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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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546 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Disegno criminoso unico: no se mancano prove
Un individuo ha richiesto di unificare diverse condanne penali sostenendo l'esistenza di un disegno criminoso unico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha ritenuto che non vi fossero prove sufficienti di un piano unitario e preordinato, dato che i reati, pur essendo simili, erano stati commessi in luoghi e tempi diversi, facendo mancare gli elementi sintomatici necessari per l'applicazione della continuazione.
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Continuazione esterna: calcolo pena e reato grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante il calcolo della pena in un caso di continuazione esterna. La Corte ha confermato la correttezza della sentenza di merito che, in sede di rinvio, aveva individuato il reato di estorsione come il più grave e su quella base aveva ricalcolato la pena complessiva, applicando gli aumenti per la continuazione con altri reati già giudicati in via definitiva. La pena finale, inferiore a quella originariamente inflitta, è stata ritenuta legittima.
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Continuazione tra reati: quando richiederla in appello
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8610/2025, ha respinto il ricorso di un'imputata che aveva richiesto l'applicazione della continuazione tra reati solo nelle conclusioni scritte del processo d'appello. La Corte ha chiarito che tale richiesta, se relativa a una condanna già irrevocabile prima della sentenza di primo grado, deve essere formalizzata nei motivi di appello e non può essere introdotta tardivamente. La questione, rigettata per motivi procedurali, potrà comunque essere riproposta in sede esecutiva.
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Continuazione tra reati: quando la Cassazione la nega
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. L'ordinanza sottolinea che, per i reati associativi, non basta la somiglianza delle condotte, ma serve una prova specifica dell'unicità del disegno criminoso, basata su un'analisi approfondita delle organizzazioni coinvolte. Il ricorso è stato respinto perché la motivazione della Corte d'Appello è stata ritenuta logica e ben argomentata.
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Ricorso incompetenza giudice: inammissibile in Cassazione
Un soggetto ha presentato un ricorso per incompetenza del giudice dinanzi alla Cassazione, dopo che il Tribunale si era dichiarato incompetente in fase esecutiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando che tale provvedimento non è appellabile e può solo generare un conflitto di competenza, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Continuazione tra reati: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per tre diversi illeciti (due furti aggravati e possesso di grimaldelli) commessi nel 2015. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, secondo cui i crimini non derivavano da un unico disegno criminoso, ma erano espressione di uno stile di vita delinquenziale e di circostanze occasionali.
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Reato continuato: quando non si può unificare la pena
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per l'applicazione del reato continuato, confermando che per unificare le pene è necessaria la prova di un unico e preordinato disegno criminoso. La semplice commissione di reati per far fronte a esigenze economiche non è sufficiente, se le azioni sono dettate da circostanze occasionali e non da un piano unitario.
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Disegno criminoso: quando i reati non sono uniti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva di unificare le pene per reati di traffico di stupefacenti e associazione di stampo mafioso. La Corte ha stabilito che non sussisteva un unico disegno criminoso, data la netta distinzione tra i reati, commessi in contesti e con finalità diverse. L'appello è stato giudicato un tentativo di riesaminare i fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Reato continuato: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione del reato continuato per diverse evasioni. La Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, stabilendo che l'assenza di un disegno criminoso unitario, evidenziata dalla distanza temporale e dalle diverse modalità dei reati, esclude la continuazione. I reati sono stati considerati il frutto di circostanze occasionali e non di un piano prestabilito.
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Reato continuato: no a unificazione senza disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'unificazione delle pene per più reati sotto il vincolo del reato continuato. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, secondo cui l'assenza di un medesimo disegno criminoso e la natura occasionale e contingente dei reati impediscono l'applicazione di tale istituto, evidenziando piuttosto una generica propensione al delitto.
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Disegno criminoso: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per il riconoscimento del disegno criminoso. Il giudice ha ritenuto che la richiesta fosse aspecifica e che mancassero prove di una programmazione unitaria dei reati, i quali apparivano legati a circostanze occasionali e contingenti.
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Reato continuato: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso relativo al mancato riconoscimento del reato continuato. La corte di merito aveva escluso l'unificazione di una pena per un reato di spaccio rispetto ad altre condanne, a causa della distanza temporale e delle diverse modalità esecutive, ritenendo assente un unico disegno criminoso. La Cassazione ha confermato che il ricorso era generico, limitandosi a proporre una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità, senza evidenziare vizi logici nella decisione impugnata.
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Continuazione esterna: appello inammissibile se vago
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3354/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sulla richiesta di continuazione esterna. La Corte ha stabilito che il motivo d'appello deve essere specifico, indicando chiaramente la sentenza irrevocabile di riferimento e fornendo elementi concreti sull'unicità del disegno criminoso, altrimenti la richiesta non può essere esaminata nel merito.
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Reato continuato: quando si esclude il disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un giudice dell'esecuzione che negava l'applicazione del reato continuato a una serie di condanne definitive. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di prove concrete di un 'medesimo disegno criminoso' che leghi tutti i reati, non è possibile unificare le pene. La sentenza ribadisce che la valutazione del giudice di merito è insindacabile se logicamente motivata e basata sui corretti principi di diritto, come l'omogeneità dei reati, la contiguità temporale e le modalità della condotta.
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Reato continuato: quando si può chiedere in esecuzione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che è possibile richiedere l'applicazione del reato continuato in fase di esecuzione anche se una precedente istanza era stata presentata durante il processo di cognizione. La condizione è che il giudice della cognizione non abbia esplicitamente escluso la continuazione, ma si sia limitato a non valutarla nel merito, ad esempio per la mancata produzione di documenti necessari, come una sentenza irrevocabile. In tal caso, non opera la preclusione e il giudice dell'esecuzione è legittimato a decidere sull'istanza.
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Disegno Criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un giudice dell'esecuzione che negava l'applicazione della continuazione tra reati, giudicati con sentenze separate. Il ricorso del condannato è stato rigettato perché non è stata provata l'esistenza di un unico e medesimo disegno criminoso, elemento essenziale per ottenere il trattamento sanzionatorio più favorevole. La Suprema Corte ha ribadito che la sua valutazione si limita alla correttezza logica e giuridica della motivazione del giudice di merito, senza poter riesaminare i fatti.
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Giudice dell’esecuzione: competenza e continuazione
La Corte di Cassazione chiarisce la competenza del giudice dell'esecuzione in caso di reato continuato. Con la sentenza n. 3410/2025, ha stabilito che se la Corte d'Appello modifica la sentenza di primo grado solo nella pena, la competenza per l'esecuzione, e quindi per decidere sulla continuazione, resta al giudice di primo grado. La Corte ha rigettato il ricorso del Procuratore che riteneva competente la Corte d'Appello in quanto autrice dell'ultima sentenza irrevocabile, specificando la prevalenza della norma speciale dell'art. 665, comma 2, c.p.p.
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Reato continuato e mafia: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra una condanna per associazione mafiosa e precedenti condanne per omicidio. La Corte ha stabilito che non sussiste un unico disegno criminoso quando i delitti-fine, come gli omicidi, sono frutto di circostanze occasionali e non programmati al momento dell'adesione al sodalizio. Inoltre, la condanna per associazione si riferiva a un periodo successivo ai delitti, rendendo impossibile la continuazione.
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Continuazione tra reati: la Cassazione decide
Un soggetto condannato per associazione mafiosa ed altri delitti ha richiesto l'unificazione delle pene in virtù della continuazione tra reati. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per i reati associativi, la detenzione è un evento prevedibile che non interrompe necessariamente il medesimo disegno criminoso. Pertanto, la continuazione può essere riconosciuta tra due condanne per lo stesso reato associativo commesso in periodi diversi. La Corte ha invece rigettato la richiesta per i reati-fine, come le estorsioni, poiché non è stata dimostrata la loro programmazione unitaria sin dall'inizio.
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Messa alla prova omicidio stradale: i limiti di pena
La Corte di Cassazione ha escluso l'accesso alla messa alla prova per omicidio stradale quando la pena edittale supera i limiti di legge. Un giudice di merito aveva ammesso un imputato al beneficio, valorizzando una circostanza attenuante. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso del Procuratore, ha annullato la decisione, ribadendo che la valutazione di ammissibilità si fonda esclusivamente sulla pena massima prevista per la fattispecie base, senza considerare le circostanze del caso concreto. Pertanto, la messa alla prova per omicidio stradale base è preclusa.
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