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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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188 provvedimenti

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Rinuncia al Ricorso Penale: Ricorso Ritirato, Condanna alle Spese
Un indagato, sottoposto a custodia in carcere per reati di frode fiscale e autoriciclaggio, presenta ricorso in Cassazione contro la misura. Successivamente, però, decide di ritirare l'atto. La Corte Suprema, prendendo atto della scelta, non entra nel merito della questione ma si concentra sulle conseguenze della rinuncia. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la rinuncia al ricorso penale ne causa automaticamente l'inammissibilità. L'indagato viene quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro, poiché la sua scelta ha attivato inutilmente il sistema giudiziario. La decisione sottolinea che ritirare un ricorso non è un'azione neutra, ma un atto formale con precise conseguenze economiche.
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Concordato in Appello: Accordo sulla Pena Blocca il Ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado, ha tentato di impugnare la sentenza. Il cosiddetto 'concordato in appello' prevede la rinuncia agli altri motivi di ricorso. La Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile, stabilendo un principio chiaro: una volta accettato un accordo sulla pena, non è più possibile contestarlo in Cassazione, a meno che la sanzione non sia palesemente illegale o fuori dai limiti previsti dalla legge. In questo caso, la pena era perfettamente legale, rendendo il ricorso infondato. L'imputato ha quindi perso e dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Rinuncia al ricorso: ottiene misura lieve ma paga 3000€ di multa
Un indagato, inizialmente agli arresti domiciliari, impugna la misura in Cassazione. Nel frattempo, ottiene una misura meno restrittiva e decide di ritirare il ricorso. La Corte Suprema, tuttavia, interviene con un principio importante sulla rinuncia al ricorso in Cassazione. Poiché l'interesse a contestare la base della misura (i gravi indizi) non era venuto meno, la rinuncia è considerata un 'libero ripensamento'. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile e l'indagato viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro, dimostrando che ritirare un'impugnazione può avere costi inattesi.
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Rinuncia al Ricorso: Accusato di Mafia si Arrende in Cassazione
Un uomo, accusato di partecipazione ad associazione mafiosa, usura ed estorsione, si trovava in custodia cautelare in carcere. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro la misura, ha cambiato idea. L'indagato ha infatti presentato una dichiarazione formale di **rinuncia al ricorso** direttamente dal carcere. La Corte di Cassazione ha quindi preso atto di questa volontà, dichiarando il ricorso inammissibile senza neanche entrare nel merito della questione. La decisione ha reso definitiva l'ordinanza di custodia cautelare e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 500 euro.
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Frode in appalti: rinuncia al ricorso e condanna alle spese
Un imprenditore, indagato per frode in pubbliche forniture e subappalto illecito, aveva presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Tuttavia, prima della decisione, ha compiuto una mossa inaspettata: una formale **rinuncia al ricorso**. Di conseguenza, la Corte Suprema non ha esaminato il merito delle accuse, ma ha dichiarato l'impugnazione inammissibile. L'esito pratico è stata la condanna dell'imprenditore al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro, confermando di fatto la misura cautelare precedentemente disposta.
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Ricorso in Cassazione: Annullato per Rinuncia, ma senza Multa
Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari, presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, un giudice di grado inferiore sostituisce la misura con una più lieve. L'indagato decide quindi di ritirare il suo appello. La Corte di Cassazione, prendendo atto della sua scelta, dichiara l'inammissibilità per rinuncia al ricorso. La Corte condanna l'indagato al pagamento delle sole spese processuali, escludendo la sanzione pecuniaria aggiuntiva, proprio in considerazione del fatto che la sua situazione era già migliorata, rendendo il ricorso di fatto superato dagli eventi.
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Rinuncia al Ricorso: Condanna Definitiva per Lesioni e Minaccia
Un imputato, condannato per lesioni personali e minaccia, presenta ricorso in Cassazione ma in seguito decide di ritirarlo. La Corte Suprema interviene per chiarire gli effetti di questa scelta. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: la rinuncia al ricorso per cassazione è un atto che determina l'immediata fine del processo. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile e la condanna precedente diventa subito definitiva. Questa decisione impedisce anche al giudice di valutare un'eventuale prescrizione del reato. L'imputato viene quindi condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Da carcere a domiciliari: la rinuncia al ricorso che ferma tutto
Un indagato, accusato di associazione mafiosa e detenuto in carcere, presenta ricorso in Cassazione. Durante l'attesa della decisione, ottiene la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. A seguito di questo miglioramento, presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara quindi il ricorso inammissibile per 'sopravvenuta carenza di interesse'. Viene stabilito che la rinuncia è un diritto che estingue immediatamente il processo. Di conseguenza, l'indagato non viene condannato al pagamento delle spese processuali, poiché la rinuncia non costituisce una sconfitta nel merito.
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Rinuncia al Ricorso: Condanna Definitiva Senza Discussione
Un imputato, dopo aver presentato ricorso in Cassazione per ottenere una pena più mite, decide di fare marcia indietro. Il suo difensore comunica formalmente la rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto di questa decisione, dichiara il ricorso inammissibile senza nemmeno entrare nel merito della questione. Questa scelta processuale ha un effetto tombale: la condanna precedente diventa definitiva. In applicazione del principio 'chi perde paga', l'imputato viene anche condannato a versare le spese processuali e una sanzione pecuniaria allo Stato.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: ritirarsi costa 500 euro
La Corte di Cassazione affronta il tema della rinuncia al ricorso in Cassazione. Un imputato, dopo aver presentato appello contro una sentenza, decide di ritirarlo formalmente. La Corte chiarisce che tale atto non è privo di conseguenze. La rinuncia, infatti, rende il ricorso inammissibile. Per legge, questa inammissibilità comporta non solo la condanna al pagamento delle spese del procedimento, ma anche il versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, in questo caso fissata in 500 euro. La decisione sottolinea che impegnare la giustizia per poi fare un passo indietro ha un costo preciso, sanzionato per l'inutile attivazione del sistema giudiziario.
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Assenza Parte Civile Appello: Non Basta per Perdere la Causa
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale riguardo l'assenza parte civile appello. Una persona danneggiata da un reato, costituitasi parte civile, aveva presentato appello ma non si era presentata all'udienza. La Corte d'Appello aveva interpretato questa assenza come una rinuncia implicita, dichiarando l'appello inammissibile. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che la semplice assenza non è sufficiente per presumere la volontà di abbandonare la causa. Grazie al 'principio di immanenza', la costituzione di parte civile resta valida in ogni grado del processo, a meno di una revoca esplicita. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Rinuncia al Ricorso sul Sequestro: Appello Annullato, Spese No
Una persona presenta ricorso in Cassazione contro il sequestro di un'imbarcazione. Successivamente, decide di presentare una rinuncia al ricorso. Tuttavia, la Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, e non semplicemente rinunciato, perché l'atto non era accompagnato dalla prova dell'avvenuto dissequestro del bene. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza stabilisce che una rinuncia 'incompleta' in questi casi non estingue il procedimento senza costi, ma porta a una declaratoria di inammissibilità con addebito delle spese.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Appello Annullato e Condanna
Un imputato, dopo aver presentato appello contro una decisione del Tribunale, decide di ritirarlo. La Corte di Cassazione interviene per chiarire le conseguenze di questo gesto. La sentenza stabilisce che la rinuncia al ricorso per cassazione è un atto definitivo che provoca l'immediata inammissibilità dell'impugnazione. Questo significa che i giudici non possono più esaminare il caso nel merito. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena tramite un **concordato in appello**, aveva comunque deciso di impugnare la sentenza. L'imputato era stato condannato per un reato di droga, con l'aggravante dell'ingente quantità. Secondo la Corte, accettare il **concordato in appello** equivale a rinunciare a contestare i punti oggetto dell'accordo, come la colpevolezza e le aggravanti. Tale accordo ha un 'effetto preclusivo', ovvero blocca la possibilità di futuri ricorsi sugli stessi temi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: accordo sulla pena esclude l’assoluzione
Un imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti, raggiunge un accordo con la Procura per la rideterminazione della pena. Successivamente, presenta ricorso in Cassazione lamentando che i giudici d'appello non abbiano prima verificato la possibile sussistenza di cause di assoluzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è chiaro: la scelta del concordato in appello implica la rinuncia agli altri motivi di impugnazione. Di conseguenza, il giudice non è tenuto a valutare d'ufficio un'eventuale assoluzione, poiché la sua analisi è limitata ai termini dell'accordo. L'imputato perde il ricorso.
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Concordato in appello: accordo sulla pena blocca l’assoluzione
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena tramite un concordato in appello per un reato di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che i giudici avrebbero dovuto comunque verificare la presenza di cause di assoluzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito un principio chiaro: chi accetta il concordato in appello rinuncia implicitamente a far valere eventuali motivi di assoluzione. Non si può prima accordarsi sulla pena e poi lamentare la mancata assoluzione. L'imputato ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Rinuncia al ricorso: condanna per evasione diventa definitiva
Un imputato, già condannato per evasione, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, però, decide di ritirare l'appello. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia al ricorso, dichiara l'impugnazione inammissibile. Questa decisione rende la condanna a sei mesi di reclusione definitiva e obbliga l'imputato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro. La vicenda evidenzia come la rinuncia al ricorso blocchi l'esame della Corte e cristallizzi la sentenza precedente.
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Inammissibilità del Ricorso: Ottiene Dissequestro ma Paga la Multa
Un operatore di un centro scommesse subisce un sequestro e ricorre in Cassazione, lamentando una discriminazione da parte dello Stato. Prima della decisione, ottiene il dissequestro dei beni e rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, di conseguenza, dichiara l'inammissibilità del ricorso. La sentenza stabilisce un principio importante: la rinuncia, anche se motivata da un evento favorevole, comporta comunque la condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria, poiché la legge non distingue le cause che portano all'inammissibilità.
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Rinuncia al Ricorso: Condannato Annulla l’Appello del suo Avvocato
Un imputato, condannato per lesioni gravi, aveva presentato ricorso in Cassazione tramite il suo avvocato. Successivamente, però, ha inviato personalmente dal carcere una dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'impugnazione inammissibile, stabilendo un principio chiaro: la rinuncia è un atto personale e irrevocabile che non rientra nel diritto di difesa. Una volta che la volontà inequivocabile dell'interessato giunge al giudice, l'appello perde ogni efficacia. L'uomo è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 500 euro.
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Rinuncia all’impugnazione: ricorso ritirato, arrivano i costi
Un indagato, sottoposto a misure cautelari, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, il suo avvocato deposita una rinuncia all'impugnazione, forte di una procura speciale. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, non entra nel merito della questione. Dichiara il ricorso inammissibile e condanna l'indagato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 2.000 euro. La sentenza chiarisce che la rinuncia, se formalmente corretta, chiude il processo di appello con conseguenze economiche per chi l'ha proposta.
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