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Concessione demaniale: decide il TAR e non il giudice civile

Una società che gestiva un chiosco bar e un dehors su un’area comunale ha impugnato davanti al TAR l’ordinanza di sgombero emessa dal Comune, il quale riteneva scaduta la concessione demaniale. Il Comune ha proposto regolamento di giurisdizione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che la causa spettasse al giudice ordinario poiché la società contestava la proprietà pubblica del terreno. Le Sezioni Unite hanno dichiarato la giurisdizione del giudice amministrativo. La Corte ha stabilito che la controversia non riguarda la proprietà del bene, ma la legittimità del potere discrezionale esercitato dall’amministrazione nel negare il rinnovo della concessione demaniale e nel revocare l’autorizzazione del dehors, configurando una posizione di interesse legittimo del privato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. U Num. 17524 Anno 2023
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Pubblicato il 9 giugno 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

La disputa sulla concessione demaniale e lo sgombero del chiosco

La gestione di spazi pubblici richiede spesso il rilascio di una concessione demaniale, un atto amministrativo che permette a soggetti privati di utilizzare aree appartenenti allo Stato o agli enti locali. Quando insorgono controversie sulla scadenza o sul rinnovo di questi titoli, stabilire quale giudice sia competente a decidere può diventare estremamente complesso. La vicenda in esame nasce proprio dal provvedimento di sgombero emesso da un Comune nei confronti di una società che gestiva un chiosco bar con annesso dehors. L’amministrazione comunale riteneva il titolo ormai scaduto, mentre il privato ne sosteneva la persistente validità.

Il Comune aveva ordinato il rilascio dell’area e la rimozione delle strutture basandosi sul presupposto che il rapporto fosse cessato senza alcuna richiesta formale di rinnovo. Al contrario, la società concessionaria eccepiva l’applicazione delle proroghe straordinarie introdotte durante l’emergenza pandemica e lamentava il mancato esame della propria istanza di rinnovo. Di fronte a tale provvedimento, l’operatore privato decideva di adire il Tribunale Amministrativo Regionale per ottenere l’annullamento dell’ordine di sgombero.

Il conflitto tra Comune e privato sulla natura del terreno

La difesa del Comune si fondava su un argomento specifico per contestare la competenza del giudice amministrativo. Secondo l’ente locale, la controversia doveva essere decisa dal giudice ordinario civile. Questa tesi poggiava sul fatto che la società privata avesse parallelamente avviato un’azione civile per usucapione, contestando la natura pubblica del terreno e rivendicandone la proprietà. Il Comune sosteneva che, essendovi una contestazione sul diritto di proprietà del bene, la giurisdizione spettasse interamente alla magistratura ordinaria.

La distinzione tra le competenze dei due giudici si basa sulla natura della posizione giuridica tutelata. Il giudice ordinario si occupa dei diritti soggettivi, ovvero delle pretese piene e incondizionate dei cittadini. Il giudice amministrativo, invece, valuta la legittimità dell’azione della Pubblica Amministrazione a tutela degli interessi legittimi, che si configurano quando il privato si confronta con l’esercizio di un potere pubblico discrezionale.

Le motivazioni della decisione sulla concessione demaniale

Le motivazioni della decisione sulla concessione demaniale si concentrano sull’analisi del nucleo reale della controversia. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito che la qualificazione della giurisdizione non dipende dalle singole affermazioni delle parti, ma dalla reale natura della situazione giuridica dedotta in giudizio. Nel caso specifico, l’azione del privato non mirava a ottenere una pronuncia di accertamento della proprietà del terreno all’interno del processo amministrativo.

La contestazione mossa dalla società riguardava direttamente la legittimità del potere esercitato dal Comune. Il provvedimento di sgombero e la revoca dell’autorizzazione per il dehors costituivano espressione di una potestà autoritativa e discrezionale dell’amministrazione. La Cassazione ha evidenziato che la controversia verteva sulla persistenza del rapporto concessorio e sulla correttezza del diniego di rinnovo. Tali profili coinvolgono direttamente posizioni di interesse legittimo, la cui tutela è riservata esclusivamente al giudice amministrativo. La questione della proprietà del terreno rappresenta un semplice antecedente di fatto che non sposta la competenza principale.

Le conclusioni sul riparto di giurisdizione

Le conclusioni sul riparto di giurisdizione confermano la competenza del Tribunale Amministrativo Regionale. Le Sezioni Unite hanno respinto il ricorso del Comune, stabilendo che la causa deve proseguire davanti al giudice amministrativo per la decisione sul merito della legittimità dello sgombero. Questa pronuncia riafferma un principio fondamentale per gli operatori economici che utilizzano beni pubblici.

Ogni volta che la Pubblica Amministrazione agisce esercitando il proprio potere discrezionale per revocare o non rinnovare un provvedimento, il privato deve rivolgersi al giudice amministrativo. La tutela giurisdizionale amministrativa garantisce un controllo rigoroso sul corretto esercizio del potere pubblico, impedendo decisioni arbitrarie che possano danneggiare ingiustamente le attività commerciali legittimamente avviate sul territorio.

Quale giudice decide sulla legittimità dello sgombero di un’area pubblica?
La competenza spetta al giudice amministrativo quando il provvedimento di sgombero deriva dall’esercizio di poteri discrezionali della Pubblica Amministrazione, come il mancato rinnovo di una concessione.

Cosa succede se il privato contesta la proprietà pubblica dell’area concessa?
La contestazione della proprietà non sposta la competenza al giudice civile se l’azione principale mira a contestare la legittimità del provvedimento amministrativo di sgombero.

Le proroghe Covid si applicano alle concessioni di suolo pubblico per i chioschi?
La normativa emergenziale ha previsto specifiche proroghe per la validità delle concessioni, la cui mancata applicazione da parte del Comune può essere censurata davanti al giudice amministrativo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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