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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 — Sezione Sesta Penale

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30 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

Ricorso inammissibile patteggiamento: no a riesame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per detenzione di stupefacenti. L'imputato aveva chiesto una diversa qualificazione giuridica del reato, ma la Corte ha stabilito che tale richiesta implicava una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità per questo tipo di sentenze. La decisione conferma che il ricorso inammissibile patteggiamento è la conseguenza quando non si sollevano i motivi tassativamente previsti dalla legge, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Estensione impugnazione: limiti per il coimputato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati. Per il primo, un accordo in appello limita la revisione del giudice. Per il secondo, che beneficiava dell'estensione impugnazione, la Corte chiarisce che tale istituto non gli conferisce il diritto di proporre un ricorso autonomo su nuove questioni una volta che il motivo estensibile è venuto meno.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1488/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso patteggiamento presentato da un imputato. L'appello si basava su una richiesta di riqualificazione del reato e su un presunto vizio di motivazione, motivi che non rientrano tra quelli tassativamente previsti dalla legge per l'impugnazione di una sentenza di applicazione della pena su richiesta.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado tramite un concordato in appello, ha tentato di impugnare la decisione in Cassazione lamentando la mancata assoluzione e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il concordato in appello limita fortemente le possibilità di un ulteriore ricorso, che è consentito solo per vizi procedurali specifici e non per riesaminare il merito della causa.
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Ricorso per cassazione: limiti al patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione proposto contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato aveva richiesto una nuova valutazione dei fatti per ottenere una qualificazione giuridica più favorevole (fatto di lieve entità in materia di stupefacenti), ma la Corte ha ribadito che tale istanza non rientra tra i motivi consentiti per impugnare un accordo di applicazione della pena, che sono limitati a specifici vizi di legittimità e non a riesami del merito.
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Prova associazione mafiosa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale, confermando l'assoluzione di diversi imputati dall'accusa di associazione di tipo mafioso. La Corte ha ritenuto logica la motivazione della Corte d'Appello, secondo cui, sebbene fossero stati provati gravi reati come estorsioni, mancava la prova associazione mafiosa, ovvero di una struttura stabile e di una forza intimidatrice collettiva. Le condanne per i singoli reati fine sono state in gran parte confermate.
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Traffico di stupefacenti: Cassazione e prove
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di diversi imputati condannati per traffico di stupefacenti. La sentenza conferma la validità delle prove basate su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e servizi di osservazione, anche in assenza di sequestro diretto della sostanza. Vengono inoltre chiariti i criteri per l'applicazione dell'aggravante dell'ingente quantitativo e la distinzione tra reato continuato e una generica 'carriera criminale', negando la continuazione per reati commessi a grande distanza di tempo.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La decisione si fonda sulla carente motivazione della Corte d'appello, che non ha effettuato una valutazione complessiva e unitaria per escludere l'ipotesi di 'spaccio di lieve entità'. Secondo la Suprema Corte, il giudice deve considerare tutti gli indici (mezzi, modalità, quantità) e non può basare la sua decisione su singoli elementi isolati. Anche la valutazione sulla recidiva è stata ritenuta insufficiente, poiché basata su precedenti troppo datati senza una reale analisi della pericolosità attuale. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Particolare tenuità del fatto: no al rave party
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imputata condannata per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ma la Corte ha ritenuto che, nonostante la modesta quantità di sostanza, la suddivisione in 11 involucri, la detenzione di bustine vuote e il contesto di un rave party indicassero un'offensività superiore al minimo. Sono state respinte anche le eccezioni procedurali sulla notifica dell'atto di citazione.
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Appello penale inammissibile: il mandato specifico
La Corte di Cassazione dichiara un appello penale inammissibile a causa della mancata presentazione di un mandato specifico a impugnare da parte del difensore. La sentenza, applicando il principio 'tempus regit actum', sottolinea come questo adempimento sia essenziale per procedere, specialmente quando l'imputato è assente, per garantire la sua consapevolezza nel proseguire il giudizio. La decisione assorbe e non esamina i motivi di merito del ricorso.
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