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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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546 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Disegno criminoso: i limiti alla continuazione dei reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva di unificare diverse condanne sotto il vincolo della continuazione. L'ordinanza chiarisce che per riconoscere un unico disegno criminoso non basta la somiglianza dei reati, ma è necessaria la prova di un programma unitario e preordinato. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, che aveva distinto tra reati commessi in un contesto di criminalità organizzata e altri episodi, come estorsione e detenzione d'armi, ritenuti frutto di determinazioni estemporanee.
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Reato continuato e reati associativi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10247/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra un delitto associativo e i reati fine. La Corte ha ribadito che la continuazione è esclusa quando i reati fine, pur rientrando nell'attività del sodalizio, non sono stati programmati fin dall'inizio ma derivano da circostanze occasionali e contingenti, spettando al condannato l'onere di provare il medesimo disegno criminoso.
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Legittimazione a impugnare del PG: chi ricorre?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore Generale, affermando la sua mancanza di legittimazione a impugnare le ordinanze del giudice dell'esecuzione. Solo il PM che è stato parte del procedimento esecutivo può proporre impugnazione, senza che il Procuratore Generale possa sostituirsi ad esso in tale fase.
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Reato continuato: no se i reati sono occasionali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna condannata per plurimi reati. La richiesta di applicazione del reato continuato è stata respinta poiché i crimini, commessi in un arco di nove anni, sono stati ritenuti frutto di decisioni estemporanee e non di un unico disegno criminoso prestabilito.
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Reato continuato: quando si applica l’istituto?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due sentenze definitive per reati in materia di armi, commessi a circa otto anni di distanza. La Corte ha ribadito che, per applicare tale istituto, non è sufficiente l'omogeneità dei reati, ma è necessaria la prova di un unico disegno criminoso, la cui esistenza è esclusa da un così ampio lasso temporale non adeguatamente giustificato.
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Reato continuato: quando si esclude il vincolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra quattro sentenze per spaccio. La Corte ha stabilito che la ripetizione di reati identici, intervallata da arresti, dimostra una scelta criminale abituale e non un singolo disegno criminoso pianificato in anticipo.
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Reato continuato: no a omicidio e associazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra il delitto di associazione di tipo mafioso e un omicidio. Secondo la Corte, non è sufficiente che il reato-fine (l'omicidio) sia finalizzato a rafforzare il sodalizio; è necessario provare che fosse stato programmato, almeno nelle sue linee essenziali, fin dall'inizio. L'omicidio è stato invece ritenuto un atto estemporaneo e contingente, frutto di una decisione autonoma e non parte del disegno criminoso originario.
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Continuazione reato: inammissibile se chiesta in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata. La richiesta di riconoscimento della particolare tenuità del fatto è stata respinta per la gravità della condotta. Inoltre, la richiesta di applicazione della continuazione reato, presentata per la prima volta in Cassazione, è stata ritenuta inammissibile perché tardiva, potendo essere sollevata solo con motivi nuovi in appello o in sede esecutiva.
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Omessa valutazione memoria difensiva: nullità del provvedimento
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del giudice dell'esecuzione che aveva parzialmente accolto una richiesta di continuazione tra reati. Il motivo principale dell'annullamento risiede nell'omessa valutazione memoria difensiva presentata dal ricorrente, contenente elementi di prova nuovi e decisivi. La Corte ha ribadito che ignorare tali deduzioni costituisce un vizio di motivazione insanabile, portando alla nullità del provvedimento. È stato inoltre rilevato un errore nel calcolo della pena base.
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Continuazione reato: come si calcola la pena da scontare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di detrarre integralmente la riduzione di pena, ottenuta con il riconoscimento della continuazione reato, da quella ancora da scontare. La Corte ribadisce che la differenza non può essere automaticamente imputata alla pena residua, richiamando l'orientamento consolidato secondo cui si detraggono solo la custodia cautelare e le pene espiate 'sine titulo'. Il ricorso è stato inoltre ritenuto generico per la mancata specificazione dei criteri di calcolo.
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Reato continuato: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6667/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che contestava il mancato riconoscimento del reato continuato per una violazione di misure di prevenzione e la motivazione sulla quantificazione della pena. La Corte ha ritenuto le doglianze generiche e assertive, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva adeguatamente motivato la sua scelta discrezionale.
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Continuazione tra reati: onere prova e poteri del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che rigettava un'istanza per il riconoscimento della continuazione tra reati. Il motivo del rigetto era la mancata allegazione delle sentenze da parte della difesa. La Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi dell'art. 186 disp. att. c.p.p., spetta al giudice acquisire d'ufficio tali documenti, essendo sufficiente che l'istante ne indichi gli estremi identificativi. Rigettare l'istanza per questo motivo costituisce un vizio di motivazione.
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Continuazione reato: Cassazione annulla e rinvia
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Lecce che negava il riconoscimento della continuazione reato tra diverse condanne per truffa. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione del giudice di merito carente, poiché non aveva adeguatamente considerato né la stretta vicinanza temporale dei fatti, né una precedente sentenza che aveva già unificato alcuni dei reati in questione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che tenga conto della necessità di una valutazione complessiva e approfondita del disegno criminoso unico.
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Continuazione in sede esecutiva: limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di rigetto di istanza per il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva tra tre diverse sentenze di condanna. La Corte ha annullato parzialmente la decisione del giudice dell'esecuzione, stabilendo che non può ignorare o contraddire senza una solida motivazione una precedente valutazione, fatta in sede di cognizione, che aveva già riconosciuto un medesimo disegno criminoso tra alcuni dei reati. Per i reati commessi a distanza di anni e con complici diversi, invece, il rigetto è stato considerato legittimo.
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Legittimazione a impugnare: chi può ricorrere?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro una decisione del giudice dell'esecuzione. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: la legittimazione a impugnare spetta esclusivamente al pubblico ministero che ha partecipato al procedimento di primo grado, non all'organo di grado superiore, che non può surrogarsi nelle sue funzioni.
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Calcolo pena reato continuato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7047/2025, ha annullato un'ordinanza della Corte di Appello relativa al calcolo della pena per un reato continuato. Sebbene la Corte territoriale avesse correttamente individuato la pena base, ha omesso di motivare gli aumenti per i reati satellite, violando un principio consolidato. Il caso evidenzia l'obbligo per il giudice dell'esecuzione di fornire una giustificazione dettagliata per ogni aumento di pena, non essendo sufficiente la mera indicazione numerica. Di conseguenza, la decisione è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Indagini preliminari: limiti e diritti della difesa
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un ricorso riguardante una misura cautelare per associazione mafiosa e altri reati, affrontando temi cruciali sulla durata delle indagini preliminari. La sentenza chiarisce la legittimità di una nuova iscrizione della notizia di reato per segmenti successivi di un reato permanente, differenziandola da un mero 'aggiornamento' illegittimo. Viene inoltre ribadito il diritto della difesa ad accedere alle intercettazioni e sono definiti i limiti del controllo di legittimità sulla gravità indiziaria.
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Continuazione reato: quando non si unificano le pene
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'unificazione di tutte le sue pene per reati simili sotto il vincolo della continuazione reato. La Corte ha stabilito che la semplice somiglianza dei reati non basta se mancano indicatori concreti di un unico disegno criminoso, come la contiguità spaziale e temporale e l'identità dei complici.
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Reato continuato: come calcolare la pena? La Cassazione
La Cassazione annulla un'ordinanza per vizio di motivazione sul calcolo della pena nel reato continuato. Sottolinea l'obbligo del giudice di motivare distintamente l'aumento per ogni reato satellite, rigettando però il ricorso sulla mancata estensione del vincolo a tutti i reati contestati.
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Reato continuato: quando si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva di includere nel vincolo del reato continuato anche un'aggressione commessa in carcere. La Suprema Corte ha stabilito che un atto impulsivo, non previsto nel piano criminale originario, non può beneficiare del trattamento sanzionatorio più favorevole previsto per il reato continuato, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione.
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