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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1090 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione esamina un caso relativo alla presunzione di distribuzione utili in una società a ristretta base partecipativa. A seguito di un avviso di accertamento per maggiore IRPEF, un contribuente aveva impugnato l'atto. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per un vizio di forma. La Cassazione, tuttavia, prima di decidere nel merito, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per acquisire il fascicolo d'ufficio, ritenendolo indispensabile per una corretta decisione.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una lavoratrice ha contestato il rigetto parziale delle sue pretese retributive, ritenute prescritte. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che, a seguito delle riforme del lavoro dal 2012, la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto e non più in sua costanza, a causa della venuta meno della stabilità reale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Anatocismo conto corrente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di anatocismo conto corrente. Una società si era opposta a un decreto ingiuntivo di una banca per un saldo passivo, lamentando l'applicazione di interessi anatocistici e commissioni non dovute. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale del correntista, sia quello incidentale della società cessionaria del credito, confermando il divieto di anatocismo e chiarendo i principi sulla ripartizione delle spese legali in caso di riforma parziale della sentenza di primo grado.
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Ricorso in Cassazione: i motivi inammissibili
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un istituto di credito contro una società e i suoi garanti. La Corte ha dichiarato inammissibili o infondati tutti i motivi del ricorso in Cassazione, confermando la decisione d'appello che negava l'esistenza di pattuizioni valide su anatocismo e commissione di massimo scoperto. La sentenza sottolinea i rigorosi limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare il merito dei fatti.
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Domanda tardiva duplicata: Cassazione chiarisce
Un'agenzia di riscossione presenta una domanda tardiva duplicata per l'ammissione a un passivo fallimentare, dopo averne già presentata una tempestiva per una parte dello stesso credito. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la seconda domanda è inammissibile a causa della preclusione derivante dalla prima. La Corte ha stabilito che la domanda tardiva duplicata non può essere accolta, anche se basata su un ruolo straordinario.
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Visto di conformità infedele: la competenza territoriale
Un professionista è stato ritenuto responsabile per un visto di conformità infedele apposto sulla dichiarazione di un contribuente. La Corte di Cassazione ha annullato la pretesa dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la competenza a procedere non è dell'ufficio locale del contribuente, ma della direzione regionale del domicilio fiscale del professionista che ha rilasciato il visto. L'atto emesso dall'ufficio incompetente è stato dichiarato nullo.
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Compenso professionale fallimento: prova del mandato
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per un credito relativo a compensi per attività legale. La sua richiesta è stata respinta perché non ha fornito la prova di aver ricevuto l'incarico dalla società fallita, ma piuttosto dalla socia in proprio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, confermando che senza la prova del mandato societario, il compenso professionale fallimento non può essere riconosciuto. La Corte ha sottolineato la cruciale importanza di dimostrare la "spendita del nome" della società cliente.
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Ipoteca su immobile abusivo: la Cassazione attende
La Corte di Cassazione ha sospeso un giudizio riguardante la sorte di un'ipoteca su un immobile abusivo confiscato da un Comune. La decisione è stata rinviata in attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale su una questione di legittimità costituzionale molto simile, sollevata in un altro procedimento. Il caso verte sulla possibilità che un'ipoteca, iscritta legittimamente da un creditore in buona fede, possa essere cancellata a seguito dell'acquisizione del bene al patrimonio comunale per un illecito edilizio.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoggettamento all'imposta unica scommesse di un bookmaker estero per le giocate raccolte in Italia nell'anno 2010. La Corte ha chiarito che, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, per gli anni antecedenti al 2011 la responsabilità tributaria ricade esclusivamente sul bookmaker e non in solido con il centro di trasmissione dati locale. La decisione si basa sul principio di territorialità del tributo, applicabile a chiunque organizzi giochi e scommesse sul territorio nazionale, indipendentemente dalla sede legale o dalla presenza di una concessione.
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Usucapione: la dichiarazione di detenzione la esclude
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due soggetti che rivendicavano la proprietà di un terreno per usucapione. La decisione si fonda su una loro precedente ammissione in un altro giudizio, dove si erano qualificati come meri detentori e non possessori. Questa dichiarazione è stata ritenuta decisiva per escludere l'esistenza dell'animus possidendi, requisito essenziale per l'usucapione, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Prova simulazione: come dimostrarla senza documento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11525/2024, interviene sul tema della prova della simulazione di un contratto. Nel caso di specie, una donazione era stata impugnata come fittizia (simulazione assoluta). La Corte d'Appello aveva respinto la domanda perché non era stata provata la perdita incolpevole della controdichiarazione scritta. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, chiarendo che per la prova della simulazione assoluta, la prova per testimoni e per presunzioni è ammissibile in tutti i casi previsti dall'art. 2724 c.c., e non solo in caso di perdita del documento. Questo perché si tratta di dimostrare l'inesistenza del contratto, non l'esistenza di un contratto diverso.
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Crollo muro comune: la guida su chi paga i danni
La Corte di Cassazione interviene sul caso del crollo di un muro comune, crollato a seguito di una pioggia torrenziale. Alcuni comproprietari avevano in precedenza eseguito lavori di ricarica del terreno, aggravando il carico sulla struttura. La Corte ha stabilito che l'onere di provare la sicurezza di tali interventi spetta a chi li ha eseguiti. Non è possibile ridurre la propria responsabilità attribuendo parte della colpa a cause naturali se l'intervento umano ha creato una situazione di criticità. Di conseguenza, la sentenza che aveva limitato la responsabilità al 20% è stata annullata con rinvio, ribadendo che chi modifica una struttura comune deve garantirne la stabilità, pena l'accollo totale delle spese di ripristino.
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Imposta di registro risarcimento danni: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara estinto un procedimento relativo all'imposta di registro sul risarcimento danni per occupazione espropriativa, a seguito della rinuncia dei ricorrenti. Tuttavia, basandosi sul principio della soccombenza virtuale, condanna gli stessi al pagamento delle spese legali, confermando l'orientamento consolidato secondo cui tali sentenze sono soggette a imposta proporzionale del 3% e non fissa, in quanto il ricorso era manifestamente infondato.
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Dies a quo usucapione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12733/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di usucapione di servitù. Il caso riguardava una costruzione realizzata in violazione delle distanze legali. La Corte ha stabilito che il termine ventennale per l'usucapione (dies a quo usucapione) non inizia a decorrere dalla realizzazione della sola struttura portante, ma dal momento in cui l'edificio è completato nella sua forma definitiva e visibile, rendendo evidente la lesione del diritto del vicino. La Corte ha rigettato il ricorso del condominio costruttore, confermando che l'onere della prova su tale momento spetta a chi intende usucapire il diritto.
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Promessa di pagamento: assegno e firma amministratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12697/2024, ha stabilito che la firma apposta da un amministratore su un assegno bancario, senza la specifica indicazione che agisce in nome e per conto della società, configura una promessa di pagamento personale. Tale atto fa scattare una presunzione legale dell'esistenza del debito, invertendo l'onere della prova a carico del firmatario. Nel caso di specie, l'amministratore non è riuscito a dimostrare l'inesistenza del rapporto sottostante, venendo così condannato personalmente al pagamento della somma indicata sull'assegno.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha affrontato le conseguenze dell'inadempimento del contratto preliminare da parte del venditore. La Corte ha rigettato il ricorso del venditore, confermando il suo inadempimento, e ha accolto quello del compratore, stabilendo che gli interessi sul saldo prezzo sono dovuti solo dal momento in cui la sentenza di trasferimento coattivo passa in giudicato, e non dall'inizio della causa, poiché il rifiuto del compratore di stipulare era legittimo.
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Compensazione spese di lite: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12654/2024, ha stabilito che la sopravvenienza di una nuova norma, anche se di interpretazione autentica, costituisce una ragione grave ed eccezionale che giustifica la compensazione spese di lite. Il caso riguardava un ricorso degli eredi di un contribuente contro la decisione di compensare le spese processuali in un giudizio tributario, nonostante la loro vittoria nel merito. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il mutamento del quadro normativo durante la causa è un motivo valido per la compensazione, in linea con i principi della Corte Costituzionale.
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Responsabilità per incendio: chi paga i danni al vicino?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una proprietaria per i danni causati da un incendio partito dal suo immobile e propagatosi a quello del vicino. La sentenza chiarisce che la responsabilità per incendio, ai sensi dell'art. 2051 c.c., ha natura oggettiva. Il proprietario è sempre responsabile, a meno che non provi il caso fortuito, e un corto circuito nell'impianto elettrico non rientra in tale categoria, essendo una causa interna alla cosa in custodia.
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Cessione contratto lavoro: serve il consenso?
Un gruppo di portieri si opponeva alla cessione del loro contratto di lavoro da un istituto finanziario a una sua controllata immobiliare, ritenendo necessario il proprio consenso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la **Cessione contratto di lavoro** era legittima perché disciplinata dall'art. 129 del CCNL di settore. Tale norma, richiamata nei contratti individuali, agisce come un'autorizzazione preventiva alla cessione, rendendo superfluo un consenso successivo da parte del lavoratore.
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Spese legali soccombenza parziale: chi paga?
Due lavoratrici, licenziate per motivo oggettivo, ottengono in primo grado la reintegrazione. La Corte d'Appello, pur confermando l'illegittimità del licenziamento, nega il carattere ritorsivo, converte la reintegra in indennità e le condanna a pagare parte delle spese legali della controparte. La Cassazione interviene sul punto, stabilendo un principio chiave sulle spese legali soccombenza parziale: la parte che vince, anche solo in parte, non può essere condannata a rimborsare le spese legali dell'avversario. Al massimo, il giudice può compensarle.
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