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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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947 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Equa riparazione e valore causa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che per negare l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo, non è sufficiente considerare la solidità finanziaria del richiedente. Se il valore oggettivo della causa non è minimo (superiore alla soglia di circa 500 euro), il diritto all'indennizzo sussiste. La Corte ha accolto il ricorso di due grandi società a cui era stato negato il risarcimento, annullando la decisione che si basava unicamente sulla sproporzione tra il credito e il loro ingente patrimonio.
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Proprietà lastrico solare: quando il titolo prevale
In una disputa sulla proprietà di un lastrico solare, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un titolo di acquisto chiaro e specifico prevale sulla presunzione legale di proprietà comune. La Corte ha ritenuto che l'interpretazione del contratto di vendita originario, che menzionava espressamente un "terrazzo al secondo piano", fosse sufficiente a dimostrare la proprietà esclusiva del lastrico solare, rigettando il ricorso basato su una lettura alternativa delle prove documentali.
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Inadempimento contratto preliminare: le prove contano
Un promissario acquirente ha citato in giudizio i venditori per inadempimento contratto preliminare, lamentando una servitù non dichiarata e la mancata regolamentazione dei confini. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligazione di delimitare i confini, intesa come attività materiale tra le parti, può essere provata anche tramite testimoni. Ha inoltre chiarito che il rigetto di un'eccezione preliminare non determina una soccombenza reciproca ai fini della ripartizione delle spese legali, se l'appello viene integralmente respinto nel merito.
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Uso esclusivo bene comune: quando scatta il danno?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'uso esclusivo di un bene comune da parte di un coerede diventa illegittimo dal momento in cui gli altri contitolari manifestano la volontà di goderne. Una semplice richiesta scritta di consegna delle chiavi è stata ritenuta sufficiente per far sorgere il diritto al risarcimento del danno per il mancato utilizzo. La Corte ha rigettato il ricorso della coerede che occupava l'immobile, confermando la sua condanna al pagamento di un'indennità a favore dei fratelli.
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Competenze avvocato: validità atti e onorari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cliente contro il pagamento delle competenze al proprio avvocato. L'ordinanza stabilisce che le mere irregolarità formali nella notifica telematica degli atti non invalidano il procedimento se non viene dimostrato un danno concreto al diritto di difesa. Inoltre, viene ribadita la netta distinzione tra le competenze dovute dal cliente al proprio legale, basate sul rapporto contrattuale, e le spese liquidate dal giudice a carico della parte soccombente.
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Sanzione per gioco: PC in internet point è legittimo
Un esercente commerciale ha ricevuto una sanzione amministrativa di 20.000 euro per aver messo a disposizione dei clienti computer che permettevano l'accesso a piattaforme di gioco online. La Corte di Cassazione, recependo una sentenza della Corte Costituzionale, ha annullato la multa. La norma su cui si basava la sanzione per gioco (art. 7, comma 3-quater, d.l. 158/2012) è stata dichiarata incostituzionale perché ritenuta sproporzionata e eccessivamente lesiva della libertà di iniziativa economica, in quanto vietava la messa a disposizione di qualsiasi apparecchiatura per la navigazione in rete.
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Soccombenza virtuale e condizione sospensiva
Un'agenzia immobiliare richiede una provvigione prima che si avveri la condizione sospensiva del contratto. La Cassazione chiarisce che, in caso di cessata materia del contendere, si applica il principio della soccombenza virtuale. L'agenzia, avendo agito per un credito non ancora esigibile, è considerata la parte soccombente e deve pagare le spese, a prescindere da chi abbia causato il ritardo nell'avveramento della condizione.
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Creditore apparente: pagamento liberatorio all’avvocato
Un'avvocatessa agisce contro i suoi ex clienti per ottenere il pagamento del suo onorario, nonostante questi avessero già saldato l'intero importo al suo co-difensore, all'epoca suo coniuge e collega di studio. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento è valido e libera i clienti da ogni obbligo, in quanto effettuato in buona fede a un creditore apparente. Secondo la Corte, è stata la stessa legale a creare, con il suo comportamento, le circostanze che hanno indotto i clienti a credere che il co-difensore fosse autorizzato a incassare l'intera somma.
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Frazionamento del credito: i limiti secondo la Cassazione
Un avvocato ha intentato numerose cause contro un ex cliente per recuperare i compensi professionali. La Corte d'Appello aveva dichiarato le domande improponibili per 'frazionamento del credito' abusivo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice, prima di dichiarare l'improponibilità, deve verificare la possibilità di riunire le cause pendenti davanti a sé e valutare l'effettivo interesse del creditore ad agire separatamente. La semplice pluralità di azioni non basta a configurare un abuso.
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Frazionamento del credito: i limiti secondo la Cassazione
Un professionista ha intentato dodici cause separate contro un ex cliente per il pagamento di onorari. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda improponibile per abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice, prima di dichiarare l'improponibilità, ha il dovere di verificare la possibilità di riunire i procedimenti pendenti davanti al proprio ufficio. La sanzione dell'improponibilità è una misura eccezionale e non automatica.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo?
Un professionista ha intentato dodici cause separate contro un ex cliente per il pagamento di compensi. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda inammissibile per illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice di merito ha errato. Non ha considerato che una precedente decisione sulla competenza aveva già suddiviso le cause tra due uffici giudiziari diversi, rendendo impossibile la loro trattazione unitaria. Inoltre, prima di dichiarare l'inammissibilità, il giudice deve sempre tentare di riunire le cause e valutare concretamente l'interesse del creditore ad agire separatamente.
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Frazionamento abusivo credito: Cassazione chiarisce
Un avvocato aveva intentato dodici cause separate contro un ex cliente per il pagamento di onorari professionali. La Corte d'Appello ha dichiarato le domande improponibili per frazionamento abusivo del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che i giudici di merito avevano errato nel non considerare che la separazione delle cause era in parte derivata da una precedente declaratoria di incompetenza che aveva diviso i procedimenti tra due diversi uffici giudiziari. La Suprema Corte ha ribadito che, prima di sanzionare il frazionamento abusivo del credito, il giudice deve valutare la possibilità di riunire le cause e accertare in concreto la mancanza di un interesse meritevole di tutela del creditore ad agire separatamente.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo agire?
Un avvocato ha intentato diverse cause contro un ex cliente per recuperare i propri onorari. La Corte d'Appello aveva dichiarato le domande inammissibili per un abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, prima di sanzionare il creditore, il giudice ha il dovere di tentare la riunione dei procedimenti pendenti. Solo se la riunione è impossibile e il creditore non ha un interesse meritevole alla trattazione separata si può configurare un abuso.
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Compensazione spese processuali: errore in appello
La Corte di Cassazione ha corretto una decisione della Corte d'Appello che aveva disposto la compensazione spese processuali tra le parti. Il caso riguardava un appello principale dichiarato inammissibile per tardività, che rendeva inefficace l'appello incidentale. La Suprema Corte ha stabilito che in tale scenario non vi è soccombenza reciproca: l'unica parte soccombente è quella che ha proposto l'impugnazione tardiva, la quale deve quindi farsi carico di tutte le spese del giudizio.
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Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31278/2025, ha negato il risarcimento a un gruppo di cittadini i cui immobili erano stati temporaneamente confiscati a seguito di una lottizzazione abusiva. Sebbene la confisca sia stata poi revocata, la Corte ha stabilito che la temporanea indisponibilità del bene non costituisce un danno in re ipsa. I proprietari non avevano fornito alcuna prova di un pregiudizio concreto, patrimoniale o non patrimoniale, derivante dalla vicenda. La restituzione degli immobili è stata considerata una forma di risarcimento sufficiente, in assenza di altre prove di danno.
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Tolleranza velocità nautica: no analogia col Codice Strada
Un'impresa individuale, multata per eccesso di velocità con un motoscafo in una zona a traffico limitato, aveva ottenuto l'annullamento della sanzione in appello sulla base dell'applicazione analogica della tolleranza di 5 km/h prevista dal Codice della Strada. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che in tema di tolleranza velocità nautica non è possibile applicare le norme della circolazione stradale. La Corte ha specificato che il Codice della Navigazione è una normativa speciale e che le differenze tra circolazione stradale e acquea sono tali da escludere ogni analogia. La sanzione è stata quindi confermata.
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Compensazione spese legali: novità giurisprudenziale
Un ente comunale rinuncia al ricorso in Cassazione relativo a una sanzione amministrativa. Nonostante la controparte chieda il rimborso delle spese, la Corte opta per la compensazione spese legali. La decisione si fonda sull'assoluta novità e incertezza della questione giuridica al momento del ricorso, risolta solo successivamente da una pronuncia delle Sezioni Unite, configurando così una delle 'gravi ed eccezionali ragioni' previste dalla legge.
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Compensazione spese legali: l’acquiescenza non basta
Un avvocato, dopo aver vinto una causa per il pagamento dei propri compensi contro il Ministero della Giustizia, si è visto negare il rimborso delle spese legali perché il Ministero non si era presentato in giudizio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la compensazione spese legali non può basarsi sulla mera acquiescenza della controparte, in quanto è stato il comportamento iniziale del Ministero a rendere necessaria l'azione legale. Di conseguenza, il Ministero è stato condannato a pagare tutte le spese.
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Nullità atto notarile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30827/2025, ha stabilito che la nullità di un atto notarile di divisione immobiliare per vizi urbanistici è di natura 'testuale'. Ciò significa che la nullità scatta per la mancata menzione del titolo abilitativo, non per la non veridicità della dichiarazione che l'immobile sia stato costruito prima del 1967. Se il titolo esiste ed è riferibile all'immobile, l'atto è valido anche in presenza di una dichiarazione inesatta, che può essere sanata con un atto di conferma successivo.
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Frazionamento del credito: la Cassazione decide
Un avvocato ha intentato diverse cause contro i suoi ex clienti per recuperare compensi professionali. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda improponibile per abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice deve effettuare una valutazione concreta e motivata sull'esistenza di un interesse apprezzabile del creditore ad agire separatamente. La semplice esistenza di un rapporto di durata non basta per configurare un abuso, specialmente se le cause sono di competenza di tribunali diversi. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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