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Art. 640 Codice Penale — Anno 2022

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1065 provvedimenti

Altri anni per Art. 640 Codice Penale

Assegno rubato: condanna per Ricettazione e Truffa confermata in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per i reati di ricettazione e truffa, avendo utilizzato un assegno di provenienza furtiva. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando sia la costituzionalità del rito a trattazione scritta (contraddittorio cartolare) sia la sua responsabilità per la ricettazione e truffa, sostenendo una motivazione illogica e la mancanza di prova del dolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondata la questione di costituzionalità e ha confermato la responsabilità per ricettazione e truffa, basandosi sulla disponibilità dell'assegno illecito senza giustificazione e sulla correttezza della motivazione. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Falsificazione atto giudiziario: Reato prescrittto, risarcimento dovuto
Un professionista è stato accusato di falsificazione atto giudiziario e truffa per aver alterato un provvedimento e ingannato i clienti sugli onorari. La Corte d'Appello ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, ma ha confermato la sua responsabilità civile, condannandolo a rimborsare le spese legali alla parte civile. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, confermando pienamente la condanna al pagamento delle spese processuali e al risarcimento a favore della parte lesa. La falsificazione atto giudiziario, anche se prescritta penalmente, comporta conseguenze civili.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e riesame del fatto
La Corte d'Appello condanna L'Imputato per i delitti di furto e truffa con l'aggravante della recidiva, rideterminando la pena finale. Il soggetto condannato propone impugnazione dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione delle prove e la motivazione della sentenza di secondo grado. I Supremi Giudici dichiarano l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché l'atto ripropone doglianze di merito già respinte dai giudici territoriali e richiede un nuovo esame dei fatti precluso in sede di legittimità. L'Imputato perde definitivamente la causa, deve scontare la pena rideterminata e riceve la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa e Restituzione Somme Illecite: La Cassazione Tutela la Vittima
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati, condannati per truffa e altri reati. I ricorrenti contestavano la pena e l'obbligo di **restituzione somme illecite** alla parte civile. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale e la correttezza della pena inflitta, ritenendo adeguata la motivazione sulla sua determinazione. Ha inoltre ribadito un importante principio: anche se un accordo è illecito (come nel caso di una truffa), la vittima ha diritto alla restituzione delle somme versate. L'unica eccezione è se la prestazione stessa era contraria al buon costume. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna alle spese.
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Truffa: il Prestanome Condannato, Ricorso Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa a carico di un soggetto che agiva come "prestanome" in una società. L'imputato aveva presentato ricorso, sostenendo di non essere consapevole delle attività fraudolente. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile. Hanno evidenziato che l'imputato era l'unico a gestire i conti e la sua partecipazione a un'associazione criminosa era già stata accertata. La sua consapevolezza del reato di truffa era quindi evidente. La Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Truffa aggravata o falso nome: no al ricorso dopo il patteggiamento
L'Imputato ha concordato una pena mediante patteggiamento per il reato di truffa aggravata dalla minorata difesa. Il soggetto ha raggirato la persona offesa fingendo una falsa identità e inducendola a consegnare cinquecento euro e dodici oggetti d'oro. Successivamente, l'Imputato ha presentato ricorso per cassazione per ottenere la riqualificazione del fatto nel reato meno grave di sostituzione di persona. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che l'accordo sul patteggiamento impedisce di contestare l'inquadramento giuridico, a meno che non sussista un errore evidente e macroscopico. L'uso di false qualità ha costituito un vero e proprio raggiro finalizzato al profitto economico. Il ricorrente ha subito la condanna alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Prescrizione reati: Diritto di difesa negato, condanna annullata
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza d'appello, dichiarando la prescrizione reati per un imputato. L'annullamento è avvenuto a seguito del ricorso del difensore, che aveva lamentato la violazione del diritto di difesa. In particolare, la Corte d'Appello aveva negato il rinvio di un'udienza nonostante l'avvocato fosse risultato positivo al Covid-19 e avesse tempestivamente richiesto la discussione orale. La Cassazione ha riconosciuto il legittimo impedimento del difensore, ritenendo fondata l'eccezione di nullità. Di conseguenza, i reati contestati all'imputato, tra cui truffa e falsità, sono stati dichiarati estinti per intervenuta prescrizione, poiché il termine massimo era già scaduto.
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Determinazione della pena per truffa: ricorso generico respinto
Un commerciante di automobili è stato condannato per il reato di truffa nell'esercizio della sua attività professionale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della sanzione e denunciando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le doglianze presentate erano astratte e generiche. I giudici hanno confermato che i primi giudici hanno applicato correttamente il potere discrezionale nella determinazione della pena per truffa. La decisione ha considerato la gravità della condotta, la qualifica professionale dell'autore e i suoi precedenti penali. L'imputato perde definitivamente il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese del processo e a un versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Truffa: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Definitiva
Un individuo, condannato per truffa dalla Corte d'Appello, ha presentato un ricorso per Cassazione. Ha contestato la motivazione della condanna e il calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le argomentazioni infondate o mirate a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione. La Corte ha confermato la condanna e ha escluso la violazione del divieto di "reformatio in peius". Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Condanna per Truffa e Falso: l’Inammissibilità del Ricorso Penale
Un'Imputata è stata condannata per ricettazione aggravata, falso in certificati e truffa. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la motivazione della sentenza d'appello, sostenendo l'assenza di prove del suo coinvolgimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, confermando la condanna. Ha ritenuto che le critiche della difesa mirassero a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in Cassazione. La Corte ha sottolineato la coerenza logica delle motivazioni dei giudici precedenti, basate su prove concrete come la redazione di un modulo di prelievo con dati falsi e il riconoscimento da parte di un testimone. L'Imputata dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di truffa: patente e vaglia incastrano l’imputata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di truffa aggravato da recidiva reiterata specifica. La vicenda riguardava un raggiro in cui la persona offesa aveva inviato un vaglia postale dopo aver ricevuto la copia del documento di guida dell'autrice del fatto. L'imputata risultava l'unica beneficiaria della somma riscossa e la difesa non ha offerto alcuna ricostruzione alternativa credibile. I giudici hanno chiarito che reiterare le stesse argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio rende il ricorso nullo per difetto di specificità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e l'applicazione della recidiva, sanzionando la ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa Contrattuale Online: Vendita Fittizia, Condanna Reale
Un venditore online è stato condannato per truffa contrattuale online. Aveva messo in vendita un bene su internet, ricevuto il pagamento, ma non aveva mai consegnato l'oggetto all'acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato la sua responsabilità, ritenendo provato il dolo iniziale (l'intenzione di ingannare fin da subito). Ha anche escluso la concessione di un'attenuante, poiché il suo contributo alla truffa non era di minima importanza, avendo attivato personalmente i mezzi per il raggiro. Il ricorso del venditore è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa con assegno bancario: la finta garanzia costa la condanna
Un acquirente convince la controparte ad accettare un assegno bancario a saldo di un accordo, superando la diffidenza della vittima con rassicurazioni insistenti e rilasciando copia del documento d'identità e una scrittura privata. L'assegno risulta privo di provvista lo stesso pomeriggio. I giudici di merito condannano l'acquirente per il reato di truffa. L'imputato ricorre in Cassazione invocando la buona fede e un improvviso dissesto economico, ma ripropone le stesse doglianze già respinte nei gradi precedenti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La condotta integra la truffa con assegno bancario: l'apparente regolarità documentale costituisce parte del raggiro e l'impossibilità economica immediata è del tutto implausibile. L'imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa militare: condanna confermata per il Militare dagli orari gonfiati
Un Militare è stato condannato per truffa militare pluriaggravata. Aveva gonfiato gli orari di servizio, segnando presenze non effettive e allontanandosi senza giustificazione. La Corte Militare d'Appello ha confermato la condanna, riducendo la pena grazie a un'attenuante. Il Militare ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'improcedibilità del reato per difetto di querela e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la procedibilità d'ufficio della truffa militare e l'infondatezza delle argomentazioni difensive. Il Militare dovrà pagare le spese processuali.
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Reato di truffa: ricorso respinto e condanna confermata
Un uomo condannato per il reato di truffa ha presentato ricorso in Cassazione contestando la credibilità della persona offesa e denunciando un vizio di motivazione. I giudici della Suprema Corte hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte di Appello aveva già valutato correttamente le prove, tra cui la testimonianza della figlia della vittima e i filmati della videosorveglianza. La Cassazione non può riesaminare i fatti se il giudice di merito ha fornito una spiegazione logica e coerente. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa provata e sospensione condizionale della pena da valutare
Un operatore energetico ingannava una cliente spingendola a firmare contratti e facendosi consegnare denaro contante per finti inadempimenti. I giudici di merito lo condannavano per il reato di truffa. L'imputato ricorreva in Cassazione lamentando la tardività della querela e la mancata decisione sul beneficio della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato infondato il primo motivo: il termine per la querela decorre solo dalla piena consapevolezza dell'illecito. Tuttavia, i giudici hanno accolto il secondo motivo. La Corte d'Appello ha infatti omesso ogni motivazione sul diniego o sulla concessione del beneficio. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza con rinvio per una nuova valutazione sulla sospensione condizionale della pena, confermando la responsabilità penale per il reato contestato.
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Ricettazione di Assegni: L’uso illecito di un titolo smarrito
L'Imputato è stato condannato per ricettazione di un libretto di assegni smarrito e per aver pagato merce con un assegno di provenienza illecita e non incassabile. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver trovato e appropriato direttamente il libretto, non di averlo ricevuto da terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'uso di un assegno con segni identificativi, e la sua spendita per profitto, dimostrano la ricettazione di assegni e la consapevolezza della sua origine illecita, non una semplice appropriazione di cosa smarrita, ora depenalizzata. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Speciale tenuità del danno: 700 euro non riducono la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa a carico di un soggetto che chiedeva la concessione di una riduzione di pena. La difesa sosteneva che la sottrazione di 700 euro integrasse la speciale tenuità del danno patrimoniale. I giudici hanno invece ribadito che tale somma non può considerarsi di valore modesto o irrisorio per la vittima. La valutazione sulla congruità della sanzione e sul riconoscimento delle attenuanti rientra nell'insindacabile potere discrezionale dei giudici di merito, purché sorretta da motivazione logica e priva di vizi. L'imputato perde il ricorso, con conseguente obbligo di pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Truffa aggravata: Poste Italiane è ente pubblico? La Cassazione decide
Un Lavoratore è stato condannato per `truffa aggravata` ai danni di Poste Italiane. Ha utilizzato documenti falsi per aprire un conto corrente e richiedere un prestito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che Poste Italiane, pur avendo una forma privata, agisce come ente pubblico per i servizi di gestione del risparmio postale. Questo giustifica l'applicazione dell'aggravante di frode contro un ente pubblico. La Corte ha respinto le argomentazioni della difesa, dichiarando il ricorso inammissibile e confermando l'identificazione dell'imputato e la pena.
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Truffa e insolvenza fraudolenta: la Cassazione conferma l’inganno
Un individuo è stato condannato per due episodi di truffa. Nel primo caso, ha promesso un lavoro a una persona, facendosi consegnare denaro per un veicolo e poi scomparendo. Nel secondo, ha pagato scommesse con assegni scoperti, sfruttando la fiducia creata da precedenti pagamenti regolari. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo la distinzione tra truffa e insolvenza fraudolenta. La truffa richiede un inganno attivo, una simulazione di circostanze non vere, mentre l'insolvenza fraudolenta si basa sulla dissimulazione del proprio stato di insolvenza. Il ricorso dell'imputato, che chiedeva la riqualificazione dei reati, è stato dichiarato inammissibile.
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