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Art. 97 Costituzione — Anno 2024

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721 provvedimenti

Altri anni per Art. 97 Costituzione

Restituzione somme indebite: la Cassazione decide
Un dirigente di un ente locale è stato condannato alla restituzione di emolumenti accessori (retribuzione di posizione e di risultato) percepiti per anni, ma ritenuti illegittimi per vizi procedurali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14762/2024, ha rigettato il ricorso del dirigente, confermando l'obbligo di restituzione delle somme indebite. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela prevista per la retribuzione a fronte di una prestazione lavorativa di fatto (art. 2126 c.c.) non si estende agli emolumenti accessori erogati in assenza dei presupposti legali e contrattuali, come la contrattazione integrativa e la costituzione del relativo fondo. La buona fede del dipendente è stata considerata irrilevante ai fini della restituzione.
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Scorrimento graduatoria: stop con nuova legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento graduatoria di un concorso interno non è più possibile se una nuova legge (ius superveniens) modifica le modalità di progressione di carriera, imponendo concorsi pubblici. Nel caso di specie, il D.Lgs. 150/2009 ha impedito a un'amministrazione pubblica di promuovere dipendenti attingendo da una graduatoria di un concorso puramente interno bandito prima del 2010, annullando la decisione favorevole della Corte d'Appello.
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Scorrimento graduatoria: nuove regole e ius superveniens
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14732/2024, ha stabilito che lo scorrimento graduatoria di un concorso interno non è un diritto soggettivo dei candidati. La normativa applicabile è quella vigente al momento della decisione di coprire i posti vacanti (ius superveniens), non quella del bando. Pertanto, l'entrata in vigore del d.lgs. n. 150/2009 ha legittimamente impedito la promozione di dipendenti pubblici idonei in una graduatoria precedente, in quanto la nuova legge ha modificato le modalità di progressione verticale, richiedendo concorsi pubblici.
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Remunerazione medici specializzandi: Cassazione cambia rotta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14708/2024, ha accolto il ricorso di alcuni medici specializzandi, ribaltando le precedenti decisioni di merito. I giudici avevano negato loro il diritto a un'adeguata remunerazione perché iscritti ai corsi di specializzazione prima dell'anno accademico 1982-1983. La Suprema Corte, allineandosi alla più recente giurisprudenza europea e nazionale, ha stabilito che ciò che conta non è la data di iscrizione, ma la prosecuzione del corso dopo il 1° gennaio 1983. Pertanto, i medici hanno diritto alla remunerazione per il periodo di formazione svolto a partire da tale data. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Remunerazione extra budget: no pagamenti oltre il tetto
La Corte di Cassazione ha negato a una clinica privata la remunerazione extra budget per prestazioni di terapia intensiva erogate in regime di urgenza su richiesta di ospedali pubblici. La sentenza stabilisce che il tetto di spesa concordato con il sistema sanitario è invalicabile, anche in caso di prestazioni indifferibili. Viene inoltre esclusa la possibilità di ricorrere all'azione di ingiustificato arricchimento, poiché il rapporto è regolato da un preciso quadro normativo e contrattuale.
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Project financing giurisdizione: chi decide sui contratti
Un'ordinanza della Cassazione sul tema della project financing giurisdizione stabilisce che le controversie per inadempimento del contratto stipulato a valle dell'aggiudicazione, inclusa la richiesta di risoluzione e risarcimento, rientrano nella competenza del giudice ordinario e non di quello amministrativo. Il caso riguardava la riqualificazione di un'area comunale.
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Revoca incarico dirigenziale: il risarcimento del danno
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del danno risarcibile in caso di revoca di un incarico dirigenziale da parte della Pubblica Amministrazione, avvenuta prima della registrazione del contratto da parte della Corte dei Conti. L'ordinanza stabilisce che l'illegittimità del comportamento della PA, che viola il legittimo affidamento del dirigente, non dà diritto al risarcimento dello stipendio non percepito (danno da interesse positivo), bensì solo al rimborso delle spese sostenute e delle occasioni di lavoro perse (danno da interesse negativo), che devono essere specificamente provate.
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Prescrizione lavoro pubblico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14559/2024, ha stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi nel lavoro pubblico decorre anche in costanza di rapporto. A differenza del settore privato, nel pubblico impiego non si applica la sospensione del termine, poiché la stabilità del rapporto è considerata intrinseca e non sussiste un 'metus' (timore) giuridicamente rilevante che possa impedire al lavoratore di far valere i propri diritti.
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Ricorso LSU inammissibile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di ex lavoratori socialmente utili (LSU) che, dopo una lunga battaglia legale, avevano ottenuto la stabilizzazione nei ruoli del Ministero dell'Istruzione. Il ricorso, volto al riconoscimento dell'anzianità di servizio pregressa, è stato respinto per gravi vizi formali nella sua stesura e per la sopravvenuta carenza di interesse sulle domande originarie. La Corte ha sottolineato come la stabilizzazione ottenuta durante il processo abbia reso inammissibili le censure relative alla mancata assunzione, e come le restanti doglianze non abbiano adeguatamente contestato la decisione della Corte d'Appello. Questo caso evidenzia l'importanza del rigore tecnico nella redazione degli atti di impugnazione.
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Contratto a termine PA: no alla conversione automatica
Un operatore socio-sanitario con contratti a termine illegittimi presso un'Azienda Sanitaria ha chiesto la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo il principio fondamentale per cui nel settore pubblico non è ammessa la conversione del contratto a termine PA. La Corte ha chiarito che l'art. 36 del D.Lgs. 165/2001 prevale sulla normativa generale e che le Aziende Sanitarie rientrano a pieno titolo tra le pubbliche amministrazioni soggette a tale disciplina, escludendo anche l'applicabilità di norme regionali sulla stabilizzazione in contrasto con i principi statali.
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Risarcimento danno pubblico impiego: no prova, no indennizzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14419/2024, ha negato il risarcimento del danno a una dipendente pubblica a tempo indeterminato che aveva ricevuto una serie di incarichi dirigenziali temporanei illegittimi. La Corte ha stabilito che, non essendoci una situazione di precarietà lavorativa (la dipendente non ha mai rischiato il posto), non si applica l'indennità forfettaria prevista per l'abuso di contratti a termine. In assenza di una prova specifica del danno subito, la richiesta di risarcimento danno nel pubblico impiego è stata respinta, distinguendo tra l'illecito per violazione delle norme sul precariato e quello per violazione delle regole di accesso ai pubblici uffici.
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Retribuzione onnicomprensiva: no a compensi extra
Una dirigente pubblica ha ricevuto un compenso aggiuntivo per un incarico specifico. L'ente pubblico ha successivamente richiesto la restituzione della somma, invocando il principio della retribuzione onnicomprensiva. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dell'ente alla restituzione, stabilendo che lo stipendio del dirigente copre tutte le funzioni assegnate e che la buona fede del percipiente non è sufficiente a bloccare la richiesta di rimborso di un pagamento non dovuto.
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Iscrizione lavoratori agricoli: la prova spetta a te
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice per l'iscrizione lavoratori agricoli, stabilendo che, in caso di contestazione da parte dell'INPS, l'onere di provare l'effettiva esistenza del rapporto di lavoro subordinato spetta interamente al lavoratore. Le norme sulla motivazione degli atti amministrativi (L. 241/90) non si applicano, poiché gli atti previdenziali hanno natura meramente ricognitiva di un diritto che sorge dalla legge.
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Onere della prova: la Cassazione su mansioni identiche
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14135/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni dirigenti medici che chiedevano un adeguamento retributivo basato sulla presunta identità di mansioni con colleghi meglio pagati. La decisione sottolinea che l'onere della prova spetta al lavoratore, il quale deve fornire allegazioni specifiche e dettagliate, non potendo fare affidamento sul principio di non contestazione a fronte di affermazioni generiche.
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Retribuzione lavoro pubblico: sì a tutti i diritti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico, il cui rapporto di lavoro subordinato era mascherato da un contratto di collaborazione poi dichiarato nullo, ha diritto alla piena retribuzione prevista dal contratto collettivo nazionale. L'ordinanza chiarisce che il diritto non si limita a un "minimo costituzionale", ma include tutte le voci retributive per il periodo in cui la prestazione è stata effettivamente svolta, in applicazione dell'art. 2126 del Codice Civile. L'appello dell'Azienda Sanitaria è stato dichiarato inammissibile.
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Somministrazione illegittima: danno e prescrizione
Un ente pubblico ha utilizzato una serie di contratti di somministrazione a termine (somministrazione illegittima) per impiegare lavoratrici per anni sulle stesse mansioni. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, riconoscendo il diritto delle lavoratrici a un risarcimento forfettario ("danno comunitario") senza necessità di provare un danno specifico. Tuttavia, ha chiarito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi (come i premi di produzione) decorre in costanza di rapporto e non dalla sua cessazione, accogliendo parzialmente su questo punto il ricorso dell'ente e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Incarico a dipendente pubblico: l’errore è scusabile?
Una società edile viene sanzionata dall'Agenzia Fiscale per aver affidato un incarico a un dipendente pubblico senza la prescritta autorizzazione. La società si difende invocando l'errore incolpevole, dato che il professionista aveva Partita IVA ed emetteva fatture. La Corte di Cassazione, pur confermando l'onere di diligenza del committente nel verificare lo status del professionista, annulla parzialmente la sanzione poiché una delle norme applicate è stata dichiarata incostituzionale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la rideterminazione della sanzione e delle spese legali.
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Dichiarazione Pubblica Utilità: Cassazione al vaglio
In un complesso caso di espropriazione, la Corte di Cassazione esamina un ricorso basato sulla validità della dichiarazione di pubblica utilità. Gli eredi di alcuni proprietari terrieri hanno impugnato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva riconosciuto un'indennità per l'occupazione legittima ma respinto le doglianze sulla legittimità dell'intera procedura. Data la complessità delle questioni sollevate, in particolare riguardo all'interpretazione degli atti amministrativi e alla reiterazione della dichiarazione di pubblica utilità, la Suprema Corte ha deciso di non pronunciarsi in camera di consiglio, rinviando il caso a una pubblica udienza per un'analisi più approfondita.
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Prezzo chiuso appalti: l’annullamento parziale delibera
La Cassazione chiarisce che la decorrenza per il calcolo del meccanismo del prezzo chiuso in un appalto pubblico parte dalla delibera che rende efficace l'offerta, anche se poi annullata per motivi non sostanziali. L'annullamento parziale non incide sul termine iniziale.
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Società non operative: prova in giudizio senza interpello
Una società di costruzioni, classificata dall'Agenzia delle Entrate come 'società non operativa', ha impugnato gli avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13867/2024, ha stabilito un principio fondamentale: il contribuente può sempre fornire in sede processuale la prova delle 'situazioni oggettive' che hanno impedito il raggiungimento dei ricavi minimi, anche qualora non abbia preventivamente presentato l'istanza di interpello disapplicativo. La Corte ha accolto il ricorso della società per l'annualità in cui il giudice di merito aveva erroneamente negato tale facoltà, cassando la sentenza e rinviando la causa per un nuovo esame.
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