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Art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 — Anno 2025

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178 provvedimenti

Altri anni per Art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

Esigenze cautelari: il tempo trascorso conta
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso. Sebbene i gravi indizi di colpevolezza fossero stati confermati, la Corte ha stabilito che il giudice del riesame non ha adeguatamente motivato l'attualità delle esigenze cautelari, omettendo di considerare il lungo tempo trascorso dai fatti contestati (risalenti al 2019) senza nuove condotte illecite.
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Custodia cautelare: quando i termini non retrodatano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la retrodatazione dei termini di custodia cautelare. La richiesta si basava sull'asserita desumibilità dei nuovi fatti da una precedente indagine. La Corte ha ribadito che l'onere di provare tale desumibilità grava sulla difesa, che in questo caso non ha fornito elementi sufficienti. La sentenza sottolinea inoltre la distinzione tra il ruolo di legittimità della Cassazione e il giudizio di merito, confermando la validità dell'ordinanza impugnata.
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Affectio societatis: la prova del vincolo associativo
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di narcotraffico, stabilendo che un rapporto continuativo di fornitura di stupefacenti a un membro di un'associazione criminale è sufficiente a dimostrare l'affectio societatis, ovvero la volontà di far parte del sodalizio, integrando così il reato di partecipazione.
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Termine misura cautelare: la Cassazione chiarisce
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare. L'indagata lamentava il superamento del termine di 20 giorni per l'emissione del nuovo provvedimento dopo la dichiarazione di incompetenza territoriale. La Corte ha chiarito che il superamento del termine misura cautelare previsto dall'art. 27 c.p.p. non comporta la decadenza del potere del giudice competente di emettere una nuova, autonoma ordinanza.
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Contestazione a catena: annullata ordinanza cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in un caso di presunta contestazione a catena. Il ricorrente, già detenuto per reati associativi, era stato raggiunto da una seconda misura per traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che il Tribunale di merito non ha adeguatamente verificato se gli elementi per la seconda accusa fossero già desumibili dagli atti al momento della prima misura, violando il principio che vieta l'indebita dilatazione dei termini di custodia. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Retrodatazione custodia cautelare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare, limitatamente alla questione della retrodatazione custodia cautelare. Il caso riguardava un imputato detenuto per associazione a delinquere e estorsione, il quale aveva richiesto di unificare i termini di detenzione con un precedente procedimento connesso. La Corte ha stabilito che il Tribunale del riesame dovrà riesaminare se gli elementi del secondo reato fossero già desumibili dagli atti del primo, un requisito fondamentale per la retrodatazione.
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Associazione narcotraffico: la prova per la custodia
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare per un soggetto accusato di partecipazione ad un'associazione narcotraffico. Il ricorso, basato sulla presunta illogicità della motivazione e sull'omessa valutazione di elementi difensivi, è stato rigettato. La Suprema Corte ha ritenuto sufficiente la motivazione del Tribunale del Riesame, basata su dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni, anche se non confutava analiticamente ogni singolo punto della difesa, purché la ricostruzione complessiva dei fatti risultasse coerente e solida.
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Disegno criminoso: no alla continuazione tra reati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra due reati associativi legati al narcotraffico. La Corte ha stabilito che la partecipazione a due distinti sodalizi criminali non è sufficiente a provare un unico disegno criminoso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva negato l'unificazione delle pene per assenza di una programmazione unitaria iniziale.
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Misure cautelari: il tempo non basta per la revoca
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato che chiedeva la revoca delle misure cautelari basandosi sul lungo tempo trascorso e sulla sua buona condotta. La Corte ha ribadito che, per reati gravi con presunzione di pericolosità, il tempo è un elemento neutro e servono fatti nuovi e concreti per giustificare una rivalutazione delle esigenze cautelari.
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Violazione arresti domiciliari: quando si rischia il carcere
La Cassazione conferma la custodia in carcere per un imputato che ha commesso una violazione arresti domiciliari uscendo di casa in bicicletta. Irrilevante la mancata trasmissione di un atto non decisivo per la difesa. La violazione è stata ritenuta grave e idonea a dimostrare l'inadeguatezza della misura domiciliare.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per i reati di associazione mafiosa, la presunzione delle esigenze cautelari non viene meno con il solo trascorrere del tempo. Un indagato, accusato di appartenere a un clan della 'ndrangheta, ha visto respinto il suo ricorso contro la custodia in carcere. La Corte ha chiarito che, data la stabilità e la natura pervasiva delle mafie storiche, elementi come un lavoro lecito o l'assenza di precedenti penali non sono sufficienti a dimostrare un effettivo allontanamento dal sodalizio criminale, necessario per superare la presunzione di pericolosità.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa e narcotraffico. La sentenza chiarisce che il Ricorso per Cassazione non può limitarsi a contestare la valutazione delle prove (come intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori) già effettuata dai giudici di merito, ma deve evidenziare vizi di legittimità. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici e orientati a una non consentita rivalutazione dei fatti.
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Custodia Cautelare: fornitore stabile e associazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di essere fornitore stabile di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che un rapporto continuativo di fornitura, provato da intercettazioni, integra la partecipazione al sodalizio criminale e giustifica l'applicazione della più grave misura cautelare, data la pericolosità del soggetto e la gravità dei reati contestati.
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Sequestro preventivo terzo: diritti e limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 305/2025, ha rigettato il ricorso di una terza proprietaria avverso un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione di un immobile. La Corte ha stabilito che, sebbene il terzo abbia pieno diritto di contestare i presupposti della misura cautelare, nel caso di specie la sproporzione tra il bene di lusso e i redditi leciti era sufficiente a giustificare il sequestro, e il rischio di dispersione del bene (periculum in mora) era stato adeguatamente motivato sulla base della condotta pregressa degli indagati volta ad occultare i proventi illeciti.
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Retrodatazione custodia cautelare: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato che chiedeva la retrodatazione della custodia cautelare per associazione a delinquere. La richiesta si basava su un precedente arresto per un reato connesso. La Corte ha chiarito che, in caso di procedimenti diversi, la retrodatazione si applica solo se gli elementi per la seconda misura erano già desumibili dagli atti del primo procedimento prima del rinvio a giudizio, condizione non soddisfatta nel caso di specie.
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Associazione mafiosa: la Cassazione conferma la custodia
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un individuo accusato di associazione mafiosa e narcotraffico. La Corte ha ritenuto infondato il ricorso, validando il quadro indiziario basato su intercettazioni, dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e prove che dimostravano il ruolo gerarchico, l'autorità e la partecipazione agli utili del clan da parte dell'indagato. La sentenza ribadisce i criteri per la configurabilità dei reati associativi.
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Custodia Cautelare: la valutazione autonoma del giudice
Un uomo, accusato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura. La sentenza chiarisce i requisiti per la valutazione autonoma del giudice, che non deve limitarsi a recepire la richiesta del PM, e ribadisce come la gravità indiziaria e le esigenze cautelari possano basarsi su dichiarazioni concordanti e sulla stabilità del vincolo criminale, anche a distanza di tempo dai fatti contestati.
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Inutilizzabilità intercettazioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi di due indagati coinvolti in un'associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza affronta temi cruciali come i limiti della inutilizzabilità intercettazioni, l'acquisizione di chat come prova e i criteri per il concorso esterno. La Corte ha rigettato i ricorsi, chiarendo che l'inutilizzabilità del contenuto delle intercettazioni non si estende ai dati fattuali esterni (come l'identità dei conversanti) e che il contributo tecnico a un'associazione criminale, come la fornitura di telefoni criptati, configura il concorso esterno.
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