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Confisca per equivalente: confermata la sanzione da 3,5 milioni

L’Imputato ha concordato una pena per truffa aggravata e riciclaggio legato a finanziamenti illeciti. Il giudice ha disposto la confisca per equivalente di circa 3,5 milioni di euro. Tale importo corrispondeva al 25% del totale sottratto dal sodalizio criminale. L’Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la quota fosse inferiore e contestando la mancanza di riscontri alle dichiarazioni del coimputato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimita della misura: intercettazioni, messaggi chat ed esami dei flussi bancari svolti dalla Guardia di Finanza dimostrano chiaramente la percentuale incassata. La misura patrimoniale resta quindi pienamente valida ed efficace.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 25032 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso e la confisca per equivalente nei reati finanziari

La gestione dei profitti derivanti da illeciti finanziari rappresenta un tema centrale nel diritto penale moderno. La misura della confisca per equivalente consente allo Stato di apprendere beni di valore corrispondente al guadagno illecito quando le somme originarie non sono piu rintracciabili nei conti correnti. Nel caso in esame, L’Imputato ha concordato l’applicazione della pena per reati di associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio e autoriciclaggio.

Il Giudice per le indagini preliminari ha stabilito il sequestro definitivo di una somma superiore a 3,4 milioni di euro. Tale cifra rappresentava la quota del venticinque per cento dei finanziamenti ottenuti con la frode ed erogati a favore delle societa riconducibili all’organizzazione. L’Imputato ha deciso di ricorrere in Cassazione contestando il calcolo del valore e la fondatezza delle prove sulla quantificazione del guadagno personale.

I calcoli del guadagno e la confisca per equivalente

Nel ricorso presentato, la difesa ha evidenziato una presunta carenza di motivazione nella determinazione dell’importo da sottoporre a prelievo forzoso. L’Imputato sosteneva che il guadagno effettivo fosse decisamente inferiore e corrispondente soltanto alle fatture emesse direttamente o tramite una societa a lui riconducibile. In subordine, si chiedeva l’applicazione di un criterio di ripartizione in parti uguali tra tutti i concorrenti nel reato, data la pretesa impossibilita di determinare con certezza il guadagno del singolo.

La difesa ha criticato l’utilizzo della confisca per equivalente basata sulle dichiarazioni rese dal coimputato. Secondo la tesi difensiva, le affermazioni del collaboratore non presentavano riscontri esterni autonomi e derivavano da una circolarita informativa priva di valore probatorio. L’Imputato lamentava inoltre che i giudici avessero ignorato l’analisi della contabilita aziendale e dei flussi bancari depositati durante la fase delle indagini.

Le motivazioni: la soliditá delle prove e dei riscontri

I giudici della Corte di Cassazione hanno ritenuto il ricorso del tutto privo di fondamento. La sentenza chiarisce che il provvedimento di sequestro e stato redatto con una motivazione precisa, coerente e priva di vizi logici. Il giudice di merito ha ricostruito in modo analitico la pluralita degli elementi di prova, dimostrando che L’Imputato percepiva regolarmente la quota del venticinque per cento su ogni finanziamento erogato.

Le dichiarazioni del coimputato non sono rimaste isolate. Esse hanno trovato pieno riscontro nelle conversazioni telefoniche intercettate, nei messaggi estrapolati dallo smartphone dell’Imputato e negli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza sui flussi finanziari. In una specifica intercettazione, il coimputato spiegava ai partner le modalita di versamento della quota spettante all’Imputato, erogata sia in contanti sia tramite bonifici verso societa dello stesso gruppo. I riscontri documentali e le testimonianze di altri soggetti coinvolti hanno confermato la piena attendibilita della ricostruzione accusatoria.

Le conclusioni: la conferma definitiva della misura patrimoniale

La Suprema Corte ha riaffermato che il controllo di legittimita non puo trasformarsi in un nuovo giudizio sul merito delle prove. La valutazione della credibilita dei testimoni e la ricostruzione dei fatti spettano esclusivamente ai giudici di merito, purche la motivazione risulti logica e ben strutturata. Nel caso specifico, la determinazione del profitto e sorretta da un quadro probatorio chiaro ed esaustivo.

Il ricorso dell’Imputato e stato pertanto rigettato con conseguente condanna al pagamento delle spese del procedimento. La misura patrimoniale per la somma di oltre 3,4 milioni di euro e stata interamente confermata, riaffermando l’efficacia degli strumenti di aggressione dei patrimoni illeciti accumulati tramite frodi finanziarie.

Come viene calcolata la quota da confiscare in caso di reati in concorso?
Il giudice individua la quota di arricchimento effettivo di ciascun partecipante attraverso l’analisi dei flussi finanziari, delle testimonianze e dei documenti contabili.

Quali elementi rendono attendibile la dichiarazione di un coimputato?
Le dichiarazioni devono trovare riscontro in elementi esterni e autonomi, come intercettazioni telefoniche, messaggi di testo e movimentazioni di conto corrente.

Cosa accade se non si trova il denaro liquido proveniente dal reato?
Lo Stato procede al sequestro e al prelievo forzoso di altri beni immobili o mobili nella disponibilita dell’imputato fino a coprire il valore del profitto illecito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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