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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

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2836 provvedimenti

Assegno di natalità: Sì anche senza permesso lungo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10449/2024, ha confermato il diritto all'assegno di natalità per una cittadina extracomunitaria sprovvista di permesso di soggiorno di lungo periodo. La decisione si fonda su una precedente sentenza della Corte Costituzionale (n. 54/2022) che ha dichiarato illegittima la norma che escludeva da tale beneficio i cittadini di Paesi terzi regolarmente ammessi in Italia a fini lavorativi, ritenendola discriminatoria. L'ente previdenziale aveva negato la prestazione, ma i giudici hanno ribadito il principio di parità di trattamento nell'accesso alle prestazioni di sicurezza sociale.
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Licenziamento collettivo: come si contano gli esuberi?
Un ex dipendente di un istituto di credito ha impugnato il proprio licenziamento, avvenuto nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo. Sosteneva che la procedura fosse fittizia, poiché la maggior parte degli esuberi dichiarati aveva già aderito a piani di esodo volontario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i lavoratori che hanno accettato un incentivo all'esodo, ma il cui rapporto di lavoro non è ancora formalmente cessato, possono essere legittimamente inclusi nel calcolo degli esuberi all'avvio della procedura.
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Cessazione materia del contendere: il caso del precario
Un lavoratore precario di un ente pubblico ha promosso un ricorso per ottenere la conversione del suo contratto a tempo indeterminato. Durante il giudizio in Cassazione, il lavoratore è stato stabilizzato dall'ente. La Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ritenendo inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse e compensando le spese processuali tra le parti.
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Contratto a termine PA: no al blocco assunzioni
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto a termine stipulato da un Ente Locale per coprire un posto vacante a causa di un pensionamento, motivandolo con il blocco delle assunzioni. Secondo la Corte, il blocco normativo non trasforma un'esigenza di personale stabile e ordinaria in una 'temporanea ed eccezionale', requisito indispensabile per la legittimità del contratto a termine nel pubblico impiego. L'ente è stato condannato al risarcimento del danno.
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Usucapione: quando la detenzione non diventa possesso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che rivendicava la proprietà di un immobile per usucapione. L'individuo aveva ottenuto la disponibilità del bene tramite un contratto preliminare di compravendita, ma secondo i giudici questo ha generato una mera detenzione e non un possesso utile ai fini dell'usucapione, poiché non era intervenuto un atto idoneo a mutare il titolo del godimento. La decisione conferma che la richiesta di una nuova valutazione dei fatti è preclusa in sede di legittimità.
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Danno alla professionalità: risarcimento per CIGS
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda al risarcimento del danno alla professionalità a favore di una lavoratrice posta in Cassa Integrazione (CIGS) in modo illegittimo. Il danno, derivante dalla forzata inattività, è stato liquidato in via equitativa in una misura pari al 30% della retribuzione. La Corte ha chiarito che questo tipo di pregiudizio è distinto e ulteriore rispetto alla mera perdita economica dello stipendio, tutelando la dignità e le competenze del dipendente.
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Notifica cartella esattoriale: quando è tardi per?
Una contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento originarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prova della ricezione degli atti, confermata dal possesso degli originali da parte della stessa ricorrente, rende definitiva la notifica cartella esattoriale. Di conseguenza, l'impugnazione è stata giudicata tardiva, poiché avrebbe dovuto essere presentata contro le cartelle al momento della loro ricezione e non contro la successiva intimazione.
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Criteri di scelta licenziamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10177/2024, ha confermato l'annullamento di un licenziamento collettivo a causa dell'illegittimità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. La Suprema Corte ha ribadito che i criteri di scelta licenziamento devono essere oggettivi, verificabili e trasparenti, non potendo basarsi su descrizioni generiche di competenze o valutazioni discrezionali. È stato sottolineato che la comparazione dei lavoratori deve avvenire su base ampia, considerando la fungibilità delle mansioni nell'intero complesso aziendale.
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Revocatoria pagamenti terzo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che chiedeva la revocatoria dei pagamenti effettuati da garanti a favore di una banca. La Corte ha confermato che la revocatoria pagamenti terzo non si applica se il garante paga con fondi propri, senza rivalersi sul debitore prima del fallimento, estinguendo un proprio debito di garanzia. I motivi di ricorso sono stati respinti perché miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Usucapione prova: Cassazione su onere probatorio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10158/2024, dichiara inammissibile un ricorso riguardante una richiesta di usucapione. La Corte ribadisce che la valutazione della prova per l'usucapione è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di vizi specifici. Il ricorso, basato su una presunta errata valutazione delle prove testimoniali e documentali, è stato respinto, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato l'acquisto per usucapione.
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Trasferimento ramo d’azienda: autonomia funzionale
Un gruppo di dipendenti ha contestato la legittimità del proprio trasferimento a una nuova società, avvenuto nell'ambito di un'operazione di trasferimento ramo d'azienda, sostenendo che l'unità ceduta non possedesse la necessaria autonomia funzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno stabilito che il ramo ceduto costituiva un'entità economica preesistente e autonoma, rendendo l'operazione legittima. Durante il procedimento, per alcuni lavoratori è intervenuto un accordo transattivo.
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Remunerazione medici specializzandi: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10110/2024, ha rigettato il ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri, confermando il diritto alla remunerazione per i medici specializzandi. La Corte ha stabilito che, ai fini del risarcimento per la mancata attuazione di direttive europee, rileva il periodo di frequenza del corso di specializzazione, non la data di iscrizione. Pertanto, anche i medici iscritti prima del 1° gennaio 1983 hanno diritto a un'adeguata remunerazione per tutta la durata della formazione successiva a tale data, in linea con la giurisprudenza nazionale ed europea.
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Giudicato lettori universitari: la Cassazione decide
Un gruppo di lettori universitari di lingua straniera, già beneficiari di una sentenza passata in giudicato che stabiliva il loro rapporto di lavoro a tempo indeterminato e una specifica retribuzione, hanno adito nuovamente la giustizia per ottenere la piena parità economica con i ricercatori universitari, basandosi su normative sopravvenute. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il precedente "giudicato lettori universitari" osta a una nuova pronuncia sul medesimo oggetto, poiché le leggi invocate non erano idonee a modificare il rapporto giuridico già definitivamente accertato.
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Competenza territoriale ispettorato: il luogo del reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10100/2024, ha stabilito un importante principio sulla competenza territoriale ispettorato. In caso di illeciti omissivi, come la mancata comunicazione di assunzione, il luogo di commissione è la sede legale dell'azienda, da cui l'adempimento doveva partire, e non il luogo di lavoro del dipendente. Di conseguenza, è territorialmente competente l'Ispettorato del Lavoro della provincia in cui ha sede legale la società e non quello del luogo dove il lavoratore presta la sua attività.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta corretti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10083/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare ai soli dipendenti della sede produttiva soppressa. La Corte ha stabilito che, in assenza di un accordo sindacale, i criteri di scelta legali devono essere applicati comparando tutti i lavoratori con professionalità omogenee dell'intero complesso aziendale, non potendo l'azienda restringere arbitrariamente l'ambito di selezione per motivi di costi o per un presunto rifiuto non provato al trasferimento.
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Conciliazione sede sindacale: quando è nulla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10065/2024, ha stabilito la nullità di un accordo di conciliazione firmato presso la sede aziendale, anche se con l'assistenza di un rappresentante sindacale. La validità di tali accordi, che implicano rinunce a diritti del lavoratore, richiede il rispetto del requisito del luogo: la 'conciliazione in sede sindacale' deve avvenire fisicamente presso gli uffici del sindacato, un luogo neutro che garantisce la libera volontà del lavoratore, e non solo con la mera presenza di un assistente sindacale in azienda.
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Credito previdenziale: prova e ammissione al passivo
Un'agenzia di riscossione ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un credito tributario e di un ingente credito previdenziale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo il ricorso. È stato stabilito che, in caso di contestazione da parte del curatore, l'agente della riscossione deve fornire prova documentale completa a supporto della pretesa per il credito previdenziale, non essendo sufficiente il solo estratto di ruolo. La Corte ha inoltre ribadito la giurisdizione del giudice ordinario sulle questioni di prescrizione dei crediti tributari già consolidati.
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Controllo automatizzato: quando è legittimo senza avviso
Una società si è opposta a una cartella di pagamento che disconosceva un credito d'imposta, emessa a seguito di un controllo automatizzato. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della procedura, chiarendo che quando il disconoscimento deriva da una semplice verifica incrociata dei dati forniti dal contribuente stesso (in questo caso, il credito era già stato utilizzato), l'Amministrazione Finanziaria può procedere direttamente con l'iscrizione a ruolo senza un preventivo avviso bonario, poiché non si tratta di una valutazione di merito ma di un riscontro puramente documentale.
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Agevolazioni fiscali ASD: registrazione e data certa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11078/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) a cui erano state negate le agevolazioni fiscali per l'anno 2010. Il diniego era basato sulla registrazione tardiva (avvenuta nel 2012) dell'atto costitutivo, redatto nel 2009. La Corte ha chiarito che il problema non è la registrazione come requisito costitutivo, ma la sua assenza, che impedisce di fornire la prova con "data certa" della conformità dello statuto ai requisiti di legge per il periodo d'imposta oggetto di accertamento.
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Ricorso inammissibile: motivi nuovi in Cassazione
L'appello di un cittadino straniero contro la convalida del suo trattenimento è stato dichiarato ricorso inammissibile dalla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che gli argomenti del ricorrente, inclusa una presunta richiesta di asilo, costituivano fatti nuovi non presentati al giudice di primo grado e, pertanto, non potevano essere esaminati per la prima volta in sede di legittimità.
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