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Art. 6 d.l. n. 119 del 2018

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174 provvedimenti

Fisco contro soci: la definizione agevolata estingue la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva la tassazione di presunti utili extrabilancio per due soci di una società a ristretta base azionaria, sostenendo che non fosse necessario dimostrare il loro ruolo di amministratori. Tuttavia, durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del D.L. n. 119/2018, pagando integralmente le somme dovute. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata: salva tre soci ma condanna il quarto
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un accertamento fiscale contro una società e i suoi soci per discrepanze tra le merci in magazzino e la contabilità. Alcuni soci hanno usufruito della definizione agevolata per chiudere la loro posizione. Un socio, invece, non ha aderito alla sanatoria. La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata ottenuta da alcuni soci non si estende automaticamente a chi non ha aderito, né alla società. Inoltre, le differenze di magazzino fanno presumere la vendita in nero delle merci, a meno che il contribuente non fornisca prove documentali precise, non bastando generici sconti di fine stagione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per i soci che hanno pagato e ha accolto il ricorso del fisco contro il socio escluso, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Definizione agevolata: la sostanza vince sulla forma del fisco
Due soci di una società di persone impugnano un avviso di liquidazione per un'imposta straordinaria su un immobile. Durante la causa, i contribuenti chiedono la definizione agevolata della controversia. L'Agenzia delle Entrate nega la sanatoria, sostenendo che l'atto impugnato sia di mera liquidazione e non impositivo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei contribuenti. I giudici chiariscono che, per accedere alla definizione agevolata, conta la natura sostanziale dell'atto e non il suo nome formale. Poiché l'avviso determinava per la prima volta un valore maggiore dell'immobile, esso costituisce un atto impositivo a tutti gli effetti. Di conseguenza, la Cassazione annulla il diniego del fisco e dichiara estinto il processo.
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Definizione agevolata: la pace tra Fisco e contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riduceva l'accertamento fiscale a carico di una contribuente per maggiori redditi da partecipazione. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge 119/2018, pagando l'importo dovuto. L'amministrazione finanziaria ha confermato la regolarità della procedura. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite fiscale
Una clinica privata ha impugnato un atto impositivo davanti alla giustizia tributaria. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la società contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle controversie ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. In ottemperanza alle richieste della Suprema Corte, la contribuente ha depositato i documenti che provano il pagamento integrale e regolare delle somme dovute per sanare la lite. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria fiscale e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono state poste a carico della parte che le ha anticipate, chiudendo definitivamente la vertenza tra il contribuente e l'amministrazione finanziaria.
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Termine di impugnazione: il ritardo che salva il Fisco
Una società ha impugnato un accertamento induttivo per maggiori ricavi Ires, Irap e Iva, scaturito dalla mancata esibizione del prospetto delle rimanenze finali. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché proposto oltre il termine di impugnazione semestrale. La sentenza d'appello era stata depositata il 21 febbraio 2019 e il termine scadeva il 23 settembre 2019. I giudici hanno escluso l'applicazione della sospensione speciale di nove mesi (prevista dal d.L. 119/2018) poiché la scadenza non rientrava nel periodo agevolato, così come la sospensione emergenziale COVID-19, intervenuta quando il termine era già ampiamente decorso. Di conseguenza, la società ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata delle controversie: lo Studio batte il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento nei confronti di uno Studio Associato e dei suoi soci per omessa dichiarazione di ricavi nel 2005. Dopo le decisioni favorevoli ai contribuenti nei primi gradi di giudizio, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, lo Studio e tutti i singoli soci hanno presentato domanda di definizione agevolata delle controversie ai sensi del Decreto Legge 119/2018. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna parte ha richiesto la prosecuzione del giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la controversia tributaria si è conclusa definitivamente a favore dei contribuenti aderenti alla sanatoria.
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Definizione agevolata della lite: il fisco si ferma in Cassazione
Il Contribuente, un avvocato, impugnava un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria basato su indagini bancarie che avevano rilevato versamenti non giustificati sul proprio conto corrente. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, Il Contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata della lite ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento della prima rata. Non essendo intervenuto alcun diniego da parte dell'ufficio tributario, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione Agevolata: Lite Fiscale Estinta, Spese a Carico
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società la deduzione di costi per l'acquisto di software, ritenendoli non inerenti alla sua attività di commercializzazione. Secondo il Fisco, il software serviva per la produzione, attività svolta da un'altra azienda controllata. La lite fiscale arriva fino in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, la società aderisce alla cosiddetta 'pace fiscale', pagando una somma ridotta per chiudere il contenzioso. La Corte di Cassazione, prendendo atto del pagamento e della mancata opposizione del Fisco, dichiara l'estinzione del processo per intervenuta definizione agevolata della controversia. Di conseguenza, ogni parte deve sostenere le proprie spese legali. La società vince di fatto, chiudendo la pendenza in modo definitivo.
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Cessazione materia del contendere: lite fiscale finisce con sanatoria
Un'azienda ha ricevuto un avviso di accertamento per maggiore IRAP, contestando la deduzione di alcuni costi. Dopo aver avviato una causa contro l'Agenzia delle Entrate, l'azienda ha scelto di aderire a una 'definizione agevolata' (una sorta di sanatoria fiscale) per chiudere la pendenza. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Questo significa che il processo si è estinto non perché una parte avesse ragione, ma perché l'oggetto della lite è venuto meno grazie all'accordo tra contribuente e Fisco, con la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Pace Fiscale: come l’azienda estingue il giudizio con il Fisco
Una società, coinvolta in un contenzioso con l'Agenzia delle Entrate per accertamenti fiscali, ha sfruttato la normativa sulla 'pace fiscale'. Durante il processo in Cassazione, ha presentato domanda di definizione agevolata, pagando gli importi previsti. L'Agenzia delle Entrate non si è opposta. La Corte di Cassazione, verificato il corretto adempimento della procedura, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per definizione agevolata. La lite si è quindi conclusa senza una sentenza sul merito, ma con la chiusura del caso grazie all'adesione della società a questa speciale sanatoria.
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Pace Fiscale: Causa in Cassazione chiusa per definizione agevolata
Una società e l'Agenzia delle Entrate avevano un contenzioso fiscale pendente davanti alla Corte di Cassazione. La società ha utilizzato una legge speciale per saldare il proprio debito con il Fisco attraverso una procedura di 'definizione agevolata'. Poiché la controversia originaria è stata risolta in questo modo, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per definizione agevolata. Di conseguenza, il processo si è chiuso definitivamente senza una decisione sul merito, ovvero senza un vincitore o un perdente. Le spese legali, come previsto dalla legge sulla definizione agevolata, sono rimaste a carico di ciascuna parte.
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Redditometro su Ferrari: il Fisco perde grazie alla Pace Fiscale
L'Agenzia delle Entrate emette un accertamento sintetico da redditometro nei confronti di un contribuente, contestando un reddito non dichiarato sulla base del possesso di auto di lusso, immobili e un'imbarcazione. Il contribuente si oppone, giustificando le spese con disinvestimenti e la natura di auto d'epoca di alcuni veicoli. Durante il giudizio in Cassazione, il contribuente aderisce a una definizione agevolata ('pace fiscale'), pagando quanto dovuto secondo la nuova normativa. La Corte Suprema, preso atto dell'avvenuta sanatoria, non decide nel merito della questione ma dichiara estinto il processo per cessazione della materia del contendere, chiudendo definitivamente la controversia a favore del contribuente.
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Elusione Fiscale: Definizione Agevolata Estingue il Giudizio
Un contribuente, accusato dall'Agenzia delle Entrate di comportamento elusivo per aver dedotto costi per oltre 110.000 euro, ha impugnato l'avviso di accertamento. Mentre la causa era pendente in Cassazione, il contribuente ha aderito a una procedura di sanatoria fiscale. La Corte di Cassazione, prendendo atto del perfezionamento della procedura e della mancanza di opposizione da parte dell'Agenzia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per definizione agevolata. La causa si è quindi conclusa senza una decisione nel merito sulla presunta elusione, stabilendo che la definizione agevolata prevale sulla continuazione del processo. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Evasione milionaria? No, definizione agevolata: caso chiuso
Un imprenditore del settore marmo riceve avvisi di accertamento per oltre un milione di euro di ricavi non dichiarati. Dopo aver impugnato gli atti, e con il giudizio pendente in Cassazione, aderisce alla cosiddetta 'pace fiscale'. Presentando domanda e pagando le rate previste, ottiene una definizione agevolata del debito. L'Agenzia delle Entrate prende atto del pagamento e concorda sulla chiusura della lite. La Corte di Cassazione, su richiesta congiunta delle parti, dichiara estinto il giudizio, ponendo fine alla controversia e stabilendo che ogni parte paghi le proprie spese legali.
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Litisconsorzio necessario: nullità nel fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione di merito che annullava un avviso di accertamento emesso contro una società di persone per una plusvalenza immobiliare non dichiarata. La Suprema Corte ha rilevato la nullità dell'intero giudizio a causa della mancata partecipazione dei soci, configurando una violazione del **litisconsorzio necessario**. Poiché il reddito delle società di persone è imputato per trasparenza ai soci, la controversia non può essere decisa senza il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. La sentenza è stata cassata con rinvio per integrare il contraddittorio.
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Indagini bancarie: limiti alle eccezioni in appello
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una sentenza che aveva annullato un accertamento basato su indagini bancarie e redditi da partecipazione. La Corte ha stabilito che il contribuente non può eccepire la nullità dell'atto per vizio di motivazione per la prima volta in appello, trattandosi di un'eccezione in senso stretto. Inoltre, è stato chiarito che la definizione agevolata della società non estende i suoi effetti al socio che non ha aderito al condono, né prova l'insussistenza del debito tributario.
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Definizione agevolata e cartelle esattoriali 36-bis
La Corte di Cassazione ha chiarito che la definizione agevolata è applicabile anche alle cartelle di pagamento emesse a seguito di controllo automatizzato ex art. 36-bis, purché rappresentino il primo atto di contestazione della pretesa fiscale. Nel caso esaminato, una società aveva impugnato il diniego dell'Agenzia delle Entrate all'accesso al condono per una lite relativa alla rivalutazione di immobili. La Corte ha accolto il ricorso contro il diniego, stabilendo che la natura impositiva dell'atto permette l'accesso alla definizione agevolata, dichiarando conseguentemente l'estinzione del giudizio principale.
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Definizione agevolata: scomputo solo per somme versate
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in merito alla corretta applicazione della definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. Il caso riguardava un contribuente che pretendeva di scomputare dal debito residuo somme relative a una precedente rottamazione-bis che, tuttavia, non erano mai state effettivamente versate in quanto la sanzione era stata azzerata per legge. I giudici di legittimita hanno chiarito che il termine normativo gia versati implica necessariamente un esborso monetario effettivo e definitivo. Non e dunque possibile detrarre importi che, pur essendo stati oggetto di precedenti sanatorie, non hanno comportato un reale trasferimento di ricchezza verso l'erario.
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Definizione agevolata: stop allo scomputo senza pagamenti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in merito alla corretta applicazione della definizione agevolata delle liti pendenti. Il nodo centrale riguardava la possibilità di scomputare dall'importo dovuto somme che erano state oggetto di una precedente rottamazione-bis conclusasi senza alcun versamento effettivo. La Corte ha stabilito che l'espressione normativa 'già versati' presuppone necessariamente un esborso monetario reale e definitivo. Pertanto, non è possibile detrarre importi che, pur essendo stati oggetto di precedenti sanatorie, non sono mai stati materialmente corrisposti dal contribuente all'erario.
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