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Art. 493-ter Codice Penale — Anno 2026

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92 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Inammissibilità del ricorso per motivi nuovi o generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda su due ragioni principali: il primo motivo di ricorso, relativo al principio del 'ne bis in idem', è stato ritenuto inammissibile perché non sollevato nel precedente grado di giudizio; il secondo motivo è stato giudicato generico e non specifico, in quanto non individuava chiaramente le critiche alla sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Utilizzo indebito carta: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per l'utilizzo indebito di una carta di credito rubata da un complice. La Corte ha stabilito che il reato sussiste anche se si agisce credendo di avere il consenso, poiché la norma non protegge solo il patrimonio del titolare, ma anche la sicurezza delle transazioni commerciali, un bene collettivo indisponibile. L'erronea convinzione di agire lecitamente costituisce un irrilevante errore di diritto.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso avverso una condanna per uso illecito di una carta di pagamento. La decisione si fonda sul principio di inammissibilità del ricorso in Cassazione quando i motivi presentati sono una mera ripetizione di quelli già respinti in appello. La Corte ha ribadito che la valutazione sulla congruità della pena è di competenza del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, se non in caso di palese illogicità, qui non riscontrata.
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Indebito utilizzo carta: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per l'indebito utilizzo di una carta smarrita. La somma sottratta era stata versata su una carta prepagata intestata e usata dall'imputato, che l'aveva subito prelevata. Secondo la Corte, il ricorso si limitava a proporre una diversa lettura dei fatti, compito non spettante al giudice di legittimità, confermando la solidità delle prove a carico e la correttezza della motivazione della Corte d'Appello.
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Dosimetria della pena: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la determinazione della pena (dosimetria della pena). Il ricorso è stato giudicato meramente reiterativo delle argomentazioni già respinte nei gradi precedenti e privo di un confronto critico con la motivazione della sentenza d'appello, la quale aveva adeguatamente giustificato la sanzione sulla base dei precedenti penali e della tendenza recidivante del soggetto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Vizio di motivazione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per il reato di cui all'art. 493-ter c.p. Gli appellanti lamentavano un vizio di motivazione della sentenza d'appello, ma la Corte ha ritenuto le loro censure generiche e mirate a una nuova valutazione delle prove, compito che non spetta al giudice di legittimità. La condanna si basava su un riconoscimento fotografico ritenuto piena prova, e il ricorso non ha saputo creare una correlazione specifica tra le proprie argomentazioni e le affermazioni della sentenza impugnata.
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Ricorso inammissibile: quando è troppo generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché il motivo presentato era generico, non specificando le ragioni di diritto e i dati di fatto a sostegno delle richieste. Il caso riguardava una condanna della Corte d'Appello per il reato di cui all'art. 493-ter c.p. A seguito della decisione, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Prescrizione reati: annullamento senza rinvio
Un imputato, condannato in appello per furto aggravato e indebito utilizzo di carta di credito, ricorre in Cassazione lamentando un peggioramento della pena in violazione del divieto di "reformatio in peius". La Suprema Corte, pur riconoscendo la non manifesta infondatezza del ricorso, non entra nel merito della questione ma annulla la sentenza senza rinvio, dichiarando l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione.
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Rinnovazione istruttoria in appello: quando è negata?
Un imputato, condannato per uso indebito di una carta di pagamento, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata ammissione di nuove prove in appello. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la richiesta di rinnovazione istruttoria in appello può essere rigettata implicitamente quando le prove esistenti sono considerate sufficienti e logiche. La sentenza ha anche confermato la legittimità del diniego delle attenuanti generiche basato sui gravi precedenti penali dell'imputato.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
Un soggetto, condannato in primo e secondo grado, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contestando sia la valutazione della sua responsabilità penale sia la mancata concessione delle attenuanti generiche nella massima estensione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo di giudice di legittimità non le consente di riesaminare i fatti del processo, compito esclusivo dei giudici di merito. Il ricorso è stato considerato un tentativo di ottenere una nuova valutazione delle prove, estranea alle funzioni della Corte.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se ripetitivo
Un soggetto, condannato in primo e secondo grado per furto aggravato, ha presentato appello alla Corte Suprema. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile perché i motivi erano una copia di quelli già respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Discrezionalità del giudice: pena e attenuanti
Due soggetti condannati per furto aggravato e uso indebito di carte di credito ricorrono in Cassazione, lamentando una motivazione insufficiente sulla quantificazione della pena e sulla mancata concessione delle attenuanti nella massima estensione. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo l'ampia discrezionalità del giudice di merito nel determinare la pena, quando la decisione è logicamente fondata su elementi come la gravità dei fatti, il modus operandi e la personalità degli imputati.
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