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Art. 823 Codice Civile

92 provvedimenti

Distanze tra costruzioni: l’improcedibilità del ricorso ferma la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da due Proprietari contro una sentenza che li condannava ad arretrare opere edificate troppo vicine al confine. I ricorrenti non avevano depositato la relazione di notificazione della sentenza impugnata, violando una norma fondamentale del codice di procedura civile. Questa omissione ha reso il ricorso inammissibile, impedendo l'esame nel merito della questione sulle distanze tra costruzioni. I Proprietari ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese legali e un ulteriore contributo unificato.
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Revoca Aggiudicazione vs. Limiti Giurisdizione Amministrativa: La Cassazione
L'Azienda Ricorrente aveva ottenuto l'aggiudicazione di uno spazio commerciale in sub-concessione presso La Società Aeroportuale. Quest'ultima ha poi revocato l'aggiudicazione e ordinato lo sgombero, sostenendo la mancata presentazione di una garanzia fideiussoria. L'Azienda Ricorrente ha impugnato la revoca e lo sgombero, lamentando l'impossibilità di ottenere la garanzia durante l'emergenza COVID-19 e contestando la giurisdizione. I giudici amministrativi hanno respinto i ricorsi. La Corte di Cassazione, chiamata a decidere sui Limiti giurisdizione amministrativa, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo controllo sui giudici speciali si limita ai vizi che riguardano i confini del potere giurisdizionale, non a errori interni di interpretazione della legge, a meno che non si tratti di un radicale stravolgimento delle norme processuali che comporti un diniego di giustizia.
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Couso delle condotte idriche tra rete potabile ed energia
Il gestore del servizio idrico integrato impugnava i decreti con cui la Regione aveva rinnovato a una società terza la concessione per la produzione di energia idroelettrica mediante l'uso delle condotte dell'acquedotto. L'ente pubblico aveva inoltre disposto l'efficacia prolungata degli accordi economici tra le due società fino all'individuazione del nuovo affidatario. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche prima e la Corte di Cassazione a Sezioni Unite poi hanno rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il couso delle condotte idriche è pienamente legittimo anche a valle delle opere di presa, poiché l'ordinamento favorisce l'impiego plurimo e coordinato delle reti per produrre energia rinnovabile senza intaccare la fornitura di acqua potabile. Il gestore pubblico è stato condannato al rimborso delle spese processuali.
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Usucapione beni demaniali: quando è possibile?
La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di un condominio volta a ottenere l'usucapione beni demaniali su un'area adibita a parcheggio. I giudici hanno stabilito che il semplice disuso non integra la sdemanializzazione tacita, richiedendosi invece atti positivi della Pubblica Amministrazione. Inoltre, è mancata la prova di un possesso esclusivo, dato l'uso dell'area da parte della collettività.
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Autotutela possessoria: Comune perde contro il privato
Un proprietario terriero ha contestato l'ordinanza del Sindaco che imponeva la rimozione di barriere su una strada vicinale, esercitando il potere di autotutela possessoria. Il TAR e il Consiglio di Stato hanno annullato l'ordinanza, rilevando l'assenza di uso pubblico della via. Una società di servizi ha impugnato la decisione davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, sostenendo che il giudice amministrativo avesse invaso la giurisdizione del giudice ordinario accertando la proprietà della strada. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il giudice amministrativo può accertare in via incidentale la sussistenza dell'uso pubblico per valutare la legittimità dell'ordinanza. Eventuali errori in questo accertamento costituiscono semplici errori di giudizio e non un difetto di giurisdizione.
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Autotutela possessoria: il Comune perde contro il privato
Un proprietario terriero sbarra una strada abusiva costruita sul suo fondo da una società di servizi. Il Comune ordina la rimozione dei blocchi esercitando il potere di autotutela possessoria per garantire il transito pubblico. Il proprietario contesta l'ordinanza davanti al giudice amministrativo, che annulla il provvedimento ritenendo la strada privata e non soggetta a uso pubblico. La società di servizi ricorre in Cassazione, lamentando che il giudice amministrativo abbia invaso il campo del giudice ordinario accertando la proprietà della strada. Le Sezioni Unite dichiarano il ricorso inammissibile: il giudice amministrativo ha la giurisdizione per valutare la legittimità dell'atto e può accertare in via incidentale la natura della strada. Vince il proprietario terriero, con condanna alle spese per la società.
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Sdemanializzazione tacita: privato contro pubblico per un confine
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due cittadine contro un Comune, riguardante la proprietà di un'area confinante con una chiesa. Le questioni principali riguardano l'integrità del contraddittorio e la sdemanializzazione tacita dell'area. La Corte ha ritenuto necessario approfondire la discussione in un'udienza pubblica, disponendo il rinvio per acquisire le conclusioni del Procuratore Generale.
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Concessione di derivazione d’acqua: scontro tra pubblico e privato
Un operatore privato ha ottenuto la concessione di derivazione d'acqua per uso idroelettrico vicino a un depuratore. Il gestore del servizio idrico integrato ha impugnato il provvedimento, lamentando l'indisponibilità delle aree demaniali. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha rigettato il ricorso ritenendo il gestore privo di legittimazione, ma con una motivazione estremamente confusa. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno accolto il ricorso del gestore, stabilendo che la motivazione del Tribunale era solo apparente e non permetteva di comprendere il percorso logico-giuridico seguito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Sdemanializzazione: la strada pubblica diventa cancello privato
Una società immobiliare ha acquistato un edificio a Napoli e ha chiesto il libero transito su una rampa di scale adiacente, sostenendo l'esistenza di una servitù di uso pubblico. La strada era però sbarrata da un cancello installato da alcuni proprietari confinanti. Anche il Ministero della Cultura è intervenuto rivendicando la natura pubblica dell'area. I giudici di merito hanno accertato che la rampa era stata oggetto di sdemanializzazione in forza di un regio decreto del 1867 e venduta a privati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società immobiliare, confermando che la presunzione di demanialità della strada è stata superata dalle prove di proprietà privata. Di conseguenza, la sdemanializzazione ha legittimato la chiusura del passaggio da parte dei privati.
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Tutela possessoria contro la Pubblica Amministrazione: sì del GO
Una Società Concessionaria ha realizzato dei capannoni industriali su un'area comunale in base a una concessione di lavori pubblici. Successivamente, il Comune ha risolto il contratto e ha ordinato lo sgombero dei beni, affittando un capannone a una Società Terza. La Società Concessionaria ha avviato un'azione di reintegra nel possesso davanti al Tribunale civile. Quest'ultimo ha dichiarato il difetto di giurisdizione, ritenendo che l'atto del Comune fosse un provvedimento autoritativo. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno invece stabilito che la controversia spetta al giudice civile. Trattandosi della fase esecutiva di una concessione, il Comune ha agito con poteri privatistici e non autoritativi. Di conseguenza, la tutela possessoria contro la Pubblica Amministrazione spetta alla giurisdizione ordinaria.
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Tutela possessoria contro la Pubblica Amministrazione: decide il GO
La concessionaria di un'area industriale ha promosso un'azione di reintegra nel possesso contro un Comune che, dopo aver risolto la convenzione, aveva locato a terzi un capannone industriale. Il Tribunale aveva dichiarato il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo, ritenendo l'ordine di sgombero del Comune un atto autoritativo. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha stabilito che la tutela possessoria contro la Pubblica Amministrazione spetta al giudice ordinario quando l'amministrazione agisce nell'ambito di un rapporto contrattuale paritetico e non esercita poteri pubblici autoritativi. Di conseguenza, l'azione di spoglio del possesso deve essere decisa dal Tribunale ordinario.
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Canone occupazione spazi pubblici: paga chi installa, non chi affitta
Il Comune ha richiesto a una Società di Radiodiffusione il pagamento del Canone occupazione spazi pubblici per l'anno 2013, a causa della presenza di tralicci e ripetitori su un'area ritenuta pubblica. La Società ha contestato la richiesta, dimostrando di non essere proprietaria degli impianti, ma di utilizzarli in affitto da una Società Terza che li aveva installati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che il Canone occupazione spazi pubblici è dovuto solo da chi esegue materialmente l'occupazione e installa le strutture, acquisendo la veste di concessionario. Chi si limita a utilizzare impianti altrui non è tenuto al pagamento. Il Comune perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Opposizione di terzo: il vicino blocca l’usucapione della via
Un privato ottiene l'usucapione di alcune porzioni di una strada comunale. La proprietaria di un immobile confinante, che utilizza la strada come unico accesso, propone opposizione di terzo per far dichiarare la natura pubblica della via e annullare la decisione. La Corte d'Appello accoglie l'opposizione, escludendo l'usucapione. Il privato ricorre in Cassazione, contestando la legittimazione della vicina. La Suprema Corte, rilevando la novità e l'importanza della questione riguardante l'ammissibilità dell'opposizione di terzo da parte del proprietario frontista e il confine tra tutela della proprietà e del possesso dei beni pubblici, decide di non risolvere subito la causa. Con un'ordinanza interlocutoria, rimette la trattazione del ricorso alla pubblica udienza per stabilire un principio di diritto chiaro.
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Concessioni cimiteriali perpetue: il Comune perde contro l’erede
Il Comune ha intimato all'Erede della Concessionaria il pagamento di una somma a integrazione del canone per alcune concessioni cimiteriali perpetue. La Concessionaria originaria aveva già pagato una tariffa una tantum all'epoca del rilascio. Il Comune sosteneva di poter aggiornare unilateralmente la tariffa in virtù del suo potere pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, stabilendo che le concessioni cimiteriali perpetue stipulate prima del 1975 rimangono valide e non possono essere modificate unilateralmente per imporre canoni periodici se l'accordo originario prevedeva un unico pagamento iniziale. Spetta al giudice ordinario decidere su tali questioni patrimoniali.
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Usucapione di beni demaniali: i privati perdono contro il Comune
Due cittadini chiedevano l'accertamento dell'acquisto per usucapione di un'area antistante la loro proprietà a Roma, utilizzata da anni con tavoli e ombrelloni. Il Comune si opponeva, evidenziando la natura demaniale dell'area e la presenza di un vincolo archeologico. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello respingevano la domanda, ordinando il rilascio dello spazio. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'area, avendo un valore storico e archeologico intrinseco, rientra nel demanio pubblico comunale. Di conseguenza, l'usucapione di beni demaniali è giuridicamente impossibile, poiché tali beni sono inalienabili e non possono essere sottratti alla loro destinazione pubblica, a prescindere dal momento in cui viene formalizzato il vincolo archeologico.
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Concessione cimiteriale perpetua: stop alle tariffe del Comune
La titolare di una concessione cimiteriale perpetua, ottenuta nel 1974 dietro pagamento di una tariffa una tantum (in un'unica soluzione), si è opposta alla richiesta del Comune di pagare una somma aggiuntiva per l'adeguamento del canone. Il Comune sosteneva di poter rideterminare unilateralmente la tariffa in virtù dei suoi poteri pubblici di gestione del demanio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, stabilendo che l'amministrazione non può modificare unilateralmente le condizioni economiche di una concessione cimiteriale perpetua stipulata prima del 1975 in assenza di una specifica norma di legge. Il rapporto patrimoniale resta regolato dall'accordo originario.
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Usucapione di beni demaniali: privato perde contro lo Stato
Il caso riguarda la richiesta di una cittadina di vedersi riconosciuta l'usucapione di beni demaniali, nello specifico un immobile diroccato situato nel borgo storico di Bussana Vecchia. L'Agenzia del Demanio si è opposta, sostenendo la natura demaniale e l'interesse storico-artistico del bene, confermato da un decreto ministeriale del 2000. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cittadina, confermando che i beni pubblici di interesse storico e culturale appartengono al demanio pubblico e sono assolutamente inalienabili. Di conseguenza, non possono essere oggetto di usucapione di beni demaniali, anche prima di un formale provvedimento amministrativo di vincolo, se le loro caratteristiche intrinseche ne testimoniano il valore culturale. La ricorrente perde la causa e viene condannata a pagare le spese legali.
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Concessione demaniale: decide il TAR e non il giudice civile
Una società che gestiva un chiosco bar e un dehors su un'area comunale ha impugnato davanti al TAR l'ordinanza di sgombero emessa dal Comune, il quale riteneva scaduta la concessione demaniale. Il Comune ha proposto regolamento di giurisdizione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che la causa spettasse al giudice ordinario poiché la società contestava la proprietà pubblica del terreno. Le Sezioni Unite hanno dichiarato la giurisdizione del giudice amministrativo. La Corte ha stabilito che la controversia non riguarda la proprietà del bene, ma la legittimità del potere discrezionale esercitato dall'amministrazione nel negare il rinnovo della concessione demaniale e nel revocare l'autorizzazione del dehors, configurando una posizione di interesse legittimo del privato.
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Estensione della confisca: il credito per danni non è automatico
La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca di prevenzione di un bene immobile non comporta l'automatica estensione della confisca al credito risarcitorio sorto in precedenza a favore del proprietario. Il caso riguardava un'azienda i cui immobili, occupati abusivamente da un Comune, erano stati confiscati. L'Agenzia per i beni confiscati pretendeva anche il relativo credito per i danni. La Corte ha negato questa possibilità, affermando che il diritto al risarcimento è autonomo rispetto al diritto di proprietà. Per essere confiscato, il credito deve essere oggetto di uno specifico provvedimento, non potendo essere assorbito dalla confisca del bene principale. L'Agenzia ha quindi perso la causa.
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Bene Statale in Concessione: No al Litisconsorzio Necessario
Una società concessionaria di autostrade impugna un accertamento catastale per una pensilina fotovoltaica. La Corte di Cassazione interviene su una questione procedurale cruciale: la necessità di coinvolgere nel giudizio anche lo Stato, proprietario del bene. La Suprema Corte stabilisce un principio importante: nel contenzioso tributario su beni demaniali dati in concessione, non sussiste il litisconsorzio necessario dello Stato. L'unico soggetto interessato e tenuto a partecipare al processo è il concessionario, poiché è lui a pagare le imposte per tutta la durata della concessione. La partecipazione dello Stato sarebbe inutile.
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