LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 591 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

Pagina 18 di 26

505 provvedimenti

Altri anni per Art. 591 Codice di Procedura Penale

Diffamazione a mezzo stampa: i limiti del giornalista
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un giornalista condannato per diffamazione a mezzo stampa ai danni di un dirigente pubblico. La sentenza ribadisce che il diritto di cronaca non può essere invocato se l'articolo, valutato nel suo complesso, contiene falsità e attacchi personali, superando i limiti della verità dei fatti e della continenza espressiva, anche in presenza di un singolo fatto vero.
Continua »
Rinuncia al ricorso: quando si pagano le spese
Un soggetto, dopo aver presentato appello contro la determinazione della pena, ha formalizzato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della volontà del ricorrente, ha dichiarato l'impugnazione inammissibile. Data la natura non giustificata della rinuncia, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro.
Continua »
Impugnazione imputato assente: 15 giorni in più
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di inammissibilità di un appello. La Corte ha chiarito che l'impugnazione dell'imputato assente beneficia di un termine aggiuntivo di 15 giorni. Pertanto, un nuovo atto di appello, completo del mandato mancante nel primo deposito, è da considerarsi tempestivo se presentato entro tale termine esteso, in quanto sostituisce integralmente il precedente atto viziato.
Continua »
Ricorso per cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto da un imputato, condannato in appello per il reato di minaccia ai soli fini civili. La Corte ha stabilito che l'appello deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un difensore iscritto all'albo speciale, a pena di inammissibilità. La firma personale della parte non è sufficiente, neppure se autenticata o trasmessa telematicamente con la firma digitale del legale, poiché quest'ultima attesta solo la provenienza del deposito e non la paternità dell'atto di impugnazione.
Continua »
Prova indiziaria: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, evidenziando come la prova indiziaria utilizzata per identificare un imputato fosse insufficiente e basata su ragionamenti congetturali. In particolare, l'identificazione basata su un soprannome e intercettazioni non supportate da riscontri certi è stata ritenuta inadeguata. I ricorsi degli altri coimputati sono stati invece dichiarati inammissibili, in gran parte perché legati a concordati sulla pena in appello, che limitano i motivi di impugnazione.
Continua »
Fatto ingiusto altrui: no alla provocazione se manca
La Cassazione conferma la condanna per diffamazione per post su social media. Rigettata la difesa basata sulla provocazione, poiché mancava il presupposto del "fatto ingiusto altrui". L'accesso della vittima a un garage conteso non era oggettivamente ingiusto.
Continua »
Diffamazione social network: i limiti della critica
Un ex dipendente pubblica un post su un social network contro il suo datore di lavoro, accusandolo di essere una 'persona disonesta' e attribuendogli falsamente una carica istituzionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la critica, per essere legittima, deve basarsi su fatti veri e utilizzare un linguaggio continente. L'uso di epiteti offensivi e la diffusione di notizie false configurano il reato di diffamazione social network, anche in un contesto di pregressa controversia lavorativa.
Continua »
Prestanome e bancarotta: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta. La difesa basata sul ruolo di mero prestanome e bancarotta è stata respinta perché le prove a sostegno non erano state specificamente sollevate nei gradi di merito, in applicazione del principio che vieta di introdurre nuove questioni in sede di legittimità.
Continua »
Fungibilità della pena: quando l’interesse svanisce
Un soggetto richiede l'applicazione della fungibilità della pena, ovvero lo scomputo di un periodo di detenzione già sofferto da una nuova condanna. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo l'errore del giudice di merito nel non aver accertato la data di cessazione di un reato permanente, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella sopravvenuta carenza di interesse, poiché il ricorrente aveva nel frattempo già scontato interamente la pena, rendendo inutile una pronuncia favorevole.
Continua »
Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione perché presentato oltre i termini. Si trattava di un ricorso tardivo contro una condanna per false dichiarazioni, la cui sentenza d'appello era stata emessa con rito cartolare. La Corte ha chiarito che il termine di 15 giorni per l'impugnazione decorre dalla comunicazione della sentenza e non è soggetto a proroghe in questo tipo di procedimento, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
Continua »
Concorso esterno: la Cassazione e l’imprenditore
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per reati associativi, tra cui il concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza conferma la condanna per un imprenditore e un professionista, ritenendo provato il loro contributo stabile e consapevole a un'organizzazione criminale, basato su un rapporto di reciproco vantaggio. Viene invece parzialmente annullata la sentenza per un altro imputato a causa di un errore nel calcolo della pena, in violazione del divieto di 'reformatio in peius'. Un'ulteriore posizione è stata annullata con rinvio per manifesta illogicità della motivazione riguardo a un'accusa di riciclaggio. La Corte ha ribadito i limiti del proprio sindacato, che non può riesaminare il merito delle prove ma solo verificare la coerenza logica della motivazione.
Continua »
Sequestro e fallimento: chi può impugnare l’ordine?
Una società in fallimento ha subito il sequestro di un suo immobile. L'ex utilizzatore del bene e l'amministratore della società fallita hanno impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, chiarendo che nel complesso scenario di sequestro e fallimento, solo i soggetti con un diritto effettivo alla restituzione, come il curatore fallimentare, sono legittimati a impugnare. Non lo sono invece l'ex comodatario o l'amministratore della società fallita, che hanno perso ogni disponibilità giuridica sul bene.
Continua »
Inammissibilità ricorso cassazione: i motivi generici
La Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso per la sua eccessiva genericità. L'analisi si è concentrata sulla presunta incompatibilità di un giudice onorario e sul calcolo della prescrizione dei reati, ritenendo infondate entrambe le censure. Con la nostra analisi sull'inammissibilità ricorso cassazione scoprirai di più.
Continua »
Ricorso inammissibile cassazione: firma avvocato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile cassazione perché presentato personalmente dall'imputato e non da un avvocato cassazionista, come richiesto dalla legge. L'ordinanza sottolinea anche la totale assenza di motivi a sostegno dell'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso in Cassazione: obbligo del difensore abilitato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in Cassazione presentato personalmente da un imputato. La decisione si fonda sulla normativa vigente che, dal 2017, impone che tali atti siano sottoscritti esclusivamente da un avvocato abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori, pena l'inammissibilità.
Continua »
Bancarotta documentale: onere della prova dell’ex AD
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta documentale a un ex amministratore. La sentenza ribadisce che spetta all'amministratore uscente l'onere della prova della avvenuta consegna delle scritture contabili al suo successore. L'impossibilità di ricostruire il patrimonio societario, a causa della sottrazione di documenti chiave, integra il reato, rendendo irrilevante la presunta indisponibilità di altre parti della contabilità.
Continua »
Appello pubblico ministero: requisiti di specificità
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreti d'ufficio. La decisione si fonda sull'inammissibilità dell'appello del pubblico ministero, il quale era una mera riproduzione di una memoria precedente e non conteneva una critica specifica alla sentenza di assoluzione di primo grado, violando così il principio di specificità dei motivi di impugnazione.
Continua »
Bancarotta fraudolenta distrattiva: la Cassazione
La Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale a carico di amministratori e di un concorrente esterno. La sentenza chiarisce che la vendita sottocosto di un ramo d'azienda integra il reato, essendo sufficiente il dolo generico di depauperare il patrimonio sociale a danno dei creditori. Rigettati i ricorsi basati sulla presunta assenza di dolo e sul decorso della prescrizione.
Continua »
Elezione di domicilio appello: basta il richiamo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43161/2024, ha stabilito che un appello non può essere dichiarato inammissibile se l'atto di impugnazione, pur non allegando una nuova dichiarazione di domicilio, contiene un richiamo espresso e specifico a una precedente elezione di domicilio già presente nel fascicolo processuale. Questa decisione chiarisce i requisiti per una valida elezione di domicilio appello, privilegiando un approccio sostanziale rispetto a un rigido formalismo.
Continua »
Diritto di difesa del terzo e confisca: il caso alle SU
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una confisca di prevenzione a carico di un soggetto e dei suoi familiari, considerati intestatari fittizi dei beni. Rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale, la Corte ha rimesso alle Sezioni Unite la decisione sulla portata del diritto di difesa del terzo: può questi contestare solo la titolarità fittizia del bene o anche i presupposti della misura applicata al soggetto principale, come la sua pericolosità sociale? La futura sentenza definirà un principio fondamentale in materia.
Continua »