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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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188 provvedimenti

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Pena Accessoria Illegale: Cassazione annulla interdizione dopo patteggiamento
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre imputati condannati per gravi reati, a seguito di un concordato in appello che aveva ridotto le loro pene. Due degli imputati contestavano l'applicazione di una pena accessoria illegale, l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, ritenuta sproporzionata rispetto alla pena principale ridotta. La Cassazione ha accolto parzialmente i ricorsi, annullando senza rinvio la sentenza per eliminare la pena accessoria illegale per i due imputati. Ha dichiarato inammissibili gli altri motivi di ricorso per tutti e tre, condannando uno di essi al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia all’impugnazione del Pubblico Ministero e assoluzione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la richiesta di assoluzione avanzata dal Sostituto Procuratore Generale in udienza valesse come Rinuncia all'impugnazione del Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le sole conclusioni orali del magistrato dell'accusa non costituiscono una rinuncia all'appello. La rinuncia richiede infatti le forme e i modi previsti dall'articolo 589 del codice di procedura penale. Senza un atto formale, il giudice non è vincolato alla richiesta di assoluzione dell'accusa e conserva la propria autonomia decisoria. La Cassazione ha dunque confermato la condanna dell'Imputato, imponendogli il pagamento delle spese processuali e il versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Revoca della misura e rinunzia all’impugnazione: niente sanzioni
Un indagato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari proponeva ricorso per cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame. Nelle more del giudizio di legittimità, il Giudice per le indagini preliminari disponeva la revoca della misura restrittiva. Di conseguenza, l'indagato depositava formale atto di rinunzia all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ma ha stabilito che la perdita di interesse non costituisce soccombenza. Per questa ragione, i giudici non hanno applicato la consueta condanna al pagamento delle spese di giudizio né la sanzione in favore della cassa delle ammende.
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Sequestro probatorio revocato e ricorso estinto
La Procura della Repubblica ha disposto il sequestro probatorio di un edificio scolastico e dei documenti di gara per una presunta frode in pubbliche forniture. Il Direttore dei Lavori ha impugnato il provvedimento, contestando la mancanza di motivazione e l'assenza del presupposto del reato. Successivamente, l'autorità giudiziaria ha disposto la restituzione dei beni. Avendo ottenuto la revoca del vincolo, il professionista ha formalizzato la rinuncia al ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno preso atto della rinuncia e hanno dichiarato inammissibile il ricorso, senza addebitare spese processuali al ricorrente, poiché il venir meno della misura cautelare giustificava pienamente la scelta di abbandonare l'azione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: esito e spese
La persona condannata ha impugnato una decisione del Tribunale di Sorveglianza dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione. Successivamente, la stessa parte ha presentato un formale atto di rinuncia, regolarmente sottoscritto con firma autenticata dal proprio avvocato. I giudici hanno preso atto della volontà di non proseguire il giudizio e hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. La rinuncia al ricorso per cassazione ha comportato la chiusura immediata della procedura senza discussione in aula, stabilendo la condanna al pagamento delle spese di giustizia e al versamento di cinquecento euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso penale: la condanna per lesioni diventa definitiva
Un individuo, condannato per lesioni personali aggravate, ha presentato ricorso in Cassazione. Il suo avvocato, munito di procura speciale, ha successivamente effettuato una rinuncia al ricorso penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la rinuncia, se validamente espressa, estingue il processo. Di conseguenza, la condanna precedente è diventata definitiva. L'individuo è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento in appello: la rinuncia limita il ricorso in Cassazione
Un imputato ha presentato ricorso in Cassazione dopo aver concordato la pena (patteggiamento in appello) in secondo grado, rinunciando ad altri motivi d'impugnazione. La Corte di Cassazione ha ribadito che il patteggiamento in appello limita la cognizione del giudice alle questioni non rinunciate. Il ricorso è ammissibile solo per vizi relativi alla formazione dell'accordo o alla pronuncia difforme. Nel caso specifico, il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riguardava questioni a cui l'imputato aveva già rinunciato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzioni e costi
Un cittadino, accusato del reato di abuso d ufficio, vedeva estinguersi il processo in appello per intervenuta prescrizione. L imputato proponeva inizialmente ricorso davanti alla Suprema Corte per ottenere una piena assoluzione nel merito anziché la semplice prescrizione. Successivamente, prima dell udienza di discussione, il suo difensore presentava atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di tale decisione, dichiarando l inammissibilità dell impugnazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia all’impugnazione: dal carcere alla sanzione
Quattro indagati, sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere, hanno presentato ricorso per ottenere gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa lamentava la mancanza di motivazione sull'attualità delle esigenze cautelari e sull'inadeguatezza di misure meno afflittive. Prima della decisione della Suprema Corte, gli indagati hanno tuttavia depositato un atto formale di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'istanza per sopravvenuta rinuncia all'impugnazione. I giudici hanno condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di mille euro alla cassa delle ammende, confermando la permanenza in carcere.
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Ricorso inammissibile: il concordato in appello non si impugna così
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile. Un imputato aveva impugnato una sentenza di concordato in appello, ma i motivi presentati non erano consentiti dalla legge. L'articolo 599-bis del codice di procedura penale stabilisce quali contestazioni sono ammissibili contro tali accordi. La Corte ha ribadito che non si possono contestare motivi a cui si è rinunciato o la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento. Il ricorso inammissibile ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: condanna e sanzione pecuniaria
La Corte di appello confermava la condanna nei confronti di un imputato per il delitto di ricettazione. L'imputato decideva di impugnare la decisione davanti ai giudici di legittimità. Tuttavia, prima dell'udienza, depositava un atto formale con cui manifestava la propria rinuncia al ricorso per cassazione, firmato personalmente con la sottoscrizione autenticata dal proprio difensore di fiducia. La Suprema Corte ha preso atto della scelta processuale e ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende, rilevando profili di colpa nella gestione dell'impugnazione.
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Patteggiamento in appello ignorato: Cassazione annulla pena più severa
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. Durante il processo d'appello, il Lavoratore e il Pubblico Ministero hanno raggiunto un accordo sulla pena, rinunciando ad altri motivi di ricorso (il cosiddetto Patteggiamento in appello). Tuttavia, la Corte d'Appello ha ignorato questo accordo, imponendo una pena più severa. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello, stabilendo che l'accordo sulla pena è vincolante per il giudice. La Cassazione ha quindi rinviato gli atti alla Corte d'Appello per una nuova valutazione conforme all'accordo.
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Validità rinuncia appello penale: la Cassazione annulla la sentenza d’appello
Un Lavoratore è stato condannato per omicidio e reati di armi. In appello, ha rinunciato parzialmente ai motivi, contestando solo la pena e le circostanze attenuanti. La Corte d'Appello ha ridotto la pena. Tuttavia, la Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la procura speciale per la validità della rinuncia all'appello penale non era valida. Il documento non prevedeva esplicitamente la rinuncia parziale e non era stata rilasciata dopo la sentenza impugnata. Pertanto, il giudice d'appello avrebbe dovuto esaminare tutti i motivi originari.
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Rinuncia al ricorso di cassazione: condanna e sanzione
L'Imputato, condannato per i reati di rapina e lesioni personali, propone inizialmente ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando la qualificazione giuridica dei fatti. Successivamente, dal luogo di detenzione, invia personalmente una formale rinuncia al ricorso di cassazione. La Suprema Corte prende atto della dichiarazione abdicativa, ne riscontra la piena validità formale e dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione. Di conseguenza, i giudici condannano L'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al Ricorso Penale: Inammissibilità e Costi per l’Imputato
Un Individuo, sottoposto agli arresti domiciliari, ha presentato un ricorso al Tribunale per contestare la misura cautelare. Il Tribunale ha confermato la decisione. L'Individuo ha poi proposto un ricorso per Cassazione, lamentando una mancanza di motivazione. Tuttavia, in un secondo momento, ha rinunciato formalmente a questo ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, condannando l'Individuo al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende, a causa della rinuncia.
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Sopravvenuta carenza di interesse ed esonero dalle spese legali
L'Indagato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per presunti reati di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina e falso documentale, ha impugnato il diniego di revoca della misura cautelare. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice competente ha revocato gli arresti domiciliari, sostituendoli con il meno afflittivo obbligo di dimora. La difesa ha quindi presentato rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno chiarito che il venir meno dell'interesse concreto prevale sulla rinuncia formale all'impugnazione. Questa qualificazione risulta più favorevole per l'interessato, poiché impedisce la condanna al pagamento delle spese processuali e delle sanzioni pecuniarie previste ordinariamente per la rinuncia.
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Rinuncia all’impugnazione: ricorso ritirato ma scatta la sanzione
Un imputato, condannato con applicazione della pena per reati in materia di stupefacenti, ha proposto ricorso per cassazione lamentando un errore nella qualificazione giuridica dei fatti. Successivamente, il suo difensore ha depositato formale rinuncia all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, agendo con apposita procura speciale. La Corte di Cassazione ha esaminato la validità dell'atto rinunciativo, accertando il pieno rispetto delle formalità prescritte dalla legge. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile e hanno condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e di un'ammenda pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzione per l’imputato
Un cittadino subisce una condanna penale da parte del Giudice di Pace per il reato di minaccia. L'imputato decide inizialmente di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione. In seguito, la stessa persona deposita un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, firmato personalmente e con la sottoscrizione autenticata dal proprio avvocato difensore. I giudici di legittimità prendono atto della volontà dell'interessato di non proseguire la lite penale. La Corte dichiara quindi inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Arresti domiciliari e rinuncia al ricorso di Cassazione
Il Giudice per le indagini preliminari applicava gli arresti domiciliari a carico di un indagato per reati contro la pubblica amministrazione. Il Tribunale del riesame confermava il provvedimento restrittivo. L'indagato proponeva ricorso per contestare la sussistenza delle esigenze cautelari, evidenziando le dimissioni dalle cariche societarie, l'età avanzata e i motivi di salute. Nelle more del procedimento, l'autorità giudiziaria sostituiva la misura custodiale con una misura interdittiva, realizzando lo scopo difensivo. La difesa formalizzava quindi la rinuncia al ricorso di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo l'esenzione dalle spese processuali e dalla sanzione pecuniaria poiché la revoca scaturiva da fatti nuovi e favorevoli intervenuti durante il procedimento.
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Concordato in appello: patto valido e ricorso respinto
L'Imputato, accusato di furto aggravato continuato, ha concordato la pena in secondo grado con la Procura Generale. Successivamente ha presentato ricorso per Cassazione contestando il bilanciamento delle attenuanti generiche e la mancata esclusione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il concordato in appello costituisce un patto processuale vincolante e irrevocabile per le parti. L'imputato non può rimangiarsi l'accordo né contestare elementi già accettati, a meno che la sanzione risulti illegale. La Corte ha condannato l'Imputato alle spese e al pagamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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