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Art. 633 Codice Penale

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828 provvedimenti

Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di strutture abusive su area demaniale. La decisione si basa sulla mancanza di legittimazione del ricorrente, che non aveva più alcun diritto sull'area, e sulla commissione di un nuovo reato di occupazione abusiva dopo la scadenza del termine per la rimozione delle opere.
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Occupazione abusiva: reato permanente e condanna
Una donna, condannata per una prolungata occupazione abusiva, ha presentato ricorso in Cassazione invocando il principio del 'ne bis in idem' (divieto di essere processati due volte per lo stesso fatto) a causa di una precedente condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'occupazione abusiva è un reato permanente. Di conseguenza, la prosecuzione della condotta illecita dopo la prima sentenza costituisce un nuovo e distinto reato, al quale si applica la legge in vigore al momento della cessazione dell'illecito, anche se più severa.
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Invasione di terreni e occupazione: la sentenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9377/2025, ha stabilito che la continua occupazione di un immobile, anche dopo la dichiarazione di prescrizione del reato iniziale di invasione di terreni, costituisce un nuovo e autonomo reato. La Corte ha rigettato il ricorso di due imputati che occupavano un immobile dell'Esercito, affermando che la natura permanente del reato cessa solo con una condanna o con l'abbandono del bene. La prescrizione precedente, accertando l'illegittimità della condotta, non sana l'occupazione, la cui prosecuzione integra una nuova fattispecie criminosa.
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Interesse ad impugnare: la Cassazione sul sequestro
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'indagata che occupava un immobile sottoposto a sequestro preventivo. La Corte chiarisce che l'interesse ad impugnare richiede un diritto concreto alla restituzione del bene, che il semplice occupante senza titolo legale non possiede, rendendo così la sua impugnazione priva di fondamento.
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Sequestro preventivo e proprietà: la decisione penale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che manteneva un sequestro preventivo su un immobile, deferendo la questione della proprietà al giudice civile. La Corte ha stabilito che il giudice penale deve prima valutare la legittimità del sequestro stesso (fumus delicti), e solo in caso di annullamento del vincolo, può rimettere la controversia sulla proprietà al giudice civile per decidere a chi restituire il bene.
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Legittimazione a impugnare: il socio non può ricorrere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal socio accomandatario di una s.a.s. contro un sequestro preventivo su un immobile della società. La sentenza chiarisce che la legittimazione a impugnare spetta esclusivamente alla società, in quanto soggetto proprietario del bene, e non al singolo socio, anche se illimitatamente responsabile. La Corte ha ribadito la netta distinzione tra la figura del socio e l'ente societario ai fini processuali.
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Occupazione abusiva dopo condanna: quando è nuovo reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per occupazione abusiva. La sentenza chiarisce che la prosecuzione dell'occupazione dopo una condanna definitiva non è una mera continuazione del reato originario, ma integra una nuova e autonoma ipotesi di reato. Di conseguenza, il termine di prescrizione ricomincia a decorrere. La Corte ha inoltre ribadito che la sospensione condizionale della pena deve essere richiesta in appello per poter essere valutata.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per il reato di invasione di terreni ed edifici. I motivi del ricorso sono stati giudicati una semplice ripetizione di quelli già respinti in appello, rendendo l'atto generico e non specifico. Di conseguenza, la Corte non ha potuto rilevare la prescrizione del reato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando è mera ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché l'imputato si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello. La sentenza ribadisce che il ricorso per cassazione deve contenere una critica specifica e argomentata della decisione impugnata, non una semplice ripetizione. La Corte sottolinea i propri limiti, che non consentono una rivalutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla corretta applicazione della legge e sulla logicità della motivazione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: la richiesta di sanatoria non basta
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo di un immobile pubblico occupato abusivamente. Gli occupanti avevano presentato una richiesta di sanatoria, ma la Corte ha stabilito che la sola domanda non rende lecita l'occupazione né elimina il pericolo che giustifica il sequestro. La misura penale può coesistere con le azioni civili di sfratto.
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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio di merito
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per invasione di edifici. La sentenza sottolinea che non è possibile, in sede di legittimità, richiedere una nuova valutazione dei fatti o presentare motivi generici. Il ricorso è stato respinto perché i motivi proposti miravano a un riesame del merito, erano aspecifici o sollevati per la prima volta in Cassazione, violando così le regole procedurali.
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Ne bis in idem: quando non si può eccepire in Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti per sollevare l'eccezione del principio ne bis in idem. Il caso riguarda una condanna per occupazione abusiva di un immobile pubblico. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, specificando che il divieto di un secondo processo per lo stesso fatto non può essere eccepito per la prima volta in Cassazione se richiede un'analisi fattuale, riservata ai giudici di merito.
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Sequestro preventivo per violenza privata: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma un sequestro preventivo su un immobile, chiarendo che è legittimo anche per violenza privata (art. 610 c.p.) se l'atto criminoso, come apporre lucchetti, impedisce al proprietario di accedere al bene. L'istanza del PM, pur sintetica, è stata ritenuta sufficiente per giustificare la misura.
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Maltrattamento di animali: Cassazione su reato impossibile
Un allevatore è stato condannato per tentato maltrattamento di animali, per aver gettato una pecora viva in un cassonetto, e per invasione di terreni di un parco nazionale con il proprio gregge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, respingendo la tesi del 'reato impossibile' come illogica e confermando che le prove, come i video e l'identificazione degli animali tramite marche auricolari, erano sufficienti a stabilire la sua colpevolezza.
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Invasione di terreni: reato permanente senza violenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il reato di invasione di terreni demaniali. La Corte ha chiarito che l'invasione di terreni è un reato permanente che sussiste finché dura l'occupazione senza un titolo valido (sine titulo), anche se l'ingresso iniziale era avvenuto sulla base di un contratto poi scaduto. La nozione di 'invasione' non richiede violenza, ma si configura con la semplice introduzione arbitraria finalizzata all'occupazione.
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Sequestro preventivo: poteri del giudice del riesame
In un caso di sequestro preventivo di un immobile con titolarità contesa, la Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame. Quest'ultimo aveva rigettato l'istanza di dissequestro rimettendo la questione della proprietà al giudice civile. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice del riesame ha il dovere di valutare in via preliminare la sussistenza dei presupposti del sequestro (il cosiddetto fumus commissi delicti), potendo devolvere la controversia sulla proprietà al giudice civile solo se, all'esito della sua valutazione, decide di annullare il sequestro e disporre la restituzione del bene.
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Sequestro preventivo: i doveri del giudice sulla proprietà
In un caso di sequestro preventivo di un immobile per reati di occupazione abusiva, il Tribunale del riesame aveva confermato la misura ma, a causa di una controversia sulla titolarità del bene, aveva rimesso la questione al giudice civile. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, chiarendo un principio fondamentale: il giudice penale del riesame ha il dovere di decidere in via incidentale su tutte le questioni, inclusa la proprietà, quando conferma il sequestro preventivo. L'obbligo di rinvio al giudice civile sorge solo se il giudice decide di annullare il sequestro e vi è incertezza su a chi restituire il bene.
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Riforma sentenza di condanna: obblighi del giudice
La Corte di Cassazione annulla una sentenza di assoluzione in appello per il reato di invasione di edifici. La decisione evidenzia che, in caso di riforma della sentenza di condanna, il giudice d'appello ha l'obbligo di fornire una motivazione rafforzata, non potendosi limitare a prospettare una generica ricostruzione alternativa dei fatti senza confutare analiticamente le argomentazioni della prima sentenza.
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Sequestro preventivo immobile: annullato per vizi
Un giovane studente, che occupava un appartamento in virtù di un contratto di comodato per motivi di studio, si è visto sottoporre a sequestro preventivo immobile dopo la revoca del consenso da parte della proprietaria. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, rilevando un grave difetto di motivazione da parte del Tribunale del Riesame. Quest'ultimo non aveva adeguatamente considerato l'esistenza del rapporto civilistico (il comodato), limitandosi a una valutazione astratta del reato basata sulla permanenza contro la volontà della proprietaria, senza analizzare in modo concreto tutti gli elementi probatori e le tesi difensive.
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Reato permanente: la Cassazione sull’occupazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per occupazione abusiva di un immobile. L'ordinanza chiarisce che il delitto di invasione di edifici è un reato permanente, la cui prescrizione inizia a decorrere solo al momento della cessazione della condotta illecita, ovvero quando l'immobile viene liberato. La Corte ha inoltre ribadito che subentrare a un precedente occupante abusivo costituisce un nuovo reato e che la lunga durata dell'occupazione osta all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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