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Art. 624 Codice Penale — Anno 2022

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2144 provvedimenti

Altri anni per Art. 624 Codice Penale

Furto d’auto: Ricorso Penale Inammissibile in Cassazione, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dei ricorsi presentati da due individui condannati per furto di un'autovettura. Gli imputati avevano impugnato la sentenza di appello che confermava la loro colpevolezza. La Suprema Corte ha ritenuto i ricorsi generici o volti a un non consentito riesame del merito, portando all'inammissibilità del ricorso penale. Ha inoltre confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche e della non menzione, ritenendo le motivazioni del giudice di merito adeguate. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: la doppia conforme ferma l’appello
Una persona è stata condannata per furto aggravato. La Corte d'Appello ha confermato questa condanna. La persona ha presentato un **ricorso in Cassazione inammissibile**. La Suprema Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero solo lamentele sui fatti già accertati e un tentativo non consentito di riesaminare le prove. I giudici avevano già espresso una 'doppia conforme' di condanna. Per questo, il ricorso non è stato accettato. La persona dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Pesche Rubate: Cassazione Conferma Condanna per Furto Aggravato
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato di 150 kg di pesche, asportate da un fondo agricolo. L'azione di recidere i frutti è stata qualificata come violenza sulle cose, e le pesche erano esposte alla pubblica fede. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, applicando attenuanti generiche ma anche la recidiva. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della legge e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le motivazioni dei giudici di merito logiche e coerenti. La condanna per furto aggravato è stata quindi confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Graduazione della pena: ricorso per furto aggravato bocciato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per furto aggravato dalla recidiva reiterata ed infraquinquennale. Il condannato ha presentato ricorso contestando esclusivamente la severità del trattamento sanzionatorio applicato nei gradi precedenti. I giudici hanno ritenuto il ricorso del tutto inammissibile. La graduazione della pena rientra infatti nel potere discrezionale esclusivo del giudice di merito. La Suprema Corte non può rivalutare la congruità della sanzione quando la decisione dei gradi inferiori appare priva di vizi logici e supportata da adeguata motivazione. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto e attenuanti generiche: il ricorso viene respinto
Un uomo subisce una condanna penale per furto aggravato. La Corte di Appello riduce parzialmente l'entità della sanzione originaria, ma nega l'applicazione delle attenuanti generiche. Il condannato presenta ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando una pena eccessiva e la mancata concessione dello sconto sanzionatorio. I giudici di legittimità dichiarano inammissibile il ricorso. La determinazione della misura della pena e la valutazione sulle circostanze attenuanti rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare la congruità della condanna quando la motivazione dei gradi precedenti appare logica, corretta e priva di vizi di legge. Il ricorrente perde definitivamente il giudizio e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Espulsione dello Straniero: La Cassazione frena l’automatismo
Un individuo ricevette una condanna per furto di energia elettrica e detenzione di stupefacenti tramite patteggiamento. Sia l'Imputato che la Procura Generale proposero ricorso. L'Imputato lamentava vizi di motivazione, mentre la Procura chiedeva l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero, ritenuta obbligatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, ribadendo i limiti di impugnazione del patteggiamento. Ha rigettato il ricorso della Procura, chiarendo che l'applicazione dell'espulsione dello straniero non è automatica, ma richiede una valutazione concreta della pericolosità sociale, non desumibile solo dalla recidiva.
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Furto di energia elettrica: allaccio abusivo e prove a carico
Un cittadino assegnatario di un alloggio popolare subisce una condanna per il reato di furto di energia elettrica tramite un allaccio abusivo alla rete pubblica. L'imputato presenta ricorso contestando la mancanza di prove circa l'effettiva sottrazione della corrente e lamentando un vizio di motivazione dei giudici di merito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la contestazione solleva questioni di fatto non esaminabili in sede di legittimità. Essendo l'uomo l'effettivo assegnatario dell'immobile servito dal collegamento illecito, la sua responsabilità risulta pienamente provata. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: ricorso in Cassazione inammissibile, condanna confermata
Un Imputato è stato condannato per furto aggravato in concorso. Egli ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la correttezza della motivazione della condanna e la mancata disapplicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le contestazioni di fatto e le argomentazioni sulla recidiva infondate. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, confermando la sua responsabilità per il furto aggravato.
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Furto aggravato: ricorso inammissibile e condanna definitiva
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un soggetto per il reato di furto aggravato commesso ai danni di un privato cittadino. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la valutazione della prova testimoniale della persona offesa e la congruità della motivazione. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'impugnazione riproponeva censure generiche già superate nei precedenti gradi di giudizio, mirando a ottenere un riesame delle prove precluso in sede di legittimità. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Appello Penale Inammissibile: Specificità dei Motivi o Condanna?
Un Ricorrente, condannato per furto aggravato, ha presentato appello. La Corte d'Appello ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello penale per mancanza di specificità dei motivi. Il Ricorrente ha poi proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'erroneità di tale decisione. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità, ribadendo che i motivi di impugnazione devono essere specifici e confrontarsi con la sentenza impugnata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il Ricorrente condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla cassa delle ammende.
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Assolto per furto: scatta conversione del ricorso in appello
Un imputato accusato di tentato furto di merce per oltre cento euro ottiene l'assoluzione in primo grado per particolare tenuità del fatto. La Procura Generale impugna la sentenza direttamente davanti alla Corte di Cassazione lamentando gravi carenze nella motivazione del giudice. La Suprema Corte dichiara la conversione del ricorso in appello e trasmette il fascicolo alla Corte territoriale. La decisione riafferma che, in presenza di censure sulla logicità della motivazione, non si può scavalcare il secondo grado di giudizio.
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Tentato furto aggravato con mezzo rubato: ricorso inammissibile
Le forze dell'ordine hanno arrestato un uomo in flagranza mentre tentava di commettere un reato con l'uso di arnesi da scasso. L'indagato guidava un furgone rubato e ha opposto resistenza ai pubblici ufficiali durante il controllo. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per tentato furto aggravato, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Il difensore ha proposto ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove e la quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la difesa ha riproposto argomenti già motivatamente respinti nei gradi precedenti, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato: Cassazione conferma condanna, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Ricorrente condannato per **tentato furto aggravato** da violenza sulle cose. I giudici di merito avevano accertato la forzatura di una portiera di autovettura con un arnese da scasso, trovato in possesso dell'imputato. Il Ricorrente ha presentato ricorso, contestando la valutazione delle prove. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero mere censure di fatto, non questioni di diritto. I giudici hanno confermato la condanna, obbligando il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: l’inganno del finto corriere non è truffa
Tre individui sono stati condannati per **furto aggravato** dopo aver simulato di essere corrieri per sottrarre merce da un negozio. Hanno ingannato le dipendenti con una falsa telefonata e presentandosi come incaricati al ritiro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, distinguendo il furto aggravato dalla truffa. Ha stabilito che l'inganno, in questo caso, non ha indotto le vittime a una definitiva disposizione del bene, ma solo a non opporsi alla sua sottrazione. Questo configura il furto aggravato, poiché manca la volontà di cedere la proprietà.
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Furto Energia: Sospensione Condizionale Negata al Recidivo
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato di energia elettrica. Dopo la conferma della condanna in appello, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Lavoratore non potesse beneficiare della sospensione condizionale della pena a causa dei suoi precedenti penali, avendo già usufruito e poi visto revocato tale beneficio, ed essendo stato riconosciuto come recidivo reiterato. La decisione sottolinea l'importanza della storia criminale dell'imputato nel valutare l'applicabilità di benefici penali.
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Prescrizione del reato: condanna annullata, ma non per innocenza
Un individuo è stato inizialmente prosciolto per prescrizione del reato (scadenza dei termini per perseguire un crimine) in un caso di furto aggravato. Successivamente, è stato condannato in appello. Dopo un annullamento con rinvio da parte della Cassazione, la nuova Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha presentato un ulteriore ricorso. La Suprema Corte ha rilevato che il reato era effettivamente prescritto. Ha ribadito che, anche in caso di prescrizione del reato, l'assoluzione nel merito è possibile solo se l'innocenza dell'imputato è assolutamente evidente e non richiede ulteriori accertamenti. Non essendo questa evidenza riscontrata nel caso specifico, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto per prescrizione del reato.
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Tentato Furto: 142 Euro non bastano per il Danno di Particolare Tenuità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per tentato furto di beni del valore di 142 euro. Il Lavoratore contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di particolare tenuità. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, confermando che il valore della merce non era irrisorio e quindi non integrava la 'speciale tenuità'. La condanna per tentato furto è stata confermata, con il Lavoratore obbligato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso per furto: armi e pena confermata
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di furto di numerose armi da fuoco. Tramite il proprio difensore, ha proposto impugnazione lamentando difetti di motivazione sulla responsabilità penale, sul calcolo della pena e sul bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e decretato l'inammissibilità ricorso per furto. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di Cassazione, poiché la rilettura dei fatti spetta esclusivamente al giudice di merito. La gravità della condotta e la presenza di precedenti penali giustificano appieno il trattamento sanzionatorio applicato. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Trattamento sanzionatorio per furto: condanna confermata
L'Imputata ha presentato ricorso per contestare l'eccessiva severità della condanna per furto pluriaggravato. La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero quantificato la pena in modo sproporzionato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici supremi hanno chiarito che la valutazione del trattamento sanzionatorio per furto spetta al giudice di merito. La decisione sulla pena non può essere modificata in sede di legittimità se rispetta la logica e la legge. Il giudice non deve analizzare singolarmente ogni parametro normativo, ma può valorizzare solo gli elementi più rilevanti. L'Imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto tentato: ammessa la particolare tenuità del fatto
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di tentato furto monoaggravato. La Corte di Appello ha negato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, calcolando erroneamente la pena massima oltre la soglia legale consentita. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa. I giudici supremi hanno chiarito che, nel tentativo, la pena massima si riduce di un terzo rispetto al reato consumato. Per il tentato furto aggravato la pena scende quindi a quattro anni di reclusione, valore pienamente compatibile con il limite di cinque anni previsto dalla norma. La Suprema Corte ha annullato la sentenza con rinvio a un'altra sezione per verificare i requisiti concreti del beneficio.
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