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Art. 85-bis, d.P.R. n. 309 del 1990

91 provvedimenti

Sequestro preventivo per spaccio: guadagni illeciti vs. redditi leciti
Il Tribunale di Verona ha rigettato la richiesta di riesame contro un sequestro preventivo di 28.365 euro, finalizzato alla confisca per reato di spaccio. Il Ricorrente sosteneva l'errata qualificazione del fatto e la legittimità di parte della somma. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il Tribunale ha correttamente valutato il "fumus commissi delicti" e l'assenza di elementi per derubricare il reato. Le dichiarazioni del datore di lavoro non giustificavano la somma, data l'inattività e i redditi esigui del Ricorrente. Il sequestro preventivo è stato quindi mantenuto.
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Confisca di denaro: tra presunti regali e prove di spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la confiscata di denaro per oltre 23.000 euro ai danni di un uomo trovato in possesso di armi e ingenti quantità di droga. Il denaro era nascosto sotto un materasso in un casolare adibito a base logistica dello spaccio. La difesa sosteneva che la somma derivasse da una donazione della madre, ma i giudici hanno ritenuto tale ricostruzione del tutto illogica e non credibile, data la sproporzione con i redditi dell'imputato e le modalità di occultamento. La Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità della misura e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: contanti nel giubbotto o prestito familiare?
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre quindicimila euro ai danni di un'indagata per spaccio di stupefacenti. Il denaro era stato rinvenuto suddiviso in mazzette e nascosto in alcuni indumenti insieme a un bilancino di precisione. L'indagata sosteneva che la somma derivasse in parte da un prestito della sorella e che mancasse il nesso con l'attività illecita. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando la sproporzione tra la somma e la capacità reddituale degli indagati, oltre al concreto rischio che il denaro venisse reimpiegato per acquistare altra droga. Di conseguenza, il sequestro è stato ritenuto pienamente legittimo.
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Sequestro per sproporzione: ditta della compagna bloccata
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo dei beni di una società formalmente intestata alla convivente di un uomo condannato per traffico di stupefacenti. La donna sosteneva di aver fondato l'azienda con i propri risparmi di lavoro all'estero. Tuttavia, i giudici hanno rilevato gravi indizi contrari: l'atto costitutivo era stato firmato lo stesso giorno in cui l'uomo usufruiva di un permesso premio e i redditi della donna erano insufficienti a giustificare l'investimento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando la legittimità del sequestro per sproporzione applicato sui beni aziendali, poiché accumulati grazie ai proventi illeciti del convivente e privi di una giustificazione economica lecita.
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Confisca di denaro: la Cassazione frena il sequestro facile
Il Tribunale di Lanciano applicava a un imputato la pena concordata di tre anni di reclusione per illecita detenzione di cocaina, disponendo anche la confisca di denaro sequestrato. L'imputato proponeva ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i motivi sul merito del patteggiamento, ma ha accolto il ricorso sulla confisca di denaro. La Corte ha chiarito che, nel reato di mera detenzione di stupefacenti, la confisca del denaro non è automatica. Il giudice deve motivare la sproporzione del denaro rispetto al reddito e l'impossibilità di giustificarne la provenienza, secondo le regole della confisca in casi particolari. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente alla confisca, con rinvio per un nuovo esame.
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Confisca di denaro contante: il peso della sproporzione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di denaro contante per un importo di circa 8.000 euro rinvenuto in possesso di un giovane venticinquenne disoccupato. Il ricorrente aveva impugnato la sentenza di patteggiamento sostenendo che la somma derivasse da regali familiari e risparmi di precedenti lavori. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto tale giustificazione inverosimile e priva di riscontri oggettivi. La decisione si fonda sulla manifesta sproporzione tra la somma sequestrata e le condizioni economiche del soggetto, applicando la normativa speciale in materia di stupefacenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Sequestro preventivo e nesso con il profitto
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di somme di denaro rinvenute in possesso di due coniugi coinvolti in attività di spaccio. Nonostante la difesa lamentasse l'assenza di un nesso diretto tra le banconote sequestrate e le singole cessioni accertate, la Corte ha ribadito che la natura fungibile del denaro permette il sequestro di somme equivalenti al profitto illecito. Il provvedimento sottolinea che il sequestro preventivo è legittimo quando sussiste un rapporto di pertinenzialità tra il denaro e l'attività criminale complessiva, anche se il bene è nella disponibilità del coniuge co-detentore dei proventi.
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Confisca del denaro: limiti e illegittimità
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca del denaro disposta nei confronti di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. Il giudice di merito aveva ordinato il sequestro di circa mille euro trovati nel portafoglio dell'uomo, presumendo fossero provento di spaccio. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che, in caso di mera detenzione, la confisca del denaro non è automatica e richiede una motivazione specifica sulla sproporzione patrimoniale o sul nesso diretto con il reato, elementi mancanti nel provvedimento impugnato.
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Confisca per sproporzione: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento limitatamente alla confisca di denaro e telefoni cellulari. Il giudice di merito aveva disposto il sequestro dei beni senza fornire una motivazione adeguata sulla confisca per sproporzione o sul nesso tra i beni e il reato di trasporto di stupefacenti, limitandosi a formule generiche. La Suprema Corte ha ribadito che anche nel patteggiamento il giudice deve giustificare le ragioni della misura patrimoniale.
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Confisca allargata stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che negava la confisca allargata stupefacenti su somme di denaro trovate in possesso di un'imputata condannata per spaccio di lieve entità. La sentenza stabilisce che la sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni posseduti giustifica il provvedimento, a condizione che la condotta non sia isolata ma indicativa di un'attività criminale continuativa.
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Confisca denaro: quando è illegittima senza motivazione
La Corte di Cassazione annulla una sentenza di patteggiamento nella parte relativa alla confisca denaro. La Corte ha stabilito che la confisca, anche in caso di patteggiamento, deve essere specificamente motivata, dimostrando il nesso diretto tra il denaro e il reato contestato (detenzione di stupefacenti), non potendo basarsi su mere presunzioni di attività illecite precedenti. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Ricorso patteggiamento: limiti dopo la riforma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento per spaccio. I motivi, legati all'errata qualificazione giuridica del fatto e alla confisca di denaro, sono stati respinti perché non rientrano nei casi previsti dall'art. 448, co. 2-bis c.p.p. e perché ritenuti generici e manifestamente infondati.
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Sequestro preventivo: quando i soldi sono sospetti?
Un individuo, indagato per detenzione di oltre 3kg di hashish, si è visto confermare un sequestro preventivo di circa 64.000 euro in contanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, sottolineando l'illogicità della giustificazione fornita sulla provenienza del denaro (risparmi di famiglia) e confermando la sussistenza di un quadro indiziario sufficiente (fumus commissi delicti) per mantenere la misura cautelare reale.
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Confisca denaro da spaccio: limiti del patteggiamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45909/2023, ha annullato la confisca di 315 euro disposta da un GIP nell'ambito di un patteggiamento per detenzione di stupefacenti. L'imputato aveva concordato una pena di 9 mesi e 2.000 euro di multa. La Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'illegalità della confisca denaro da spaccio, poiché il reato contestato (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990) non la prevede specificamente, richiamando l'art. 240-bis c.p. che non è applicabile in questo caso. Di conseguenza, la confisca è stata eliminata e disposta la restituzione della somma.
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Confisca per sproporzione e droga: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo di 7.510 euro. Il denaro, trovato nell'abitazione di una persona indagata per detenzione di stupefacenti, è stato ritenuto sproporzionato rispetto al reddito lecito (la sola pensione del defunto marito). La Corte ha chiarito che in caso di confisca per sproporzione, non è necessario provare il nesso diretto tra il denaro e il reato di spaccio, ma è sufficiente dimostrare la sproporzione e l'assenza di una giustificazione lecita sulla sua provenienza.
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Ricorso inammissibile: tardività e motivi errati
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della sua presentazione tardiva e della manifesta infondatezza dei motivi, i quali non si confrontavano con le reali argomentazioni della sentenza d'appello. Il caso riguardava una condanna per detenzione di stupefacenti e la confisca di una somma di denaro giustificata non solo dal reato, ma anche dalla sproporzione rispetto ai redditi dell'imputato.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo?
Un padre e un figlio ricorrono in Cassazione contro un sequestro preventivo di una cospicua somma in contanti, finalizzato alla confisca per sproporzione a seguito della condanna del figlio per reati di droga. Il figlio lamenta la violazione di precedenti decisioni cautelari, mentre il padre rivendica la proprietà del denaro. La Corte Suprema dichiara entrambi i ricorsi inammissibili, chiarendo i presupposti per reiterare un sequestro preventivo in presenza di nuovi elementi e confermando la valutazione del tribunale sulla titolarità del denaro.
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Sequestro preventivo: ne bis in idem e nuovi elementi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione. La Corte stabilisce che il principio del 'ne bis in idem' non opera se il nuovo provvedimento si basa su nuovi elementi di prova. Viene inoltre evidenziata una situazione anomala in cui il sequestro persiste dopo la condanna definitiva, demandando la soluzione al giudice dell'esecuzione.
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Confisca ex art. 85-bis: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di confisca di denaro. Il motivo dell'inammissibilità risiede nel fatto che il ricorso contestava genericamente la mancanza di motivazione sul nesso tra il denaro e il reato di spaccio, ignorando completamente che la confisca era stata disposta sulla base della norma specifica dell'art. 85-bis del D.P.R. 309/1990, rendendo così le censure non pertinenti.
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Buona fede del creditore: annullata confisca
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento che negava l'ammissione di un credito ipotecario al passivo di una procedura di confisca. La decisione del giudice di merito è stata ritenuta carente nella motivazione sulla mancanza di buona fede del creditore originario (un istituto di credito). La Corte ha stabilito che non si possono ignorare gli elementi di diligenza posti in essere dalla banca (perizia, garanzie, valore del bene) a fronte di sospetti generici, senza specificare quali ulteriori accertamenti sarebbero stati esigibili per scoprire la presunta strumentalità del finanziamento a fini illeciti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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