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Art. 73, comma 1, d.P.R. 309/90

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161 provvedimenti

Recidiva spaccio: quando è motivata la pena più grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha confermato la legittimità dell'applicazione dell'aggravante della recidiva spaccio, ritenendo che i giudici di merito avessero adeguatamente motivato la decisione sulla base dei numerosi precedenti specifici e della chiara propensione a delinquere del soggetto, rendendo la sanzione più severa pienamente giustificata.
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Recidiva spaccio: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla corretta applicazione dell'aggravante della recidiva spaccio da parte dei giudici di merito, la cui motivazione, basata sui numerosi precedenti specifici e sulla persistenza della condotta criminale, è stata ritenuta logica e non sindacabile in sede di legittimità.
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Concordato in appello: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (il cosiddetto concordato in appello), aveva comunque impugnato la sentenza. La Corte ribadisce che la scelta del concordato implica la rinuncia agli altri motivi di gravame, con un effetto preclusivo che si estende anche al giudizio di legittimità.
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Custodia Cautelare: Inaffidabilità e Nuovi Reati
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto che, già sottoposto all'obbligo di dimora, veniva arrestato per un nuovo reato di spaccio. La sentenza conferma la legittimità della più grave misura della custodia cautelare in carcere, evidenziando come la reiterazione del reato sia un indice concreto di inaffidabilità, rendendo inadeguata qualsiasi misura meno restrittiva come gli arresti domiciliari.
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Confisca profitto reato: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la confisca di 500 euro, ritenuti provento di spaccio. La sentenza sottolinea come la somma, corrispondente al prezzo della cessione di stupefacenti, costituisca inequivocabilmente il profitto del reato. La decisione conferma che la confisca del profitto del reato è una misura correttamente applicata quando il denaro è il diretto risultato dell'attività illecita, anche in caso di patteggiamento, e la motivazione può essere basata sulla stessa descrizione del fatto contestato.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione e la valutazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per detenzione di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come fatto di lieve entità è stata respinta poiché gli elementi del caso, come quantità, diversità delle sostanze e modalità di detenzione, indicavano una professionalità e una capacità di diffusione incompatibili con la minima offensività.
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Trattamento sanzionatorio: calcolo della pena errato
Un imputato ricorre in Cassazione contestando il trattamento sanzionatorio applicato dal giudice dell'esecuzione dopo il riconoscimento della continuazione tra più reati. La Corte ha annullato la decisione, riscontrando errori nel calcolo della pena e una motivazione carente, rinviando gli atti per una nuova valutazione.
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Custodia cautelare per spaccio: carcere o domiciliari?
Un uomo, indagato per detenzione di 32 grammi di cocaina, ha contestato la custodia cautelare in carcere, chiedendo i domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la misura del carcere è adeguata quando, pur in presenza di quantitativi non esorbitanti, emergono elementi di un'attività di spaccio organizzata e professionale. In questo caso, il rischio concreto di recidiva ha reso insufficiente la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari.
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Competenza territoriale stupefacenti: il caso di Milano
La Cassazione ha respinto il ricorso di una donna agli arresti domiciliari per traffico di stupefacenti, confermando la competenza territoriale stupefacenti del Tribunale di Milano. La Corte ha stabilito che la competenza si radica nel luogo del primo atto penalmente rilevante, in questo caso l'organizzazione dell'acquisto avvenuta a Milano, anche se l'importazione è avvenuta altrove.
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Misura di sicurezza: valida se emessa lo stesso giorno
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una misura di sicurezza di espulsione disposta con un'ordinanza separata, ma emessa nel corso della stessa udienza della sentenza di patteggiamento. Secondo la Corte, il requisito della 'contestualità' è rispettato, rendendo legittimo il provvedimento, poiché la decisione è stata presa simultaneamente alla sentenza, anche se formalizzata in due atti distinti.
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Custodia cautelare mafia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per mafia. L'uomo era accusato di far parte di un'associazione mafiosa che, attraverso un'azienda di raccolta oli esausti, imponeva i propri servizi a ristoratori ed esercenti con metodi intimidatori. La Corte ha stabilito che il ricorso mirava a una non consentita rilettura dei fatti e ha confermato la solidità dei gravi indizi di colpevolezza e la sussistenza delle esigenze cautelari, data la presunzione di pericolosità e la mancata prova di un distacco dal clan.
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Spaccio di droga lieve: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina, che chiedeva il riconoscimento dell'ipotesi di spaccio di droga lieve. La Corte ha stabilito che la detenzione di una quantità di sostanza da cui è possibile ricavare 186 dosi, unita al sequestro di una cospicua somma di denaro (€ 3.800), esclude la lieve entità del fatto, poiché tali elementi indicano una capacità di spaccio non occasionale ma strutturata.
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Confisca allargata: quando il denaro è sproporzionato
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata. La somma di denaro, sproporzionata rispetto ai redditi dell'indagata per spaccio, è stata ritenuta legittimamente sequestrata ai sensi dell'art. 240-bis c.p., poiché non ne è stata giustificata la provenienza lecita.
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Fatto di lieve entità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due individui condannati per spaccio di stupefacenti. I ricorrenti chiedevano la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che elementi come la quantità di droga, il denaro sequestrato, l'uso di un locale dedicato con videosorveglianza e l'operatività in una zona ad alto tasso criminale indicano una capacità di diffusione sul mercato incompatibile con la nozione di minima offensività richiesta per il fatto di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio di stupefacenti, rigettando la richiesta di riqualificare il reato come 'fatto di lieve entità'. La decisione si fonda su una valutazione complessiva che va oltre il mero dato quantitativo della sostanza, considerando le modalità professionali della condotta, come l'uso di telecamere e locali blindati, quali indici di una non minima offensività. L'ordinanza ribadisce che tutti gli elementi previsti dalla norma devono essere vagliati per determinare la reale gravità del reato.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è negata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto che, dopo essere stato assolto dal reato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, chiedeva la piena riparazione per ingiusta detenzione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di concedere un indennizzo solo parziale, ritenendo che la condotta gravemente colposa dell'imputato (già condannato per specifici episodi di spaccio) avesse contribuito a creare una falsa apparenza di partecipazione al sodalizio criminale, inducendo in errore l'autorità giudiziaria.
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Concordato in appello: limiti del potere del giudice
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di concordato in appello, il giudice non può sostituire d'ufficio la pena detentiva con sanzioni alternative se non previsto nell'accordo tra le parti. La sentenza ha inoltre annullato la confisca di una somma di denaro, poiché il giudice di primo grado ne aveva già disposto la restituzione, riaffermando i limiti del potere del giudice d'appello.
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Ne bis in idem: annullata la seconda sentenza identica
Un Giudice dell'esecuzione aveva rideterminato una pena già modificata da un'altra corte, violando il principio del ne bis in idem. La Cassazione ha annullato la seconda decisione, affermando che non si può giudicare due volte la stessa questione, anche se il risultato è identico, per salvaguardare la razionalità del sistema giudiziario.
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Esigenze cautelari: quando il carcere è inevitabile
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di narcotraffico, rigettando il ricorso. La Corte ha stabilito che la perdita del lavoro e l'assenza di precedenti penali non sono sufficienti a ridurre le forti esigenze cautelari, data la gravità del reato e l'alto rischio di recidiva. La sentenza sottolinea che il ruolo della Cassazione non è quello di riesaminare i fatti, ma di controllare la logicità della motivazione.
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Attenuante collaborazione: quando non è concessa?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per detenzione di stupefacenti. La Corte conferma il diniego dell'attenuante della collaborazione (art. 73, comma 7, d.P.R. 309/90), chiarendo che non basta una semplice ammissione dei fatti. È necessario un contributo concreto e decisivo per interrompere l'attività illecita, requisito che nel caso di specie non è stato soddisfatto. Il ricorso è stato inoltre ritenuto non specifico, poiché riproponeva le stesse argomentazioni già respinte in appello.
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