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Art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 — Sezione Quarta Penale

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Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

Furto consumato: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due indagate per un furto in abitazione. Le ricorrenti sostenevano che il reato dovesse essere qualificato come tentato e non come furto consumato, data la costante sorveglianza delle forze dell'ordine che ha impedito il pieno possesso della refurtiva. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile per mancanza di un interesse attuale e concreto, poiché la diversa qualificazione giuridica non avrebbe comportato alcuna modifica sulle misure cautelari applicate.
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Attenuanti generiche: no se c’è capacità a delinquere
Un soggetto condannato in primo e secondo grado per spaccio di lieve entità ricorre in Cassazione lamentando, tra le altre cose, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le attenuanti generiche possono essere negate se la condotta dell'imputato, pur relativa a un reato di lieve entità, dimostra una concreta capacità a delinquere. La decisione ribadisce principi consolidati anche in materia di particolare tenuità del fatto e recidiva.
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Art. 131-bis: Reati estinti e abitualità del reato
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale riguardo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). In un caso di spaccio di lieve entità, la Corte ha annullato la decisione di merito che negava il beneficio basandosi su precedenti penali estinti a seguito di patteggiamento. La sentenza chiarisce che tali precedenti non possono essere utilizzati per configurare l'abitualità del reato, un presupposto che osta all'applicazione dell'art. 131-bis. Di conseguenza, il giudice deve escluderli dalla sua valutazione, basandosi solo sui precedenti penali ancora efficaci.
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Nullità della notifica: processo annullato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per spaccio di stupefacenti a causa della nullità della notifica del decreto di citazione a giudizio. A causa di un errore nel nominativo dell'imputato e dell'impossibilità di reperirlo presso il domicilio eletto, la Corte ha stabilito che non vi era prova certa della sua conoscenza del processo. Tale vizio procedurale, qualificabile come nullità assoluta e insanabile, ha comportato l'annullamento sia della sentenza di primo grado che di quella d'appello, con rinvio degli atti al tribunale di prima istanza per un nuovo procedimento.
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Confisca per sproporzione: nuove regole su stupefacenti
Un uomo viene condannato per detenzione e spaccio di stupefacenti. Il Tribunale, pur condannandolo, dispone la restituzione di una cospicua somma di denaro (€ 19.100) e dei telefoni cellulari trovati in suo possesso. La Procura ricorre in Cassazione, sostenendo la necessità di applicare la confisca per sproporzione sul denaro e la confisca degli strumenti del reato (telefoni e bilancino). La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, evidenziando una recente modifica legislativa che estende la confisca per sproporzione anche ai reati di lieve entità in materia di droga. La sentenza viene annullata con rinvio per una nuova valutazione su questi punti.
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Concordato in appello: limiti alle pene sostitutive
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (concordato in appello), ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della pena e la mancata concessione di una pena sostitutiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, specificando che la pena concordata non è sindacabile nel merito, ma solo per illegalità. Inoltre, ha stabilito che la richiesta di pene sostitutive deve essere parte integrante dell'accordo stesso e non può essere concessa d'ufficio dal giudice.
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Custodia cautelare droga: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per droga. La decisione si fonda sulla professionalità dimostrata dagli indagati nel custodire e confezionare stupefacenti per conto terzi. Tale modalità operativa esclude l'ipotesi del reato di 'lieve entità' e giustifica la misura del carcere per interrompere i legami con l'ambiente criminale e prevenire la reiterazione del reato, anche in assenza di precedenti penali.
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Custodia cautelare stupefacenti: perché non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per detenzione di stupefacenti, rigettando il ricorso di un indagato. La Corte ha stabilito che il ruolo di custode e confezionatore di droga per conto terzi è incompatibile con l'ipotesi del 'fatto di lieve entità', giustificando la misura detentiva più grave a causa dell'inserimento dell'indagato in un contesto di narcotraffico e del rischio di reiterazione del reato, non contenibile con gli arresti domiciliari.
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Pene sostitutive e pena sospesa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La sentenza chiarisce che, per i reati commessi dopo la Riforma Cartabia, le pene sostitutive e la sospensione condizionale della pena sono incompatibili. Se il giudice di primo grado concede la pena sospesa, il giudice d'appello non può revocarla per applicare una pena sostitutiva, anche se richiesta dall'imputato, poiché ciò violerebbe il divieto di 'reformatio in peius', peggiorando la sua condizione.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: il caso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per concorso in detenzione di stupefacenti, respingendo la tesi difensiva del favoreggiamento. La sentenza chiarisce che chiunque aiuti a occultare droga durante il periodo in cui la detenzione è in atto, partecipa attivamente al reato. Essendo la detenzione un reato permanente, ogni azione di supporto durante la sua commissione integra il concorso e non un reato autonomo come il favoreggiamento, che presuppone la cessazione della condotta illecita principale.
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Reformatio in peius: revoca non menzione, il limite
La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca del beneficio della non menzione della condanna da parte del giudice d'appello, in assenza di impugnazione del pubblico ministero, viola il divieto di 'reformatio in peius'. Il caso riguardava un imputato condannato per spaccio, al quale in primo grado era stato concesso il beneficio. La Corte d'Appello aveva revocato tale beneficio sulla base di precedenti condanne. La Cassazione ha annullato questa decisione, chiarendo che la revoca d'ufficio è possibile solo se l'imputato commette un nuovo delitto dopo la sentenza, e non per fatti precedenti.
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Detenzione sostanze stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di quasi 3 kg di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva la tesi del fatto di lieve entità, basandosi sulla bassa qualità di una parte della droga. La Corte ha ribadito che, ai fini della qualificazione del reato, il considerevole quantitativo totale e la presenza di bilancini di precisione sono elementi sufficienti a dimostrare la finalità di spaccio, superando la tesi della detenzione sostanze stupefacenti per solo uso personale.
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Confisca per sproporzione: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una confisca per sproporzione a carico di un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti. La sentenza ribadisce che spetta all'imputato l'onere di fornire prove concrete e documentate sull'origine lecita dei propri beni, non essendo sufficienti mere dichiarazioni. Il ricorso è stato respinto perché le giustificazioni addotte erano prive di riscontri oggettivi.
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Fatto di lieve entità: non basta la quantità di droga
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per spaccio, stabilendo che per escludere l'ipotesi del 'fatto di lieve entità' non è sufficiente basarsi solo sulla quantità di droga o sul numero di dosi ricavabili. I giudici devono condurre una valutazione complessiva che consideri anche le modalità dell'azione, i mezzi utilizzati e le circostanze del caso. La decisione sottolinea che un'analisi puramente quantitativa è riduttiva e non conforme alla legge, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Restituzione in termine: quando è tardiva l’istanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile una richiesta di restituzione in termine per impugnare una sentenza di patteggiamento. L'istanza è stata giudicata tardiva perché presentata oltre il termine di dieci giorni dalla conoscenza effettiva del provvedimento, non sussistendo i presupposti del caso fortuito.
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Destinazione allo spaccio: prova e condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per due individui per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sentenza chiarisce che la destinazione allo spaccio può essere provata da indici oggettivi come il quantitativo elevato (69 dosi), il confezionamento in singole dosi e le modalità di occultamento, rendendo irrilevante la tesi dell'uso personale. La Corte ha inoltre rigettato la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la gravità oggettiva della condotta.
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Pena illegale nel patteggiamento: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava una sentenza di patteggiamento per una presunta "pena illegale". La Corte ha chiarito che l'accordo tra le parti si forma sul risultato finale della pena e non sui singoli passaggi del calcolo. Una pena non è illegale solo perché il calcolo intermedio è contestato, ma solo se è "extra" o "contra legem", ovvero non prevista dall'ordinamento. Poiché la pena finale di 5 anni e 20.000 euro era conforme all'accordo e legalmente valida, il ricorso è stato respinto.
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Uso personale stupefacenti: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di 45g di hashish. La difesa sosteneva si trattasse di uso personale stupefacenti, ma i giudici hanno confermato la condanna, valorizzando una serie di indizi complessivi: la quantità, la suddivisione della sostanza, le condizioni personali dell'imputato e la mancanza di prove a sostegno della sua versione. La Corte ha ribadito che un ricorso non può limitarsi a ripetere le argomentazioni già respinte in appello.
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Reformatio in peius: multa aumentata in appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che, pur riducendo la pena detentiva totale, aveva aumentato l'importo della multa per i singoli reati satellite. Tale operazione viola il divieto di reformatio in peius, che si applica non solo alla pena complessiva, ma a ogni sua componente autonoma. I ricorsi degli altri due imputati sono stati dichiarati inammissibili per genericità.
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Destinazione della droga: Cassazione e motivazione
Un soggetto condannato per detenzione di cocaina ha impugnato la sentenza, sostenendo che la sostanza fosse per uso personale. La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso sulla colpevolezza, confermando che la valutazione sulla destinazione della droga deve basarsi su più indizi (quantità, reddito, ecc.). Tuttavia, ha annullato la sentenza riguardo alla pena, poiché i giudici d'appello non avevano motivato la loro decisione in risposta ai specifici rilievi della difesa sulla sua eccessività.
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