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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

46 provvedimenti

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Rinuncia al ricorso per cassazione: processo chiuso con spese
Un indagato sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di dimora ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame davanti alla Corte di Cassazione per presunti vizi di motivazione. Prima della decisione, il difensore ha depositato un atto di rinuncia sottoscritto personalmente dall'assistito e trasmesso tramite posta elettronica certificata. I giudici di legittimità hanno preso atto della volontà difensiva e hanno formalizzato l'inammissibilità del procedimento. La rinuncia al ricorso per cassazione preclude qualsiasi esame del merito e chiude definitivamente la vicenda cautelare. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: costi della scelta
Due soggetti indagati per bancarotta fraudolenta, reati tributari e autoriciclaggio subiscono misure restrittive della libertà personale. Il Tribunale del riesame conferma la custodia in carcere per l'uno e gli arresti domiciliari per l'altra. La difesa impugna l'ordinanza dinanzi ai giudici di legittimità per contestare la gravità indiziaria e le esigenze cautelari. Prima dell'udienza, il difensore munito di apposita procura presenta formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte accerta la rinuncia al ricorso per cassazione ed emette pronuncia di inammissibilità. Tale esito comporta la condanna dei due indagati al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Aggressione e assoluzione: la rinuncia al ricorso penale chiude il caso
Una persona è stata inizialmente condannata per aver aggredito un'altra, causandole lievi lesioni. Successivamente, in appello, l'aggressore è stato assolto per mancanza di prove certe. La persona offesa ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima che la Corte potesse esaminare il caso, la ricorrente ha formalmente ritirato il suo ricorso, anche a seguito della remissione della querela. La Corte di Cassazione ha dichiarato la **rinuncia al ricorso penale** valida e, di conseguenza, ha ritenuto il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, condannando la ricorrente solo al pagamento delle spese processuali.
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Sostituzione della custodia cautelare: ricorso e spese legali
Un indagato sottoposto a misura carceraria per reati associativi ha chiesto la sostituzione della custodia cautelare con gli arresti domiciliari. A seguito del rigetto da parte del Tribunale del riesame, la difesa ha presentato ricorso per cassazione per contestare la decisione. Nelle more del giudizio di legittimità, il Giudice dell'udienza preliminare ha accolto la richiesta concedendo gli arresti domiciliari. Di conseguenza, l'indagato ha depositato formale atto di rinunzia al ricorso per il venir meno dell'interesse ad agire. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso ma ha escluso qualsiasi condanna alle spese di giustizia o a sanzioni pecuniarie, in quanto la perdita di interesse è maturata dopo la presentazione dell'impugnazione senza determinare una vera soccombenza.
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Rinuncia al ricorso per cassazione senza condanna alle spese
L'Imputato aveva proposto impugnazione contro un'ordinanza che disponeva la distruzione di beni sottoposti a sequestro preventivo nell'ambito di un procedimento penale. Successivamente, la Corte di Appello ha revocato l'ordinanza impugnata. A seguito di tale decisione favorevole, L'Imputato ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, essendo venuto meno qualsiasi interesse a proseguire il giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno stabilito che, poiché la rinuncia deriva dall'eliminazione del provvedimento sfavorevole ad opera del giudice di merito, non si applica la condanna al pagamento delle spese processuali o della sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso penale: spese a carico della parte civile
La persona offesa si costituisce parte civile nel procedimento penale per diffamazione contro un congiunto. Il giudice di primo grado dichiara di non doversi procedere a causa della mancanza di una tempestiva querela. La parte civile decide quindi di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione tramite il proprio difensore. Durante il giudizio di legittimità, il procuratore speciale deposita un formale atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'azione per intervenuta rinuncia al ricorso. Questa scelta difensiva comporta per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione pecuniaria pari a cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: esito e spese
La Parte Civile ha impugnato la sentenza di appello che assolveva l'imputato dall'accusa di diffamazione aggravata, riconoscendo nelle dichiarazioni rese ai media l'esercizio del legittimo diritto di critica politica. Prima dell'udienza di legittimità, il difensore della persona offesa ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione munito di procura speciale. La Suprema Corte ha verificato il rispetto dei requisiti di forma e la tempestività della trasmissione via PEC. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per intervenuta rinuncia. Il provvedimento ha confermato in via definitiva l'assoluzione dell'imputato e ha condannato la Parte Civile al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Patteggiamento in Appello: Rinuncia alla Colpevolezza, Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore, condannato per furto pluriaggravato con rito abbreviato, ha ottenuto una riduzione della pena in appello tramite un patteggiamento in appello (ex art. 599-bis c.p.p.). Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che chi accetta il patteggiamento in appello rinuncia a contestare la propria responsabilità. Non si può quindi discutere la colpevolezza né la motivazione sul proscioglimento. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Revoca della misura cautelare: stop a spese e ricorso
Un indagato sottoposto agli arresti domiciliari con controllo elettronico ha impugnato in Cassazione il diniego di libertà. Nelle more del giudizio, il giudice di merito ha concesso la revoca della misura cautelare. Il difensore ha quindi presentato formale rinuncia all'impugnazione per sopravvenuta mancanza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ma ha escluso la condanna alle spese e alla Cassa delle ammende, poiché l'indagato ha ottenuto il provvedimento favorevole prima dell'udienza di legittimità.
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Revoca della misura cautelare: inammissibilità senza sanzioni
Un'indagata per reati fallimentari e tributari ha impugnato in Cassazione il rigetto dell'istanza volta a ottenere la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice di merito ha concesso il provvedimento favorevole. La difesa ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, escludendo però la condanna alle spese e il pagamento della sanzione alla Cassa delle ammende, poiché la parte ha ottenuto prima della sentenza quanto originariamente richiesto.
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Violenza privata: da assolto a condannato in Cassazione
La vicenda nasce da un alterco stradale lungo un tratto autostradale. Il Tribunale assolveva in primo grado il conducente imputato dal reato di violenza privata, ritenendo la dinamica incompatibile con lo stato dei luoghi. La Procura impugnava la decisione. La Corte di Appello ribaltava il giudizio: dopo aver riascoltato i testimoni chiave, i giudici condannavano l'imputato alla pena prevista e al risarcimento dei danni in favore della persona offesa. L'automobilista proponeva quindi ricorso per Cassazione, sostenendo vizi procedurali e illogicità probatorie. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile: la decisione di secondo grado era pienamente motivata, l'appello della pubblica accusa era legittimo e la rivalutazione delle prove testimoniali risultava corretta.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’inquilino perde e paga
Un inquilino viene condannato dal Giudice di Pace alla pena pecuniaria per il reato di minaccia nei confronti della proprietaria dell'immobile, nell'ambito di un diverbio legato a un contenzioso locativo. L'imputato propone impugnazione contestando la valutazione delle testimonianze e chiedendo l'assoluzione. Successivamente, prima della decisione della Corte di Cassazione, l'imputato presenta formale rinuncia al ricorso per cassazione sottoscritta con firma autenticata dal difensore. La Suprema Corte prende atto della rinuncia e dichiara l'inammissibilità del ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: arrendersi ha un prezzo
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza della Corte d'Appello che dichiarava tardivo il suo appello. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione, regolarmente firmata e autenticata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che tale rinuncia costituisce l'esercizio di un diritto potestativo che estingue immediatamente il rapporto processuale, determinando il passaggio in giudicato della sentenza originaria. Di conseguenza, il Ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: pace fatta ma con spese
Una donna, costituitasi parte civile nel processo contro il marito per lesioni personali, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la decisione del giudice d'appello, che aveva archiviato il caso per querela tardiva. La donna sosteneva che le lesioni fossero più gravi e quindi perseguibili d'ufficio. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Il difensore della donna, munito di procura speciale, ha quindi depositato la formale rinuncia al ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio a causa di questa rinuncia, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sopravvenuta carenza di interesse: liberi e senza sanzioni
L'Amministratore di diverse società, sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati di bancarotta, ha proposto ricorso per cassazione contro la misura. Successivamente, il Giudice per le indagini preliminari ha revocato la misura cautelare, disponendo la scarcerazione. Il difensore ha quindi dichiarato il venir meno dell'interesse alla decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che l'indagato non deve pagare le spese processuali né la sanzione alla Cassa delle ammende. Questo perché la perdita di interesse deriva da un provvedimento favorevole ottenuto nel frattempo, escludendo una reale situazione di soccombenza.
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Rinuncia al ricorso: l’imputata rinuncia ma paga le spese
L'Imputata, condannata in appello per furto aggravato, lesioni e minacce, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, il suo difensore, munito di procura speciale, ha depositato tramite posta elettronica certificata la formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa di questa rinuncia. I giudici hanno chiarito che la rinuncia all'impugnazione è un atto formale, irrevocabile e recettizio, che produce l'immediata inammissibilità del ricorso una volta depositato in cancelleria. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: quando il dietrofront costa caro
Un uomo, condannato per diffamazione aggravata a seguito di patteggiamento, ha impugnato la decisione contestando la liquidazione delle spese legali a favore della vittima. Successivamente, il suo difensore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa della rinuncia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione di 500 euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al Ricorso: Appello Inammissibile Senza Spese Aggiuntive
Un indagato, sottoposto a custodia in carcere per furto aggravato, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, il suo avvocato comunica la rinuncia al ricorso tramite Posta Elettronica Certificata (PEC). La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: in caso di inammissibilità dovuta a rinuncia, l'indagato non deve essere condannato al pagamento delle spese processuali né al versamento di somme alla cassa delle ammende. Questo perché la fine del processo non deriva da una sua 'sconfitta' nel merito, ma da una scelta volontaria che fa venir meno l'interesse alla decisione.
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Dichiarazioni spontanee: confessa furto ma contesta l’arresto
Un indagato per un furto aggravato da 335.000 euro ha contestato la misura degli arresti domiciliari. Egli sosteneva che le sue confessioni non fossero valide perché le dichiarazioni spontanee indagato erano state rese in caserma, in un clima di pressione psicologica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: le dichiarazioni rese alla polizia, anche in un luogo istituzionale, sono utilizzabili per le misure cautelari se non si prova un condizionamento concreto. La Corte ha confermato l'arresto, ritenendo alto il rischio di nuovi reati data la professionalità dimostrata nel colpo, nonostante l'indagato fosse incensurato.
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Concordato in Appello: sconto di pena annullato per firma mancante
Un imprenditore, condannato per bancarotta fraudolenta, si vede ridurre la pena dalla Corte d'Appello grazie a un presunto accordo con l'accusa. L'imprenditore, però, ricorre in Cassazione sostenendo di non aver mai firmato alcun accordo. La Suprema Corte gli dà ragione: l'atto del Procuratore Generale che proponeva il patteggiamento non era stato sottoscritto dalla difesa. Di conseguenza, il cosiddetto 'concordato in appello' era inesistente. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza d'appello per un grave vizio di procedura, stabilendo che una decisione non può basarsi su un accordo mai perfezionato. Il processo dovrà essere celebrato di nuovo.
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