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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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188 provvedimenti

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Rinuncia all’impugnazione: niente multa se i beni sono restituiti
I Terzi Interessati, proprietari di beni sequestrati nell'ambito di un'indagine per bancarotta e riciclaggio, presentano ricorso in Cassazione contro il diniego di revoca del sequestro. Successivamente, i difensori depositano la rinuncia all'impugnazione poiché i beni sono stati restituiti a seguito di una sentenza di patteggiamento. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Tuttavia, i giudici escludono la condanna al pagamento della sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende. Tale decisione si fonda sull'assenza di colpa dei ricorrenti, in quanto la restituzione dei beni non era prevedibile al momento della presentazione del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il dietrofront costa caro
Un detenuto ha proposto ricorso contro il provvedimento che prorogava i termini della sua custodia cautelare in carcere. Successivamente, prima dell udienza, il ricorrente ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia, sottoscritta anche dal proprio avvocato difensore. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l inammissibilita del ricorso. Di conseguenza, il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende. La sentenza evidenzia come la rinuncia al ricorso per cassazione comporti l arresto del procedimento e l applicazione delle spese a carico della parte rinunciante.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: condanna per furto definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore di un soggetto condannato per plurimi episodi di furto pluriaggravato, tentato e consumato. L'inammissibilità deriva dalla formale rinuncia al ricorso per cassazione presentata dal procuratore speciale dell'imputato prima della decisione. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna precedente e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso: la scelta che rende definitiva la condanna
Un uomo, precedentemente condannato per il reato di minaccia dal Giudice di Pace e dal Tribunale, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Prima della decisione dei giudici, l'imputato ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso, regolarmente firmata e autenticata dal proprio difensore munito di procura speciale. La Suprema Corte ha preso atto della volontà dell'uomo e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. Questa decisione ha reso definitiva la condanna originaria e ha comportato l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: il dietrofront costa caro
Il Tribunale applica all'Imputato la pena concordata di due anni di reclusione e seimila euro di multa per reati in materia di stupefacenti. L'Imputato propone ricorso, ma successivamente presenta formale dichiarazione di rinuncia. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per Cassazione. Di conseguenza, la Corte condanna l'Imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di mille euro alla Cassa delle Ammende, rendendo la condanna definitiva.
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Rinuncia all’impugnazione: fare un passo indietro costa caro
Due imputati, condannati in appello per tentato furto, presentano ricorso in Cassazione. Successivamente, tramite i propri difensori muniti di procura speciale, depositano formale atto di rinuncia. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi proprio a causa della sopravvenuta rinuncia all'impugnazione. Questo atto costituisce una dichiarazione irrevocabile e formale che impedisce ai giudici di esaminare il caso nel merito. Di conseguenza, la Corte condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il dietrofront costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per reati in materia di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Dopo aver presentato ricorso, l'imputato ha depositato una formale rinuncia all'impugnazione, regolarmente firmata e autenticata dal proprio difensore. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta, dichiarando l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. La decisione conferma che la rinuncia al ricorso per cassazione estingue il giudizio ma comporta comunque l'obbligo di pagare le spese processuali e la sanzione pecuniaria.
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Rinuncia all’impugnazione: condanna definitiva e multa
L'Imputato, condannato in appello per reati legati agli stupefacenti, propone ricorso per cassazione tramite il difensore. Successivamente presenta formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso a causa della rinuncia e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: la condanna diventa definitiva
L'Imputato era stato condannato per tentati furti aggravati, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Il suo difensore ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, l'Imputato ha presentato formale dichiarazione di rinuncia al ricorso presso la Casa Circondariale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per Cassazione. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso e sequestro milionario: la decisione
Il Tribunale di Roma aveva confermato il sequestro preventivo di saldi attivi bancari fino a 5,8 milioni di euro nei confronti di un indagato, accusato di concorso in traffico di influenze illecite. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione contro questo provvedimento. Successivamente, lo stesso indagato ha presentato personalmente una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per intervenuta rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a duemila euro in favore della Cassa delle Ammende, confermando l'efficacia del sequestro originario.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: confermato il maxi sequestro
Il Tribunale di Roma aveva confermato il sequestro preventivo di oltre cinque milioni di euro nei confronti di una società, indagata per responsabilità amministrativa legata al reato di traffico di influenze illecite. La difesa della società ha inizialmente proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare il provvedimento di blocco dei conti correnti. Successivamente, il legale rappresentante dell'ente ha presentato formalmente una rinuncia al ricorso per cassazione, firmata di proprio pugno. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La società ha perso la possibilità di contestare il sequestro e deve ora pagare le spese del procedimento, oltre a una sanzione pecuniaria di duemila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il sequestro diventa definitivo
Il Tribunale di Roma ha confermato il sequestro preventivo di beni nei confronti di un soggetto indagato per il reato di riciclaggio. Il difensore dell'indagata ha proposto ricorso per cassazione per contestare la misura cautelare. Successivamente, la stessa indagata ha presentato una formale dichiarazione scritta di rinuncia. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno condannato la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria pari a duemila euro in favore della Cassa delle Ammende. La rinuncia comporta la perdita definitiva della possibilità di contestare il provvedimento di sequestro in questa sede.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: quando il dietrofront costa caro
Un uomo, condannato per diffamazione aggravata a seguito di patteggiamento, ha impugnato la decisione contestando la liquidazione delle spese legali a favore della vittima. Successivamente, il suo difensore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa della rinuncia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione di 500 euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: risparmio o condanna?
Tre soggetti erano stati condannati per furti pluriaggravati. Due di essi hanno presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, mentre il terzo ha insistito con motivi generici e infondati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Per i primi due, la rinuncia al ricorso per cassazione ha estinto il processo, rendendo definitiva la condanna e comportando una sanzione di 500 euro ciascuno. Per il terzo, l'assenza di specificità dei motivi ha portato all'inammissibilità del ricorso e a una sanzione di 3.000 euro. Tutti i ricorrenti devono pagare le spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la pena diventa definitiva
L'Imputato, precedentemente condannato dal Tribunale di Modena per reati legati agli stupefacenti tramite patteggiamento, aveva proposto ricorso davanti alla Suprema Corte. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa dichiarazione e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, confermando la definitività della pena precedentemente concordata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: dal rinvio alla condanna
Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali avanzata da un detenuto, ritenendo non idonea la sua condotta e rilevando la gravità dei reati commessi. Il detenuto ha proposto ricorso, ma ha successivamente depositato una formale dichiarazione di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione, che costituisce un atto irrevocabile e formale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo: la rinuncia al ricorso costa caro
Il Tribunale di Prato confermava il sequestro preventivo di un conto corrente cointestato e di una quota immobiliare a carico di un soggetto indagato per furto e utilizzo indebito di carte di credito. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di proporzione tra il valore dei beni sequestrati e il profitto del reato, oltre all'assenza di motivazione sul pericolo nel ritardo. Successivamente, l'indagato, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, presentava formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della rinuncia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: addio al processo ma non alle spese
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza penale di secondo grado. Successivamente, ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando il ricorso inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'uomo al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. La rinuncia al ricorso per cassazione non esonera il ricorrente dalle sanzioni pecuniarie previste per l'inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la scelta costa caro
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello di Roma. Successivamente, ha depositato una formale dichiarazione con cui ha scelto di non procedere oltre nel giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per via della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, applicando le norme del codice di procedura penale, i giudici hanno condannato l'uomo al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al processo per frode
Un indagato per associazione a delinquere finalizzata a reati tributari, aggravata dall'agevolazione mafiosa, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della dichiarazione e ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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