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Art. 640-bis Codice Penale — Anno 2026

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141 provvedimenti

Altri anni per Art. 640-bis Codice Penale

Truffa aggravata: stop ai finti imprenditori agricoli
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Truffa aggravata ai danni di un ente regionale erogatore di fondi agricoli. Gli imputati avevano simulato la donazione di un'azienda a una familiare, residente all'estero e priva di competenze agricole, al solo scopo di ottenere indebitamente contributi destinati ai giovani imprenditori. La Corte ha chiarito che la condotta integra il reato di truffa e non la semplice indebita percezione, poiché basata su raggiri complessi e induzione in errore dell'amministrazione.
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Reddito di cittadinanza: condanna per falsa residenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata nei confronti di un soggetto che ha dichiarato falsamente di risiedere da solo per ottenere il reddito di cittadinanza. La Corte ha chiarito che l'abrogazione della norma non cancella i reati commessi sotto la vecchia disciplina e che il silenzio doloso, unito a dichiarazioni mendaci, integra pienamente il reato di truffa.
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Annullamento rinvio e motivazione apparente
La Corte di Cassazione ha disposto l'annullamento rinvio di un'ordinanza del Tribunale del Riesame riguardante il sequestro di somme di denaro. Il giudice di merito non aveva chiarito se il soggetto fosse effettivamente imputato per il reato contestato, rendendo una motivazione definita apparente e non rispettando i principi precedentemente stabiliti dalla Suprema Corte.
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Ricorso per cassazione inammissibile: i limiti
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un sequestro preventivo revocato in relazione a un'ipotesi di truffa per contributi agricoli. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile poiché presentato da una Procura non legittimata e per la mancata contestazione del periculum in mora, requisiti essenziali per la validità dell'impugnazione in materia cautelare reale.
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Misure cautelari interdittive: guida al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro il rigetto di una richiesta di sospensione dall'attività d'impresa. Il caso riguardava una presunta truffa per l'ottenimento di contributi agricoli comunitari. La Corte ha ribadito che, per le misure cautelari interdittive relative a reati senza presunzione di pericolosità, l'accusa deve sempre dimostrare l'attualità e la concretezza delle esigenze cautelari, pena l'inammissibilità del ricorso.
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Sequestro preventivo periculum: poteri del Riesame
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato un sequestro preventivo basandosi sulla presunta mancanza di motivazione riguardo al sequestro preventivo periculum. La Suprema Corte ha chiarito che, qualora esista un principio di motivazione nel provvedimento originale, il giudice del riesame ha il dovere di esercitare i propri poteri integrativi invece di limitarsi all'annullamento della misura.
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Sequestro preventivo per truffa: nuovi chiarimenti
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato un sequestro preventivo per truffa aggravata e autoriciclaggio. I giudici hanno chiarito che l'omissione di informazioni rilevanti può costituire raggiro e che la scarsa diligenza dell'ente pubblico erogatore non esclude la responsabilità penale dell'indagato.
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Reddito di cittadinanza: falsa dichiarazione e reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver omesso di indicare il proprio stato di detenzione domiciliare nella richiesta del Reddito di cittadinanza. La sentenza conferma che tale omissione integra il reato previsto dalla normativa specifica, nonostante l'abrogazione formale della misura, e che la riqualificazione del reato da truffa a illecito speciale non lede il diritto di difesa.
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Sequestro preventivo profitto: limiti e solidarietà
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo profitto riguardante un'ipotesi di truffa aggravata. Il fulcro della decisione risiede nell'obbligo del giudice di determinare l'effettivo arricchimento del singolo indagato, escludendo l'applicazione automatica del principio di solidarietà passiva tra i coimputati, in linea con i più recenti orientamenti delle Sezioni Unite.
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Sequestro per reato contratto: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre 800.000 euro a carico dell'amministratore di una struttura sanitaria. Il caso riguarda un sequestro per reato contratto in cui l'accreditamento pubblico era stato ottenuto falsificando i requisiti del personale medico. La Corte ha stabilito che l'intero finanziamento ricevuto costituisce profitto illecito poiché il rapporto negoziale è integralmente contaminato dal reato.
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Sequestro preventivo truffa: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che revocava un sequestro preventivo truffa legato a finanziamenti pubblici indebiti. La Corte chiarisce che l'omissione di informazioni rilevanti può trarre in inganno l'ente erogatore e che l'eventuale negligenza dei controlli pubblici non esclude la sussistenza del reato, né la legittimità della misura cautelare.
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Truffa aggravata per contributi pubblici: Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per truffa aggravata per contributi pubblici. L'imputato aveva ottenuto fondi regionali comunicando l'attivazione di una sede operativa fittizia e utilizzando una fattura emessa da un'altra società da lui controllata, in violazione delle norme del bando. La Suprema Corte ha confermato la valutazione dei giudici di merito, ritenendo le prove della condotta fraudolenta solide e la motivazione della condanna logica e coerente, respingendo il ricorso come un mero tentativo di riesame dei fatti.
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Pena sostitutiva: quando l’appello è inammissibile
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che aveva applicato una pena sostitutiva (libertà controllata) al posto della pena detentiva sospesa. La Cassazione ha stabilito che la richiesta di pena sostitutiva nell'atto di appello era troppo generica e quindi inammissibile, ribadendo che il giudice d'appello non può disporre d'ufficio la sostituzione della pena, ma deve attenersi ai motivi specifici sollevati dalle parti, in rispetto del principio devolutivo.
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Omessa comunicazione reddito cittadinanza: il caso
La Cassazione annulla un'assoluzione per il reato di omessa comunicazione reddito cittadinanza. La Corte chiarisce che nascondere lo stato di detenzione di un familiare al momento della domanda integra il reato, anche se la pratica è gestita da un patronato. L'ignoranza della legge non scusa.
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Malversazione finanziamenti Covid: la Cassazione decide
Il presidente di un'associazione culturale è stato condannato per aver distratto fondi ottenuti tramite un finanziamento garantito dallo Stato, destinati al supporto per l'emergenza sanitaria, per scopi personali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per malversazione finanziamenti Covid (art. 316-bis c.p.), chiarendo che tale reato è configurabile anche quando i fondi provengono da una banca, se l'operazione è assistita da garanzia pubblica. La Corte ha precisato che il reato si perfeziona con la distrazione delle somme dalla loro finalità pubblica, rendendo irrilevante la successiva restituzione delle rate del prestito.
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Reddito di cittadinanza e truffa: la Cassazione decide
Un cittadino straniero ottiene il reddito di cittadinanza dichiarando falsamente di possedere i requisiti di residenza, ma allegando alla domanda documenti veritieri che smentivano tali dichiarazioni. La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di falsa dichiarazione ma annulla quella per truffa aggravata. La Corte chiarisce che per il reato di truffa non basta una semplice dichiarazione mendace se la Pubblica Amministrazione aveva a disposizione, tramite i documenti allegati, gli strumenti per verificare immediatamente la verità. La questione del reddito di cittadinanza e truffa viene così definita, distinguendo le due fattispecie di reato.
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Omessa comunicazione e reddito di cittadinanza: no reato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per truffa aggravata a un percettore del reddito di cittadinanza che aveva omesso di comunicare di essere sottoposto a misura cautelare. L'omessa comunicazione, in questo specifico caso, non costituisce reato perché una norma apposita (art. 7-ter D.L. 4/2019) prevede un meccanismo di sospensione del beneficio, ponendo l'obbligo di comunicazione in capo al giudice e non al cittadino. Di conseguenza, il fatto non sussiste.
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Presunzione di innocenza e confisca post-prescrizione
La Corte di Cassazione analizza un caso di confisca mantenuta nonostante la prescrizione del reato di truffa aggravata. A seguito di una condanna della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per violazione della presunzione di innocenza, dovuta al linguaggio usato dai giudici italiani, la Cassazione rigetta la richiesta di revoca della confisca. Stabilisce che il rimedio corretto non è annullare la misura, ma emendare la motivazione della sentenza precedente per rimuovere le espressioni che attribuiscono una responsabilità penale, salvaguardando così sia l'effetto della confisca sia il diritto dell'imputato.
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Pregresso giudicato: la Cassazione non si ripete
Un individuo, la cui confisca per truffa era stata confermata nonostante la prescrizione del reato, ha presentato ricorso in Cassazione dopo una sentenza favorevole della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. La Suprema Corte ha dichiarato il non luogo a provvedere, motivando la decisione sulla base del principio del pregresso giudicato, poiché si era già pronunciata su un ricorso identico presentato in precedenza dallo stesso soggetto.
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Sequestro preventivo duplicazione: quando non si applica
Analisi di una sentenza della Cassazione che dichiara inammissibile un ricorso contro un sequestro preventivo. Il caso riguarda la presunta sequestro preventivo duplicazione del profitto di una truffa e del provento del successivo riciclaggio. La Corte chiarisce che non c'è duplicazione se i reati sono ascritti a soggetti diversi, poiché mancherebbe la coincidenza soggettiva del centro di imputazione economica.
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