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d.lgs. n. 149 del 2022 — Sezione Seconda Civile

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145 provvedimenti

Altri anni per d.lgs. n. 149 del 2022

Accordo compenso avvocato: la forma scritta è cruciale
Una società ha contestato la parcella di un avvocato, sostenendo l'esistenza di un accordo che subordinava il pagamento all'esito positivo di un'azione legale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della società inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'accordo compenso avvocato deve avere la forma scritta 'ad substantiam', cioè per la sua stessa validità. Una delibera assembleare interna alla società non può sostituire un contratto firmato da entrambe le parti, né la successiva emissione di fatture può sanare tale vizio di forma. La decisione conferma la giurisprudenza consolidata in materia.
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Usucapione prova: la Cassazione chiarisce i limiti
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso per usucapione, stabilendo che la valutazione delle prove effettuata dal giudice di merito non è riesaminabile in sede di legittimità. Il caso riguardava una richiesta di usucapione di un appartamento, respinta dalla Corte d'Appello per carenza di una solida usucapione prova. La Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso e sanzionando i ricorrenti per abuso del processo.
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Vendita di eredità: la quota incerta non nega i diritti
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che garantiva a un coerede l'accesso a un immobile comune, nonostante la sua quota fosse incerta a causa di una complessa vendita di eredità e di un testamento contestato. Secondo la Corte, la qualità di co-proprietario è sufficiente per esercitare il diritto di accesso, anche se la determinazione esatta della quota è pendente in altre sedi giudiziarie. L'appello degli altri eredi è stato respinto con condanna per lite temeraria.
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Confine catastale: quando le mappe decidono la lite
Un proprietario ha contestato la determinazione del confine della sua proprietà, basata sulle mappe catastali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che, in assenza di prove certe e univoche, il ricorso al confine catastale è un criterio valido e legittimo per il giudice. L'ordinanza sottolinea il valore sussidiario delle risultanze catastali nelle azioni di regolamento di confini e sanziona il ricorrente per abuso del processo.
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Revoca decreto di liquidazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione affronta un caso riguardante la revoca di un decreto di liquidazione per un consulente tecnico del Pubblico Ministero. Dopo l'emissione di un primo decreto, non comunicato, il P.M. lo ha revocato emettendone un secondo. Il Tribunale ha ritenuto illegittima la revoca. La Cassazione, investita della questione, ha sospeso la decisione, ritenendo di particolare importanza giuridica stabilire se un decreto non depositato in cancelleria possa considerarsi giuridicamente esistente e, di conseguenza, se sia possibile la sua revoca. Il caso è stato rinviato a pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Nuova procura speciale: inammissibilità del ricorso
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa edile perché il suo legale non era munito di una nuova procura speciale per richiedere la decisione nel merito dopo la proposta di definizione accelerata. La Corte ha ribadito che la procura originaria non è sufficiente, essendo necessario un mandato specifico e successivo per questo atto, a garanzia della volontà consapevole del cliente di proseguire il giudizio.
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Ricorso inammissibile: condanna per lite temeraria
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato contro una decisione della Corte d'Appello che negava la revocazione di una precedente sentenza. L'appello, ritenuto carente nei requisiti formali e basato su un rimedio giuridico errato (revocazione anziché ricorso per cassazione per violazione di giudicato), ha portato alla condanna dei ricorrenti per lite temeraria, con sanzioni economiche sia verso la controparte che verso la cassa delle ammende.
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Impugnazione delibera: come opporsi alle spese
Una condomina si opponeva a un decreto ingiuntivo per spese condominiali, sostenendo la falsità di una fattura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per contestare le spese è necessaria una formale impugnazione della delibera condominiale che le ha approvate. La semplice contestazione della fattura nel giudizio di opposizione non è sufficiente a invalidare il credito del condominio.
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Improcedibilità del ricorso: deposito e notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da alcuni condomini in una causa per spese condominiali. La decisione si fonda sul mancato deposito, da parte dei ricorrenti, della copia autentica della sentenza d'appello corredata dalla prova della sua notificazione. La Corte ha chiarito che tale adempimento è essenziale per consentire al giudice di verificare la tempestività dell'impugnazione, e la sua omissione non è sanabile se il ricorso è stato notificato oltre 60 giorni dalla pubblicazione della sentenza impugnata.
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Onere della prova pagamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3086/2025, ha rigettato il ricorso di una società debitrice che sosteneva di aver saldato il proprio debito per una fornitura di auto tramite ingenti pagamenti in contanti. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova del pagamento spetta sempre al debitore. Le sole risultanze delle scritture contabili, in assenza di prove sulla loro regolarità e di fronte all'inverosimiglianza delle operazioni registrate, non sono state ritenute sufficienti a dimostrare l'effettiva estinzione del debito.
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Prova dell’usucapione: la Cassazione decide
Una società immobiliare ha citato in giudizio una signora per occupazione senza titolo di un appartamento. Quest'ultima ha risposto con una domanda riconvenzionale per usucapione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della signora, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato l'usucapione per mancanza di una adeguata prova dell'usucapione. La Corte ha chiarito che la valutazione dei testimoni spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, distinguendo tra l'omesso esame di un elemento di prova e quello di un fatto storico decisivo.
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Cessione volontaria: quando è trasferimento definitivo?
Un erede contestava la validità della vendita di alcuni terreni da parte di un Comune, sostenendo che l'originaria cessione volontaria del 1981 non fosse un trasferimento definitivo della proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la scrittura privata, per il suo tenore letterale inequivocabile, aveva un effetto immediatamente traslativo. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo di ricorso relativo all'omesso esame di un documento, applicando il principio della "doppia conforme", dato che le decisioni di primo e secondo grado erano identiche nelle motivazioni.
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Usucapione immobile: quando è solo detenzione?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore che rivendicava l'usucapione di un immobile commerciale da lui stesso venduto anni prima. La Corte ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che la sua permanenza sull'immobile non costituiva possesso utile per l'usucapione immobile, ma semplice detenzione a titolo di comodato, mancando la prova dell' 'animus possidendi', ovvero l'intenzione di comportarsi come proprietario.
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Usucapione detentore: la prova del possesso è chiave
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di un soggetto che rivendicava l'usucapione di un terreno. Il caso chiarisce che chi inizia a occupare un immobile come detentore, ad esempio in virtù di un contratto di sublocazione, non può usucapirlo se non prova un atto di 'interversione del possesso', ossia un'azione inequivocabile con cui ha smesso di riconoscere il diritto altrui e ha iniziato a possedere come se fosse il vero proprietario. La Corte ha confermato la decisione di merito che, sulla base delle prove testimoniali, ha qualificato l'occupante come mero detentore, escludendo così l'acquisto per usucapione.
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Patrocinio a spese dello Stato: diniego e ricorso
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per il diniego del patrocinio a spese dello Stato. La concessione di una misura cautelare non basta a superare una valutazione di manifesta infondatezza del ricorso principale, soprattutto se questo viene poi rigettato nel merito. La decisione sottolinea la distinzione tra il giudizio sull'urgenza e quello sulla fondatezza della domanda.
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Responsabilità per custodia: il proprietario risponde
Una società immobiliare è stata ritenuta responsabile per l'occupazione illegittima di una porzione di un immobile confinante, causata da un muro divisorio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo il principio di responsabilità per custodia secondo cui il proprietario di un bene è responsabile dei danni da esso cagionati, indipendentemente da chi abbia materialmente realizzato l'opera dannosa, a meno che non si provi il caso fortuito.
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Legittimazione passiva: firma incerta, contratto nullo
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che rigetta la domanda di un'acquirente volta a ottenere il trasferimento di un immobile. Il caso verteva su un preliminare di vendita la cui firma era contestata: l'acquirente sosteneva fosse stata apposta dal fratello gemello del legale rappresentante della società venditrice. In assenza di prove certe sulla sottoscrizione, la Corte ha confermato il difetto di legittimazione passiva del convenuto, rendendo inefficaci sia la richiesta di esecuzione del contratto sia quella di risarcimento del danno.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Un privato cittadino, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello, ha deciso di ritirarlo. La Suprema Corte, verificata la regolarità formale dell'atto, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione sulla rinuncia al ricorso ha comportato anche la condanna del cittadino al pagamento delle spese legali sostenute dalla controparte, un condominio.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione, con un decreto presidenziale, ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'appellante, regolarmente accettata dalle controparti. La decisione, fondata sugli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, conferma che l'atto di rinuncia possedeva tutti i requisiti legali. Il provvedimento non si è pronunciato sulle spese del giudizio.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società, dopo aver presentato ricorso per la cassazione di una sentenza della Corte d'Appello, ha deciso di ritirarlo. La controparte ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione, verificata la conformità della procedura agli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Il decreto ha stabilito che non vi fosse luogo a provvedere sulle spese processuali, come previsto dalla normativa sulla rinuncia al ricorso.
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