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Art. 640-bis Codice Penale — Anno 2025

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151 provvedimenti

Altri anni per Art. 640-bis Codice Penale

Reddito di cittadinanza: condanna e reato specifico
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di tre individui condannati per aver ottenuto il reddito di cittadinanza omettendo di dichiarare precedenti penali ostativi. La Corte ha riqualificato il reato, escludendo la truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) e l'indebita percezione (art. 316-ter c.p.), e affermando la configurabilità del delitto specifico previsto dall'art. 7 del D.L. n. 4/2019. Pur confermando la responsabilità penale, la sentenza è stata annullata limitatamente alla pena, con rinvio alla Corte d'Appello per la rideterminazione della sanzione in base alla corretta fattispecie di reato.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sui criteri di prova
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa vicenda giudiziaria riguardante numerosi imputati accusati, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, estorsione e altri reati. La sentenza analizza in dettaglio i ricorsi presentati, fornendo importanti chiarimenti sui criteri necessari per provare la partecipazione a un sodalizio criminale. La Corte ha annullato con rinvio la sentenza per alcuni imputati, ritenendo necessarie ulteriori valutazioni, mentre ha dichiarato inammissibili o rigettato i ricorsi di altri. La decisione si sofferma sulla distinzione tra partecipazione e concorso esterno, sulla valutazione delle prove (come le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni), e sui limiti del potere del giudice d'appello di riqualificare il reato in una fattispecie più grave.
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Sequestro polizza TFM: quando è legittimo?
Una società ha contestato il sequestro preventivo di una polizza assicurativa destinata al Trattamento di Fine Mandato (TFM) del suo ex amministratore, indagato per reati fiscali. La società sosteneva che la polizza non fosse nella 'disponibilità' dell'indagato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il sequestro polizza TFM. Secondo i giudici, il diritto al credito è maturato e diventato 'disponibile' nel momento esatto in cui l'amministratore è cessato dalla carica, rendendo l'importo parte del suo patrimonio e quindi aggredibile, a prescindere dal mancato esercizio del diritto di revoca da parte della società.
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Specificità motivi ricorso: quando l’appello è vago
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per frode. La decisione si fonda sulla mancanza di specificità dei motivi di ricorso, ritenuti una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello e privi di una critica puntuale alla sentenza impugnata. Viene inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, poiché la motivazione del giudice di merito è stata ritenuta sufficiente.
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Sequestro preventivo per equivalente: il caso analizzato
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due soci di un'azienda casearia contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il sequestro riguardava sia i beni della società (opificio e somme di denaro) sia, in via subordinata, i beni personali dei soci a titolo di sequestro preventivo per equivalente. L'accusa era di truffa aggravata per aver ottenuto un ingente finanziamento pubblico eludendo la necessaria Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA). La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro dei beni sociali, poiché i singoli soci non hanno legittimazione a impugnare, ma ha rigettato nel merito il ricorso contro il sequestro dei loro beni personali, confermando la sussistenza dei gravi indizi di reato (fumus boni iuris) e il corretto operato dei giudici di merito.
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Continuità aziendale e reati: la Cassazione decide
Un imprenditore, condannato per due distinti reati di bancarotta fraudolenta, ha richiesto l'unificazione delle pene sostenendo la continuità aziendale tra le due società. Inizialmente, la richiesta è stata respinta. La Corte di Cassazione ha però annullato tale decisione, stabilendo che il giudice di merito aveva ignorato prove cruciali, come l'atto di cessione di un ramo d'azienda, che dimostravano un collegamento operativo tra le due entità. Il caso è stato quindi rinviato per una nuova valutazione che tenga conto di tutti gli elementi indicativi della continuità aziendale.
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Conflitto di interessi D.Lgs. 231/2001: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il conflitto di interessi D.Lgs. 231/2001, che impedisce al legale rappresentante di agire per l'ente, sussiste solo se questi è attualmente imputato per il reato presupposto. Il divieto non si estende al caso in cui il suo procedimento penale si sia concluso in passato con una sentenza di prescrizione divenuta irrevocabile, poiché la qualità di imputato è venuta meno.
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Responsabilità 231: non basta il reato presupposto
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna nei confronti di due società per illecito amministrativo dipendente da reato. La Corte ha stabilito che per affermare la responsabilità 231 di un ente non è sufficiente provare la commissione del reato presupposto (in questo caso, indebita percezione di erogazioni pubbliche) da parte di una persona fisica. È necessario che il giudice accerti in modo autonomo e specifico gli ulteriori elementi richiesti dalla normativa: il rapporto qualificato tra l'autore del reato e l'ente, l'interesse o il vantaggio per l'ente, e soprattutto la cosiddetta 'colpa di organizzazione'. La Corte d'appello aveva erroneamente dedotto la responsabilità delle società in via automatica, senza svolgere queste verifiche essenziali.
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Autocertificazione aiuti di Stato: ammessa in giudizio
Un contribuente ha richiesto un rimborso fiscale legato a benefici per calamità naturali, subordinato al rispetto dei limiti europei sugli aiuti di Stato 'de minimis'. Inizialmente negato, il caso è giunto in Cassazione. La Corte ha stabilito che l'autocertificazione attestante il non superamento di tali limiti è una prova valida, anche se prodotta nel corso del giudizio e non con l'istanza iniziale. Questa decisione si applica in particolare ai periodi antecedenti l'istituzione del Registro Nazionale degli Aiuti di Stato. L'ordinanza annulla la sentenza precedente e rinvia il caso per un nuovo esame che tenga conto della validità probatoria dell'autocertificazione aiuti di Stato.
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Sequestro conto cointestato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che chiedeva il dissequestro del 50% delle somme presenti su un conto corrente cointestato con il marito, indagato per reati fiscali e associativi. La Corte ha stabilito che, ai fini del sequestro preventivo per equivalente, non valgono le presunzioni del codice civile sulla proprietà al 50%. Ciò che rileva è la piena disponibilità delle somme da parte dell'indagato. Di conseguenza, se l'indagato può disporre dell'intero importo, l'intero importo può essere oggetto di sequestro conto cointestato, a prescindere dalla formale cointestazione.
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Competenza penale: cosa succede se cade l’aggravante?
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema della competenza penale distrettuale. Il caso nasce dalla decisione di un Tribunale del Riesame che, pur mantenendo una misura cautelare per tentata estorsione, escludeva l'aggravante mafiosa. La difesa sosteneva che ciò dovesse comportare la dichiarazione di incompetenza. Data l'esistenza di un contrasto giurisprudenziale sul punto, la Seconda Sezione Penale ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per chiarire se la caduta dell'aggravante incida sulla competenza penale del giudice.
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Sequestro per equivalente per truffa bonus edilizi
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro per equivalente sui beni personali del socio unico di una società, ritenuto il 'dominus di fatto' di una frode milionaria legata a crediti d'imposta fittizi per bonus edilizi. La Corte ha stabilito che la misura è legittima anche se l'indagato non ricopriva formalmente la carica di amministratore al momento dei fatti, poiché il suo coinvolgimento effettivo e continuativo è stato provato. Il sequestro è stato ritenuto proporzionato al profitto del reato, non al singolo emolumento percepito dall'indagato.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore e della sua società contro un sequestro preventivo per presunta frode e malversazione di fondi pubblici. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, ribadendo che per il sequestro è sufficiente il 'fumus commissi delicti', ovvero il semplice sospetto di reato.
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Ricorso inammissibile: motivazione e onere della prova
Un'azienda agricola ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che confermava un accertamento fiscale per operazioni inesistenti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi procedurali, in quanto le censure erano formulate in modo cumulativo e non rispettavano il principio di autosufficienza. Di conseguenza, non è stato possibile esaminare nel merito la questione, né valutare l'efficacia di una precedente assoluzione penale favorevole al contribuente.
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Pericolosità sociale: vincoli mafiosi e confisca
La Cassazione annulla la revoca di una misura di prevenzione, sottolineando che la `pericolosità sociale` di un soggetto legato alla 'ndrangheta non svanisce con la sola buona condotta carceraria. Vanno valutati i legami familiari e la mancata dissociazione. Confermato il principio per cui la confisca di prevenzione può seguire a una revoca di confisca penale se emergono fatti nuovi.
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Competenza e aggravante mafiosa: parola alle Sezioni Unite
La Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite una questione cruciale di procedura penale. Il caso riguarda la sorte della competenza del giudice distrettuale quando il Tribunale del Riesame, in sede di revisione di una misura cautelare, esclude l'aggravante mafiosa che aveva inizialmente radicato tale competenza. La decisione mira a risolvere un profondo contrasto giurisprudenziale tra il principio della 'perpetuatio jurisdictionis', che tende a cristallizzare la competenza iniziale, e la necessità di garantire il principio del giudice naturale una volta venuti meno i presupposti della competenza speciale. L'ordinanza analizza i due orientamenti contrapposti, evidenziando come la soluzione influenzerà la gestione delle misure cautelari in procedimenti per reati di criminalità organizzata.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: limiti e regole
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del PM avverso l'annullamento di un sequestro per frode sui bonus edilizi. La Corte ribadisce che il ricorso per Cassazione contro misure cautelari reali non può contestare il merito dei fatti, ma solo la violazione di legge, e deve sussistere un interesse concreto alla modifica della qualificazione giuridica del reato.
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Competenza territoriale indebita percezione: decide Roma
In un caso di indebita percezione di fondi pubblici legati all'emergenza Covid-19, la Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione tra tre tribunali. La sentenza chiarisce che la competenza territoriale per indebita percezione si radica nel luogo in cui ha sede l'ente pubblico che dispone il pagamento, e non dove il beneficiario riceve la somma. In questo caso, la competenza è stata attribuita al Tribunale di Roma, sede dell'Agenzia delle Entrate.
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Interversio possessionis: prova e usucapione
Un uomo ha rivendicato l'usucapione dell'abitazione familiare in cui viveva da tempo, anche dopo l'allontanamento dei genitori. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che la sua relazione iniziale con l'immobile era di mera detenzione e non di possesso. La Corte ha sottolineato che il ricorrente non ha fornito la prova di una valida interversio possessionis, ovvero l'atto necessario per trasformare la detenzione in possesso utile ai fini dell'usucapione. Inoltre, le sue azioni sono state considerate incompatibili con l'intenzione di possedere il bene come proprietario. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Appalti pubblici e truffa: la differenza con il 640-bis
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10881/2025, si è pronunciata su un complesso caso di appalti pubblici e truffa legati alla gestione di centri di accoglienza. La Corte ha confermato la decisione di secondo grado, riqualificando il reato da truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.) a truffa semplice (art. 640 c.p.). La motivazione risiede nella natura del rapporto tra ente pubblico e gestori, identificato come un appalto di servizi e non come l'erogazione di un contributo o finanziamento. Questa distinzione si è rivelata cruciale, poiché ha determinato l'inutilizzabilità delle intercettazioni, prova cardine dell'accusa, portando all'assoluzione di numerosi imputati.
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