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Art. 640-bis Codice Penale — Anno 2026

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141 provvedimenti

Altri anni per Art. 640-bis Codice Penale

Confisca per equivalente: confermata la sanzione da 3,5 milioni
L'Imputato ha concordato una pena per truffa aggravata e riciclaggio legato a finanziamenti illeciti. Il giudice ha disposto la confisca per equivalente di circa 3,5 milioni di euro. Tale importo corrispondeva al 25% del totale sottratto dal sodalizio criminale. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la quota fosse inferiore e contestando la mancanza di riscontri alle dichiarazioni del coimputato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimita della misura: intercettazioni, messaggi chat ed esami dei flussi bancari svolti dalla Guardia di Finanza dimostrano chiaramente la percentuale incassata. La misura patrimoniale resta quindi pienamente valida ed efficace.
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Truffa aggravata sui bonus edilizi: confermato il sequestro
L'Imprenditore, legale rappresentante di una società edilizia, ha stipulato numerosi contratti per la ristrutturazione di facciate. La società ha emesso fatture anticipate entro i termini di legge per generare crediti di imposta legati ai bonus edilizi. Gli inquirenti hanno accertato che gran parte dei lavori non era stata mai avviata o risultava eseguita solo in minima parte. I crediti generati sono stati poi ceduti a terzi o usati in compensazione per pagare debiti previdenziali e fiscali. I giudici hanno confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre tre milioni e mezzo di euro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa. Il provvedimento ha confermato la sussistenza della truffa aggravata e del reato di indebita compensazione.
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Truffa aggravata Superbonus: lecito il sequestro dei profitti
L'Imprenditore, indagato per il reato di Truffa aggravata Superbonus per aver creato crediti di imposta falsi relativi a lavori mai eseguiti, ha proposto ricorso contro il sequestro preventivo di oltre un milione di euro. La misura colpiva sia i crediti ancora presenti nel cassetto fiscale sia i proventi incassati cedendo tali crediti a terzi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il sequestro e la confisca possono colpire anche i profitti derivati, ossia i soldi incassati dalla vendita dei crediti inesistenti a terzi di buona fede. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza del pericolo di utilizzo dei crediti in compensazione e la irrilevanza di ipotetiche contromisure amministrative estranee al processo penale. L'Imprenditore perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Sequestro preventivo impeditivo: non si applica alle società
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del sequestro disposto contro un istituto bancario indagato per responsabilità amministrativa da reato. La Procura contestava presunte truffe aggravate per l'ottenimento di finanziamenti pubblici da parte di società terze con la collaborazione di agenti esterni della banca. I giudici hanno stabilito che il sequestro preventivo impeditivo non può essere applicato alle persone giuridiche secondo la disciplina del Decreto Legislativo 231 del 2001, la quale prevede solo il sequestro finalizzato alla confisca e quello conservativo. Inoltre, la Corte ha escluso il pericolo di dispersione delle garanzie patrimoniali, considerato che la banca si trovava già sotto amministrazione giudiziaria e vigilanza straordinaria. Di conseguenza, il ricorso della Pubblica Accusa è stato integralmente rigettato.
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Contributi Covid: sequestro preventivo per truffa aggravata
L'Amministratore di una società ha incassato indebitamente 150 mila euro di contributi pubblici per l'emergenza Covid. Per ottenere i fondi, l'indagato ha inserito a bilancio una falsa sopravvenienza passiva relativa a un vecchio progetto eolico mai realizzato. Subito dopo l'incasso, il denaro è stato stornato su conti personali e di terzi. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per truffa aggravata su beni, quote e immobili dell'indagato fino a concorrenza della somma illecita. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, evidenziando il concreto pericolo di dispersione del patrimonio e la piena legittimità del vincolo cautelare. L'Amministratore dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fondi UE e truffa aggravata per erogazioni pubbliche: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un vasto sistema illecito finalizzato all'ottenimento indebito di contributi comunitari per l'agricoltura attraverso la creazione di aziende fittizie e particelle catastali inesistenti. Gli imputati e i funzionari compiacenti dei centri di assistenza agricola rispondevano di associazione per delinquere, reati di falso e truffa aggravata per erogazioni pubbliche. I giudici di legittimità hanno confermato la qualificazione della condotta ai sensi dell'art. 640-bis c.p., evidenziando il ruolo attivo degli operatori preposti ai controlli. La Suprema Corte ha inoltre dichiarato l'estinzione per prescrizione di numerosi capi d'accusa, applicato il divieto di secondo giudizio per alcuni reati già giudicati e disposto l'annullamento con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello per la rideterminazione delle sanzioni residue e per un nuovo esame su specifiche posizioni individuali.
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Sequestro preventivo per equivalente: no al ricorso per i beni
L'Indagato subisce il sequestro preventivo per equivalente di un immobile e di beni mobili per reati societari e truffa aggravata. La difesa impugna il provvedimento contestando la carenza di motivazione sul pericolo di dispersione dei beni, sostenendo che le società coinvolte non fossero più operative e che non vi fossero tentativi di occultamento. Il Tribunale del riesame rigetta l'istanza, integrando le ragioni del vincolo con il rischio di dispersione del patrimonio tramite prestanomi e conti esteri. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: il giudice del riesame possiede il potere-dovere di colmare eventuali lacune argomentative purché non del tutto inesistenti, confermando la piena legittimità del blocco patrimoniale e condannando il ricorrente alle spese.
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Truffa aggravata per erogazioni pubbliche e sequestro dei beni
L'amministratrice di un'azienda agricola ha ottenuto ingenti contributi pubblici presentando piani aziendali mai attuati e omettendo informazioni decisive agli enti erogatori. Il Giudice ha disposto il sequestro preventivo delle somme per il reato di truffa aggravata per erogazioni pubbliche e per autoriciclaggio, avendo l'indagata reimpiegato il denaro in polizze e acquisti societari. La difesa ha impugnato il provvedimento sostenendo l'assenza di inganno e la mancanza di pericolo di dispersione dei beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito la piena validità della motivazione del Tribunale, confermando il sequestro dei capitali e condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa per erogazioni pubbliche: colpevolezza e pene sostitutive
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un'imprenditrice agricola per il delitto di truffa per erogazioni pubbliche. L'imputata aveva ottenuto indebiti contributi agricoli creando una società fittizia e simulando contratti di comodato sui terreni, senza sostenere le spese necessarie per la loro reale coltivazione o manutenzione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso riguardanti l'accertamento dei fatti e la colpevolezza, ritenendo irrilevante l'esito del parallelo procedimento amministrativo dinanzi all'ente erogatore. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso limitatamente alla mancata valutazione della richiesta difensiva di applicazione delle pene sostitutive. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello per decidere esclusivamente sulla modalità di esecuzione della sanzione.
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Frode nelle pubbliche forniture: concessione o appalto
La Procura ha contestato a un dirigente d'azienda i reati di frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata per la gestione del servizio di trasporto marittimo convenzionato. L'accusa lamentava l'uso di navi con avarie non dichiarate e il conseguente incasso di contributi pubblici. Il Tribunale del Riesame ha revocato l'interdizione lavorativa del dirigente per insussistenza di gravi indizi. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della misura. I giudici hanno chiarito che la frode nelle pubbliche forniture non sussiste se il servizio pubblico è erogato a beneficio diretto dell'utenza finale e non della Pubblica Amministrazione.
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Sequestro preventivo: la Cassazione annulla la revoca dei beni
La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda di un imprenditore agricolo accusato di truffa aggravata per il conseguimento di contributi pubblici ed erogazioni comunitarie. L'indagato utilizzava terreni comunali e l'intestazione fittizia di un'azienda alla convivente per aggirare i controlli antimafia. Il Tribunale cautelare aveva revocato il sequestro preventivo dei beni aziendali e dei terreni, escludendo il pericolo di reiterazione e limitando il blocco patrimoniale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che la valutazione del pericolo deve considerare l'intero sistema fraudolento e la storia criminale pregressa per la confisca per sproporzione. Il sequestro preventivo deve pertanto essere rivalutato dal giudice di merito.
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Revisione della sentenza di condanna: perizia AI respinta
Un uomo condannato in via definitiva per truffa aggravata e falso ideologico ha presentato istanza di revisione della sentenza di condanna. Il richiedente sosteneva che due nuove perizie foniche, basate su innovativi algoritmi biometrici, smentissero la sua voce in un'intercettazione telefonica chiave. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso. I giudici supremi hanno chiarito che la nuova prova fonica riguardava una sola telefonata tra molteplici elementi a carico. Inoltre, la difesa non ha dimostrato la reale affidabilità scientifica delle metodologie digitali impiegate. Il condannato deve pagare le spese legali e una sanzione pecuniaria.
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Frode nelle pubbliche forniture: concessione non punibile
La Procura ha contestato al dirigente di una compagnia di navigazione i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per la presunta mancata segnalazione di alcune avarie navali durante il servizio di trasporto passeggeri in convenzione. Il Tribunale del Riesame ha annullato la misura cautelare del divieto di dimora, escludendo i gravi indizi di reato. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento e ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno chiarito che il delitto di frode nelle pubbliche forniture non scatta nelle concessioni di pubblico servizio, poiché la prestazione è destinata all'utenza finale e non direttamente all'ente pubblico appaltante. Inoltre, l'accusa non ha dimostrato la reale gravità delle avarie tramite perizia tecnica, rendendo insussistente anche l'ipotesi di truffa.
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Truffa per erogazioni pubbliche: fondi agricoli e sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di consistenti somme di denaro a carico di soggetti accusati di truffa per erogazioni pubbliche e autoriciclaggio. Gli indagati avevano ottenuto agevolazioni finanziarie e contributi per lo sviluppo agricolo presentando piani aziendali simulati e tacendo circostanze decisive agli enti erogatori. Le somme percepite illecitamente erano state poi reimpiegate nell'acquisto di polizze vita e ulteriori beni aziendali attraverso società collegate. Il Tribunale del riesame aveva già motivato la sussistenza degli artifizi fraudolenti e il rischio di dispersione del patrimonio. I giudici di legittimità hanno respinto i ricorsi difensivi, ribadendo che l'eventuale mancato controllo preliminare dell'ente pubblico non esclude la frode e confermando integralmente il blocco dei beni.
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Bonus fittizi: la truffa per erogazioni pubbliche batte la frode
Un gruppo organizzato ha generato quasi cinque milioni di euro in crediti d'imposta fittizi legati al bonus facciate per lavori edili mai eseguiti. Gli imputati hanno ceduto questi crediti a un ente intermediario per monetizzarli, trasferendo poi i capitali all'estero e reinvestendoli in attività commerciali. La difesa ha sostenuto l'assenza di inganno effettivo per mancanza di controlli preventivi, invocando la meno grave indebita percezione di contributi. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi, confermando le condanne per associazione per delinquere, autoriciclaggio e il delitto di truffa per erogazioni pubbliche, ribadendo che la complessa messa in scena fraudolenta integra pienamente il raggiro ai danni dello Stato.
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Prescrizione del reato e recidiva: stop ai ricorsi strumentali
L'Imputato, condannato per truffa aggravata, ottiene in appello la riduzione della pena a due anni di reclusione tramite concordato tra le parti. Successivamente propone ricorso per Cassazione, sostenendo l'avvenuta estinzione dell'illecito per decorso del tempo e denunciando un difetto di motivazione. I giudici di legittimità respingono l'impugnazione perché infondata e generica. Nel computo dei termini legali assume rilievo decisivo la prescrizione del reato e recidiva: i precedenti specifici reiterati aumentano il tempo necessario all'estinzione dell'illecito fino a oltre undici anni. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reddito di cittadinanza: non è truffa ma reato speciale
Una beneficiaria ha richiesto il Reddito di cittadinanza omettendo di indicare nel nucleo familiare la presenza del marito convivente, condannato per associazione mafiosa e detenuto. La Corte di appello aveva qualificato il fatto come truffa aggravata. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'omissione di informazioni essenziali nella domanda integra il reato specifico previsto dalla normativa sul Reddito di cittadinanza (art. 7 d.l. 4/2019) e non la truffa aggravata. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello, affinché rivaluti la gravità del fatto, l'eventuale applicazione della particolare tenuità del fatto e la concessione delle circostanze attenuanti generiche alla luce della nuova e corretta qualificazione giuridica.
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Frode nelle pubbliche forniture: navi guaste ma servizio regolare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura contro l'annullamento delle misure cautelari a carico del Dirigente di una società di trasporti marittimi. L'accusa ipotizzava i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture, sostenendo che la società avesse nascosto avarie alle navi per continuare a percepire contributi pubblici. La Cassazione ha confermato che il reato di frode nelle pubbliche forniture non è configurabile nelle concessioni di servizio pubblico, poiché il servizio è diretto agli utenti e non alla pubblica amministrazione. Inoltre, ha escluso la truffa poiché le avarie erano minime (0,21% delle corse) e non vi era un obbligo di comunicazione spontanea, escludendo così i gravi indizi di colpevolezza.
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Frode nelle pubbliche forniture: nessun reato per le concessioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura contro l'annullamento delle misure cautelari per i vertici di una società di trasporti marittimi. L'accusa ipotizzava i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per aver nascosto alcune avarie dei traghetti al fine di incassare i contributi pubblici. I giudici hanno chiarito che il reato di frode nelle pubbliche forniture non è configurabile nel caso di concessione di servizi pubblici, poiché i beneficiari diretti del trasporto sono i cittadini e non l'amministrazione. Inoltre, la mancata comunicazione spontanea di guasti minori, che non hanno compromesso la sicurezza né la regolarità delle corse, non costituisce truffa, mancando la prova di un effettivo inganno o danno per l'ente pubblico.
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Frode nelle pubbliche forniture: navi con avarie ma nessun reato
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'annullamento delle misure cautelari contro il Direttore Generale di una compagnia di navigazione. L'accusa ipotizzava i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per aver nascosto avarie su navi veloci continuando a percepire contributi pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la frode nelle pubbliche forniture non è configurabile nelle concessioni di trasporto pubblico, poiché i passeggeri, e non l'ente pubblico, sono i destinatari diretti del servizio. Inoltre, l'omessa comunicazione di lievi guasti (pari allo 0,21% delle corse complessive) non costituisce truffa in assenza di un obbligo specifico di segnalazione spontanea e di un reale pericolo per la sicurezza della navigazione. Vince l'indagato, le cui misure cautelari restano annullate.
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