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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1090 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Danno da reiterazione: risarcimento nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno da reiterazione abusiva di contratti a termine per un dirigente medico del settore pubblico. La Corte ha stabilito che tale danno è di natura 'comunitaria', presunto e non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. La successiva assunzione a tempo indeterminato, poi dichiarata nulla, non elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. Il ricorso dell'azienda sanitaria è stato respinto.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per un dirigente medico a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine da parte di un'azienda sanitaria pubblica. La sentenza ribadisce che, nel pubblico impiego, il superamento del limite di durata dei contratti a termine genera un 'danno comunitario' presunto, che non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. Viene quindi liquidata un'indennità risarcitoria, escludendo però la possibilità di conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte rigetta sia il ricorso dell'ente pubblico, che contestava la sussistenza del danno, sia quello del lavoratore, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna della Regione.
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Accantonamento posti ATA: no a risarcimento danni
Un membro del personale ATA ha citato in giudizio il Ministero dell'Istruzione per non aver ricevuto incarichi a tempo determinato a causa dell'accantonamento di posti destinati all'impiego di lavoratori socialmente utili per i servizi di pulizia. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento del danno, stabilendo che l'iscrizione in una graduatoria non conferisce un diritto soggettivo all'assunzione. La decisione della Pubblica Amministrazione di esternalizzare i servizi e di non coprire tutti i posti vacanti rientra nei suoi legittimi poteri organizzativi, assimilabili a quelli di un datore di lavoro privato. Pertanto, il lavoratore non può pretendere un risarcimento parametrato alle retribuzioni che avrebbe percepito.
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Saldo zero: onere della prova della banca in giudizio
In una causa su un debito bancario garantito da fideiussione, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che non aveva applicato correttamente il principio del "saldo zero". La Suprema Corte ha ribadito che, se la banca non produce la documentazione completa del conto corrente sin dalla sua apertura, non può pretendere un saldo debitore iniziale. L'onere della prova grava interamente sull'istituto di credito e, in sua assenza, il ricalcolo del rapporto deve partire da un saldo pari a zero.
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Frazionamento del credito: abuso anche in esecuzione
Uno studio legale notificava quaranta distinti atti di precetto a due compagnie assicurative per altrettanti crediti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che il frazionamento del credito costituisce un abuso del processo anche nella fase esecutiva. Di conseguenza, le spese legali recuperabili dal creditore sono state limitate a quelle che sarebbero state necessarie per un'unica azione esecutiva comprensiva di tutti i crediti, sanzionando così la condotta contraria a buona fede.
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Notifica rendita catastale: obbligo per l’Agenzia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società concessionaria di un'area portuale. La sentenza conferma un principio fondamentale: la variazione della rendita catastale non ha efficacia se non viene eseguita la notifica rendita catastale al soggetto passivo d'imposta. La Corte ha basato la sua decisione su un precedente giudicato tra le stesse parti, stabilendo che l'atto di attribuzione della rendita deve essere comunicato formalmente per poter essere utilizzato ai fini del calcolo delle imposte locali come l'ICI.
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Preliminare cessione azienda: che fare se un socio recede?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto preliminare di cessione d'azienda resta valido anche se uno dei due soci della società venditrice recede prima della stipula del contratto definitivo. Il socio superstite ha pieni poteri per rappresentare la società e concludere l'affare, poiché la società non si scioglie immediatamente ma rimane pienamente operativa per un periodo di sei mesi. Di conseguenza, il ricorso del promissario acquirente, che si rifiutava di concludere l'acquisto, è stato respinto.
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Accordo aziendale peggiorativo: legittima la scelta?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un accordo aziendale peggiorativo che ristrutturava le voci retributive, sostituendo indennità fisse con altre legate alla presenza. La Corte ha ritenuto valida la scelta offerta al singolo lavoratore di mantenere il proprio assegno 'ad personam' o di optare per il nuovo trattamento, escludendo che il contratto collettivo possa unilateralmente eliminare un trattamento individuale più favorevole, ma potendo legittimamente proporre un'alternativa.
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Ripetizione indebito: no rimborso a conto aperto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13586/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia bancaria: un correntista non può ottenere la restituzione di somme indebitamente addebitate dalla banca finché il rapporto di conto corrente è ancora attivo. L'azione di ripetizione dell'indebito presuppone un 'pagamento' che, nel contesto di un conto aperto, non si verifica con le semplici annotazioni contabili. Il cliente può, tuttavia, agire per far accertare l'illegittimità degli addebiti e ottenere la rettifica del saldo, ma non un rimborso monetario immediato. Il ricorso della società correntista è stato quindi respinto.
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Diritti di segreteria: rinuncia al ricorso e spese
Una segretaria comunale ha citato in giudizio il Ministero dell'Interno per il mancato pagamento dei diritti di segreteria. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, compensando le spese legali tra le parti, data la successiva consolidazione di un orientamento giurisprudenziale sfavorevole alla ricorrente.
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Accessione invertita: come si calcola il danno?
Un ente comunale agiva in giudizio per un caso di accessione invertita su un proprio terreno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso del Comune, confermando che il danno ulteriore rispetto all'indennità prevista dalla legge (pari al doppio del valore del suolo) non è automatico. Il proprietario del fondo occupato ha l'onere di dimostrare specificamente l'eventuale deprezzamento subito dalla porzione di terreno residua. La Corte ha inoltre chiarito i principi sulla ripartizione delle spese legali in caso di accoglimento solo parziale della domanda.
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Compensazione spese legali: no se la parte è assente
Un avvocato, dopo aver vinto una causa per la liquidazione dei suoi onorari per il gratuito patrocinio, si è visto compensare le spese legali dal Tribunale. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il principio della soccombenza prevale: chi ha dato causa al giudizio deve pagare le spese, anche se è rimasto assente (contumace). La compensazione spese legali in questo caso è stata ritenuta illegittima.
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Omessa pronuncia: Cassazione su decisione parziale
La Cassazione cassa una sentenza per omessa pronuncia. La Corte d'Appello aveva ordinato la chiusura di un solo varco tra due immobili, ignorando la richiesta relativa a una seconda apertura illegittima. La Suprema Corte ha ravvisato la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti stagionali
Un lavoratore ha citato in giudizio un ente pubblico agricolo per l'uso abusivo di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico non è un "imprenditore agricolo" e che le deroghe ai limiti di durata dei contratti a termine in agricoltura si applicano solo ad attività strettamente stagionali, escludendo mansioni continuative come la manutenzione di macchinari. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per una nuova valutazione.
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Cessata materia contendere per debiti sotto i 1000€
Un contribuente impugna un'intimazione di pagamento, lamentando la mancata notifica della cartella esattoriale prodromica. Il contenzioso giunge fino alla Corte di Cassazione, la quale dichiara la cessata materia del contendere. La decisione si fonda sulla normativa sopravvenuta (D.L. 119/2018) che ha disposto l'annullamento automatico dei debiti fiscali di importo residuo fino a 1000 euro affidati agli agenti della riscossione tra il 2000 e il 2010, come quello oggetto della causa.
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Opposizione atti esecutivi: come impugnare il riparto
Un creditore, escluso dal piano di riparto in una procedura esecutiva, ha proposto opposizione. La Cassazione ha confermato che il rimedio corretto è l'opposizione atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), non l'opposizione all'esecuzione, respingendo il ricorso. La sentenza chiarisce che la contestazione sulla regolarità formale del provvedimento del giudice, come l'approvazione del riparto, rientra in questa specifica tipologia di opposizione, il cui provvedimento è impugnabile solo con ricorso straordinario per cassazione.
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Inadempimento preliminare: risarcimento del danno
La Corte di Cassazione conferma la condanna al risarcimento del danno a carico del promittente venditore originale di un immobile abusivo. L'inadempimento preliminare ha causato un danno 'a catena' al primo acquirente, costretto a sua volta a risarcire un secondo acquirente. La Corte ha stabilito che la responsabilità risale al vizio originario del bene, imputabile al primo venditore.
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Esterovestizione: la Cassazione sui fatti decisivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta esterovestizione. La sentenza chiarisce i limiti del sindacato della Corte sull'omesso esame di un fatto decisivo, affermando che non può riesaminare il merito delle prove, ma solo verificare la totale omissione di un fatto storico. L'Agenzia contestava la residenza fiscale di una società lussemburghese, ritenendola di fatto amministrata in Italia, ma le prove addotte (email, presenze dell'amministratore) sono state giudicate insufficienti dal giudice di merito, valutazione che la Cassazione ha ritenuto insindacabile.
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Rimessione in termini: lutto e Covid non scusano
Una società di ristorazione ha impugnato tardivamente numerose multe per violazioni al Codice della Strada, chiedendo la rimessione in termini. Le giustificazioni addotte erano la chiusura dell'attività a causa della pandemia e un grave lutto che aveva colpito l'amministratore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tali eventi non costituiscono una causa non imputabile che impedisca di controllare la posta elettronica certificata (PEC), mezzo con cui erano state notificate le sanzioni. L'opposizione è stata quindi considerata tardiva.
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Decorrenza termine perentorio: udienza o comunicazione?
La Corte di Cassazione chiarisce la regola sulla decorrenza termine perentorio. Se un'ordinanza è pronunciata in udienza, il termine per l'impugnazione o per il prosieguo del giudizio decorre da quel momento, e non da una successiva comunicazione della cancelleria. Anche se il giudice scrive per errore che il termine decorre dalla 'comunicazione', tale indicazione non ha valore e non sposta il dies a quo, essendo un semplice 'lapsus calami'. Il caso riguardava l'opposizione agli atti esecutivi di un Comune, dichiarata inammissibile per tardività.
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