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Art. 99 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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135 provvedimenti

Altri anni per Art. 99 Codice di Procedura Civile

Retroattività sanzioni amministrative: la Cassazione
Una società radiofonica, sanzionata per non aver richiesto il certificato di agibilità per i suoi lavoratori dello spettacolo in un periodo precedente al 2001, ha invocato l'applicazione di una legge successiva più favorevole che ha abolito tale obbligo. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione sulla retroattività delle sanzioni amministrative di tale importanza da rimettere la decisione alle Sezioni Unite. La Corte ha sollevato dubbi sulla ragionevolezza di continuare a sanzionare una condotta che non è più considerata illecita, data la natura punitiva e l'afflittività della sanzione originale.
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Libertà di insegnamento: i limiti secondo la Cassazione
Una docente, richiamata da un incarico all'estero per presunta incapacità didattica, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il provvedimento fosse illegittimo e violasse la sua libertà di insegnamento. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando che la libertà di insegnamento non è un diritto assoluto, ma è subordinato al diritto allo studio degli alunni e non può giustificare una manifesta inadeguatezza professionale.
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Impugnazione lodo irrituale: il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore contro un ente pubblico. A seguito dell'annullamento di un lodo arbitrale favorevole, il tentativo di riproporre la domanda in sede ordinaria è fallito per vizi procedurali. La decisione sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza nell'impugnazione lodo irrituale, evidenziando come la mancata specificità dei motivi e l'omessa trascrizione degli atti essenziali precludano l'esame nel merito da parte della Suprema Corte.
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Rimborso contributi integrativi: la Cassazione nega
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28979/2025, ha stabilito un principio chiave in materia previdenziale forense. In caso di cancellazione di un professionista dalla Cassa per incompatibilità, non è previsto il rimborso contributi integrativi. Questi, a differenza dei contributi soggettivi, hanno una funzione solidaristica a sostegno dell'intera categoria e non sono legati alla singola posizione pensionistica. Pertanto, il loro versamento è legittimo finché il professionista è iscritto all'Albo e non costituisce un indebito da restituire.
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Eredi avvocato: IVA e CPA sempre dovuti, la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28796/2025, ha stabilito che gli obblighi fiscali eredi includono il dovere di fatturare e versare IVA e CPA per le prestazioni professionali eseguite dal defunto, anche se gli eredi non sono professionisti. La Corte ha chiarito che tali oneri si trasferiscono per successione 'mortis causa' e sono dovuti per legge. L'ordinanza ha rigettato sia il ricorso principale dei clienti, che contestavano il pagamento di tali accessori, sia quello incidentale degli eredi del professionista, che mirava a un ricalcolo dei compensi sulla base di un maggior valore della causa.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8815/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare a una sola sede. La Corte ha ribadito che, di norma, la comparazione deve avvenire sull'intero 'complesso aziendale' e che la distanza geografica non è una giustificazione sufficiente per restringere l'ambito di scelta. Tale violazione dei criteri di scelta è considerata un vizio sostanziale, che comporta il diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro.
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Licenziamento collettivo: limiti geografici e reintegra
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la scelta dei lavoratori da licenziare a una sola sede geografica. Secondo la Corte, senza specifiche e comprovate esigenze tecnico-produttive, la platea dei lavoratori da considerare deve estendersi a tutto il complesso aziendale. La violazione dei criteri di scelta comporta la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
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Licenziamento collettivo: limiti alla scelta territoriale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8750/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei dipendenti a una sola sede, senza fornire adeguate ragioni tecnico-produttive. La Corte ha stabilito che la scelta dei lavoratori da licenziare deve avvenire, di norma, considerando l'intero complesso aziendale e che la violazione di tale principio costituisce un vizio sostanziale che comporta la reintegrazione del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta locale
Una società avviava un licenziamento collettivo limitandolo a una sola sede. Un lavoratore impugnava il recesso. La Cassazione ha confermato l'illegittimità, chiarendo che nel licenziamento collettivo la platea dei lavoratori da considerare deve includere l'intero complesso aziendale, salvo specifiche e comprovate esigenze tecnico-produttive. La sola distanza geografica non è una giustificazione valida.
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Uso improprio carta carburante: quando è illegittimo?
Un'azienda di servizi ambientali licenzia un dipendente per uso improprio della carta carburante, contestando solo il disallineamento tra la carta e il veicolo usato. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, dichiarando il licenziamento illegittimo. La sentenza stabilisce che il datore di lavoro è vincolato alla specificità della contestazione disciplinare e deve provare non solo il fatto, ma anche la sua gravità, tale da ledere il rapporto di fiducia, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i motivi spiegati
Un agente commerciale si è visto respingere il proprio ricorso dalla Corte di Cassazione. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi presentati, tra cui la confusione delle censure, la mancata autosufficienza e l'introduzione di nuove questioni. Questo caso evidenzia le regole stringenti per l'accesso al giudizio di legittimità, confermando che l'inammissibilità del ricorso cassazione scatta quando non vengono rispettati precisi requisiti formali e sostanziali.
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Improcedibilità ricorso: conseguenze mancato deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso di un'ex dipendente condannata a restituire oltre 1,3 milioni di euro all'azienda. La causa dell'improcedibilità del ricorso è il mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata nei termini di legge. La Suprema Corte ha respinto la tesi del malfunzionamento informatico, condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali e a pesanti sanzioni per abuso del processo, avendo insistito nell'appello nonostante la palese inammissibilità.
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Indennizzo contratti a termine: prova del danno non serve
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava inammissibile il ricorso di un'amministrazione pubblica. Il caso riguarda un lavoratore che ha ottenuto un indennizzo per la reiterazione abusiva di contratti a termine. La Suprema Corte ha ribadito che l'indennizzo previsto dall'art. 32, comma 5, L. n. 183/2010 costituisce una forma di danno presunto, di natura sanzionatoria (definito "danno comunitario"), che esonera il lavoratore dall'onere di provare la perdita di chance o qualsiasi altro pregiudizio specifico.
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Indennità De Maria e retribuzione di posizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5126/2024, ha rigettato il ricorso di un dipendente universitario che chiedeva l'inclusione della retribuzione di posizione nel calcolo della cosiddetta Indennità De Maria. La Corte ha ribadito il principio secondo cui tale indennità, finalizzata a equiparare il trattamento economico del personale universitario a quello del personale sanitario, non può estendersi automaticamente a emolumenti, come la retribuzione di posizione, che sono strettamente legati all'effettivo conferimento e svolgimento di un incarico dirigenziale, la cui prova spetta al lavoratore.
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Indennità di perequazione: no alla retribuzione di posizione
Un dipendente universitario ha richiesto il pagamento di un'indennità di perequazione calcolata includendo la retribuzione di posizione del personale sanitario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'indennità di perequazione copre il trattamento economico fondamentale, ma non gli emolumenti, come la retribuzione di posizione, che sono legati all'effettivo conferimento di un incarico dirigenziale. La Corte ha chiarito che spetta al lavoratore provare di avere i requisiti per tali voci accessorie.
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Indennità De Maria: esclusa la retribuzione di posizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5070/2024, ha stabilito che la retribuzione di posizione, prevista per il personale sanitario, non può essere inclusa nel calcolo dell'indennità De Maria per il personale universitario equiparato, a meno che non sia stato conferito un effettivo incarico dirigenziale. Il ricorso di un dipendente universitario è stato rigettato perché l'erogazione di tale emolumento non è automatica ma subordinata alla prova dello svolgimento di specifiche funzioni dirigenziali, onere che spettava al lavoratore.
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Ricorso per Cassazione: inammissibile se confuso
Una candidata in un concorso pubblico ha impugnato l'assunzione di una collega con punteggio inferiore. Il suo ricorso per Cassazione è stato dichiarato inammissibile perché i motivi di impugnazione erano confusi e mescolavano, in modo inestricabile, profili di violazione di legge con richieste di riesame dei fatti, attività preclusa al giudice di legittimità. La Suprema Corte ha ribadito che un ricorso per Cassazione deve essere formulato con rigore tecnico per poter essere esaminato nel merito.
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Indennità De Maria: esclusa la posizione dirigenziale
Un dipendente universitario ha richiesto l'inclusione dell'indennità di posizione dirigenziale nel calcolo dell'indennità De Maria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5056/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che tale emolumento è legato all'effettivo conferimento di un incarico direttivo, che nel caso di specie mancava. La sentenza ribadisce che la perequazione salariale non si estende automaticamente a tutte le voci retributive del personale ospedaliero.
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Licenziamento collettivo: illegittimo se limitato a 1 sede
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo un licenziamento collettivo in cui la società aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare alla sola sede interessata dalla riorganizzazione. Secondo la Corte, in assenza di comprovate e oggettive ragioni tecnico-produttive che impediscano la comparazione, la scelta deve estendersi a tutti i dipendenti con profili professionali fungibili nell'intera azienda. La violazione di questo principio comporta la reintegrazione del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta per sede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4958/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare a una sola sede geografica. Secondo la Corte, in presenza di professionalità fungibili in altre sedi, la comparazione deve avvenire a livello aziendale globale, a meno che non sussistano oggettive e comprovate esigenze tecnico-produttive che giustifichino una scelta diversa. La motivazione generica basata sulla sola dislocazione geografica è stata ritenuta insufficiente, portando alla reintegra del lavoratore.
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