specifica fornitura.
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Prescrizione contributi previdenziali: cosa decide la Cassazione?
Un'erede agiva in giudizio contro una società e l'ente previdenziale per ottenere il corretto versamento dei contributi dovuti al defunto lavoratore. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione dei contributi previdenziali. Anche se il diritto ai contributi non può essere oggetto di rinuncia da parte del lavoratore, esso è comunque soggetto ai normali termini di prescrizione. La Corte ha chiarito che l'eccezione di prescrizione, non decisa in un precedente giudizio di Cassazione, poteva essere legittimamente esaminata e accolta dal giudice del rinvio, portando al rigetto definitivo della domanda.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
Una parte ha presentato ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto nella valutazione di una memoria difensiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errata interpretazione del contenuto di un atto costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto, e quindi non è un valido motivo per la revocazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Prescrizione rendita vitalizia: la Cassazione decide
Un lavoratore si vede negare la possibilità di versare contributi volontari e di costituire una rendita vitalizia a causa del decorso dei termini. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il diritto alla costituzione della rendita vitalizia per contributi omessi è soggetto a prescrizione decennale. Il caso chiarisce come la prescrizione rendita vitalizia decorra dalla data in cui si prescrive il diritto dell'ente previdenziale a riscuotere i contributi dal datore di lavoro.
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Prescrizione rendita vitalizia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva la costituzione di una rendita vitalizia per contributi omessi dal datore di lavoro. L'ordinanza stabilisce che il diritto alla rendita vitalizia si prescrive in dieci anni. Il termine decorre non dal momento dell'omissione, ma dalla prescrizione del diritto del datore di lavoro a costituire la rendita, creando un periodo complessivo di 25 anni. Nel caso specifico, la richiesta del lavoratore, presentata nel 2013 per omissioni del 1977-1980, è stata considerata tardiva, confermando così la prescrizione rendita vitalizia.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione
Un ex lavoratore ha richiesto la riliquidazione della pensione sulla base di contributi non versati da una società subentrante. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso e stabilendo che il diritto ai contributi era estinto per la prescrizione dei contributi previdenziali quinquennale. La Corte ha chiarito che il principio di automaticità delle prestazioni non opera se i contributi sono prescritti e che la denuncia del lavoratore non è sufficiente a interrompere o raddoppiare tale termine.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: i requisiti formali
La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un ex direttore contro un'associazione non riconosciuta per gravi vizi formali, come la mancata indicazione delle parti e l'insufficiente esposizione dei fatti. La Corte non entra nel merito della responsabilità dell'ente e dei suoi amministratori, fermandosi ai requisiti di ammissibilità del ricorso.
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Inquadramento superiore: quando è un diritto del lavoratore
Una società di trasporti ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che riconosceva a un dipendente l'inquadramento superiore. Il lavoratore svolgeva mansioni con ampia autonomia, giustificando il livello più elevato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'azienda inammissibile, confermando il diritto del lavoratore, poiché l'appello mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità, e presentava vizi formali.
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Inquadramento superiore: quando è inammissibile il ricorso
Un lavoratore chiede l'inquadramento superiore per le mansioni svolte. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello che negava il 'contenuto significativo' delle mansioni. Il ricorso è stato respinto per vizi procedurali e per un'errata interpretazione della decisione impugnata.
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APE sociale: requisiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice per il riconoscimento dell'APE sociale. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti legali al momento della domanda, in particolare perché la normativa allora vigente non includeva la cessazione per scadenza di contratto a termine. La Corte ha inoltre sottolineato che l'autocertificazione non è una prova sufficiente e che l'onere di dimostrare i requisiti spetta al richiedente.
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Onere della prova: chi prova il nesso di causa?
Un camionista è stato ferito dal proprio veicolo in una cava. Ha chiesto il risarcimento ma la sua domanda è stata respinta. La Cassazione ha confermato la decisione, specificando che l'onere della prova del nesso causale spetta sempre al danneggiato, anche nei casi di responsabilità per attività pericolose o cose in custodia. Solo dopo aver fornito tale prova, la controparte è tenuta a dimostrare la propria assenza di colpa.
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Trattazione scritta appello: no inammissibilità
Una lavoratrice si è vista dichiarare l'appello improcedibile per non aver depositato la prova della notifica durante una trattazione scritta. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la modalità di trattazione scritta appello non può comprimere il diritto di difesa. Il giudice, prima di dichiarare l'improcedibilità, deve fissare una nuova udienza per consentire alla parte di produrre la prova della notifica e verificare così la corretta instaurazione del contraddittorio.
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Errore materiale revocazione: differenze e requisiti
Un ex dirigente, dopo aver visto il suo ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile, ha tentato la via della "correzione di errore materiale". Sosteneva che la Corte avesse erroneamente percepito che i giudici di merito si fossero pronunciati su tutte le sue richieste economiche. La Suprema Corte ha riqualificato l'istanza come richiesta di revocazione, poiché non si trattava di un mero errore di trascrizione ma di un presunto errore di giudizio. Di conseguenza, ha dichiarato il ricorso inammissibile per un vizio procedurale decisivo: la mancanza di una nuova e specifica procura speciale, necessaria per avviare il procedimento di revocazione. L'ordinanza sottolinea la netta distinzione tra i due rimedi e l'importanza del corretto adempimento procedurale.
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Scorrimento graduatorie: si applica la riserva posti?
La Cassazione stabilisce che in caso di scorrimento graduatorie concorsuali, l'amministrazione deve rispettare le quote di riserva posti previste dalla legge al momento della decisione di assumere, ribaltando una decisione di merito che aveva escluso tale obbligo.
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Diritto all’inquadramento e prescrizione: la Cassazione
La Cassazione chiarisce che il diritto all'inquadramento superiore nel pubblico impiego non è uno status imprescrittibile, ma un diritto soggetto a prescrizione decennale. Il ricorso di una dipendente, che chiedeva il riconoscimento della qualifica dirigenziale, è stato respinto perché l'azione è stata intrapresa dopo la scadenza del termine di prescrizione, decorrente dalla stipula del contratto che ne definiva la qualifica.
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Definizione agevolata: no se l’atto è annullato
Una società impugna una cartella di pagamento, ma l'Agenzia delle Entrate la annulla in autotutela. La società chiede comunque la definizione agevolata della lite. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la definizione agevolata non è possibile se l'atto contestato non esiste più al momento della domanda, anche se la causa è formalmente ancora pendente. Il ricorrente viene sanzionato per abuso del processo.
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Scientia decoctionis: prova e onere in Cassazione
Una cooperativa in liquidazione ha tentato di revocare un pagamento a una società alimentare, sostenendo che quest'ultima fosse a conoscenza del suo stato di insolvenza (scientia decoctionis) e che ci fosse stato un doppio pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha sottolineato che la valutazione della scientia decoctionis è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e che il ricorso per cassazione non può limitarsi a proporre una diversa lettura delle prove, ma deve evidenziare vizi specifici, rispettando il principio di autosufficienza.
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