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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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716 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Errore materiale e spese legali: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto l'istanza di correzione di errore materiale presentata dalle parti civili in un processo per omicidio colposo. I ricorrenti chiedevano di estendere alla compagnia assicurativa, quale responsabile civile, la condanna alle spese legali dei gradi di merito e di legittimità. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa statuizione sulle spese in appello non costituisce un errore materiale correggibile ex art. 130 c.p.p., ma una decisione discrezionale impugnabile solo con i mezzi ordinari. Inoltre, l'acquiescenza del responsabile civile nel giudizio di cassazione impedisce la sua condanna alle spese in favore delle parti civili.
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Minimi tariffari: la Cassazione ne ribadisce l’obbligo
Una docente ha ottenuto il riconoscimento del diritto alla Carta Docente, ma ha impugnato la sentenza nella parte relativa alla liquidazione delle spese legali, fissate dal giudice di merito al di sotto dei minimi tariffari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ribadendo che i minimi tariffari sono inderogabili anche in caso di contenzioso seriale. La Corte ha inoltre chiarito che il compenso per la fase istruttoria è dovuto anche se l'attività si limita a semplici deduzioni a verbale e che la maggiorazione per il deposito telematico degli atti è obbligatoria, seppur modulabile nella misura.
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Compensi professionali avvocato: i minimi tariffari
Un legale ha agito per ottenere la liquidazione dei compensi professionali avvocato relativi a una causa bancaria persa dai propri assistiti. La Corte d'Appello ha riconosciuto importi basati sui minimi tariffari, motivando la scelta con la scarsa complessità delle questioni giuridiche. Il professionista ha impugnato la decisione in Cassazione, lamentando la mancata applicazione dei valori medi e il mancato risarcimento per il recesso dei clienti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice di merito può legittimamente applicare i minimi se l'attività svolta risulta modesta e priva di particolari difficoltà.
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Differenze retributive: guida al ricorso legale
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere differenze retributive, risarcimento per mobbing e indennità varie. Dopo una condanna parziale in primo grado, la Corte d'Appello ha confermato la decisione, rilevando la genericità delle accuse di mobbing e la correttezza della legittimazione passiva. La Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i motivi che mescolavano vizi eterogenei e confermando che gli errori di calcolo della CTU, se favorevoli al ricorrente e non impugnati dalla controparte, non possono essere motivo di riforma a suo vantaggio.
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Superminimo: quando non è assorbibile in busta paga
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore che contestava l'assorbimento del proprio superminimo a seguito di rinnovi contrattuali. La Corte d'Appello aveva dato ragione al dipendente, ritenendo che il mantenimento dell'importo invariato per anni costituisse un comportamento concludente volto a escludere l'assorbibilità. La Suprema Corte, ravvisando una questione di particolare rilievo nomofilattico riguardante il superminimo e gli usi aziendali, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Compensazione delle spese: no se la parte è contumace
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che disponeva la compensazione delle spese di lite basandosi esclusivamente sulla contumacia del Ministero della Giustizia. Un professionista aveva impugnato il decreto di liquidazione dei compensi per il patrocinio a spese dello Stato, ottenendo un aumento dell'importo ma vedendosi negato il rimborso delle spese legali. La Suprema Corte ha chiarito che la mancata costituzione in giudizio è una condotta neutra e non integra i gravi ed eccezionali motivi necessari per la compensazione delle spese, ribadendo la centralità del principio di soccombenza.
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Promessa di pagamento: guida al recupero crediti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un promotore finanziario al rimborso di somme perse in investimenti, basandosi su una promessa di pagamento assunta verso il cliente. Il ricorrente sosteneva che il credito fosse prescritto e contestava l'attendibilità dei testimoni. La Corte ha stabilito che l'impegno al rimborso ha natura contrattuale, con prescrizione decennale, e che la testimonianza di un ex difensore è valida se l'incarico è cessato.
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Revocatoria fallimentare e compensi professionali
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pagamenti ricevuti da un professionista per attività preparatorie a un concordato preventivo mai depositato sono soggetti a revocatoria fallimentare. L'esenzione prevista dall'art. 67 l.fall. non è applicabile se la procedura non viene effettivamente aperta, poiché manca il nesso di strumentalità necessaria tra la prestazione e l'accesso alla soluzione della crisi. La decisione conferma che, senza il deposito della proposta, il pagamento costituisce una lesione della par condicio creditorum.
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Interessi moratori: guida alle transazioni commerciali
Una società immobiliare estera ha impugnato la condanna al pagamento del saldo per lavori edili eseguiti da un'impresa italiana, contestando l'applicazione degli interessi moratori ex D.Lgs. 231/2002. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che gli interessi moratori decorrono automaticamente nelle transazioni tra imprese dal giorno successivo alla scadenza del termine di pagamento. La Corte ha inoltre chiarito che la disciplina si applica anche a società con sede fuori dall'Unione Europea se il contratto è regolato dalla legge italiana e che il giudice può liquidare tali interessi d'ufficio.
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Stato passivo: prova crediti manutenzione in LCA
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione dallo stato passivo di un credito vantato da una società per lavori di manutenzione su immobili di una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa. Nonostante la Corte abbia precisato che in tale procedura è possibile emendare la domanda in sede di opposizione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La ricorrente non ha fornito prova dell'opponibilità del titolo di detenzione né dell'autorizzazione del liquidatore per l'esecuzione dei lavori, rendendo il credito non azionabile verso la procedura.
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Indennità ferie non godute: chi deve provarle?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova per l'indennità ferie non godute spetta esclusivamente al lavoratore, che deve dimostrare di aver lavorato nei giorni di riposo. Un verbale dell'Ispettorato del Lavoro non costituisce prova piena se basato su valutazioni documentali esterne e non su fatti direttamente percepiti dal pubblico ufficiale.
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Indennità lavori speciali: la parola della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni operai edili a percepire l'indennità lavori speciali per attività di palificazione e trivellazione. Il fulcro della questione riguardava l'interpretazione di una clausola del CCNL: la Corte ha stabilito che l'indennità spetta sia a chi esegue materialmente gli scavi sia a chi è esposto a getti di acqua o fango, rigettando il ricorso del datore di lavoro che sosteneva una visione più restrittiva.
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Canone alloggi di servizio: limiti agli aumenti
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un dipendente pubblico relativo alla rideterminazione del canone alloggi di servizio. Sebbene l'amministrazione possa aggiornare i canoni se previsto dagli atti, la Corte ha stabilito che il giudice d'appello non può peggiorare la posizione del ricorrente in merito alle spese legali senza un appello incidentale della controparte.
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Recesso socio srl: guida alla revoca e impugnazione
La Corte di Cassazione ha chiarito che nel recesso socio srl vige il principio della libertà di forma, essendo un atto unilaterale. La Corte ha stabilito che un socio può revocare tacitamente la propria volontà di recedere votando contro la delibera di presa d'atto del recesso stesso. La decisione conferma che tale delibera, se invalida, è solo annullabile e non può essere impugnata dai soci che hanno espresso voto favorevole.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società contro la decisione di una Commissione Tributaria Regionale di disporre la compensazione spese legali. I giudici hanno stabilito che la semplice 'controvertibilità fattuale' della questione non costituisce una ragione grave ed eccezionale sufficiente per derogare al principio della soccombenza, annullando la sentenza sul punto delle spese.
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Procura speciale estera: obbligo di apostille
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società straniera poiché la procura speciale estera, pur autenticata da un notaio, era priva di apostille. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della compensazione delle spese legali decisa dal Tribunale, motivata dal fatto che la società aveva sollevato l'eccezione di giudicato esterno solo in fase di appello, condotta valutata contraria alla buona fede processuale.
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Compensazione spese legali: quando è possibile?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della compensazione spese legali in un caso riguardante l'erogazione della prestazione NASpI. L'ente previdenziale aveva provveduto al pagamento dopo il deposito del ricorso ma prima della sua notifica. Poiché il ricorrente ha proseguito il giudizio per oltre due anni senza informare il giudice dell'avvenuto pagamento, la Corte ha ravvisato gravi ed eccezionali ragioni per non condannare l'ente alle spese di lite.
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Compensazione spese di lite: criteri e legittimità
La Corte di Cassazione conferma che la compensazione spese di lite è legittima in presenza di un mutamento della giurisprudenza relativo alla legittimazione passiva degli enti coinvolti. Il caso riguarda i danni causati da un cane randagio e la disputa tra Comune e ASL sulla responsabilità del controllo degli animali.
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Spese processuali: quando pagarle in caso di nullità.
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore che contestava la condanna alle spese processuali di primo grado a seguito della dichiarazione di nullità della sentenza per mancata integrazione del contraddittorio con l'INPS. La Corte ha stabilito che il giudice d'appello non può liquidare automaticamente tali spese se non ha elementi per attribuire l'irregolarità a una specifica parte.
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Patrocinio a spese dello Stato: rimborsi e opposizione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una cittadina ammessa al patrocinio a spese dello Stato solo dopo un'opposizione giudiziale. Il ricorso contestava la mancata condanna del Ministero della Giustizia al pagamento delle spese legali del procedimento di opposizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che tali spese non seguono le regole della soccombenza civile ma vanno liquidate secondo il Testo Unico Spese di Giustizia.
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