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Art. 873 Codice Civile — Anno 2025

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143 provvedimenti

Altri anni per Art. 873 Codice Civile

Muro comune: come si calcola il confine del tetto?
In una disputa su un tetto e una gronda che avrebbero sconfinato sulla proprietà vicina, la Corte di Cassazione ha chiarito la disciplina del muro comune. La Corte ha stabilito che per le strutture costruite in appoggio a un muro comune, il confine non è la sua faccia esterna. Applicare tale criterio negherebbe i diritti di comproprietà, come quello di appoggiare strutture. La Corte ha anche rilevato un errore procedurale, in quanto il giudice d'appello non aveva considerato se i lavori fossero una semplice ricostruzione di uno stato preesistente, annullando la decisione e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Ristrutturazione edilizia: le nuove norme lo salvano
Un proprietario, condannato per violazione delle distanze in un intervento di ristrutturazione edilizia, ottiene l'annullamento della sentenza. La Cassazione applica lo ius superveniens (nuove leggi più favorevoli), stabilendo che le modifiche alla sagoma dell'edificio non lo qualificano automaticamente come 'nuova costruzione'. Il caso torna in Appello per una nuova valutazione alla luce della normativa aggiornata.
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Distanze tra costruzioni e ristrutturazione: le novità
Una società immobiliare demolisce un piccolo fabbricato per costruirne uno più grande, violando, secondo i vicini, le norme sulle distanze tra costruzioni. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20727/2025, accoglie il ricorso della società, chiarendo che le recenti riforme legislative hanno ampliato il concetto di "ristrutturazione edilizia". Ora, anche la demolizione e ricostruzione con aumento di volume e modifica di sagoma può beneficiare del mantenimento delle distanze preesistenti, a patto che l'edificio originario fosse legittimo. La Corte cassa la sentenza d'appello e rinvia la causa per una nuova valutazione alla luce della normativa sopravvenuta.
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Tolleranze costruttive: irrilevanti tra vicini
Una complessa disputa tra proprietari confinanti su confini, sopraelevazioni e aperture nei muri giunge in Cassazione. La Corte stabilisce due principi fondamentali: le cosiddette 'tolleranze costruttive' del 2%, previste dalla normativa edilizia, sono irrilevanti nei rapporti tra privati per il rispetto delle distanze legali. Inoltre, le aperture qualificabili come 'luci', se non conformi ai requisiti del codice civile, devono essere regolarizzate, non potendo il giudice ignorare la violazione. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio.
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Nuova costruzione: distanze e ricostruzione edilizia
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale in materia di distanze edilizie. Una società aveva citato in giudizio un vicino che, dopo aver demolito e ricostruito un fabbricato, ne aveva aumentato altezza e volume. La Corte d'Appello aveva qualificato l'intervento come nuova costruzione, ordinando l'arretramento dell'intero edificio. La Cassazione, accogliendo il ricorso del proprietario, ha stabilito che, in assenza di specifiche norme locali, l'obbligo di rispettare le distanze per una nuova costruzione si applica solo alle parti che eccedono le dimensioni dell'edificio preesistente, e non all'intera struttura. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Distanze legali costruzioni: anche una tettoia conta
In un caso di violazione delle distanze legali costruzioni, la Corte di Cassazione ha confermato che una tettoia-autorimessa stabile e ancorata al suolo deve essere considerata una 'costruzione' a tutti gli effetti. Di conseguenza, è soggetta alla norma che impone una distanza minima di 10 metri dalle pareti finestrate degli edifici vicini. La Corte ha rigettato il ricorso dei costruttori, confermando l'ordine di arretramento parziale dell'edificio e il risarcimento del danno, stabilendo principi chiave sulla qualificazione dei manufatti edilizi.
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Distanze tra costruzioni: il muro di confine è opera edile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19686/2025, ha chiarito la distinzione tra muro di cinta e 'costruzione' ai fini delle distanze legali. Nel caso esaminato, la costruzione di un garage parzialmente interrato, con un muro di contenimento a ridosso del confine, è stata qualificata come 'costruzione' soggetta alle normative sulle distanze tra costruzioni. La Corte ha rigettato il ricorso dei costruttori, confermando le decisioni dei giudici di merito che ne avevano ordinato l'arretramento, stabilendo che un'opera con funzione di contenimento del terreno non può essere considerata un semplice muro di cinta e deve rispettare le distanze previste dall'art. 873 c.c. e dai regolamenti locali.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un costruttore, confermando la condanna alla demolizione di porzioni di un edificio realizzate in violazione delle distanze tra costruzioni. La sentenza ribadisce che le norme nazionali sulle distanze minime prevalgono sui regolamenti locali e non possono essere derogate. La Corte ha inoltre chiarito che, in sede di legittimità, non possono essere presi in esame nuovi documenti volti a dimostrare la carenza di interesse della controparte, specialmente se non ammessi da tutte le parti. Infine, è stato sottolineato come il giudice di rinvio sia vincolato ai principi di diritto enunciati dalla Cassazione e non possa riaprire l'accertamento dei fatti.
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Distanza tra costruzioni: quando non vale la prevenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di prevenzione in materia di distanza tra costruzioni non è applicabile quando entrambi i fondi confinanti sono già edificati. In questo caso, un proprietario aveva costruito un muro di contenimento sul confine, ritenendo di potersi avvalere della prevenzione. La Corte ha cassato la decisione d'appello, affermando che la nuova opera doveva rispettare la distanza minima dal confine prevista dal regolamento edilizio locale, poiché il criterio della prevenzione presuppone che i fondi siano inedificati.
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Distanze tra costruzioni: la scelta è definitiva
In un caso riguardante le distanze tra costruzioni, la Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta del primo costruttore (preveniente) di edificare sul confine è definitiva e deve essere mantenuta per l'intera altezza del fabbricato. Non è consentito costruire sul confine al piano terra per poi arretrare ai piani superiori. Questa decisione, basata sul principio di prevenzione, mira a garantire la certezza dei rapporti di vicinato e a non costringere il vicino a realizzare una costruzione con una linea perimetrale spezzata.
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Distanze tra costruzioni: Cassazione chiarisce regole
La Corte di Cassazione si pronuncia su una complessa vicenda di distanze tra costruzioni tra un privato e un'impresa edile. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: l'onere di impugnare tempestivamente le sentenze non definitive e il corretto criterio per misurare le distanze quando i regolamenti locali sono più restrittivi del Codice Civile. La Corte ha stabilito che, per tutelare l'assetto urbanistico, la distanza va misurata in sé, a prescindere dal fatto che gli edifici si fronteggino, superando il 'metodo lineare' previsto per le sole intercapedini.
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Sagoma edificio: chiudere una terrazza è nuova costruzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la chiusura di una terrazza preesistente, con l'aggiunta di pareti vetrate e copertura, costituisce una nuova costruzione e non rientra nel concetto di sagoma edificio preesistente. Tale intervento, aumentando il volume e modificando il profilo dell'immobile, deve rispettare le distanze minime dal confine previste dai regolamenti locali. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che, applicando erroneamente il principio del "vuoto per pieno", aveva ritenuto l'opera legittima.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene su un caso di violazione delle distanze tra costruzioni a seguito della demolizione e ricostruzione di un immobile. La controversia riguardava anche il rifacimento di un impianto fognario condiviso. La Corte ha stabilito che il giudice di merito deve individuare d'ufficio la normativa applicabile in tema di distanze, anche se non indicata dalla parte. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello perché non aveva specificato quale norma fosse stata violata né aveva approfondito la natura dell'intervento edilizio. Infine, ha affermato il principio secondo cui le spese per opere necessarie alla conservazione di una servitù vanno ripartite tra i proprietari dei fondi in base ai rispettivi vantaggi.
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Distanze legali: i patti privati non derogano i PRG
La Corte di Cassazione chiarisce che gli accordi privati non possono prevalere sulle norme imperative dei Piani Regolatori in materia di distanze legali. Un proprietario, che aveva sopraelevato un edificio basandosi su un accordo con il vicino e sul principio di prevenzione, si è visto accogliere la richiesta di demolizione. La Corte ha ribadito che le normative urbanistiche locali, poste a tutela dell'interesse pubblico, non sono derogabili dalla volontà dei singoli, annullando la decisione precedente e rinviando il caso alla Corte d'Appello.
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Distanze tra costruzioni: DM 1444/68 si applica sempre
In una lunga disputa tra proprietari confinanti, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale in materia di distanze tra costruzioni. La Corte ha sentenziato che la distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate, prevista dal D.M. 1444/1968, si applica direttamente anche quando i piani regolatori locali sono silenti o prevedono solo l'inedificabilità, come in una zona agricola. Inoltre, ha ribadito che in caso di violazione delle norme edilizie e antisismiche, il rimedio principale è il ripristino della situazione originaria (demolizione o arretramento) e non il semplice risarcimento del danno, a tutela del diritto di proprietà e della sicurezza pubblica. La sentenza di merito è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Muro di confine: quando si può sopraelevare?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19606/2025, interviene su una lite tra vicini relativa alla proprietà e sopraelevazione di un muro di confine. La Corte ha cassato la decisione d'appello, stabilendo che il diritto di sopraelevare un muro comune è la regola, a meno che non si provi la sua funzione di contenimento di un terrapieno artificiale. Ha inoltre ribadito che anche un gazebo stabile è una 'costruzione' soggetta alle distanze legali e che le autocertificazioni non hanno valore di prova nelle cause tra privati.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Una controversia sulle distanze tra costruzioni arriva in Cassazione. La Corte annulla la sentenza d'appello per motivazione apparente, poiché i giudici si erano limitati a richiamare la decisione di primo grado senza analizzare criticamente i motivi del gravame. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Distanze legali: estinzione del giudizio in Cassazione
Una complessa controversia immobiliare riguardante la violazione delle distanze legali tra costruzioni confinanti è giunta in Cassazione. La lite, iniziata con domande reciproche di demolizione, si è conclusa inaspettatamente con una declaratoria di estinzione del giudizio. Le parti, infatti, hanno presentato una rinuncia reciproca al ricorso principale e a quello incidentale, portando la Suprema Corte a chiudere il procedimento senza una decisione nel merito, lasciando così definitiva la sentenza d'appello.
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Requisiti del ricorso: Cassazione e onere dei fatti
Una società immobiliare ha impugnato in Cassazione una sentenza relativa a una controversia sulle distanze tra edifici, sostenendo che una ristrutturazione fosse in realtà una nuova costruzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per il merito della questione, ma perché l'atto non rispettava i requisiti del ricorso, omettendo una chiara e completa esposizione dei fatti di causa, un onere fondamentale per chi si rivolge al giudice di legittimità.
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Danno a immobile abusivo: risarcimento negato
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di richiesta di risarcimento per danni a un edificio, causati da scavi su un terreno confinante. Il proprietario del terreno su cui sono stati eseguiti gli scavi si era difeso sostenendo che l'immobile danneggiato fosse abusivo. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito che aveva concesso il risarcimento, stabilendo due principi chiave: in primo luogo, la motivazione di una sentenza d'appello che si limita a confermare la precedente senza un'analisi critica è solo "apparente" e quindi nulla; in secondo luogo, ha ribadito che il danno a immobile abusivo non è risarcibile, poiché un bene illegale non possiede un valore di mercato tutelabile dall'ordinamento giuridico e il danno non può essere considerato "ingiusto".
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