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Art. 667 Codice di Procedura Penale — Sezione Prima Penale

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485 provvedimenti

Altri anni per Art. 667 Codice di Procedura Penale

Riduzione pena: quando si applica al reato continuato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19420/2025, ha stabilito che la riduzione pena di un sesto, prevista per chi non impugna la sentenza di condanna, non si estende alle pene relative a reati già giudicati con sentenze definitive e unificati solo quoad poenam tramite il vincolo della continuazione. Il beneficio premiale, avente una ratio deflattiva, si applica esclusivamente alla pena inflitta per i reati definiti con la sentenza non impugnata, poiché solo per questi si realizza un effettivo risparmio processuale.
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Opposizione all’esecuzione: la via giusta per la confisca
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impugnazione errata di un'ordinanza in materia di confisca, presentata come ricorso per cassazione, deve essere riqualificata come opposizione all'esecuzione. Il caso riguardava una parte civile che contestava un provvedimento di confisca emesso in fase esecutiva. La Suprema Corte, applicando il principio di conservazione degli atti giuridici, ha trasmesso gli atti al giudice dell'esecuzione per la trattazione nel merito, garantendo così il diritto a un riesame completo della questione e chiarendo la corretta procedura da seguire in tema di opposizione all'esecuzione.
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Misura alternativa: la richiesta è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato la cui prova era stata revocata. La Corte ha stabilito che, in caso di esito negativo dell'affidamento in prova, il Tribunale di sorveglianza non è tenuto a valutare d'ufficio la concessione di una diversa misura alternativa, come la detenzione domiciliare. Tale valutazione è subordinata a una specifica e formale richiesta da parte dell'interessato, che nel caso di specie non era stata presentata.
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Riduzione pena rito abbreviato: no al cumulo dei reati
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione di pena di un sesto, prevista dalla Riforma Cartabia per la mancata impugnazione di una sentenza emessa con rito abbreviato, non si estende ai reati-satellite giudicati in un procedimento separato e divenuti irrevocabili prima dell'entrata in vigore della nuova norma. La decisione si fonda sul principio 'tempus regit actum', sottolineando che il beneficio è un premio processuale legato a una scelta specifica (la non-impugnazione) e non può essere applicato retroattivamente a situazioni processuali già definite, anche se i reati vengono poi unificati per la continuazione.
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Impugnazione via PEC errata: la Cassazione dubita
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo alla norma che dichiara inammissibile un'impugnazione inviata a un indirizzo PEC errato, anche se l'atto perviene tempestivamente al giudice corretto. La Corte ritiene che tale eccessivo formalismo possa violare il diritto di difesa e il principio di ragionevolezza, trattando un errore meramente formale in modo più severo di un errore sostanziale. Il giudizio è stato sospeso in attesa della decisione della Corte Costituzionale.
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Riduzione pena rito abbreviato: no al beneficio extra
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione di un sesto della pena, introdotta dalla Riforma Cartabia per chi non impugna la sentenza di condanna in rito abbreviato, non si applica alle sentenze divenute irrevocabili prima dell'entrata in vigore della nuova legge. Anche in caso di 'continuazione' tra reati, la riduzione della pena per il rito abbreviato opera solo per i reati giudicati sotto la vigenza della nuova norma, in base al principio 'tempus regit actum'.
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Riduzione pena mancata impugnazione: limiti e regole
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione di pena per mancata impugnazione, prevista dall'art. 442, comma 2-bis, c.p.p., si applica esclusivamente alla porzione di pena inflitta con la sentenza non appellata e non alla pena complessiva rideterminata per la continuazione con reati oggetto di sentenze già passate in giudicato. La decisione si fonda sul principio 'tempus regit actum', sottolineando che il beneficio premiale è legato a una scelta processuale (la non impugnazione) che non era disponibile per le sentenze divenute irrevocabili prima dell'entrata in vigore della norma.
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Procedura di sorveglianza: l’errore del Giudice
Un uomo in detenzione domiciliare si vede negare un permesso. Il suo ricorso viene dichiarato inammissibile per un vizio di forma. La Cassazione annulla la decisione, evidenziando che l'errore è stato causato dallo stesso Ufficio giudiziario e ribadendo importanti principi sulla procedura di sorveglianza e sui diritti della difesa, chiarendo che il difensore non necessita di procura speciale per ricorrere.
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Riduzione pena mancata impugnazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione di un sesto della pena per mancata impugnazione, introdotta dalla Riforma Cartabia, spetta anche all'imputato che, giudicato in assenza in primo grado, abbia ottenuto la restituzione nel termine per appellare. Se l'imputato, una volta celebrato il giudizio d'appello con rito abbreviato, non impugna la nuova sentenza, realizza l'effetto deflattivo voluto dalla norma, meritando il beneficio. La Corte ha quindi annullato la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva negato la riduzione, rideterminando direttamente la pena. È stata invece respinta la richiesta di applicazione di un indulto per mancanza di un provvedimento formale che lo avesse concesso.
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Riqualificazione ricorso: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso presentato contro un'ordinanza del giudice dell'esecuzione in materia di estinzione della pena deve essere convertito in opposizione. Questa decisione, basata sulla riqualificazione del ricorso, mira a garantire il corretto svolgimento del procedimento, rimettendo gli atti allo stesso giudice per un riesame completo, anziché decidere nel merito.
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Procedura de plano: quando il giudice non può usarla
Un condannato ha chiesto la revoca della sua sentenza, sostenendo che il reato fosse stato abrogato. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta con una procedura de plano, cioè senza udienza. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che per questo tipo di istanza è obbligatoria un'udienza in contraddittorio, e che la procedura de plano è ammessa solo in casi limitati, come la dichiarazione di inammissibilità, non per una decisione di merito.
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Liberazione Anticipata Lavoro Pubblica Utilità: la Guida
Un Giudice per le indagini preliminari concede la liberazione anticipata a un condannato a lavoro di pubblica utilità. La Cassazione annulla la decisione, chiarendo che, sebbene il beneficio sia applicabile, la competenza a concederlo spetta esclusivamente al Magistrato di Sorveglianza, non al giudice che ha emesso la sentenza. Questo principio sulla liberazione anticipata lavoro pubblica utilità riafferma la distinzione di ruoli nel processo esecutivo.
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Remissione del debito: condotta e reddito. Il caso
La Corte di Cassazione esamina il caso di un detenuto che chiede la remissione del debito per le spese processuali. La Corte chiarisce che, per ottenere il beneficio, la "regolare condotta" non implica una revisione critica del reato commesso. Tuttavia, la remissione del debito viene negata perché, nonostante la buona condotta, la presenza di proprietà immobiliari esclude le "disagiate condizioni economiche" richieste dalla legge. La sentenza sottolinea che entrambi i requisiti devono coesistere.
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Inammissibilità reclamo sorveglianza: decide il Collegio
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto con cui il Presidente del Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato l'inammissibilità di un reclamo presentato da un detenuto. La Suprema Corte ha stabilito un importante principio procedurale: la decisione sull'inammissibilità del reclamo sorveglianza spetta al Tribunale in composizione collegiale e non può essere assunta monocraticamente dal solo Presidente. Il caso è stato quindi rinviato al Tribunale di Sorveglianza per la corretta valutazione da parte dell'organo competente.
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Ricorso per cassazione: quando si trasforma in opposizione
La Suprema Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27845/2025, ha chiarito un importante principio processuale. Un ricorso per cassazione proposto erroneamente contro un provvedimento del giudice dell'esecuzione in materia di confisca deve essere riqualificato come opposizione. Questa decisione, basata sul principio di conservazione degli atti giuridici, garantisce al ricorrente il diritto a un riesame nel merito, fase preclusa nel giudizio di legittimità, e rimette gli atti al giudice competente per la corretta trattazione.
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Reclamo tribunale sorveglianza: annullato il decreto
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto con cui il Presidente del Tribunale di sorveglianza aveva dichiarato inammissibile il reclamo di un detenuto. La Suprema Corte ha stabilito che la decisione sull'ammissibilità di un reclamo al tribunale di sorveglianza spetta esclusivamente all'organo collegiale e non al solo Presidente, configurando altrimenti una nullità assoluta per vizio di costituzione del giudice.
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Reclamo tribunale sorveglianza: chi decide?
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto con cui il Presidente del Tribunale di sorveglianza aveva dichiarato inammissibile il reclamo di un detenuto. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza a decidere sull'ammissibilità di un reclamo al tribunale di sorveglianza spetta all'organo collegiale e non al solo Presidente, poiché il reclamo è un mezzo di impugnazione e la sua inammissibilità può essere dichiarata solo dal giudice dell'impugnazione secondo le norme procedurali.
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Reclamo inammissibile: il potere del Presidente
Un detenuto presenta un reclamo contro una decisione del Magistrato di Sorveglianza. Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza dichiara il reclamo inammissibile con un decreto monocratico. La Corte di Cassazione annulla tale decreto, chiarendo che la decisione su un reclamo inammissibile di questo tipo spetta esclusivamente all'organo collegiale, poiché il reclamo costituisce un vero e proprio mezzo di impugnazione e non una semplice istanza.
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Confisca allargata: è revocabile dopo la condanna?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva la revoca della confisca allargata di un'autovettura, disposta con sentenza divenuta definitiva. La Suprema Corte ha ribadito il principio consolidato secondo cui la confisca allargata, essendo una misura di sicurezza patrimoniale legata alla condanna, non può essere revocata dal giudice dell'esecuzione. L'unico rimedio esperibile, in presenza di nuove prove, è quello straordinario della revisione del giudicato.
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Revoca confisca: la prova nuova del terzo proprietario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una terza interessata che chiedeva la revoca confisca di alcuni immobili. La Corte ha stabilito che la documentazione presentata per dimostrare la proprietà anteriore al matrimonio con il condannato non costituiva 'prova nuova', in quanto già nota e non decisiva per superare la presunzione di illecita provenienza dei beni. La sentenza chiarisce i rigorosi requisiti per ottenere la revoca di un provvedimento di confisca definitivo.
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