LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 69 comma 6 lett. b) ord. pen.

Pagina 4 di 6

112 provvedimenti

Colloqui 41-bis: la Cassazione sui limiti alle visite
Un detenuto in regime di 41-bis ha contestato le restrizioni sui contatti familiari, chiedendo colloqui visivi più lunghi e telefonate mensili garantite. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le limitazioni sui colloqui 41-bis non sono misure puramente punitive, ma strumenti necessari per recidere i legami con le organizzazioni criminali e tutelare la sicurezza pubblica, in linea con le finalità del regime speciale.
Continua »
Colloqui telefonici 41-bis: limiti e modalità
Un detenuto in regime speciale ha richiesto di poter effettuare le telefonate ai familiari da una caserma e di estenderne la durata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i colloqui telefonici 41-bis devono avvenire presso istituti penitenziari per garantire la sicurezza e l'identificazione. La durata resta fissata in dieci minuti, come da normativa, e non può essere equiparata a quella delle visite di persona, sottolineando la priorità delle esigenze di sicurezza associate a tale regime detentivo.
Continua »
Detenuti 41-bis: acquisto riviste e sicurezza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che consentiva a un detenuto in regime speciale di acquistare qualsiasi rivista. La Corte ha stabilito che le restrizioni, che impongono l'acquisto tramite canali interni al carcere, sono legittime e necessarie per i detenuti 41-bis. Tali misure non violano il diritto all'informazione, ma servono a prevenire comunicazioni illecite con l'esterno e a garantire la sicurezza, impedendo che la stampa diventi un veicolo per messaggi criptici.
Continua »
Colloqui detenuti 41-bis: sì tra familiari detenuti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30276/2024, ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, confermando la possibilità per un detenuto di avere colloqui con un familiare, anche se entrambi sono sottoposti al regime del 41-bis Ord.pen. La Corte ha stabilito che un parere negativo generico della DDA non è sufficiente a negare il diritto al mantenimento delle relazioni familiari, se adeguatamente bilanciato con misure di sicurezza come la videosorveglianza. La decisione sottolinea che i colloqui detenuti 41-bis non sono vietati in assoluto ma vanno valutati caso per caso.
Continua »
Cucinare in carcere: limiti e orari per il 41-bis
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità delle restrizioni orarie per cucinare in carcere imposte ai detenuti in regime 41-bis. Un detenuto aveva ottenuto in primo e secondo grado il diritto di cucinare senza limiti orari, ma la Suprema Corte ha annullato tale decisione, affermando che la differenziazione rispetto ai detenuti comuni è giustificata da esigenze organizzative e di sicurezza, e non costituisce un trattamento discriminatorio o vessatorio. La sentenza ribadisce la potestà regolamentare dell'Amministrazione Penitenziaria nell'organizzare la vita detentiva.
Continua »
Reclamo tardivo e PEC: la Cassazione fa chiarezza
Un detenuto si vede negare il risarcimento per condizioni detentive inumane e il suo appello viene dichiarato inammissibile come reclamo tardivo. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che un reclamo inviato via PEC è tempestivo se accettato dal sistema giudiziario entro la mezzanotte del giorno di scadenza. La Corte afferma inoltre che l'interesse a ricorrere non cessa con la fine della pena, specialmente se si richiede un risarcimento monetario.
Continua »
Diritto di difesa: no macchina da scrivere in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto in regime 41-bis che chiedeva di acquistare una macchina da scrivere per la presunta illeggibilità della sua grafia. Secondo la Corte, il diritto di difesa non subisce un pregiudizio concreto e attuale se le istanze manoscritte del detenuto sono sempre state comprese dall'autorità giudiziaria. La mera difficoltà di lettura non equivale a una lesione del diritto.
Continua »
Diritti del detenuto: farina e lievito in cella?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il divieto per un detenuto di acquistare farina e lievito non lede i suoi diritti fondamentali. La richiesta non riguarda il diritto alla salute, ma rientra nelle scelte organizzative e di sicurezza dell'amministrazione penitenziaria. La sentenza chiarisce i confini tra i diritti del detenuto, tutelabili con reclamo giurisdizionale, e le decisioni discrezionali della direzione del carcere, che non sono sindacabili se non manifestamente irragionevoli.
Continua »
Diritti del detenuto: limiti all’acquisto di alimenti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25957/2024, ha stabilito che il divieto imposto a un detenuto di acquistare farina e lievito non lede i suoi diritti fondamentali, qualora l'amministrazione penitenziaria garantisca già un'alimentazione sana ed equilibrata. La Corte ha chiarito la distinzione tra un diritto soggettivo (come quello alla salute) e le mere modalità del suo esercizio, che rientrano nella discrezionalità organizzativa dell'istituto per ragioni di ordine e sicurezza. Di conseguenza, la scelta di specifici ingredienti per cucinare in proprio non rientra tra i diritti del detenuto tutelabili con reclamo giurisdizionale.
Continua »
Sospensione feriale termini nel giudizio di sorveglianza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva erroneamente dichiarato inammissibile per tardività il reclamo di un detenuto. La Corte ha ribadito che la sospensione feriale dei termini si applica anche ai procedimenti di sorveglianza, correggendo l'errore del giudice di merito e rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Detenuti 41-bis: CD player in cella, la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sul caso di un recluso sottoposto al regime speciale, affrontando il suo diritto ad ascoltare musica. La sentenza distingue nettamente tra il diritto all'acquisto di CD musicali, che viene confermato se attuato con modalità sicure, e la possibilità di tenere il lettore in cella durante la notte. Su quest'ultimo punto, la Corte stabilisce che si tratta di una decisione organizzativa di competenza esclusiva dell'amministrazione penitenziaria, annullando la decisione del Tribunale di Sorveglianza che ne consentiva la detenzione h24. La pronuncia ribadisce un principio fondamentale per i detenuti 41-bis: i diritti possono essere esercitati, ma le modalità sono soggette a rigide regole di sicurezza stabilite dal carcere.
Continua »
Diritto del detenuto: farina e lievito non sono un diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta di specifici alimenti da parte di un carcerato, come farina e lievito, non rientra nel nucleo essenziale del diritto del detenuto a un'alimentazione sana. Tale scelta rappresenta una mera modalità di esercizio del diritto, la cui regolamentazione spetta alla discrezionalità dell'amministrazione penitenziaria per ragioni di sicurezza. Di conseguenza, il magistrato di sorveglianza non ha giurisdizione per annullare un divieto di acquisto di tali prodotti, a meno che questo non comprometta il diritto fondamentale in sé. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza che consentiva l'acquisto, affermando la carenza di potere del giudice di sorveglianza sulla materia.
Continua »
Diritti dei detenuti: no a farina e lievito in cella
La Corte di Cassazione ha stabilito che il divieto imposto dall'amministrazione penitenziaria sull'acquisto di farina e lievito da parte di un detenuto non viola i suoi diritti fondamentali. La sentenza chiarisce che, sebbene il diritto a un'alimentazione sana sia tutelato, la scelta specifica dei singoli alimenti rientra nella discrezionalità gestionale dell'istituto penitenziario per ragioni di ordine e sicurezza. Pertanto, la questione non è di competenza del giudice di sorveglianza, ma attiene alla potestà regolamentare dell'amministrazione. La Corte ha annullato le precedenti decisioni favorevoli al detenuto per carenza di giurisdizione.
Continua »
Detenzione lettore CD in carcere: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che consentiva a un detenuto in regime 41-bis la detenzione di un lettore CD in cella per 24 ore. La Corte ha stabilito che le modalità di esercizio di un diritto, come gli orari di utilizzo di un dispositivo, rientrano nella discrezionalità dell'amministrazione penitenziaria per motivi di sicurezza e organizzazione. Il giudice può intervenire solo se tale discrezionalità è esercitata in modo manifestamente irragionevole, cosa non avvenuta in questo caso, in cui il ritiro notturno del dispositivo era giustificato da esigenze di sicurezza.
Continua »
Classificazione detenuto: il reclamo è il rimedio
Un detenuto ha contestato il suo inserimento nel circuito di Alta Sorveglianza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21919/2024, ha stabilito che la questione della classificazione detenuto incide su un diritto soggettivo. Pertanto, il rimedio corretto non è il ricorso per cassazione, ma il reclamo al Tribunale di Sorveglianza, al quale ha rinviato gli atti per la decisione nel merito.
Continua »
Potere discrezionale e diritti del detenuto: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che imponeva a un istituto penitenziario di fornire a un detenuto in regime 41-bis una borsa frigo rigida. La Corte ha stabilito che la scelta degli strumenti per la conservazione dei cibi rientra nel potere discrezionale dell'amministrazione penitenziaria, a meno che non si dimostri un pregiudizio grave, concreto e attuale al diritto alla salute del detenuto. La soluzione alternativa offerta dalla prigione (borsa morbida con tavolette refrigeranti sostituibili) è stata ritenuta idonea a tutelare tale diritto, escludendo così la necessità di un intervento del giudice.
Continua »
Diritto alla salute detenuto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il reclamo di un carcerato contro il mancato rispetto di una prescrizione medica, come l'allocazione in una cella singola per motivi di salute, non è un reclamo generico ma riguarda la lesione di un diritto soggettivo. In particolare, il diritto alla salute del detenuto. Di conseguenza, il rimedio corretto è quello giurisdizionale previsto dall'art. 35-bis dell'Ordinamento Penitenziario, e non quello generico dell'art. 35. La Corte ha annullato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile il reclamo, rinviando per un nuovo esame nel merito.
Continua »
Colloqui detenuti 41-bis: sì al contatto visivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, confermando la possibilità per un detenuto di avere colloqui visivi con un familiare anch'esso sottoposto al medesimo regime speciale di detenzione. La sentenza stabilisce che i colloqui detenuti 41-bis possono avvenire tramite comunicazione audiovisiva a distanza, a condizione che siano garantite le necessarie cautele di sicurezza, bilanciando così le esigenze di ordine pubblico con il diritto alla relazione familiare.
Continua »
Diritto all’informazione detenuto: limiti in 41-bis
Un detenuto in regime 41-bis ha contestato il divieto di accedere a tutti i canali radio FM, invocando il suo diritto all'informazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le limitazioni imposte dall'amministrazione penitenziaria sono legittime misure organizzative e di sicurezza che non ledono il nucleo essenziale del diritto, purché sia garantito l'accesso a un'informazione adeguata tramite altri canali.
Continua »
Discrezionalità amministrativa e diritti del detenuto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12362/2024, ha annullato un'ordinanza che imponeva modifiche specifiche al servizio di barberia in un carcere di massima sicurezza. La Corte ha ribadito che la gestione del servizio rientra nella discrezionalità amministrativa della direzione penitenziaria, purché non venga negato il diritto fondamentale del detenuto all'igiene. L'intervento del giudice di sorveglianza sulle modalità operative, come gli strumenti da utilizzare o la formazione del personale, è stato ritenuto un'indebita ingerenza in una materia riservata all'amministrazione.
Continua »