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Art. 97 Costituzione — Anno 2024

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721 provvedimenti

Altri anni per Art. 97 Costituzione

Inquadramento dipendente pubblico: le regole speciali
Una dipendente pubblica, trasferita da un'amministrazione scolastica a un ruolo speciale presso un'altra amministrazione statale, ha richiesto un superiore inquadramento professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le procedure speciali di reclutamento prevalgono sulle norme generali di mobilità. La decisione sottolinea come l'inquadramento dipendente pubblico, in tali contesti, si basi sulla normativa specifica della procedura e sulla professionalità acquisita nel nuovo ruolo, non su quella di provenienza.
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Controllo indiretto società pubblica: le regole
In un caso di somministrazione illecita di manodopera, la Cassazione ha stabilito che le regole sul reclutamento pubblico si applicano anche in caso di controllo indiretto società pubblica. La Corte ha chiarito che se un ente pubblico controlla una società che a sua volta ne controlla un'altra, anche quest'ultima è soggetta a specifici obblighi. La sentenza di merito è stata annullata con rinvio per accertare la presenza degli ulteriori requisiti di legge.
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Errore revocatorio: i limiti secondo la Cassazione
Una società alberghiera ha richiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto riguardo la conoscenza da parte di un Comune dello stato di inagibilità di un immobile ai fini della riduzione dell'imposta. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errore revocatorio si applica solo a un errore di percezione (una svista) e non a un errore di giudizio su un punto che è stato oggetto di dibattito e decisione nel precedente grado di giudizio.
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Accertamento induttivo e fatture false: la sentenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un accertamento induttivo dell'Agenzia delle Entrate. La sentenza conferma che, in presenza di contabilità inattendibile e fatture per operazioni inesistenti, l'amministrazione finanziaria può legittimamente ricostruire il reddito con metodo induttivo, basandosi anche su presunzioni. È stato inoltre ribadito che l'IVA esposta su una fattura falsa è sempre dovuta dall'emittente per neutralizzare il rischio di frode fiscale.
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Raddoppio termini accertamento: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20400/2024, ha affrontato il tema del raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte ha confermato la legittimità dell'estensione dei termini per IRES e IVA anche in caso di denuncia penale tardiva, ma ha annullato l'accertamento ai fini IRAP. La motivazione risiede nel fatto che il raddoppio è previsto solo per violazioni che costituiscono reato, categoria a cui non appartengono quelle relative all'IRAP. La sentenza ha inoltre esaminato la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti.
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Accertamento induttivo: la Cassazione sui costi
Un imprenditore individuale è stato oggetto di un accertamento induttivo a causa di una vasta discrepanza tra il reddito dichiarato e le fatture emesse, risultate per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate, validando sia il metodo di calcolo del reddito (presumendo una ripartizione al 50% del vantaggio fiscale) sia l'obbligo di versare l'intera IVA indicata sulle fatture fittizie, respingendo il ricorso del contribuente.
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Inquadramento superiore: stop a promozioni automatiche
Un operaio agricolo di una Regione aveva ottenuto in primo e secondo grado il riconoscimento di un inquadramento superiore per le mansioni svolte. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che al rapporto di lavoro si applica la disciplina del pubblico impiego. Di conseguenza, lo svolgimento di mansioni superiori non comporta il diritto automatico alla promozione, ma solo a differenze retributive. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Rimborso credito IVA: onere della prova e decadenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20188/2024, ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può sempre contestare la richiesta di rimborso credito IVA, anche dopo la scadenza dei termini per l'accertamento. La Corte ha ribadito che l'onere di provare l'effettiva esistenza del credito spetta sempre al contribuente, il quale deve conservare e produrre la documentazione necessaria, indipendentemente dal tempo trascorso. La mancata esibizione dei registri IVA ha legittimato il diniego del rimborso.
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Credito di imposta: decadenza per invio tardivo
Una società si è vista negare un credito d'imposta per aver inviato in ritardo la comunicazione obbligatoria. La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza dal credito di imposta, stabilendo che il termine perentorio previsto dalla legge prevale sulle garanzie dello Statuto del contribuente, poiché l'impresa aveva avuto oltre 100 giorni per adempiere.
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Trasferimento immobili ASL: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'Azienda Sanitaria non è tenuta al pagamento dell'IRES sui redditi degli immobili che utilizza ma di cui non è ancora formalmente proprietaria. La sentenza chiarisce che il presupposto per la tassazione non è la mera disponibilità del bene, ma il possesso basato su un titolo giuridico formale, come la proprietà. Il lungo processo di trasferimento immobili ASL da altri enti pubblici, se non concluso con un atto formale, non fa sorgere l'obbligo tributario.
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Inutilizzabilità documentale: prova a carico del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20114/2024, si è pronunciata sul tema dell'inutilizzabilità documentale nel processo tributario. Una società aveva prodotto in giudizio documenti non esibiti in fase di verifica. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che non basta dichiarare di non aver potuto produrre i documenti per causa non imputabile, ma occorre fornirne la prova rigorosa. Tutti i motivi di ricorso della società, inclusi quelli su contraddittorio e cumulo delle sanzioni, sono stati respinti.
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Improcedibilità del ricorso: mancato deposito copia
Un professionista, sanzionato con la sospensione dal proprio Ordine a seguito di una condanna penale, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché il ricorrente non ha depositato la copia notificata della decisione impugnata entro i termini di legge. La decisione sottolinea come il rispetto delle norme procedurali sia un requisito fondamentale per l'ammissibilità di qualsiasi impugnazione, confermando in via definitiva la sanzione disciplinare.
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Risarcimento danni Agenzia Entrate: la giurisdizione
Una società ha richiesto il risarcimento danni all'Agenzia delle Entrate per una presunta condotta illecita, separatamente dall'impugnazione dell'avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione per tali cause spetta al giudice ordinario e non a quello tributario, poiché la domanda si fonda sulla lesione di un diritto soggettivo e sul principio generale del 'neminem laedere', esterno al rapporto tributario.
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Blocco stipendi PA: si applica a contratti privati?
Un lavoratore, dipendente di un Comune ma con contratto del settore privato edile, ha richiesto gli aumenti retributivi negati a causa del blocco stipendi PA. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, privilegiando la natura pubblica del datore di lavoro. La Corte di Cassazione, ritenendo la questione inedita e di particolare importanza, ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per definire l'applicabilità del blocco a questi rapporti di lavoro ibridi.
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Impegno di spesa: No a pagamenti senza delibera
Un'associazione no-profit ha richiesto a un Comune il pagamento per servizi di trasporto disabili. La Cassazione ha respinto la richiesta, confermando che senza un formale impegno di spesa, l'ente locale non è tenuto a pagare. La responsabilità ricade sul funzionario che ha autorizzato la spesa.
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Equiparazione giuridica: no senza concorso pubblico
Un ex dipendente di una società privata, transitato nei ruoli di un'amministrazione regionale, ha richiesto l'inquadramento come dirigente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che l'equiparazione giuridica a una qualifica superiore nel pubblico impiego non può avvenire senza un concorso pubblico, in ossequio ai principi costituzionali. La Corte ha chiarito che il riconoscimento di sole differenze economiche in un precedente giudizio non equivale a un inquadramento giuridico formale, sottolineando la necessità di procedure di selezione pubbliche per garantire l'imparzialità e l'efficienza della Pubblica Amministrazione.
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Comportamento antieconomico e accertamento fiscale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale nei confronti di una società immobiliare basato sul suo comportamento antieconomico. La vendita di immobili a prezzi inferiori a quelli di mercato è stata considerata una presunzione grave, precisa e concordante di evasione fiscale. La Corte ha ritenuto che tale condotta, se non adeguatamente giustificata, legittima l'Amministrazione finanziaria a rideterminare induttivamente i ricavi, invertendo l'onere della prova sul contribuente. Anche le doglianze procedurali, come la presunta violazione del contraddittorio, sono state respinte.
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Danno comunitario: risarcimento anche per contratti nulli
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico ha diritto al risarcimento del danno comunitario per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, anche se tali contratti sono nulli per mancanza di forma scritta. La nullità formale, imputabile alla Pubblica Amministrazione, non può vanificare la tutela sostanziale prevista dal diritto europeo contro il lavoro precario.
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Danno comunitario: tutela anche senza contratto scritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18935/2024, ha stabilito un principio fondamentale a tutela dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. Anche in assenza di un contratto scritto, e quindi in presenza di un rapporto formalmente nullo, il lavoratore ha diritto al risarcimento del cosiddetto 'danno comunitario' se subisce una reiterazione abusiva di contratti a termine. La Corte ha chiarito che la nullità formale, imputabile alla P.A., non può vanificare la tutela sostanziale imposta dal diritto dell'Unione Europea contro l'abuso dei contratti precari.
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Accertamento bancario: onere della prova e limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza 18885/2024, interviene su un caso di accertamento bancario a carico di un architetto. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per i lavoratori autonomi, i prelevamenti bancari non possono essere automaticamente considerati compensi non dichiarati. Questa presunzione vale solo per gli imprenditori. Inoltre, in caso di accertamento basato sui versamenti, devono sempre essere riconosciuti i costi, anche in via forfettaria. La sentenza cassa la decisione precedente e rinvia il caso per un nuovo esame che applichi questi principi.
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