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Art. 624 Codice Penale — Anno 2022

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2144 provvedimenti

Altri anni per Art. 624 Codice Penale

Prescrizione del reato: la Cassazione ribalta la decisione
Il Giudice per le indagini preliminari ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di L'Imputato per intervenuta prescrizione del reato. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando l'improprio calcolo del tempo. Il reato contestato era un furto pluriaggravato commesso nel dicembre 2012. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha stabilito che per tale reato il termine di prescrizione del reato è di dodici anni e mezzo. La sentenza è stata annullata con trasmissione degli atti al Tribunale.
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Furto Aggravato: Inammissibilità Ricorso Messa alla Prova, la Cassazione conferma
Un individuo, condannato per furto aggravato dalla Corte d'Appello, ha presentato ricorso alla Suprema Corte. L'imputato contestava il rifiuto della sua richiesta di sospensione del processo con messa alla prova. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, ritenendo che le argomentazioni fossero una mera ripetizione di quelle già esaminate e respinte dai giudici precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende. La decisione conferma che un ricorso deve presentare nuove questioni, non solo riproporre quelle già decise, specialmente in tema di inammissibilità ricorso messa alla prova.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: la pena concordata è definitiva
Il Giudice per le Indagini Preliminari di Mantova aveva applicato una pena concordata (patteggiamento) a un imputato per reati di rapina e furto. L'imputato ha presentato un ricorso per Cassazione, contestando la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che non si può contestare la pena concordata in Cassazione, a meno che non sia stata determinata contro la legge, circostanza non verificatasi nel caso. L'imputato deve quindi pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende per il ricorso inammissibile.
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Furto o appropriazione indebita: il caso del dipendente infedele
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Lavoratore, dipendente di una ditta di trasporti, per tentato furto pluriaggravato. Il Lavoratore aveva tentato di impossessarsi del contenuto di alcuni plichi a lui affidati per il trasporto. La difesa sosteneva si trattasse di tentata appropriazione indebita. La Corte ha ribadito che la condotta di un dipendente che sottrae beni affidati per il trasporto, pur avendone la materiale disponibilità (nomine alieno), integra il reato di furto e non di appropriazione indebita, poiché il dipendente non ha un'autonoma disponibilità giuridica della cosa. La distinzione tra furto o appropriazione indebita è cruciale.
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Furto tentato: fame o mero bisogno? La Cassazione chiarisce
Una Lavoratrice ha tentato un **furto tentato** di generi alimentari in un supermercato, consumando una piccola parte e cercando di asportare il resto. I giudici hanno confermato la sua responsabilità. La Lavoratrice ha contestato il mancato riconoscimento del patrocinio a spese dello Stato e l'attenuante per aver agito per fame o per il danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il mancato riconoscimento del patrocinio non invalida il processo senza una lesione del diritto di difesa. Ha inoltre escluso lo stato di necessità, poiché la Lavoratrice aveva già consumato alimenti sufficienti, e l'attenuante del danno tenue, dato il valore complessivo della merce.
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Frutti rubati e furto aggravato per pubblica fede
Un uomo ha subito una condanna per aver rubato delle arance all'interno di un fondo agricolo. L'imputato ha presentato ricorso per contestare la ricostruzione dei fatti e l'applicazione dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, sostenendo l'assenza di una volontà del proprietario di esporre i frutti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il furto aggravato per pubblica fede scatta anche per la sola condizione naturale del bene, senza richiedere una scelta attiva del possessore. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro.
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Furto aggravato con mezzo fraudolento: chiavi rubate e auto sparita
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per furto aggravato con mezzo fraudolento. L'Imputato aveva rubato le chiavi di un'auto dall'armadietto di un medico in ospedale e poi aveva sottratto il veicolo dal parcheggio. La condanna si basava su solide prove indiziarie, inclusi video di sorveglianza e abiti corrispondenti. La Cassazione ha stabilito che l'uso di chiavi originali, se ottenute illecitamente, integra l'aggravante del mezzo fraudolento. Ha inoltre ritenuto corretta l'applicazione della recidiva, data la pluralità dei precedenti penali dell'Imputato. Il ricorso è stato rigettato.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e ricorso generico
L'Imputato, condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di furto tentato pluriaggravato, ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione. Il difensore ha contestato la rigidità della pena inflitta, lamentando una presunta illogicità della motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'Inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati risultavano del tutto generici e privi di agganci concreti alla sentenza d'appello. Il giudizio di legittimità exige infatti contestazioni puntuali e argomentate. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione condizionale della pena: ricorso inutile costa caro
Un uomo condannato in appello per furto aggravato ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento del beneficio della sospensione condizionale della pena. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione perché l'imputato si è limitato a riproporre le medesime argomentazioni già valutate e respinte dai giudici del merito con idonea e corretta motivazione. La Corte di Cassazione non riesamina i fatti già chiariti nei precedenti gradi di giudizio, limitandosi al controllo di legittimità. Di conseguenza, il condannato ha subito la conferma definitiva della pena, oltre al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: quando la Suprema Corte non riesamina i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso penale inammissibile. Un individuo, condannato per furto e furto aggravato, aveva impugnato la decisione della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso mirava a una nuova valutazione dei fatti, cosa non consentita in Cassazione. Le argomentazioni non evidenziavano errori legali specifici o palesi difetti logici nella sentenza precedente. Di conseguenza, il **ricorso in Cassazione inammissibile** ha comportato la condanna dell'appellante al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: furto aggravato e l’errore procedurale
Un Lavoratore era stato condannato per furto aggravato. Ha presentato un ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e l'affermazione di responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero solo lamentele sui fatti già esaminati dai giudici precedenti e non vizi di diritto. Il ricorso non si confrontava con le motivazioni della sentenza d'appello. Pertanto, la Corte ha confermato la condanna e ha imposto al Lavoratore il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende per l'inammissibilità ricorso penale.
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Ricorso penale inammissibile: confermata la condanna per furto e lesioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un condannato per tentato furto e lesioni. Il ricorrente contestava la qualificazione giuridica dei fatti e il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero meramente ripetitivi di censure già esaminate e rigettate dai giudici precedenti, configurando una richiesta di rivalutazione delle prove non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, il condannato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Misura di prevenzione e giardino aperto: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e due mesi di reclusione per un uomo sottoposto a una misura di prevenzione. L'imputato era stato sorpreso dalle forze dell'ordine fuori dalla propria abitazione oltre l'orario consentito, mentre deteneva un fucile rubato in un'area aperta adiacente all'immobile. I giudici hanno respinto la tesi difensiva secondo cui lo spazio esterno costituiva una stretta pertinenza domestica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente inammissibile, condannando il ricorrente anche al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: attenuanti negate, ricorso inammissibile in Cassazione
L'Imputata è stata condannata per furto aggravato. La Corte d'Appello ha confermato questa decisione. L'Imputata ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'erronea applicazione dell'articolo 99 del Codice Penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero infondate e prive di specificità, riproducendo argomenti già esaminati. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato di energia elettrica: ricorso inammissibile per vizi procedurali
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'Utente condannata per **furto aggravato di energia elettrica**. L'accusa riguardava un prelievo illecito di energia per un valore di 3915 euro tra il 2010 e il 2013. L'Utente ha presentato ricorso, contestando la validità delle notifiche del decreto di citazione sia a lei che al suo difensore, e l'utilizzabilità delle sue dichiarazioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e le spese processuali. La Corte ha ritenuto le notifiche valide e le contestazioni infondate o generiche.
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Furto consumato: Preso con il bottino, ma il reato è completo
Un individuo è stato condannato per furto aggravato dopo aver sottratto 90 euro da un negozio tramite effrazione. L'accusato è stato fermato dalla polizia mentre tentava di uscire, avendo già occultato il denaro. Ha presentato ricorso sostenendo si trattasse di furto tentato, poiché non aveva mai ottenuto la piena disponibilità del bottino. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per furto consumato. Ha stabilito che il reato si considera consumato nel momento in cui il ladro acquisisce il controllo autonomo della refurtiva, anche se per un breve periodo e anche se l'intervento delle forze dell'ordine è immediato e successivo a tale acquisizione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Ricorso Penale Inammissibile: Cassazione non riesamina i fatti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per reati legati a detenzione di materiale pericoloso, ricettazione e furto. L'imputato aveva presentato un ricorso per Cassazione, contestando la valutazione dei fatti e delle prove già esaminati nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ribadendo che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per richiedere una nuova valutazione delle prove o dei fatti, ma solo per questioni di diritto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato in concorso: no al riesame dei fatti
La Corte d'Appello confermava la condanna nei confronti di una persona imputata per il reato di furto aggravato in concorso. La condannata proponeva ricorso per cassazione, contestando sia la ricostruzione dei fatti posta a fondamento della sua responsabilità, sia il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche con giudizio di prevalenza sulle aggravanti. La Suprema Corte ha respinto l'impugnazione. I giudici di legittimità non possono riesaminare questioni di fatto già ampiamente analizzate e motivate nel merito. Inoltre, il giudice di secondo grado ha correttamente motivato il bilanciamento delle circostanze richiamando elementi decisivi. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando in via definitiva la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Condanna per furto aggravato: ricorso inammissibile
La Corte d'Appello ha confermato la condanna penale nei confronti di una persona imputata per il reato di furto aggravato. La difesa ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno respinto le doglianze. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova ricostruzione dei fatti in sede di legittimità. Inoltre, la richiesta di particolare tenuità non può essere sollevata per la prima volta davanti alla Cassazione se non era stata già inserita nei motivi di appello. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Furto di Energia Elettrica: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore condannato per **furto di energia elettrica**. L'uomo aveva realizzato un allaccio abusivo al contatore, situato in un'area condominiale accessibile a terzi. La difesa aveva contestato le aggravanti della violenza sulle cose e dell'esposizione alla pubblica fede, oltre a invocare lo stato di necessità e le attenuanti per la tenuità del danno. La Cassazione ha ritenuto le argomentazioni già esaminate e respinte dai giudici precedenti, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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