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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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790 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato in sede di esecuzione: no alla pena unica
Un condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede di esecuzione per unificare le pene derivanti da due distinte condanne per furto inflitte a distanza di anni in differenti città. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta per la mancanza di un unico disegno criminoso originario. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la sua presenza in Italia era finalizzata solo a commettere reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che l'omogeneità dei reati e l'abitualità criminosa non bastano per applicare la continuazione se mancano indici di una programmazione preventiva ed unitaria delle singole condotte.
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Reato continuato in fase esecutiva: il silenzio non è una colpa
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per unificare le pene di diverse sentenze irrevocabili. La Corte d'Appello aveva respinto l'istanza ritenendo che il silenzio dell'imputato durante i processi principali fosse un indice negativo. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che la mancata richiesta di continuazione durante il processo non impedisce di ottenerla in sede esecutiva. L'imputato ha il pieno diritto di difendersi nel merito senza subire pregiudizi successivi.
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Reato continuato e tossicodipendenza: la Cassazione conferma lo sconto
Un uomo condannato per vari reati commessi tra il 2015 e il 2021 (spaccio di droga, furto ed evasione) ha chiesto il riconoscimento del reato continuato e tossicodipendenza in fase esecutiva. Il Giudice dell'Esecuzione ha accolto la richiesta riducendo la pena complessiva, ritenendo le condotte avvinte da un unico programma criminoso dettato dalla dipendenza da sostanze mai debellata, nemmeno durante la carcerazione. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione sostenendo che la detenzione intermedia e la diversità dei reati avessero interrotto il disegno unitario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale, confermando che la tossicodipendenza persistente può giustificare la continuazione tra reati diversi e commessi a distanza di tempo, quando le azioni risultano strumentali all'approvvigionamento della droga.
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Reato continuato in sede esecutiva: no sconti per la povertà
Il Condannato ha richiesto l'unificazione delle pene tramite il reato continuato in sede esecutiva per una serie di furti, resitenze e danneggiamenti compiuti a breve distanza temporale. La difesa ha sostenuto che i reati derivassero dal medesimo stato di bisogno economico, dall'assenza di fissa dimora, dalla tossicodipendenza e da problemi psichici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di indigenza e la dipendenza da sostanze rappresentano meri motivi a delinquere e non provano un programma criminoso unico. Inoltre, gli arresti subiti in flagranza interrompono la continuità delle azioni. La difesa non ha dimostrato alcun nesso causale tra la patologia e i reati. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e tossicodipendenza: no allo sconto automatico
Il Condannato ha richiesto l unificazione delle pene per diversi reati commessi nell arco di venti anni, invocando l applicazione della disciplina su reato continuato e tossicodipendenza. La difesa sosteneva che i furti, le rapine, la ricettazione e il riciclaggio derivassero da un unico programma criminoso dettato dalla dipendenza e dal bisogno di mantenere la famiglia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che lo stato di tossicodipendenza non dimostra automaticamente una programmazione unitaria dei reati. Senza la prova di un piano preventivo specifico, ideato fin dal primo episodio, i reati compiuti a distanza di anni restano autonomi. Il ricorrente dovrà dunque pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in carcere: il disagio non fa sconti di pena
Un detenuto chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato in carcere per nove sentenze definitive riguardanti reati commessi in diversi istituti penitenziari. La Corte d'Appello accoglieva la richiesta, giustificando l'unicità del disegno criminoso con il generale stato di disagio psicologico legato alla detenzione. La Procura Generale proponeva ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarificando che il semplice malessere interiore causato dal carcere non dimostra un programma delinquenziale unitario preordinato fin dal principio. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente e ha rinviato la causa a una nuova sezione della Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Reato continuato: pena annullata se il calcolo è generico
Il Giudice dell'Esecuzione ha unificato diverse condanne penali a carico del Condannato, riconducendole alla disciplina del reato continuato e rideterminando la pena complessiva in ventitré anni di reclusione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo degli aumenti di pena per i reati satelliti, ritenuti forfettari e privi di motivazione analitica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il giudice non può quantificare gli aumenti in modo globale o generico. È infatti obbligatorio motivare e calcolare distintamente l'aumento per ciascun reato satellite per rispettare il principio di proporzionalità sanzionatoria. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza nella parte relativa agli aumenti di pena, rinviando la decisione alla Corte d'Appello per una nuova e corretta motivazione.
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Reato continuato e tossicodipendenza: il no della Cassazione
Un condannato ha chiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare diverse condanne e ottenere una riduzione della pena globale. Il Giudice dell'Esecuzione ha concesso la continuazione soltanto per i reati commessi nello stesso periodo di partecipazione all'associazione per il traffico di stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione dello stato di tossicodipendenza del reo, il quale avrebbe commesso anche i reati più vecchi per procurarsi la droga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la tossicodipendenza rappresenta un semplice movente dell'agire. Essa non dimostra automaticamente un'originaria programmazione unitaria tra reati commessi a distanza di molti anni. Il condannato deve quindi scontare la pena rideterminata e pagare le spese processuali.
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Reato continuato e crimini societari: no allo sconto
L'Amministratore di due diverse società ha subito condanne definitive per bancarotta e reati tributari commessi in anni differenti. Successivamente ha chiesto al giudice dell'esecuzione di unificare le sanzioni applicando il reato continuato, sostenendo che le violazioni derivassero da un identico progetto d'impresa illegale. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta dell'imputato. I giudici hanno chiarito che la somiglianza dei reati e la loro vicinanza temporale non bastano per ottenere lo sconto di pena. L'interessato deve dimostrare che aveva pianificato tutti gli illeciti fin dall'inizio nelle loro linee essenziali. La semplice propensione a violare la legge durante la gestione di società diverse evidenzia un'abitudine a delinquere e non un piano criminoso unitario.
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Reato continuato e rapine: quando il carcere spezza il piano
Un condannato chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due diverse rapine commesse a distanza di oltre un anno. Il giudice dell'esecuzione rigettava la richiesta a causa della differente modalità esecutiva dei fatti e del periodo di carcerazione intermedio tra i due episodi. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice propensione a delinquere o la scelta di vita criminale non equivale a un unico piano prefissato fin dall'inizio. L'arresto intermedio e la diversa natura delle condotte interrompono il legame criminoso unitario. Il ricorrente deve inoltre pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati in fase esecutiva: i limiti del giudice
La condannata ha chiesto l'applicazione della continuazione dei reati in fase esecutiva per unificare le sanzioni derivanti da diverse sentenze per violazione della legge sugli stupefacenti. Il Giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta valorizzando l'assoluzione dal reato associativo in uno dei processi e considerando autonomi i singoli episodi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso difensivo. I magistrati hanno chiarito che il giudice non può ignorare le precedenti decisioni che hanno già riconosciuto il vincolo per fatti commessi nello stesso arco temporale. L'ordinanza impugnata è risultata priva di un esame analitico delle date e delle condotte contestate. La Suprema Corte ha pertanto annullato il provvedimento con rinvio al Tribunale per una nuova e approfondita verifica della sussistenza del medesimo programma illecito unitario.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di quattro distinte condanne irrevocabili. I reati riguardavano la partecipazione ad un'associazione mafiosa operante in Lombardia tra il 2009 e il 2012, oltre alla detenzione di armi e al traffico di sostanze stupefacenti in Calabria negli anni successivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale, geografica e la diversita dei contesti organizzativi escludono una programmazione iniziale unitaria. Chi invoca la continuazione deve fornire prove concrete di un unico disegno criminoso ideato fin dall'inizio, non bastando la mera abitualita delittuosa. Il ricorso e stato respinto con condanna al pagamento delle spese.
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Due rapine in due mesi: negato e riaperto il vincolo continuato
Un uomo condannato per due rapine aggravate ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione davanti al Giudice dell'esecuzione. I due reati erano avvenuti a distanza di soli due mesi l'uno dall'altro e con la partecipazione dello stesso complice. L'istante ha inoltre evidenziato il proprio stato di tossicodipendenza quale movente unitario dei reati. Il Tribunale ha respinto la richiesta con motivazioni generiche, valorizzando la diversità dei luoghi e degli oggetti sottratti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, annullando l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il magistrato non può rigettare l'istanza con mere formule di stile, ma deve analizzare a fondo la vicinanza temporale, l'identità del complice e la condizione di dipendenza dell'agente.
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Reato continuato in executivis: stop se già escluso a processo
Un condannato per rapine ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione del reato continuato in executivis per unificare due condanne definitive. Il magistrato ha dichiarato inammissibile l'istanza senza fissare udienza, trattandosi della riproposizione di una richiesta già respinta e già esclusa in precedenza durante il processo principale. Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo la novità delle prove documentali depositate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Il reato continuato in executivis ha infatti una funzione puramente suppletiva e non può smentire la valutazione già compiuta dal giudice del merito. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Cumulo di pene concorrenti: vietato delegare il calcolo al PM
Un condannato chiedeva al Giudice dell'esecuzione di riconoscere la continuazione tra diversi reati e di rideterminare la pena complessiva applicando il tetto massimo previsto dalla legge. Il magistrato accoglieva la richiesta sulla continuazione riducendo la pena, ma delegava al Pubblico Ministero la verifica sui limiti massimi della sanzione e il ricalcolo del cumulo di pene concorrenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato e ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il Giudice dell'esecuzione non può delegare i calcoli all'accusa. Il magistrato deve verificare direttamente la sequenza temporale dei reati, controllare se essi siano avvenuti prima o durante la detenzione e applicare autonomamente i limiti di legge sulle pene concorrenti, garantendo la piena tutela giurisdizionale.
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Reato continuato escluso: spaccio seriale senza piano iniziale
Un condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della disciplina del reato continuato per unificare le pene inflitte con due sentenze irrevocabili per cessione di stupefacenti commesse a distanza di circa un anno in province limitrofe. La Corte territoriale ha respinto la richiesta per assenza di un preventivo programma criminoso unitario, evidenziando il divario temporale, i diversi acquirenti e i differenti luoghi dei fatti. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, chiarendo che l'analogia delle modalità operative e la generica scelta di uno stile di vita criminale non dimostrano l'unicità del disegno iniziale, restando compatibili con autonome e successive deliberazioni criminose.
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Reato continuato e clan mafiosi: le regole sul calcolo della pena
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura Generale contro l'ordinanza che riconosceva il vincolo del reato continuato tra l'appartenenza a un clan mafioso e un tentato omicidio. I giudici hanno chiarito due punti fondamentali. In primo luogo, per unire i reati serve la prova che l'autore avesse programmato l'azione delittuosa fin dal momento del suo ingresso nell'associazione criminale, escludendo eventi nati da conflitti improvvisi. In secondo luogo, il calcolo della pena base deve considerare la sanzione inflitta in concreto dopo lo sconto per il rito abbreviato e non la pena teorica prima della riduzione.
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Reato continuato in executivis tra abitudine e disegno unico
Un uomo condannato con tre diverse sentenze per vendita di abbigliamento contraffatto ha richiesto l'applicazione del reato continuato in executivis. Il condannato sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso basato sullo stesso metodo operativo e sulla medesima tipologia di reato. Il giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, rilevando che i reati erano stati commessi a distanza di molti mesi e in città differenti. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione dello stesso illecito denota una scelta di vita delinquenziale o un'abitudine criminale, ma non dimostra una preventiva e unitaria pianificazione dei singoli episodi.
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Reato continuato: tempo e dipendenza non bastano per lo sconto
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne per spaccio di sostanze stupefacenti commesse tra il 2021 e il 2024. Il Giudice dell'Esecuzione ha respinto l'istanza per l'episodio del 2021 a causa del notevole intervallo temporale rispetto ai reati successivi. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ampia distanza cronologica smentisce l'esistenza di un preventivo e unico disegno criminoso. Inoltre, la sola condizione di tossicodipendenza, in assenza di documentazione idonea o riscontri concreti, non e sufficiente per accedere al reato continuato, trattandosi di un mero stile di vita e non di una programmazione unitaria dei singoli reati.
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Reato continuato in sede esecutiva tra reati e abitualità
Un condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva per due distinte condanne definitive relative allo spaccio di sostanze stupefacenti commesso a distanza di otto mesi. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza evidenziando la diversità delle modalità esecutive e l'assenza di una preventiva programmazione unitaria dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato. I giudici hanno chiarito che l'omogeneità dei reati e la vicinanza temporale non dimostrano automaticamente l'unicità del disegno criminoso. Chi richiede il beneficio deve fornire elementi concreti e specifici. La reiterazione di condotte illecite spinte da contingenti difficoltà economiche denota una mera abitualità criminale e non un piano ideato in origine. Di conseguenza, il ricorrente deve scontare le pene separatamente ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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