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Art. 69 comma 6 lett. b) ord. pen.

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112 provvedimenti

Inammissibilità reclamo sorveglianza: decide il collegio
Un detenuto presentava reclamo al Tribunale di sorveglianza, ma il Presidente lo dichiarava inammissibile con un decreto emesso 'de plano', ovvero senza udienza. La Corte di Cassazione ha annullato tale decreto, stabilendo un principio fondamentale: l'inammissibilità del reclamo di sorveglianza deve essere decisa dall'intero organo collegiale e non dal solo presidente. Il provvedimento monocratico è illegittimo, in quanto il reclamo è un'impugnazione e la sua inammissibilità può essere dichiarata solo nei casi tassativamente previsti e dall'organo competente, che in questa fattispecie è il collegio.
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Diritti dei detenuti: no a farina e lievito in carcere
La Corte di Cassazione ha stabilito che il divieto imposto a un detenuto in regime speciale di acquistare farina e lievito non viola i suoi diritti fondamentali. La decisione, basata su ragioni di sicurezza come l'infiammabilità dei prodotti, rientra nella discrezionalità dell'amministrazione penitenziaria. La Corte ha chiarito che tale limitazione non lede il diritto a un'alimentazione sana, già garantito dal vitto fornito, e non costituisce una discriminazione ingiustificata, annullando così la precedente decisione del Tribunale di sorveglianza.
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Detenuti 41-bis: limiti acquisto alimenti legittimi
Un detenuto in regime 41-bis si era visto negare l'acquisto di farina e lievito. La Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, stabilendo che il divieto è legittimo se basato su ragioni di sicurezza e non lede il diritto a una sana alimentazione, soprattutto se applicato anche ai detenuti comuni dello stesso istituto. La Corte ha escluso la discriminazione, chiarendo che i limiti per i detenuti 41-bis vanno valutati nel contesto del singolo carcere.
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Diritti dei detenuti: no a lievito e farina in cella
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29516/2025, ha stabilito che il divieto imposto a un detenuto di acquistare lievito e farina non lede i suoi diritti fondamentali. La Corte ha chiarito la distinzione tra il diritto soggettivo a una sana alimentazione, che deve essere sempre garantito, e la scelta specifica dei singoli prodotti, che rientra nella discrezionalità organizzativa dell'amministrazione penitenziaria per motivi di sicurezza. Questa decisione rafforza l'autonomia gestionale degli istituti di pena nel bilanciare i diritti dei detenuti con le esigenze di ordine e sicurezza interna.
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Scambio CD in carcere: la Cassazione decide sul 41-bis
Un detenuto in regime 41-bis ottiene il diritto allo scambio di CD musicali con altri membri del suo gruppo di socialità. Il Ministero della Giustizia ricorre, ma la Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Corte sottolinea che, dopo una pronuncia della Corte Costituzionale, il divieto assoluto di scambio di oggetti tra detenuti dello stesso gruppo non è più valido. Qualsiasi limitazione da parte dell'amministrazione penitenziaria deve essere specificamente motivata da reali rischi per la sicurezza, motivazione ritenuta assente nel caso di specie per lo scambio di CD in carcere.
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Lettore CD detenuti 41-bis: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero della Giustizia contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva autorizzato un detenuto in regime speciale ad acquistare un lettore CD e cuffie. Il Ministero sosteneva che tale concessione compromettesse la sicurezza, ma non ha fornito prove concrete dell'impossibilità di effettuare i controlli necessari nel penitenziario specifico. La Corte ha ritenuto le motivazioni del ricorso troppo generiche, confermando di fatto il diritto del detenuto all'ascolto di musica, bilanciato con adeguate misure di sicurezza.
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Scambio oggetti 41-bis: sì ai CD tra detenuti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero della Giustizia, confermando la possibilità per un detenuto in regime speciale di effettuare lo scambio oggetti 41-bis, come i CD musicali, con altri membri del suo gruppo di socialità. La Corte ha sottolineato che un divieto deve essere specificamente motivato e non può basarsi su presunzioni generiche di pericolosità.
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Diritto del detenuto: CD player in cella, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un Tribunale di sorveglianza che consentiva a un detenuto in regime 41-bis l'uso di un lettore CD senza limiti di orario. Secondo la Suprema Corte, sebbene il diritto del detenuto all'ascolto di musica sia riconosciuto, le modalità del suo esercizio, come l'orario, rientrano nella discrezionalità dell'Amministrazione penitenziaria per garantire ordine e sicurezza, e non possono essere decise dal giudice se non in caso di limitazioni irragionevoli.
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Diritti dei detenuti: uso CD e limiti del 41-bis
La Corte di Cassazione ha stabilito che la regolamentazione degli orari per l'utilizzo di un lettore CD da parte di un detenuto in regime 41-bis rientra nella discrezionalità dell'amministrazione penitenziaria. La sentenza sottolinea la differenza tra il diritto in sé (ascoltare musica) e le sue modalità di esercizio, che possono essere limitate per esigenze di sicurezza e organizzative. Pertanto, il divieto di utilizzo notturno non costituisce una lesione dei diritti dei detenuti, ma una legittima scelta gestionale.
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Scambio oggetti detenuti: legittime le regole del carcere
Un detenuto ha presentato ricorso contro una regola carceraria che disciplinava lo scambio di oggetti tra detenuti, in particolare cibo, ritenendola una restrizione ingiustificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che le norme amministrative, come la richiesta di un modulo o la limitazione a cibi cotti, costituiscono una legittima regolamentazione del diritto, non una sua negazione, e sono necessarie per il controllo e la sicurezza all'interno dell'istituto penitenziario.
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Colloqui intimi detenuti: un diritto, non speranza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8/2025, ha annullato un'ordinanza che negava a un detenuto un colloquio intimo con la moglie. Il diniego era basato sulla mancanza di strutture adeguate nel carcere. La Suprema Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che i colloqui intimi per i detenuti rappresentano un vero e proprio diritto all'affettività, non una mera aspettativa. Di conseguenza, le carenze strutturali dell'istituto penitenziario non possono costituire una valida giustificazione per negare tale diritto, e l'amministrazione ha l'obbligo di adoperarsi per garantirne l'esercizio.
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Detenuti 41 bis: legittima la restrizione notturna
Un detenuto in regime speciale ha contestato l'obbligo di consegnare fornello e pentolame durante le ore notturne. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale limitazione non è una misura punitiva o discriminatoria, ma un ragionevole bilanciamento tra i diritti dei detenuti 41 bis e le esigenze di sicurezza del regime carcerario, volto a prevenire pericoli durante la notte.
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