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Art. 7 Convenzione EDU — Anno 2024

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210 provvedimenti

Altri anni per Art. 7 Convenzione EDU

Operazioni inesistenti: onere della prova e firma
Una società impugna un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha respinto la maggior parte dei motivi relativi all'onere della prova e alla qualifica del fornitore come 'società cartiera'. Tuttavia, ha accolto il ricorso per l'omessa pronuncia del giudice di merito sull'eccezione relativa alla mancanza di firma sull'avviso di accertamento, cassando la sentenza con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Pene sostitutive: no al rigetto per richiesta generica
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'appello che aveva negato le pene sostitutive a un imputato. La richiesta era stata respinta per genericità e tardività. La Cassazione ha stabilito che il giudice, di fronte a una richiesta incompleta, deve attivarsi per acquisire la documentazione necessaria, anche rinviando l'udienza, in linea con la Riforma Cartabia e il favore per le sanzioni alternative al carcere.
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Liberazione anticipata: cosa accade con due ordini?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un detenuto a cui era stata concessa la liberazione anticipata per lo stesso periodo da due diversi Magistrati di sorveglianza. Successivamente, uno dei due provvedimenti era stato revocato. Il detenuto ha impugnato la revoca, invocando il principio del 'ne bis in idem'. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che, in presenza di due decisioni identiche e favorevoli, solo una può essere applicata. Di conseguenza, la revoca del provvedimento 'doppione' è legittima e non causa alcun pregiudizio al condannato, che continua a beneficiare dell'altro provvedimento valido.
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Riduzione pena Riforma Cartabia: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione di pena di un sesto, introdotta dalla Riforma Cartabia per chi non impugna la sentenza di primo grado, si applica anche alle sentenze emesse prima dell'entrata in vigore della riforma, a condizione che siano divenute irrevocabili successivamente. Nel caso di specie, un tribunale non aveva considerato la richiesta di applicazione del beneficio, omettendo di pronunciarsi. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, rinviando il caso al giudice dell'esecuzione per una nuova valutazione alla luce di questo principio, confermando l'importanza del momento in cui la sentenza diventa definitiva per l'applicazione della nuova disciplina più favorevole.
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Confisca per equivalente: la Cassazione e il tempo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11066 del 2024, ha rigettato il ricorso di due soggetti contro un decreto di sequestro per equivalente. La Corte ha stabilito un principio fondamentale sulla irretroattività della confisca per equivalente: il momento determinante non è l'acquisto dei beni da confiscare, ma il periodo in cui è avvenuto l'illecito arricchimento. Poiché la condotta illecita si è svolta quando la normativa sulla confisca per equivalente era già in vigore, la sua applicazione è stata ritenuta legittima, respingendo le doglianze dei ricorrenti.
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Conversione pena ergastolo: no se il rito è negato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato all'ergastolo che chiedeva la conversione della pena in trent'anni di reclusione. La richiesta si basava su una precedente istanza di rito abbreviato, che però era stata respinta in appello perché non sussistevano le condizioni di legge. La Corte ha stabilito che la conversione pena ergastolo è possibile solo se il rito abbreviato è stato non solo richiesto, ma anche ammesso, creando così una legittima aspettativa di pena ridotta, condizione assente nel caso di specie.
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Intercettazioni con trojan: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di dodici imputati, confermando le condanne per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza affronta in modo approfondito la legittimità delle intercettazioni con trojan, chiarendo che l'uso di 'server di transito' gestiti da società private non ne inficia la validità, purché la registrazione finale avvenga negli impianti della Procura. La Corte ha inoltre ribadito che, per i reati di criminalità organizzata, non è necessario specificare preventivamente i luoghi di privata dimora in cui il captatore informatico sarà attivato.
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Pene sostitutive: no retroattività per giudicato
Un condannato con sentenza definitiva prima della Riforma Cartabia ha richiesto l'applicazione delle nuove pene sostitutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le nuove norme più favorevoli non si applicano retroattivamente ai giudicati per salvaguardare la certezza del diritto.
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Particolare tenuità del fatto: Cassazione chiarisce
Un automobilista, condannato per essersi rifiutato di sottoporsi a test tossicologici, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha respinto i motivi relativi alla prescrizione e a presunti vizi procedurali, ma ha accolto quello sulla "particolare tenuità del fatto". I giudici hanno ritenuto incompleta la motivazione della Corte d'Appello, che aveva escluso tale causa di non punibilità basandosi su precedenti penali senza una valutazione completa della condotta e senza considerare l'avvenuta estinzione di un reato precedente. La sentenza è stata quindi annullata su questo punto con rinvio per un nuovo esame.
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Confisca Cannabis: legittima anche se assolti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'imprenditrice, assolta per detenzione di un ingente quantitativo di cannabis con THC medio dello 0,49% per errore scusabile sulla legge. L'imprenditrice contestava la confisca e distruzione della sostanza. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la confisca cannabis non è una pena, ma una misura di sicurezza obbligatoria. Tale misura si applica a prescindere dalla colpevolezza dell'imputato, data la pericolosità intrinseca della sostanza per la salute pubblica.
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Permesso in sanatoria: quando il giudice può annullarlo
La Corte di Cassazione conferma che il giudice penale ha il potere di disapplicare un permesso in sanatoria se lo ritiene illegittimo, anche se rilasciato dalla Pubblica Amministrazione. Nel caso specifico, un ampliamento alberghiero di 2210 mc aveva ottenuto una sanatoria nonostante superasse il limite legale di 750 mc. La Corte ha stabilito che tale limite si applica a tutti gli immobili, residenziali e non, e che un permesso rilasciato in violazione di legge non estingue il reato edilizio né l'ordine di demolizione.
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Sequestro preventivo ambulatorio: legittimità e limiti
Un ambulatorio veterinario è stato oggetto di sequestro preventivo a causa di una vasta gamma di reati contestati al titolare, tra cui maltrattamento di animali e illeciti farmaceutici. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro dell'intera struttura, respingendo il ricorso del professionista. La decisione si fonda sul principio che, quando le attività illecite sono inestricabilmente connesse a quelle lecite e l'intera azienda funge da strumento per commettere reati, il sequestro preventivo dell'intero ambulatorio è una misura proporzionata e necessaria per prevenire la reiterazione dei crimini.
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Pena illegale: la Cassazione fa chiarezza
Un individuo, condannato per stalking e violenza sessuale, si è visto estinguere il reato di stalking in seguito a remissione di querela. La Corte d'Appello, nel ricalcolare la pena per la sola violenza sessuale, ha irrogato una sanzione inferiore al minimo di legge, nel tentativo di rispettare il divieto di peggioramento della pena in appello (reformatio in peius). La Cassazione ha rigettato il successivo ricorso dell'imputato, che chiedeva un'ulteriore riduzione, definendo la sanzione già applicata come "pena illegale" in quanto al di sotto del minimo edittale. La Corte ha stabilito che, pur in presenza del divieto di reformatio in peius, la pena non può mai scendere sotto la soglia minima prevista dalla legge per quel reato.
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Codice del Consumo e grossista: quando si applica?
Un'ordinanza della Cassazione rimette a pubblica udienza il caso di un grossista sanzionato per violazione del Codice del Consumo. La questione chiave, di rilevanza nomofilattica, è se le norme a tutela del consumatore, come quelle sulle informazioni in italiano, si applichino all'intera filiera commerciale o solo al venditore finale. La decisione chiarirà l'estensione della responsabilità per tutti gli operatori della catena distributiva.
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Confisca per equivalente: no alla retroattività
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8625 del 2024, ha annullato una confisca per equivalente disposta in un caso di peculato dichiarato prescritto. La Corte ha stabilito che la norma che permette la confisca anche in caso di prescrizione (art. 578-bis c.p.p.) ha natura sanzionatoria e non può essere applicata retroattivamente a fatti commessi prima della sua introduzione, in ossequio al principio di irretroattività della legge penale sfavorevole.
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Confisca allargata: retroattività e evasione fiscale
Le Sezioni Unite della Cassazione chiariscono i limiti temporali del divieto di giustificare la provenienza dei beni con redditi da evasione fiscale nel contesto della confisca allargata. La sentenza stabilisce che il divieto, introdotto nel 2017, non si applica ai beni acquistati tra il 29 maggio 2014 e il 19 novembre 2017, tutelando il legittimo affidamento sorto da una precedente pronuncia. Il caso riguardava un dirigente medico sottoposto a sequestro preventivo per concussione.
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Raddoppio dei termini: sì alla retroattività
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4641/2024, ha respinto il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per capitali non dichiarati detenuti in un paradiso fiscale. Il caso verteva sulla legittimità del raddoppio dei termini di accertamento per annualità precedenti all'entrata in vigore della norma. La Corte ha chiarito che le disposizioni sul raddoppio dei termini (art. 12, co. 2-bis e 2-ter, D.L. 78/2009) hanno natura procedimentale e, pertanto, si applicano retroattivamente, a differenza della presunzione di evasione (co. 2), che ha natura sostanziale e non è retroattiva.
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Sanzione disciplinare definitiva: no alla lex mitior
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4416/2024, ha stabilito l'inammissibilità del ricorso di un avvocato che chiedeva la rideterminazione di una sanzione disciplinare definitiva di cancellazione dall'albo. Secondo la Corte, il principio della lex mitior (legge più favorevole) non si applica retroattivamente a una sanzione passata in giudicato. La fase esecutiva è puramente amministrativa e non consente di riaprire un procedimento giurisdizionale ormai concluso.
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Esercizio abusivo: dentista sanzionato dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare di un anno di sospensione a un odontoiatra per aver agevolato l'esercizio abusivo della professione da parte di un odontotecnico nel suo studio. L'ordinanza chiarisce che la doppia iscrizione all'Albo dei Medici e a quello degli Odontoiatri giustifica una duplice sanzione per la stessa condotta, senza violare il principio del ne bis in idem. La Corte ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione, specificando che il termine si interrompe durante il procedimento penale.
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Reato Continuato: la Cassazione sui limiti applicativi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra diversi delitti e una riduzione di pena basata su una nuova norma. La Corte ha stabilito che un intervallo temporale di otto anni, comprensivo di detenzione, interrompe il 'medesimo disegno criminoso' necessario per il reato continuato. Ha inoltre chiarito che la nuova norma premiale non è retroattiva per le sentenze passate in giudicato prima della sua entrata in vigore.
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