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Art. 657 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

7 provvedimenti

Altri anni per Art. 657 Codice di Procedura Penale

Arresto in quasi flagranza: Cassazione conferma la validità contestata
Un individuo, arrestato per rapina impropria aggravata, ha impugnato l'ordinanza di convalida, contestando l'assenza di un valido `arresto in quasi flagranza`. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per la `quasi flagranza` non serve la percezione diretta del reato da parte della polizia, ma basta sorprendere il reo con le tracce del crimine poco dopo il fatto. L'arresto è stato ritenuto legittimo, con condanna del ricorrente alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Inefficacia della misura cautelare: il no al doppio computo
Un imputato ha presentato ricorso per ottenere la dichiarazione di inefficacia della misura cautelare, sostenendo che il periodo di custodia sofferto fosse superiore alla pena inflitta in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che un medesimo periodo di detenzione non può essere conteggiato due volte per titoli diversi. Se un soggetto è già detenuto in esecuzione di una pena definitiva, quel tempo non può essere computato automaticamente per far decorrere i termini di inefficacia della misura cautelare relativa a un altro procedimento. La decisione sottolinea l'importanza di analizzare correttamente la sovrapposizione dei titoli detentivi e la distinzione tra commissione e consumazione nei reati permanenti per evitare ingiustificati sconti di pena.
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Misure cautelari: inammissibile il ricorso post-condanna
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47662/2023, ha dichiarato inammissibile per carenza di interesse il ricorso avverso un'ordinanza su misure cautelari presentato dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna. La Corte ha stabilito che le misure cautelari esauriscono la loro funzione con l'irrevocabilità della condanna, momento in cui inizia la fase esecutiva della pena, rendendo ogni discussione sulla misura cautelare priva di oggetto.
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Pericolosità sociale: detenzione cautelare non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, il quale sosteneva che il lungo periodo di custodia cautelare sofferto dovesse portare a una rivalutazione della sua pericolosità sociale. La Corte ha stabilito un principio chiave: la detenzione cautelare, a differenza dell'espiazione di una pena definitiva, non ha una funzione rieducativa e quindi non è sufficiente, di per sé, a far ritenere superata o attenuata la pericolosità sociale che giustifica l'applicazione della misura di prevenzione.
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Pericolo di fuga: quando è legittimo l’arresto?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la convalida di un fermo basato sul pericolo di fuga. La Corte chiarisce che la valutazione del giudice sul rischio che l'indagato si sottragga alla giustizia, se fondata su elementi concreti e motivata logicamente, non è sindacabile nel merito. In questo caso, la manifestata intenzione dell'indagato di allontanarsi è stata ritenuta un presupposto sufficiente.
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Ricorso per saltum: quando si converte in appello
Un imputato, condannato in primo grado per vari reati, ha presentato un ricorso per saltum direttamente alla Corte di Cassazione. Tuttavia, tra i motivi del ricorso erano inclusi anche vizi di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione, in base all'art. 569 c.p.p., ha stabilito che tale tipo di censura non è ammessa nel ricorso per saltum e ha disposto la conversione dell'impugnazione in un appello ordinario, trasmettendo gli atti alla competente Corte d'Appello.
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Mandato d’arresto europeo: computo custodia cautelare
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2820/2025, ha stabilito che le misure non detentive, come il controllo giudiziario applicato in un altro Stato UE nell'ambito di un mandato d'arresto europeo, non possono essere computate nel periodo di custodia cautelare in Italia. La Corte ha chiarito che solo le misure che comportano un'effettiva privazione della libertà personale, assimilabili al carcere o agli arresti domiciliari, possono essere dedotte. In questo caso, l'obbligo di firma settimanale e di relazione mensile al giudice non sono stati ritenuti sufficientemente coercitivi.
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