LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 640 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 25 di 40

1935 provvedimenti

Altri anni per Art. 640 Codice Penale

Inammissibilità del ricorso per Cassazione: condanna definitiva
L'Imputato, condannato per furto in abitazione e truffa aggravata, ha proposto ricorso lamentando l'ingiusta applicazione dell'aggravante della minorata difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione poiché il ricorrente non aveva sollevato questa specifica contestazione durante il precedente giudizio d'appello. La legge vieta infatti di proporre per la prima volta in Cassazione motivi che non sono stati preventivamente sottoposti ai giudici di secondo grado. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale per i reati contestati.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la truffa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa a carico del ricorrente, dichiarando l'inammissibilità del ricorso per cassazione. L'imputato lamentava l'invalidità delle notifiche degli atti giudiziari, sostenendo che l'avviso di conclusione delle indagini fosse nullo perché consegnato alla moglie e che l'avviso di udienza preliminare mancasse di una pagina. I giudici hanno respinto le tesi difensive, confermando la piena validità della notifica al coniuge convivente in assenza di prova contraria. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso riproducevano in modo generico le stesse censure già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza muovere una critica specifica alla sentenza impugnata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Truffa con carta prepagata: il ricorso vuoto conferma la condanna
Un uomo, accusato del reato di truffa, ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di condanna della Corte di Appello. La vittima aveva descritto dettagliatamente il raggiro e i soldi erano finiti direttamente su una carta prepagata intestata all'imputato. La difesa ha contestato la decisione in modo del tutto generico, senza indicare i motivi di diritto e senza confrontarsi con le motivazioni dei giudici d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'atto di impugnazione non può ignorare le motivazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna per truffa con carta prepagata e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Truffa e particolare tenuità del fatto: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per truffa. L'imputato contestava la valutazione delle prove e chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la condanna, escludendo il beneficio richiesto. La decisione si basa sul valore economico non modesto del danno e sulle modalità insidiose del raggiro. Inoltre, la condotta non è stata considerata occasionale a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo. La Cassazione ha quindi confermato la pena inflitta nei precedenti gradi di giudizio, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Finto sortilegio d’amore e tentata truffa: la condanna è reale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentata truffa nei confronti di un soggetto che, insieme a una complice, ha indotto la vittima a versare denaro su una carta prepagata per l'acquisto di materiali necessari a un fantomatico "sortilegio d'amore" promosso su Facebook. L'imputato sosteneva l'assenza di prove del suo coinvolgimento e la mancanza di artifici e raggiri. I giudici hanno invece stabilito che l'uso della carta prepagata intestata all'imputato e mai denunciata smarrisce ogni dubbio sulla sua partecipazione. Inoltre, l'inganno basato su credenze magiche per estorcere denaro integra pienamente gli estremi del reato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'uomo al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Truffa tramite ricarica Postepay: la carta intestata condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di truffa tramite ricarica Postepay. La vittima aveva accreditato una somma di denaro su una carta prepagata intestata all'imputato, il quale non aveva mai sporto denuncia per il furto o lo smarrimento della stessa. I giudici hanno stabilito che i motivi del ricorso erano del tutto generici, in quanto si limitavano a riproporre le medesime difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Determinazione della pena: nessun minimo per chi ha precedenti
Il Condannato, ritenuto responsabile del reato di truffa, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione del giudice di merito di non applicare il minimo della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Nel caso specifico, la scelta di superare il minimo edittale è stata giustificata in modo logico attraverso la gravità del fatto, legata al valore del titolo utilizzato per la truffa, e i precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Truffa online con carta prepagata: condannato chi riceve i soldi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa nei confronti di un soggetto intestatario di una carta prepagata utilizzata per ricevere il pagamento di una finta vendita su internet. La difesa sosteneva che la sola titolarità della carta non bastasse a dimostrare la colpevolezza. I giudici hanno invece stabilito che l'intestazione della carta, unita all'immediata interruzione dei contatti con l'acquirente dopo il pagamento, prova la complicità nella truffa online con carta prepagata, in quanto il titolare è il beneficiario effettivo del profitto illecito.
Continua »
Truffa online: la sola carta Postepay basta per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di truffa online. L'imputato sosteneva che la condanna fosse ingiusta perch basata esclusivamente sull'intestazione della carta prepagata su cui la vittima aveva versato il denaro per un acquisto mai ricevuto. I giudici hanno invece stabilito che l'intestazione della carta, unita all'immediata interruzione dei contatti con la vittima dopo il pagamento, dimostra in modo logico il pieno coinvolgimento del titolare. Anche se l'inganno materiale fosse stato compiuto da terzi, il titolare della carta il destinatario effettivo del profitto illecito. Il ricorrente stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Truffa ai danni dello Stato: condannato il dipendente assenteista
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Truffa ai danni dello Stato nei confronti di un dipendente pubblico. L'imputato si allontanava dal posto di lavoro senza registrare l'uscita, inducendo in errore l'amministrazione sulla sua effettiva presenza in servizio. La difesa ha presentato ricorso, contestando la qualificazione del fatto e chiedendo le attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando anche l'inefficacia di una rinuncia inviata via PEC senza firma del ricorrente. Di conseguenza, il lavoratore perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Truffa aggravata: la difesa nega ma i tabulati inchiodano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa aggravata a carico di un soggetto che raggirava le sue vittime al telefono. L'Imputato aveva contestato il riconoscimento fotografico e la localizzazione del suo cellulare vicino alla sua abitazione durante le chiamate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si possono ridiscutere le prove in Cassazione. Inoltre, la negazione delle attenuanti generiche è legittima se motivata dalla gravità del comportamento, dalla scelta accurata delle vittime e dai numerosi precedenti penali dell'autore del reato.
Continua »
Stato di necessità e truffa: la Cassazione nega la scriminante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di truffa. L'imputato invocava lo stato di necessità, sostenendo di aver agito sotto la minaccia di terzi. I giudici hanno chiarito che lo stato di necessità non può essere applicato se manca la prova della minaccia e se il soggetto aveva alternative concrete, come rivolgersi alle forze dell'ordine. Inoltre, la Cassazione ha confermato la discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena, escludendo ogni vizio di illogicità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: negata al truffatore seriale
L'Imputato è stato condannato per il reato di truffa. Il suo difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'identificazione fotografica, la sussistenza del dolo e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la validità delle prove fotografiche e documentali e hanno escluso la particolare tenuità del fatto a causa della condotta abituale dell'uomo, desunta dai suoi numerosi precedenti penali specifici. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Truffa in concorso: la firma e i conti condivisi inchiodano i soci
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di truffa in concorso. Il primo ricorrente contestava l'elemento soggettivo, mentre il secondo negava il nesso causale legato alla sua carica societaria. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità di quest'ultimo, evidenziando la sua partecipazione attiva nella presentazione di domande alla Camera di Commercio e la co-disponibilità dei conti correnti su cui affluivano i profitti illeciti. Inoltre, i giudici hanno chiarito che l'esiguità del danno economico, già utilizzata per concedere le attenuanti generiche, non può essere nuovamente valutata per ottenere un ulteriore sconto di pena (attenuante del danno di speciale tenuità), poiché ha già esaurito la sua funzione mitigatrice.
Continua »
Reato di truffa: pagare debiti con assegni a vuoto costa caro
L'Imputato è stato condannato per il reato di truffa per aver pagato un debito verso una società fornitrice consegnando scientemente assegni privi di valore, inducendo in errore il creditore. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza degli elementi del reato e lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulle prove e sulla condotta ingannevole spetta ai giudici di merito e che la questione sulla tenuità del fatto non era stata sollevata in appello. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Reato di truffa: la condanna è definitiva se il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di truffa. L'imputato lamentava un vizio di motivazione nella sentenza d'appello che confermava la sua colpevolezza. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e manifestamente infondati, in quanto non criticavano in modo specifico le argomentazioni della sentenza impugnata. La decisione precedente era invece logica, coerente e basata su una completa analisi delle prove. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Truffa in concorso: condannato anche chi presta la carta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa in concorso ai danni di due familiari, un padre e un figlio. Il figlio aveva convinto la vittima a effettuare un bonifico su una carta prepagata intestata al padre. La difesa sosteneva la mancanza di prove sul profitto e sul coinvolgimento del padre. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il bonifico era andato a buon fine prima della chiusura del conto per uso scorretto. Inoltre, l'assenza di denunce del padre contro il figlio e la successiva irreperibilità di entrambi dimostrano un accordo preventivo. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Truffa aggravata ai danni di un ente pubblico: paga senza lavoro
Un dipendente pubblico è stato condannato per il reato di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico per aver percepito lo stipendio senza svolgere la prestazione lavorativa dovuta e senza alcuna giustificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando la sua responsabilità civile. La Suprema Corte ha chiarito che l'ingiustizia del profitto deriva direttamente dall'assenza di controprestazione lavorativa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di difesa in favore dell'ente pubblico costituito come parte civile.
Continua »
Reato continuato o scelta di vita criminale? Il verdetto
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per unire le pene di diverse sentenze definitive riguardanti violenza privata e truffa. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa della diversità dei reati e del lungo periodo di tempo in cui sono stati commessi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ripetizione di reati diversi non dimostra un unico piano criminale programmato in anticipo, ma rivela una semplice scelta di vita orientata al crimine. Di conseguenza, non si applica lo sconto di pena previsto per il reato continuato, ma operano istituti come la recidiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Truffa contrattuale: il silenzio sullo sfratto costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una venditrice condannata per il reato di truffa contrattuale. L'imputata aveva venduto un immobile nascondendo dolosamente all'acquirente, durante la stipula dell'atto notarile, l'esistenza di un provvedimento di sfratto già convalidato. La difesa ha contestato la condanna e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche con motivi giudicati troppo generici e non correlati alla decisione d'appello. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale, ribadendo che il silenzio intenzionale su circostanze decisive costituisce raggiro. L'imputata perde il ricorso e viene condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »