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Art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 — Anno 2025

178 provvedimenti

Altri anni per Art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

Pericolosità sociale: quando restare in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la detenzione in carcere per un'imputata condannata per traffico di stupefacenti, respingendo la richiesta di arresti domiciliari. La decisione si fonda sull'elevata pericolosità sociale della persona, desunta dal suo ruolo di primo piano nell'attività illecita e dalla sua capacità di tessere legami criminali, a prescindere dall'esclusione della fattispecie di associazione mafiosa.
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Contestazione a Catena: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva l'annullamento di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'imputato sosteneva l'inefficacia della misura per via della cosiddetta "contestazione a catena", ritenendo che i termini di custodia fossero già scaduti. La Corte ha chiarito che la retrodatazione dei termini non si applica se il secondo reato (in questo caso, associativo) è stato commesso in un'epoca successiva al primo. Inoltre, ha confermato la massima misura cautelare data la pericolosità del soggetto, che aveva commesso i nuovi fatti mentre si trovava già agli arresti domiciliari.
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Esigenze cautelari: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per spaccio. La difesa sosteneva la mancanza di attualità delle esigenze cautelari per il tempo trascorso dai fatti, ma la Corte ha confermato il provvedimento, valorizzando elementi successivi (perquisizioni e sequestri) e il profilo criminale del soggetto, che dimostravano un perdurante inserimento nel circuito del narcotraffico e una concreta pericolosità sociale.
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Videosorveglianza come prova: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di alcuni imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza è cruciale per aver chiarito i criteri di utilizzabilità della videosorveglianza come prova. La Corte ha stabilito che le riprese di comportamenti non comunicativi in luoghi pubblici costituiscono 'prova atipica', pienamente ammissibile se acquisita con il consenso delle parti in dibattimento, consolidando così il quadro accusatorio basato anche su intercettazioni e dichiarazioni di un collaboratore di giustizia.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Diversi imputati, condannati per reati legati agli stupefacenti, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un "concordato in appello", hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, sottolineando che l'accordo sulla pena nel giudizio di secondo grado ha un effetto preclusivo, impedendo di sollevare ulteriori contestazioni sia sulla congruità della sanzione sia sulla responsabilità, salvo il caso di pena illegale.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, che criticavano l'atto originario del GIP anziché l'ordinanza del Tribunale del riesame, oggetto dell'impugnazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Giudicato cautelare: limiti e nuove prove
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso contro il sequestro di un immobile, chiarendo i confini del cosiddetto giudicato cautelare. La decisione sottolinea che la presentazione di elementi nuovi, come il dissequestro di conti correnti di familiari, non è automaticamente sufficiente a revocare la misura se non incide sul quadro indiziario complessivo, in particolare sulla sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio accumulato.
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Associazione per delinquere: prova e requisiti
La Corte di Cassazione esamina i ricorsi di tre individui condannati per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte rigetta due ricorsi e dichiara inammissibile il terzo, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La sentenza si concentra sugli elementi probatori necessari a dimostrare un vincolo associativo stabile, come la distribuzione dei ruoli, l'uso di linguaggi convenzionali e la mutua assistenza tra i membri, distinguendolo dal semplice concorso di persone nei singoli reati.
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Ricorso inammissibile: no riesame dei fatti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che il ricorso era un tentativo di ottenere un nuovo esame dei fatti, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito e non alla Corte di legittimità. Di conseguenza, il provvedimento che manteneva l'indagato agli arresti domiciliari è stato confermato, in quanto basato su una valutazione non illogica della gravità indiziaria.
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Presunzione custodia cautelare: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un'indagata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, rigettando il ricorso basato sul tempo trascorso dai fatti. La sentenza ribadisce che la presunzione custodia cautelare prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. per tali reati non può essere superata dal solo decorso del tempo, ma richiede prove concrete di un mutamento della pericolosità sociale dell'individuo.
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Associazione a delinquere: quando non c’è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura cautelare per associazione a delinquere. La Corte ha stabilito che per configurare il reato associativo non basta la commissione di reati simili in parallelo, ma è necessaria la prova di un patto stabile e di una struttura organizzata (affectio societatis), distinguendo così l'agire da "cane sciolto" dalla partecipazione a un vero e proprio sodalizio criminale.
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Associazione per delinquere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto indagato per il ruolo di capo e promotore di una associazione per delinquere dedita al traffico internazionale di stupefacenti. La Corte ha confermato la validità dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, ritenendo che le prove raccolte (intercettazioni, pedinamenti e contenuti di chat) costituissero indizi gravi, precisi e concordanti. I motivi di ricorso, incentrati sulla presunta mancanza di prove e sulla non necessità della misura detentiva, sono stati giudicati manifestamente infondati.
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Esigenze cautelari: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che negava la revoca della custodia in carcere. Le esigenze cautelari sono state ritenute ancora attuali, data la gravità dei fatti, il ruolo di gestore dello spaccio e la pericolosità sociale del soggetto, nonostante una parziale modifica delle accuse in primo grado.
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Restituzione in termini: sospende la prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva erroneamente dichiarato estinti per prescrizione alcuni reati. L'errore risiedeva nel non aver considerato l'effetto sospensivo della prescrizione causato dalla concessione della restituzione in termini all'imputato per proporre appello. La Suprema Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 175, comma 8, c.p.p., il periodo tra la notifica della sentenza contumaciale e quella del provvedimento che ammette l'imputato a impugnare non va computato ai fini del calcolo della prescrizione, 'sterilizzando' di fatto quel lasso temporale.
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Valutazione della prova: Cassazione su pentiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza sottolinea che la corretta valutazione della prova, che include le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e le intercettazioni, spetta al giudice di merito. Il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un tentativo di riesaminare i fatti, ma deve limitarsi alle questioni di legittimità. La Corte ha confermato la validità delle prove e la corretta applicazione della recidiva.
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Custodia Cautelare: resta in carcere chi spaccia
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di gravi e plurimi reati di spaccio, anche dopo la caduta dell'accusa di reato associativo. La decisione si fonda sulla valutazione della 'dedizione totale' all'attività criminale e sulla gravità dei fatti rimanenti, ritenuti sufficienti a giustificare la misura più restrittiva.
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Errore di fatto: quando il ricorso in Cassazione è perso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37525/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava un errore di fatto in una precedente pronuncia. La Corte ha chiarito che tale strumento non può essere utilizzato per ridiscutere il merito della decisione o per introdurre motivi di appello non presentati in precedenza. L'analisi ha confermato la correttezza della valutazione operata nelle precedenti sentenze, che avevano adeguatamente considerato le prove a carico dell'imputato, incluse le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e i riscontri esterni, ritenendo l'appello manifestamente infondato.
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Reato continuato: la pena va sempre motivata
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che unificava due pene in applicazione del reato continuato. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione, pur calcolando correttamente la pena base, ha omesso di motivare l'aumento di pena applicato per il reato satellite. Secondo la Suprema Corte, ogni aumento deve essere specificamente giustificato per garantire la proporzionalità della pena complessiva ed evitare un cumulo materiale mascherato. Di conseguenza, il caso è stato rinviato a un nuovo giudice per una nuova determinazione motivata della pena.
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Tabulati telefonici: quando sono prova nel processo
Un imputato, condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Tra i motivi, contestava l'utilizzo dei tabulati telefonici e dei dati di localizzazione acquisiti senza decreto del giudice. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che i tabulati telefonici sono utilizzabili se corroborati da altri elementi di prova. Inoltre, ha chiarito l'inammissibilità di altri motivi per ragioni procedurali, come la tardiva contestazione di decisioni istruttorie e la carenza di interesse a impugnare un'aggravante già resa inefficace dal giudizio di bilanciamento con le attenuanti.
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Modifica arresti domiciliari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la modifica del luogo di esecuzione degli arresti domiciliari. La richiesta, finalizzata a conciliare esigenze lavorative e familiari, è stata respinta perché i motivi del ricorso contestavano l'esistenza stessa delle esigenze cautelari, un punto che la difesa aveva precedentemente accettato, concentrandosi solo sul cambio di domicilio. La Corte ha stabilito che i motivi di impugnazione devono essere coerenti con l'oggetto della richiesta originaria.
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