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Art. 609-bis Codice Penale

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220 provvedimenti

Legittimo impedimento avvocato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violenza sessuale su minore. La sentenza affronta temi cruciali come il legittimo impedimento dell'avvocato, l'attendibilità della testimonianza del minore e i limiti alla rinnovazione dell'istruttoria in appello, confermando che un impegno professionale assunto dopo aver conosciuto la data di un'udienza non giustifica il rinvio.
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Ricorso inammissibile e giudicato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per tentato furto aggravato. La sentenza chiarisce che un ricorso inammissibile forma un "giudicato sostanziale" che impedisce di applicare le nuove norme sulla procedibilità a querela introdotte dalla Riforma Cartabia, anche se richieste dal Procuratore Generale. La condanna diventa quindi definitiva.
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Rinnovazione istruttoria: no in appello per rito abbreviato
Un individuo, condannato in appello per maltrattamenti, violenza sessuale e lesioni dopo una parziale assoluzione in primo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Il nodo centrale era la mancata rinnovazione istruttoria da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, specificando che la Riforma Cartabia esclude tale obbligo per i casi giudicati con rito abbreviato, applicando il principio del "tempus regit actum" alla fase processuale specifica e non al momento della presentazione dell'appello.
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Indennizzo ingiusta detenzione: vale per tutti uguale
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che aveva ridotto l'indennizzo per ingiusta detenzione a un uomo sulla base della sua condizione di marginalità sociale ed economica. Secondo la Suprema Corte, il valore della libertà personale è identico per ogni individuo e criteri come la povertà o la disoccupazione sono discriminatori e illegittimi per quantificare il risarcimento.
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Riqualificazione reato in appello: la Cassazione decide
Una madre, accusata di non aver impedito gli abusi del marito sulla figlia, vede la sua accusa modificata in appello da abbandono di minore a violenza sessuale per omissione. La Cassazione ha confermato la legittimità di questa riqualificazione reato in appello, specificando che è permessa anche senza un ricorso del pubblico ministero, a condizione che la pena non venga aumentata e che la nuova qualificazione fosse prevedibile per la difesa. La Corte ha inoltre ribadito l'applicazione delle pene accessorie anche per i reati omissivi.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un medico accusato di violenza sessuale ai danni di un detenuto. La sentenza sottolinea che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per una nuova valutazione dei fatti, ma solo per contestare vizi di legittimità. La motivazione del tribunale del riesame, che aveva confermato gli arresti domiciliari, è stata ritenuta logica, completa e coerente, basata sulla credibilità della vittima e su elementi di riscontro.
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Credibilità vittima: la rinnovazione della prova
La Corte di Cassazione conferma la condanna per abusi su minore, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La sentenza stabilisce che la rinnovazione della prova in appello è obbligatoria solo per le testimonianze decisive per l'assoluzione in primo grado. La valutazione della credibilità della vittima, se supportata da un quadro probatorio complessivo e coerente, come messaggi auto-incriminanti, spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, anche in presenza di piccole incongruenze su dettagli secondari.
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Pena illegale: la Cassazione fa chiarezza
Un individuo, condannato per stalking e violenza sessuale, si è visto estinguere il reato di stalking in seguito a remissione di querela. La Corte d'Appello, nel ricalcolare la pena per la sola violenza sessuale, ha irrogato una sanzione inferiore al minimo di legge, nel tentativo di rispettare il divieto di peggioramento della pena in appello (reformatio in peius). La Cassazione ha rigettato il successivo ricorso dell'imputato, che chiedeva un'ulteriore riduzione, definendo la sanzione già applicata come "pena illegale" in quanto al di sotto del minimo edittale. La Corte ha stabilito che, pur in presenza del divieto di reformatio in peius, la pena non può mai scendere sotto la soglia minima prevista dalla legge per quel reato.
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Rideterminazione della pena: l’obbligo di scorporo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7320/2024, ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che aveva proceduto alla rideterminazione della pena per continuazione senza prima "scorporare" le pene inflitte con le sentenze precedenti. La Suprema Corte ha ribadito che, per un corretto calcolo, il giudice dell'esecuzione deve prima sciogliere i cumuli giuridici già formati, individuare il reato più grave tra tutti quelli in continuazione, porre la sua pena come base e solo dopo applicare aumenti specifici e motivati per ogni reato satellite.
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Concorso tra maltrattamenti e violenza: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per maltrattamenti e violenza sessuale aggravata ai danni della convivente. La sentenza conferma che i due reati possono coesistere, stabilendo che il delitto di maltrattamenti non viene assorbito da quello di violenza sessuale quando le condotte lesive non sono meramente strumentali agli atti sessuali, ma hanno una loro autonomia, come quelle dettate da gelosia. La Corte ha inoltre ribadito la piena attendibilità della testimonianza della persona offesa, se valutata con rigore, anche in assenza di riscontri esterni. Il caso evidenzia il principio del concorso tra maltrattamenti e violenza sessuale.
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Violenza domestica: Cassazione su credibilità vittima
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un uomo per maltrattamenti, violenza sessuale e lesioni ai danni della compagna e della figlia minore. La sentenza analizza in profondità il tema della credibilità della persona offesa nei casi di violenza domestica, ribadendo che la sua testimonianza, se coerente e riscontrata, è sufficiente. Viene inoltre chiarito il concetto di dolo eventuale per le lesioni provocate al minore tenuto in braccio durante l'aggressione.
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Violenza sessuale consumata: quando si configura il reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per violenza sessuale consumata a carico di un uomo che ha indotto una ragazza con disabilità cognitive a subire atti sessuali. I giudici hanno ritenuto il reato consumato e non solo tentato, basandosi sulla ricostruzione dei fatti che includeva contatti fisici. È stata inoltre confermata la piena attendibilità della testimonianza della vittima, nonostante la sua condizione di vulnerabilità.
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Detenzione domiciliare ultrasettantenni: la Cassazione
La Cassazione, con Sentenza n. 34479/2025, rigetta il ricorso del PM. Chiarisce che la nuova procedura di detenzione domiciliare ultrasettantenni (art. 656 co. 9-bis c.p.p.) si applica solo a chi è già in custodia cautelare, non a tutti i condannati liberi sopra i 70 anni, per evitare disparità di trattamento.
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Violenza sessuale: la credibilità della vittima ubriaca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violenza sessuale ai danni di una donna in stato di inferiorità psico-fisica dovuto ad alcol e farmaci. La sentenza chiarisce due punti cruciali: la testimonianza della vittima è pienamente valida anche in tali condizioni, se coerente e riscontrata; gli accertamenti sul DNA sono considerati 'ripetibili' se la quantità di materiale genetico è sufficiente, non richiedendo quindi le garanzie difensive speciali.
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Credibilità persona offesa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per maltrattamenti e violenza sessuale ai danni della moglie. La sentenza ribadisce il principio fondamentale sulla credibilità della persona offesa, affermando che la sua testimonianza, se sottoposta a un rigoroso vaglio di attendibilità, può da sola fondare una pronuncia di condanna, anche in assenza di riscontri esterni per ogni singolo episodio.
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Maltrattamenti in famiglia: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per maltrattamenti in famiglia e altri reati. La sentenza sottolinea che, in presenza di due decisioni conformi nei gradi di merito ('doppia conforme'), il riesame dei fatti è precluso. Viene ribadita la differenza tra semplici litigi e una condotta abituale vessatoria, necessaria per configurare il reato di maltrattamenti, confermando la valutazione di attendibilità delle persone offese fatta dai giudici precedenti.
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Credibilità del minore: la Cassazione decide su abusi
Un uomo è stato condannato per violenza sessuale e maltrattamenti ai danni della giovane sorellastra. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso, concentrandosi sulla credibilità del minore e sulla prescrizione del reato. La Corte ha confermato la condanna per violenza sessuale, ritenendo attendibile la testimonianza della vittima nonostante le obiezioni della difesa, ma ha annullato la condanna per maltrattamenti a causa della prescrizione, riducendo di conseguenza la pena finale.
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Presunzione custodia cautelare: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per violenza sessuale, confermando la detenzione in carcere. La decisione si fonda sulla presunzione custodia cautelare prevista dall'art. 275 c.p.p. per reati di particolare gravità, ritenendo gli arresti domiciliari una misura inadeguata a contenere il concreto pericolo di reiterazione del reato, data la personalità dell'imputato e la gravità dei fatti.
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Benefici penitenziari e gradualità: la Cassazione
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva misure alternative alla detenzione. Nonostante la buona condotta, la Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, sottolineando l'importanza del principio di gradualità nell'ottenere i benefici penitenziari, specialmente in caso di reati gravi e rischio di recidiva.
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Violenza sessuale: il consenso deve esserci sempre
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violenza sessuale. La sentenza sottolinea un principio fondamentale: nei rapporti sessuali è la presenza del consenso, e non la manifestazione del dissenso, a determinare la liceità dell'atto. Un'azione repentina, che sorprende la vittima, integra la violenza richiesta dal reato. La Corte ha ritenuto irrilevanti i presunti comportamenti ambigui della vittima, confermando che il consenso deve perdurare per tutta la durata dell'interazione.
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