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Art. 609-bis Codice Penale

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220 provvedimenti

Errore di fatto: i limiti del ricorso straordinario
Un sacerdote condannato per abusi chiede la revisione per intervenuta prescrizione, basandosi su una nuova prova temporale. La Cassazione dichiara inammissibile il successivo ricorso straordinario, distinguendo nettamente tra l'errore di fatto percettivo, unico motivo valido per questo rimedio, e un'errata valutazione del giudice, che invece non lo legittima.
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Pena accessoria fissa: legittima e non incostituzionale
Un imputato, condannato con patteggiamento a quattro anni per reati di natura sessuale contro un minore, ha impugnato l'automatica applicazione della pena accessoria di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Sosteneva che tale pena fissa fosse illegale e incostituzionale, in quanto non concordata e priva di valutazione discrezionale del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'interdizione quinquennale è una conseguenza obbligatoria e legale prevista dall'art. 609-nonies cod. pen. per le condanne tra i tre e i cinque anni, non configurando quindi una "pena illegale".
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Pena sostitutiva violenza sessuale: sì con attenuante
La Corte di Cassazione ha stabilito che la pena detentiva per il reato di violenza sessuale può essere sostituita con lavori di pubblica utilità se viene riconosciuta la circostanza attenuante della minore gravità del fatto (art. 609-bis, comma 3, c.p.). La Corte ha respinto il ricorso del Procuratore Generale, il quale sosteneva l'esistenza di un divieto assoluto alla sostituzione della pena per questo tipo di reato. La decisione chiarisce che l'applicazione di tale attenuante rende inoperante il regime ostativo che normalmente preclude l'accesso a pene alternative, consentendo così la pena sostitutiva.
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Detenzione materiale pedopornografico: annullamento
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una sentenza di condanna per reati sessuali e detenzione materiale pedopornografico. L'annullamento con rinvio riguarda il reato di detenzione di materiale relativo a minori non identificati, a causa di un difetto di motivazione da parte della Corte d'Appello nel determinare la loro minore età. Di conseguenza, è stato disposto un nuovo esame anche per la quantificazione dei danni civili. La Corte ha invece ritenuto inammissibili o infondati gli altri motivi di ricorso, inclusi quelli sulla qualificazione del reato come tentativo di violenza sessuale e sulla costituzione di parte civile dei genitori.
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Violenza sessuale: la manata sul gluteo è reato
La Corte di Cassazione conferma che una manata repentina sui glutei costituisce reato di violenza sessuale. Nel caso di specie, due imputati sono stati condannati per rapina aggravata in concorso e uno di loro anche per violenza sessuale. La Corte ha ritenuto irrilevante la specifica finalità dell'agente, focalizzandosi sulla natura oggettivamente sessuale dell'atto che invade la sfera intima della vittima. L'appello di un imputato è stato parzialmente accolto solo per un vizio procedurale relativo alla mancata concessione del beneficio della non menzione.
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Minore gravità violenza sessuale: quando si esclude?
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello che aveva concesso l'attenuante della minore gravità in un caso di violenza sessuale ai danni di una minore. L'imputato, tramite minacce di diffondere immagini intime, aveva costretto la vittima a compiere atti di autoerotismo e a inviargli i video. Secondo la Suprema Corte, la presenza di elementi di particolare gravità come la minore età della vittima, la reiterazione delle minacce e la coartazione a produrre materiale pedopornografico, esclude categoricamente l'applicazione dell'attenuante per minore gravità violenza sessuale. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Disegno criminoso: no alla continuazione tra reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso tra reati eterogenei: una violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando come la diversità delle condotte, delle vittime e del movente (impulso sessuale estemporaneo da un lato, gelosia protratta dall'altro) impedisca di configurare un piano unitario. La tossicodipendenza dell'imputato è stata ritenuta irrilevante in assenza di una prova del suo nesso diretto con la pianificazione dei reati.
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Osservazione intramuraria: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato per violenza sessuale aggravata che chiedeva di accedere a misure alternative alla detenzione. La Corte ha confermato che, in presenza dell'aggravante di cui all'art. 609-ter c.p., il periodo di almeno un anno di osservazione intramuraria è un requisito inderogabile, anche qualora venga riconosciuta l'attenuante della minore gravità prevista dall'art. 609-bis c.p. La decisione si fonda su una stretta interpretazione letterale della normativa penitenziaria.
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Violenza sessuale: il toccamento fugace è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violenza sessuale a seguito di un toccamento fugace. Secondo la Corte, anche un atto subdolo e repentino su zone erogene integra il reato, senza che sia necessaria una violenza palese. Il ricorso è stato giudicato generico e infondato.
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Violenza sessuale tentata: quando il reato è consumato
Un uomo, condannato per violenza sessuale, ricorre in Cassazione chiedendo di riqualificare il reato come violenza sessuale tentata. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il toccamento di una zona erogena, come il seno, integra il reato consumato e non un semplice tentativo, ribadendo i limiti del proprio giudizio sui fatti.
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Violenza sessuale di minore gravità: la decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ausiliario socio-assistenziale condannato per violenza sessuale ai danni di una paziente. La sentenza conferma che la qualifica di violenza sessuale di minore gravità non è automatica per toccamenti rapidi e ribadisce lo status di incaricato di pubblico servizio per tale figura professionale, respingendo ogni richiesta di rivalutazione dei fatti.
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Violenza sessuale reiterata: no attenuante
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violenza sessuale reiterata. La Corte conferma che la ripetizione degli abusi sulla stessa vittima è incompatibile con la concessione dell'attenuante della minore gravità, poiché rappresenta una grave compressione della libertà personale. Viene anche chiarito che la parte civile non ha diritto al rimborso spese se non contribuisce attivamente alla decisione.
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Termine a difesa: quando eccepire la nullità?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per maltrattamenti e violenza sessuale. Il punto centrale riguarda la mancata concessione del termine a difesa, che la Corte qualifica come nullità a regime intermedio, da eccepire immediatamente nell'udienza in cui si verifica. Non avendolo fatto, il motivo di ricorso è stato respinto. Anche le altre censure, relative alle attenuanti generiche e alla valutazione delle prove, sono state giudicate inammissibili per infondatezza e genericità.
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Giurisdizione militare e reati comuni: limiti e concorso
Un militare accusato di un grave atto viene processato dalla giustizia militare per il reato di ingiuria. Il Procuratore ricorre sostenendo la competenza del giudice ordinario per la tentata violenza sessuale. La Cassazione chiarisce i confini della giurisdizione militare, affermando che la decisione sul reato militare non impedisce al giudice ordinario di procedere per il reato comune, dichiarando inammissibile il ricorso per difetto di interesse.
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Ricorso inammissibile per estorsione: la decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione. L'indagato sosteneva che la richiesta di denaro fosse il corrispettivo di una prestazione sessuale, ma la Corte ha ritenuto le sue argomentazioni generiche e non supportate da prove, confermando la gravità indiziaria e l'adeguatezza della misura basate sui messaggi minatori e sul pericolo di reiterazione del reato.
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Violenza sessuale: Cassazione su prova e gravità del fatto
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violenza sessuale. La Corte conferma che la testimonianza della vittima può essere prova sufficiente e che la presenza di penetrazione, unita alla violenza, esclude l'attenuante della minore gravità del fatto.
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Violenza sessuale tentata: l’autoerotismo è reato?
Un uomo compie atti di autoerotismo davanti a una minore. La Cassazione chiarisce che non è violenza sessuale consumata per assenza di contatto, ma configura violenza sessuale tentata. Il reato è dichiarato prescritto, ma vengono confermati gli effetti civili e il risarcimento del danno alla vittima.
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Pena sostitutiva illegale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una pena sostitutiva, anche se applicata erroneamente in favore del condannato per reati che non la consentirebbero, non può essere modificata in fase esecutiva se il Pubblico Ministero non ha impugnato la sentenza di condanna prima del suo passaggio in giudicato. La Corte distingue tra pena 'illegale' (non prevista dalla legge) e 'illegittima' (frutto di un errore di giudizio), concludendo che in questo caso l'errore rientra nella seconda categoria e non può essere corretto a danno del condannato per il principio di intangibilità del giudicato.
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Espulsione illegittima: la sanatoria blocca il decreto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'espulsione è illegittima se disposta mentre è ancora in corso una procedura di emersione del lavoro irregolare (sanatoria). La Corte ha chiarito che il semplice invio di un 'preavviso di rigetto' non conclude il procedimento amministrativo e, pertanto, non fa venir meno la sospensione del potere di espulsione prevista dalla legge. Di conseguenza, la sentenza che convalidava l'espulsione è stata annullata e il caso rinviato al Giudice di pace.
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Indennizzo vittime reati: la data del 30/06/2005
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di indennizzo presentata dal parente delle vittime di un duplice omicidio avvenuto nell'aprile 2005. Il rigetto si fonda sul limite temporale imposto dalla Direttiva Europea 2004/80/CE e dalle successive leggi italiane di attuazione, che riconoscono il diritto all'indennizzo vittime reati solo per i crimini commessi a partire dal 30 giugno 2005. La Corte ha stabilito che tale data costituisce un limite invalicabile, anche a fronte del tardivo recepimento della normativa da parte dello Stato italiano.
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