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Art. 649 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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150 provvedimenti

Altri anni per Art. 649 Codice di Procedura Penale

Sequestro probatorio e truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi contro un'ordinanza di sequestro probatorio in un caso di presunta evasione fiscale e truffa aggravata sull'eredità, basata su una fittizia residenza estera. La sentenza chiarisce che l'evasione dell'imposta di successione, non coperta da leggi speciali, configura il reato di truffa. Inoltre, stabilisce che un nuovo sequestro è legittimo in presenza di nuove contestazioni e che il professionista indagato non può opporre il segreto professionale.
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Reato permanente e ne bis in idem: la Cassazione chiarisce
Un soggetto, condannato due volte per abuso edilizio e violazione di sigilli sullo stesso immobile ma in momenti diversi, ha invocato il principio del 'ne bis in idem'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la prosecuzione di un reato permanente, come l'abuso edilizio, dopo una prima condanna definitiva, costituisce un fatto nuovo e distinto. Pertanto, un secondo processo è legittimo e non viola il divieto di doppio giudizio.
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Lottizzazione abusiva: confisca anche senza condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati contro la confisca di un'area oggetto di lottizzazione abusiva, nonostante la prescrizione del reato. La decisione si fonda sulla carenza di interesse degli imputati, non proprietari dell'area, e ribadisce che il reato di lottizzazione abusiva ha natura progressiva, con la prescrizione che decorre dall'ultimo intervento illecito che modifica l'assetto del territorio.
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Omesso versamento IVA: la delega non salva l’amm.
Un amministratore di S.r.l. è stato condannato per un omesso versamento IVA di oltre 500.000 euro. La Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la tesi della delega di funzioni a terzi e chiarendo che la responsabilità dell'amministratore per gli obblighi fiscali è personale e non delegabile. Inoltre, la confisca del profitto del reato, applicata insieme alla pena detentiva, non viola il principio del ne bis in idem.
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Emissione fatture inesistenti: più società, più reati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31850/2025, affronta il caso di un amministratore condannato per l'emissione di fatture inesistenti per conto di diverse società. La Corte stabilisce che, anche se l'autore è la stessa persona fisica, si configurano tanti reati quante sono le società coinvolte, data la distinta soggettività tributaria di ciascuna. Viene invece accolto il ricorso sul punto della continuazione con un reato di bancarotta, poiché il precedente diniego era basato su un errore procedurale e non su una valutazione di merito.
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Ricorso per cassazione: inammissibilità e motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da diversi imputati condannati per traffico di stupefacenti. La sentenza sottolinea che il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti, ma deve limitarsi a censure su specifici vizi di legge. I motivi sono stati ritenuti generici, ripetitivi di argomentazioni già respinte in appello e volti a una non consentita rivalutazione del compendio probatorio, basato principalmente su intercettazioni.
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Ne bis in idem: reato unico di distruzione scritture
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una condanna per reati fiscali, applicando il principio del ne bis in idem. Un imprenditore, già condannato per la distruzione di alcune fatture, era stato nuovamente processato per la distruzione di altri documenti contabili relativi allo stesso anno d'imposta. La Corte ha stabilito che la distruzione di più scritture contabili, anche se avvenuta in momenti diversi ma nello stesso periodo d'imposta, integra un reato unico. Di conseguenza, ha annullato la condanna per questo capo d'imputazione, in quanto violava il divieto di essere processati due volte per lo stesso fatto, rideterminando la pena per il solo reato residuo di emissione di fatture per operazioni inesistenti.
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Ne bis in idem: no per reati permanenti continuati
Un individuo, condannato per occupazione abusiva di demanio marittimo, ha visto revocata la sospensione condizionale della pena per non aver demolito le opere. Ha fatto ricorso sostenendo il principio del ne bis in idem, citando una precedente assoluzione per fatti simili. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per un reato permanente la prosecuzione della condotta in un'epoca successiva costituisce un fatto nuovo e non è coperta dal precedente giudicato.
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Sequestro preventivo e ne bis in idem: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di un secondo sequestro preventivo emesso dopo l'annullamento di un primo provvedimento. Il caso riguarda un'imprenditrice accusata di reati fiscali. La Corte ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se l'annullamento iniziale era basato su vizi formali, come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora', e non su una valutazione di merito. La sentenza chiarisce che la presentazione di nuovi elementi investigativi o la necessità di sanare un difetto di motivazione possono giustificare un nuovo provvedimento cautelare, respingendo così il ricorso dell'indagata.
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Ne bis in idem cautelare: i limiti al nuovo sequestro
Una società, indagata per frode fiscale, impugna un secondo decreto di sequestro preventivo emesso dopo l'annullamento del primo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo i limiti del principio del ne bis in idem cautelare. La Corte stabilisce che, se il primo annullamento avviene per vizi formali (come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora') e prima del deposito delle motivazioni, non si forma un giudicato cautelare. Di conseguenza, è legittima l'emissione di un nuovo provvedimento, specialmente se basato su nuovi elementi investigativi che dimostrano il rischio di dispersione del patrimonio.
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Ne bis in idem cautelare: il nuovo sequestro è valido
Un imprenditore, accusato di reati fiscali, si oppone a un secondo sequestro preventivo sui suoi beni, sostenendo la violazione del principio del 'ne bis in idem cautelare', dopo che un primo provvedimento era stato annullato per un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che è possibile emettere una nuova misura cautelare se l'annullamento precedente è avvenuto per ragioni puramente formali, come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora', e non ha toccato il merito della questione. La Corte ha inoltre sottolineato la legittimità del nuovo provvedimento in presenza di nuovi elementi investigativi.
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Sequestro preventivo: ne bis in idem e periculum
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il caso verteva sulla legittimità di un secondo provvedimento di sequestro emesso dopo l'annullamento del primo per difetto di motivazione. La Corte ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se l'annullamento è avvenuto per vizi formali e non nel merito, soprattutto in presenza di nuove prove. Inoltre, ha confermato che la motivazione sul 'periculum in mora' (rischio di dispersione dei beni), anche se sintetica, non era meramente apparente e poteva essere legittimamente integrata dal Tribunale del riesame, giustificando così il sequestro preventivo.
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Sequestro preventivo: quando è possibile un nuovo sequestro?
La Corte di Cassazione ha stabilito che è possibile emettere un nuovo provvedimento di sequestro preventivo sugli stessi beni anche dopo un annullamento, qualora la prima decisione fosse basata su vizi formali, come la totale assenza di motivazione sul 'periculum in mora'. La Corte chiarisce che il principio del 'ne bis in idem' cautelare non opera in modo assoluto e può essere superato dalla presenza di nuovi elementi investigativi o da una corretta motivazione prima assente. La sentenza analizza in dettaglio i presupposti per un legittimo secondo sequestro, rigettando il ricorso di un'indagata per reati fiscali.
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Bis in idem: quando non si applica nei reati fiscali
Un individuo, condannato per emissione di fatture false, ha presentato ricorso in Cassazione invocando la violazione del principio del bis in idem, poiché era stato precedentemente assolto da un'accusa di reato associativo. Ha inoltre contestato la conversione di un sequestro probatorio in preventivo. La Suprema Corte ha respinto il motivo sul bis in idem, specificando che i fatti dei due reati non erano identici, ma ha accolto il ricorso sul sequestro, annullando la decisione per totale assenza di motivazione riguardo alla necessità della misura.
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Ne bis in idem: una sola dichiarazione, un solo reato
Un'imprenditrice, precedentemente assolta per dichiarazione fraudolenta, viene nuovamente processata per la medesima dichiarazione fiscale ma sulla base di fatture fittizie diverse. La Corte di Cassazione annulla la condanna, riaffermando che il reato è unico se la dichiarazione è una sola, indipendentemente dal numero di documenti falsi utilizzati, applicando il principio del ne bis in idem.
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Ne bis in idem internazionale: quando non si applica
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per traffico di stupefacenti. La Corte ha escluso l'applicazione del 'ne bis in idem internazionale' poiché i fatti già giudicati in Svizzera non erano identici a quelli italiani per oggetto, tempo, luogo e persone coinvolte. Rigettate anche le doglianze sulle attenuanti generiche, sulla valutazione delle prove e sul calcolo della pena per il reato continuato.
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Ordine di demolizione: valido anche con successiva prescrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ordine di demolizione emesso con una sentenza di condanna divenuta irrevocabile mantiene la sua piena efficacia anche qualora un successivo procedimento penale, per i medesimi fatti, si concluda con una declaratoria di prescrizione del reato. Secondo la Corte, la sentenza irrevocabile costituisce un titolo esecutivo autonomo e autosufficiente che non può essere intaccato dall'esito di un secondo giudizio, il quale, peraltro, avrebbe dovuto concludersi con una declaratoria di improcedibilità per violazione del principio del 'ne bis in idem' (divieto di un secondo processo per lo stesso fatto). Di conseguenza, il ricorso del proprietario dell'immobile abusivo è stato dichiarato inammissibile.
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Reato permanente: la Cassazione sul ne bis in idem
Un soggetto, già condannato in passato per occupazione abusiva di demanio, viene nuovamente processato e condannato per la stessa condotta. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che nel caso di reato permanente, la prosecuzione del comportamento illecito dopo la prima condanna definitiva costituisce un fatto nuovo e distinto, per cui non opera il divieto di doppio processo (ne bis in idem).
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Impulso di parte: chi può avviare l’esecuzione?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di confisca e distruzione di beni, poiché il procedimento di esecuzione era stato avviato su segnalazione dei Carabinieri. La Corte ha ribadito che, secondo il principio dell'impulso di parte, solo il Pubblico Ministero, l'interessato o il suo difensore possono validamente presentare richiesta, pena la nullità insanabile del provvedimento emesso dal giudice dell'esecuzione.
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Nullità processuale: mancata notifica e diritto difesa
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per violazione del diritto d'autore a causa di una grave nullità processuale. La Corte d'appello non aveva comunicato ai difensori di due imputati il cambio del rito processuale da cartolare a partecipato, richiesto dal legale di un altro coimputato. Questa omissione ha leso il diritto di difesa, rendendo nullo l'intero giudizio di secondo grado e imponendo la sua celebrazione ex novo.
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